PICCHLER, ALOYS

PICCHLER, ALOYS. - Storico della Chiesa, n. 11
7 nov. 1833 a Tüssling (diocesi di Passavia), m. il
3 giugno 1874 a Siegsdorf. Ordinato sacerdote nel
1859, fu promosso due anni dopo dottore in teologia,
Libero docente alla Facoltà teologica di Monaco nel
1863 si dedicò soprattutto allo studio della storia
ecclesiastica orientale.

Pubblicò una storia del protestantesimo nella Chiesa
orientale (Geschichte des Protestantismus in der orienta-
lischen Kirche im 17. Jahrhundert oder der Patriarch Cy-
rillus Lukaris und seine Zeit, 1862) ed una storia della
separazione tra la Chiesa occidentale e orientale (Geschichte
der kirchlichen Trennung zwischen dem Orient und Oc-
cident von den ersten Anfängen bis zur jüngsten Gegenwart,
2 voll., 1864-65) che fu severamente criticata dall'Hergen-
röther. Quest'ultima opera subito dopo la pubblicazione
fu posta all'Indice. Nel 1869 il P. accettò l'invito del go-
verno russo di recarsi a Pietroburgo onde proseguirvi
i suoi studi di storia ecclesiastica. Nel 1870 pubblicò
un volume sulla necessità di una riforma cattolica (Die
wahren Hindernisse und die Grundbedingungen einer durch-
greifenden Reform der katholischen Kirche zunächst in
Deutschland) condannato dalla Congregazione dell'In-
dice con decreto in data 6 sett. 1870. Bibliotecario della
Biblioteca imperiale di Pietroburgo fu accusato nel sett.
1871 di aver sottratto dei volumi e condannato alla de-
portazione a vita nella Siberia. Fu graziato nel 1874
dietro intervento del principe Luitpold di Baviera. Rii-
tornato in patria morì improvvisamente poche settimane
dopo.

BIBL.: F. H. Reusch, P., in Allgemeine Deutsche Biographie,
XXVI, Lipsia 1888, pp. 103-104, con bibl. Silvio Furlani

PICO, GIOVANNI, conte della Mirandola e di
CONCORDIA. - Filosofo e uomo di vasta erudizione

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Suore del Terz'ordine dei Servi di Maria, ove condusse vita angelica.

1353

PICO DELLA MIRANDOLA - PIE LOUIS

1354

abbracciano tutta la ricca enciclopedia filosofico-teologica della seconda metà del sec. XV, e mentre le une riguardano il suo modo particolare d'intendere il pensiero degli autori ricordati e di altri, altre accennano a un pensiero indipendente, frutto di proprie meditazioni, talora assai ardite, intorno ai più delicati e non facili problemi, si da destare stupore, non tanto per la «prodigiosa memoria», quanto per la vastità delle conoscenze e la raggiunta maturità di giudizio da parte d'un giovane appena ventitreenne.

La disputa che avrebbe dovuto tenersi nell'inverno del 1487 non ebbe luogo, perché alcune tesi di carattere teologico vennero incriminate e condannate (5 marzo). Il P. si Lorenzo (v.) il Magnifico. Ma Innocenzo VIII ordinò si processasse per eresia e il 6 ag. condannò il libretto delle Conclusiones, perché insieme con tesi «cattoliche e vere» erano mescolate tesi meritevoli di censura. Il mirandolano tentò di sottrarsi all'arresto con la fuga in Francia. Ma imprigionato il genn. 1488 nella rocca di Vincennes, fu liberato due mesi dopo per l'intervento di alcuni principi italiani. Espulso dalla Francia, si stabilì a Firenze sotto la protezione del Magnifico, e nel 1489 portava a compimento l'Heptaplus de septiformis sex dierum Geneseos enarratione, dedicato a Lorenzo. Nel 1491 rinunzia a una parte dei suoi beni a favore del nipote Giovanni Francesco (v. sotto) per ingolfarsi tutto nello studio del cristianesimo, nell'intento di prepararne una vasta apologia nella quale faceva convergere tutto il suo non comune sapere. Dello stesso anno è il De ente et uno dedicato al Poliziano. Mentre perseguitava il proposito di ridurre a concordia Aristotele con Platone, appoggiandosi a Plotino contro il Ficino, non distoglieva la mente dal grande disegno di dimostrare (come scriveva ad Aldo Manuzio l'11 febbr.) che «philosophia veritatem quaerit, theologia invenit, religio possidet» (Ep., I, 6). Delle sette categorie di avversari della fede cristiana, che aveva in animo di combattere una per una, prese di mira dapprima gli astrologi, la cui scienza ciarlatanesca annientava la libertà dell'uomo ed era la più perniciosa perché irretiva di pregiudizi e superstizioni la coscienza dei dotti non meno che quella del volgo. Morto nel 1492 il Magnifico si andò accostando sempre di più al Savonarola, del quale condivideva il pensiero sulla necessità di una riforma, sebbene questa riforma il P. intendesse in modo assai più ampio; e al domenicano rimase fedele anche quando già taluni cominciavano a dubitare ch'egli fosse vero profeta. La morte lo colse a tradimento nel pieno vigore della sua promettente giovinezza, prima d'aver recato a compimento l'opera di cui per altro s'intravvedono i lineamenti.

Confrontato con il pensiero del Ficino, quello del P. se ne distingue per una più larga informazione, per maggiore complessità di elementi raccolti e per un più audace sforzo di sintesi. Mentre gli aristotelici si attardavano intorno a problemi particolari che, per esser mai posti, si rivelavano insolubili, e gli avverositi, con l'opporre a ciò che è vero secondo la ragione quel che è vero per fede, infrangevano l'unità della coscienza umana, il P. tende a ricostituirla, riconquistando la superiore unità parmenidea e platonica dell'essere.

BIBL.: De hominis dignitate, Heptaplus, De ente et uno e scritti vari a cura di E. Garin, Firenze 1942. Contiene anche il Commento alla canzone d'amore secondo i mss., un'ampia introduzione, e l'elenco delle edd. sia delle opere complete (1a ed. quella bolognese del 1496; la 1a veneziana è del 1498; la parigina del 1505; più accessibili la scotina veneziana del 1557 e quelle di Basilea, 1557, 1572, 1601) che delle singole trattazioni e delle Epistole, nonché delle traduzioni (pp. 89-99). Disputationes adversus astrologiam divinariam, anch'esse a cura di E. Garin, 1492, 1493 (2 voll., con introd.). Per la biografia, il pensiero e la bibl., B. Kieszkowski, Studi sul platonismo del Rinascimento in Italia, 1492, 1493, pp. 90-112; L. Gautier Vignal, Pic de la Mirandole, Parigi 1937; E. Garin, G. P. della Vita e dottrina, 1493, 1493, nonché il capitolo che al P. dedica in La filosofia (nella Storia dei generi letterari italiani di F. Vallardi, I, Milano 1947, pp. 351-85). Per i rapporti con l'avversario, cf. B. Nardi, Sigieri di Brab. nel pensiero del Rinascimento, 1494, 1495, pp. 159-70; id., La mistica avverositica e P. d. M., nel vol. Umanesimo e machiavellismo dell'ist. di Studi filosofi, Padova 1949, pp. 55-74; id., Il commento di Simplicio al De anima e nelle controversie del sec. XV ecc., nel vol. Testi umanistici ined. sul De anima, dello stesso Ist., 1951, pp. 142-54.