PIZZOLO, NICCOLÒ

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PIZZOLO, Niccolò. - Pittore e scultore, n. ca. il 1420, m. a Padova nel 1453. A differenza di tanti altri artisti padovani coevi non frequentò la bottega dello Squarcione ma si formò attraverso il contatto e la collaborazione con i grandi fiorentini operanti a Padova nella prima metà del '400: Filippo Lippi, che aiuta assieme ad Ansuino da Forlì negli affreschi della cappella del Podestà, e a Donatello, che assiste nei lavori dell'altare del Santo, nel 1446-48.

Del 1448 è la convenzione con cui il P. e il Mantegna si impegnano ad eseguire metà della decorazione della cappella Ovetari agli Eremitani di Padova. La morte improvvisa, avvenuta in una rissa, interruppe l'opera del P. che si limitò all'esecuzione della figura dell'Eterno nell'abside e dei tondi con i Padri della Chiesa; ma la grande affinità di stile fra lui e il Mantegna, più giovane di dieci anni, ha fatto sì che solo documenti recentemente venuti in luce hanno dato modo di stabilire con precisione la parte spettante ad ognuno dei due soci, restituendo al Mantegna alcuni affreschi (Santi nell'abside, e Storie di s. Giacomo) prima credute del P., che in effetti è l'unico artista del quale si possa parlare come di un predecessore e maestro del grande mantovano.

Capolavoro del P. scultore è la pala in terracotta, compiuta tra il 1448 e il '53 per la stessa cappella Ovetari, un tempo erroneamente creduta di Giovanni di Pisa e nella quale è evidente la derivazione donatelliana del maestro, che qui si afferma come il vero capostipite della scultura padovana del '400. A lui è da attribuire anche una Madonna col Bambino nell'antisacrestia degli Eremitani.

BIBL.: A. Moschetti, s. V. in Thieme-Becker, XXVII, p. 126 (con bibl. prec.); E. Rigoni, Nuovi documenti sul Mantegna, in Atti del R. Istit. veneto, 87 (1927-28), p. 1165; G. Fiocco, L'Arte del Mantegna, Bologna 1927, p. 135 sgg.; id., s. V. BENE. Istit., XXVII, p. 468; id., Mantegna, Milano 1937, V. indice. Nolfo Di Carpegna.