PITTONI, GIAMBATTISTA

PITTONI, GIAMBATTISTA. - Pittore, n. nel 1687, forse a Venezia, m. ivi il 17 nov. 1767.

Ricevette i primi rudimenti dell'arte dallo zio Francesco, mediocre pittore, ma alla sua formazione concorsero diversi artisti veneti contemporanei: il Grassi, il Balestra, il Bencovich, il giovane Tiepolo, attraverso i quali egli venne maturando uno stile proprio che per le qualità cosmopolite gli procurò larga fama e numerose ordinazioni da tutta Europa. Egli però non si mosse mai da Venezia, operando attivamente e insegnando in quella Ac

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PITTONI, GIAMBATTISTA. - *Annunciazione* - Venezia, Gallerie dell'Accademia, cademica, di cui fu uno dei fondatori e che presiedette per molti anni.

Lo stile del P. è caratterizzato da un colore vivo e frizzante, da forme sciolte e movimentate, da una naturale leggiadria che a volte diventa leziosaggine ma che, specie nelle piccole composizioni, dà luogo ad opere piene di grazia e di vivacità. Da ricordare: del 1721 c. il *Martirio di s. Tommaso* (chiesa di S. Stae, Venezia), del 1723 la *Madonna e santi* (S. Corona, Vicenza) dalle forme nervose e dai forti contrasti di tinte vivaci; di ampio respiro: la *Moltiplicazione dei panni* (Accademia, Venezia) e la *Presentazione di Maria al Tempio* (ivi, Palazzo Pisani); al quarto decennio appartengono diversi quadri a piccole figure, di gusto accentuatamente rococò: la *Continenza di Scipione* (Louvre), il *Trionfo di Alessandro* (Escuriale), il *Sacrificio di Polisena* (coll. Cook), ecc. Quadri di altare dello stesso periodo si trovano a Brescia (S. Maria della Pace), Verona (S. Maria in Organo), Vicenza (Duomo). L'*Annunciazione*, dal P. donata all'Accademia di Venezia, forse nel 1757, segna una ripresa di energia compositiva e vivacità cromatica, che però non avranno seguito. Dell'operosità del P., oltre ad innumerevoli tele sparse in collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, si citano ancora la *Diana e le ancelle* e l'*Olindo e Sofronia* (Museo, Vicenza), il *Tommaso* (Borgo Val Sugana) e un soffitto recentemente ricuperato (duomo di Thiene); sono rimasti anche numerosissimi disegni che testimoniarono, con i modelletti, la costante e meticolosa elaborazione degli schemi e delle figure da parte del pittore.

BML: L. Coggiola Pittoni, *Dei P. artisti veneti*, Bergamo 1907; id., *Opere ind. di G. B. P.*, in *Delitto*, 8 (1927-28), p. 671; id., *Pseudoinfluenza francese nell'arte di G. B. P.*, in *Riv. della città di Venezia*, 1933, p. 399 (con elenco e bibli.); H. Voss, V. in *Thieme-Becker*, XXVII, con bibli.; M. Goering, *Zur Kritik u. Datierung des Werkes des G. B. P.*, in *Mitteil. des kunsthist. Inst. in Florenz*, 4 (1934), p. 201; W. Arslan, *Studi sulla pittura veneziana del primo Settecento*, in *La critica d'arte*, 1 (1935-36), p. 238; R. Pallucchi, *I disegni di G. B. P.*, Padova 1945; id., *Dipinti del P. ritrovati*, in *Arte veneta*, 1949, p. 164. Nolfo di Carpegna