PLINIO il VECCHIO (Caius Plinius Secundus). - Erudito, n. a Como nel 23 d. C., m. presso Miseno il 24 sq. del 79 d. C. durante l'eruzione del Vesuvio che seppellì Stabia, Ercolano e Pompei. Studiò a Roma alla scuola del retore e tragediografo Pom-ponio Secondo, combatté in Germania, ricoprì varie cariche nella pubblica amministrazione, fu da ultimo prefetto della flotta del Miseno.
Tipico rappresentante dell'età dei Flavi, alieno dalle lotte politiche, funzionario devoto all'autorità e spirito amante dell'erudizione, scrisse degli argomenti più vari: di tecnica militare (De iaculatione equestri), di retorica (Studiosi libri III e Dubii sermonis libri VIII), di storia (De vita Pomponii Secundi [Il suo maestro]; Bellorum Germaniae libri XX e A fine Aufidii Basi libri XXXI
[opera che si ricolleggia a quella perduta di Aufidio Basso, forse dalla fine del Regno di Tiberio fino al 71 al- meno]; ma l'opera più importante, e l'unica conservata, è la Naturalis historia, dedicata all'imperatore Tito, pub- blicata in 36 libri nel 77 e poi riedita postuma dal nipote Plinio il Giovane in 37 libri (è questa la redazione tra- mandata fino a noi). È un apparato immenso di notizie, ricavate, secondo lo stesso P., da 2000 voll. (rotoli, e cioè libri: le opere saranno state poco più di un cen- tinaio), di cento autori diversi (P. ne cita però ca. 500, evidentemente di seconda mano): vi sono trattate la cosmografia e l'astronomia (I. II), la geografia (II. III-IV), l'antropologia (I. VII), la zoologia (II. VIII-IX), la bota- nica (II. XII-XIX), la medicina (III. XX-XXXII), la mine- ralogia e le arti figurative in ordine alle materie da esse utilizzate (II. XXXIII-XXXVII).
P. eccelle sui suoi predecessori (Catone, Varone, Cornelio Celso) per la mole dei materiali raccolti, ma difetta di sistemazione organica: c'è in lui la curiosità dell'erudito, non la genialità del pensatore (anzi conflui- scono in lui dottrine diverse, senza amalgamarsi), sicché la sua opera, ben lontana dalla poderosa sintesi dell'enci- clopedia aristotelica, è preziosa essenzialmente come fonte di notizie, se anche non possa negarsi all'autore una certa personalità, soprattutto di stile. Nonostante il professato disprezzo per la trascendenza, la Naturalis historia eser- citò, più o meno direttamente, larghissima influenza sulla cultura antica da Solino (fine del sec. III) all'anonimo autore della cosiddetta Medicina Plinii (sec. IV), e per tutto il medioevo, CASSIANO (v.), Siviglia (v.) e sui vari Tesori dei secoli seguenti.