POMPONAZZI (POMPACIUS, DE POMPONACII), MAESTRO PIETRO

**POMPONAZZI (Pompacius, de Pomponacii), MAESTRO PIETRO. -** Filosofo aristotelico, n. a Mantova il 16 sett. 1462, figlio di Gian Niccolò, m. a Bologna il 18 maggio 1525, e per la sua piccola statura detto comunemente il «Peretto mantovano». A Padova, prima del 1487 aveva studiato VERONICA (v.) e Pietro Trapolino, la metafisica sotto Francesco Securo da Nardò, donne-nicano, e la medicina sotto Pietro Roccabonella.

Nel 1488 cominciò a insegnare come «magister artium» nella seconda scuola di filosofia straordinaria, per passare poi alla prima, e nel 1492 alla seconda scuola ordinaria. Appartiene a questo periodo l'inizio del commento al De anima che dovette interrompere dopo poche lezioni, perché quell'anno doveva leggere la Physica. Dopo un triennio passò alla prima scuola ordinaria, mentre NIO (v.), che veniva ad essere così suo concorrente e con il quale cominciarono le prime dispute. Ma appena un anno dopo diede le dimissioni per recarsi quasi sicuramente, come ha dimostrato l'Olivia, alla corte di Alberto Pio da Carpi ch'egli seguì nell'esilio a Ferrara. Con il Pio discusse le dottrine dei calculatores venute di moda. Nell'ott. 1499, dopo la morte del Vernia, fu chiamato a succedergli a Padova e nel 1500 dettò il commento al De anima conservato alla Bibl. naz. di Napoli, cod. VIII. D. 81, di mano di Antonio Surian, nipote del patriarca di Venezia, già segnalato dal Kristeller. Di questi anni dev'essere anche il tratta-tello De maximo et minimo (Bibl. Ambrosiana, cod. R. 96 sup.), riguardante la nota dottrina dello Heytesbury. Del 1504 è il secondo commento al De anima di cui nello stesso codice napoletano è conservata solo la parte concernente il I libro ANIMA (v.), un'altra sull'unità dell'intelletto, un'altra sull'atto dell'intendere nella dottrina avveristica e un'altra ancora proveniente da un commento al I. VIII della Physica del 1500. In questi anni ebbe per alunno Gaspare Contarini, il quale ha perfettamente ragione quando più tardi ricorda al maestro d'aver mutato opinione sull'argomento dell'immortalità, come su altri argomenti. Nel 1507 commentò il De subst. orbis di Averroè (cod. Vat. Reg. lat. 1279). Nel 1509, a cagione dell'assedio di Padova e in seguito alla chiusura di quello Studio, accettò l'invito di recarsi a Ferrara ove lesse filosofia appena un anno, e quindi a Bologna ove rimase ininterrottamente fino alla morte.

Al periodo padovano, oltre agli scritti accennati, appartengono anche i frammenti di un commento alla Physica di mano dell'alunno e poi fedele amico e collega Lazzaro Bonamico (cod. Ambros., J. 220 inf., ff. 89-149). Tutti gli altri scritti editi e inediti finora conosciuti appartengono al periodo bolognese in quest'ordine: 1) Il commento ai primi 22 testi del I. XII della Metaph. (con-servato in due riportazioni distinte: una nel cod. della Bibl. naz. di Parigi, lat. 6537 e nel cod. Ambros. A. 52 inf., e un'altra nel cod. della Frat. de' Laici d'Arezzo, 390, e nello stesso cod. Ambros. ove sono stati mai cuciti insieme fogli di due diversi mss.), porta la data del 1511-1522. Il commento alla Physica del cod. parigino, lat. 6533, per i primi 5 II., e del cod. Aretino 389 per il I. e parte del II, e 390 per il III, è del 1513-14. Dell'estate 1514 è una accusa per eresia che però non ebbe seguito. 3) Del 1514 è anche la Quaestio de intens. et remiss. formarum. 4) Nel De reactione del 1515, dedicato a Gaspare Contarini, si discutono di nuovo le dottrine del Suisset, Heytesbury, Giovanni Marliani, Giacomo da Forlì, ecc. 5) Fra il 1511 e il 1515 fu dettato il commento al De Animae (mss. lat. 6448-49 della Bibl. naz. di Parigi; il cod. dell'Angelica di Roma 1317 è un estratto di quaestiones da questo commento, e da altri posteriori; altrettanto va detto del cod. Magliabechiano XII, 16). Il problema dell'immortalità dell'anima vi è trattato diffusamente pro e contro; alla fine pare che il P. ritenga ancora possibile una dimostrazione razionale dell'immortalità. 6) Del 1515 sono le Quaestiones breves XXIV (cod. Ambros. R. 96 inf.). 7) Del 1515 è anche la Quaestio an actio realis immediate fieri possit per species spirituales. 8) Del 1515-16 è il commento al I. del De caelo (mss. lat. 6534 della Bibl. naz. di Parigi). 9) De immortalitate, con dedica a M. A. Flaminio Contarini, sett. 1516. 10) Apologia, finita il 21 dic. 1517 e pubblicata insieme al Tractatus contradictoris nel febr. 1518. Nel giugno dello stesso anno Leone X mi-nacciò di far perseguire il P. ove non avesse ritrattato, ma il card. Bembo stornò la tempesta. 11) Nel nov. 1517 il P. cominciò il commento al VII della Physica (cod. d'Arezzo, 389, mss. lat. 6533 della Bibl. naz. di Parigi e mss. n. 45 della collezione Campana di Osimo). 12) Del 1518-19 parrebbe il commento all'VIII della Physica (nei predetti manoscritti di Arezzo e di Parigi i quali contengono anche un importante frammento d'un commento anteriore [1514]). 13) Nel maggio 1519 uscì il Defensorium contro il Nifo. 14) Fra il 1519 e il 1520, il P. commentò gli ultimi 3 II. del De coelo (cod. lat. 6534 Bibl. naz. di Parigi, 15) Del 1520 sono le Quaestiones sul De anima (cod. Angelico 1317, ff. 248-67; di quelle che precedono, ff. 1937-2477, è incerta la data. 16) Nel 1520 uscì il De fato ecc. 17) Nello stesso anno, era compiuto il De incantationibus (Basilea 1556). 18) Nel sett. 1521 fu terminato il De mi-trit. et augment. dedicato al card. Domenico Grimani. 19) Il commento al De generat. et corrupt., cominciato nel 1519, ripreso dall'apr. 1521 al maggio 1522 (Vat. Regin. lat. 1279 e, per il I lib., cod. Campana di Osimo). 20) Nel nov. 1521 P. iniziò il commento al De partibus animae-lum lasciato poi incompiuto (mss. lat. 6537 di Parigi, per il I e II 1; mss. Ambros. D. 417 inf. per tutti e tre i libri, ma in riportazione più breve). 21) Al maggio 1522 risale

Article illustration
(da D.G.V. Hill, A corpus of Italian models of the Renaissance before Cellini, II, Londra 1808, V. 530)
Pomponazzi, Pietro - Medaglia incisa dal Mea.

il commento delle Meteore protratto verosimilmente al dic. 1523 e forse oltre (ms. lat. 6535 di Parigi, per i primi tre libri; ms. lat. 6448 per il IV; altra riportazione del II e III l. nel cod. Ambros. R. 96 sup. Excerpta nel cod. di Osimo). Alle lezioni sulle Meteore assiste anche il giovane figlio del marchese di Mantova, il futuro card. Ercole Gonzaga. 22) Le Dubitationes in quartum Meteor. (Venezia 1563) sono altra cosa; la data di composizione è incerta, ma sembrano del periodo bolognese. 23) Ultima fatica del P. pare il commento al De sensu et sensato terminato per Pasqua 1525 (ms. lat. 6536 di Parigi; identico con quello di Osimo, Bibl. collez. Campana, n. 45; Arezzo, ms. 390, incompleto e in riportazione diversa). Poco prima della morte, egli poté vedere riuniti in un solo volume il De intens. et remiss., il De react., la Q. an actio realis, il De immort., l'Apol., il Defens. e il De nutr. et augm. (Venezia 1525). Altri scritti ricordati dal Tomasini (Bibl. patav., Udine 1639, p. 97 sgg.) restano sconosciuti.

Come si vede, l'attività del P. abbraccia tutta la filosofia aristotelica della natura, sebbene egli ami insistere particolarmente intorno ad alcuni problemi allora più discussi, come quello dell'eternità del mondo, dell'immortalità dell'anima, INTELLETTO (v.), della libertà del volere, ed altri non meno importanti, come quello dei diluvi periodici e del «grande anno cosmico» o quello della copulatio averroistica dell'intelletto possibile con l'intelletto agente. Ma l'attenzione degli storici s'è fermata soprattutto sul problema dell'immortalità dell'anima (v. ALESSANDRISMO) e sulla violenta polemica che ne scaturi, quasi che il P. avesse negato l'immortalità e non piuttosto l'impossibilità di dimostrarla con argomenti aristotelici: «Dico Aristotelem errasse, et tu plus erras dicendo Aristotelem omnia scivisse» (In VII Phys., Arezzo, ms. 389, f. 228v). Obbligato dagli statuti accademici a spiegare a Bologna il testo aristotelico e il commento averroistico, al Nifo, che s'adoprava per indurre Leone X a condannarlo, rispondeva (Defens., 29): «Ex mandato D. n. Leonis decimi et Senatus Bononiensis tener legere et interpretari et secundum iudicium meum sententiae quid senserit Aristoteles quod per principia naturalia haberi potest: et de hoc quaesito et de aliis adstrictus sum ex iuramento fideliter mentem Aristoteleis aperire...». E il Papa lo lasciò tranquillo.

Aristotelico, non ha la cocciutaggine dell'averroista, anzi mantiene di fronte ad Aristotele una certa sua indipendenza, che spesso gli fa dichiarare di non capirlo, si che una volta, a proposito dell'abitabilità della zona australe, esclama: «Ea quae hic dicuntur ab Aristotele sunt fatuitates» (In 2ma Meteor., ms. Ambros. R. 96 sup., f. 69v). Ignaro di greco, eccelle sugli altri aristotelici per un suo particolare acume nell'interpretazione del testo; spregia la «lectio fucata» degli umanisti e non sdegna d'esser ritenuto un «Bergomensis subtilis ingenio, grossus verbis» (Parigi, ms. lat. 6533, f. 426v), qual egli veramente fu. Nelle lezioni del P. si avverte qualcosa che ci dice che l'aristotelismo sta ormai per dissolversi; un problema grave s'affaccia: quando c'è conflitto fra il ragionamento e l'esperienza, «cui standum»? È già il problema del metodo. E il P. lo sente, o per lo meno lo presente.

BIBL.: F. Fiorentino, P. P., Firenze 1868; L. Ferri, In- torno alle dottr. psicologiche di P. P., in Atti e mem. d. R. Accad. dei Lincei, classe di Sc. mor. stor. e filol., 2a serie, 3 (1876), pp. 333-348; A. H. Douglas, The philos. and psychol. of P. P., Cambridge 1910; F. Fiorentino, Studi e ritratti della Rinascenza, Bari 1911, pp. 207-216; C. Oliva, Note sull'insegnamento di P. P., in Giorn. crit. filosof. ital., 7 (1926), pp. 83-103, 179-190, 254-275; A. Corsano, Il pens. relig. del P., in Il pensiero relig. ital. dall'umanes. al giusturalismo, Bari 1937, pp. 65-94; E. Garin, La filosofia, in Generi letter., II, Milano 1947, pp. 9-32; B. Nardi, Gli scritti del P., in Giorn. crit. filosof. ital., 29 (1950), pp. 427-428; 30 (1951), id., Le opere inedite del P., ibid., 29 (1950), pp. 427-428; 30 (1951), id., Le opere inedite del P.