PORTALIÈ, EUGÈNE

PORTALIÈ, Eugène. - Gesuita, teologo, n. a. Mende il 3 genn. 1852, m. ad Amélie-les-Bains (Tolosa) il 20 apr. 1909.

Entrato nell'Ordine nel 1867, fu professore di teologia scolastica a Uclés e a Vals dal 1888 al 1899; indi, dal 1885 alla fine, di teologia positiva all'Istituto cattolico di Tolosa. Caratteristica del suo insegnamento, molto personale e acceso di entusiasmo, fu un'esposizione chiara, congiunta ad una profonda conoscenza della dottrina, della patristica, e specialmente della storia dei sistemi teologici. La sua opera di scrittore (i suoi testi di scuola non ebbero mai quella finitura definitiva che egli voleva per pubblicarli) si riduce quasi esclusivamente ai numerosi articoli pubblicati negli Etudes, nel Bull. de littér. ecclésiatique di Tolosa e nel DThC. A questo dizionario, oltre alle voci: Abélard; Adoptionisme, aux XIIe et XIIIe siècles; Alexandre III, diede: Augustin (I, coll. 2268-2472), Augustiniano (I, coll. 2485-2501), Augustiniano (I, coll. 2501-2561), in tutto 280 colonne, che formano oggi ancora un lavoro d'insieme indispensabile, nonostante la rapidità, talora eccessiva, con cui sono svolti alcuni punti. Agli altri due periodici offrì utili e densi lavori sulla crisi del protestantesimo in Francia e articoli forti e chiari contro il modernismo, i modernisti (Loisy, Tyrrel, Turmel) e gli eccessivi integralisti, difendendo nello stesso tempo il valore del dogma contro ogni anche subdolo assalto (p. es., Dogmes et histoire, in Bull. de littér. ecclés., 3a serie, 6 [1904], pp. 62-143); Explication morale des dogmes (Etudes, 104 [1905], pp. 144-73, 318-42); L'évolutionisme condamné par le St-Siège (ibid., 112 [1907], pp. 393-412); La Question Herzog-Dupin (ibid., 116-17 [1908]; a parte: La critique de M. Turmel et la Question Herzog-Dupin, Parigi 1908); Degni di nota anche: A propos du dernier roman de «Diana Vaughan» (Etudes, 70 [1897], pp. 162-74) e L'hypnotisme au moyen-âge, Avicenne et Richard de Middle-town (ibid., 55 [1892], pp. 481-99, 577-97).

BIBL.: necrologio in Bull. de littér. ecclés., 4a serie, 1 (1909), n. 6, pp. 1-xxix (con bibl. completa) in Etudes, 115 (1909), pp. 297-392; F. Cavallera, s. V. in DThC, XII, coll. 2590-93.

Celestino Testore

PORTA SANTA. - Porta murata, che si trova in Roma, nelle patriarcali basiliche di S. Pietro in Vaticano, S. Giovanni in Laterano, S. Paolo fuori le mura e S. Maria Maggiore all'Esquilino, accanto all'ingresso principale, e che viene aperta in occasione della celebrazione dei Giubilei universali.

La P. S. della Basilica Vaticana viene aperta dal Sommo Pontefice nella vigilia di Natale, che precede immediatamente l'Anno Santo (v. GIUBILEO), con cerimonie tutte speciali e caratteristiche, durante le quali il Sommo Pontefice con un martello d'oro batte tre colpi nel centro della porta, intonando i versetti: Aperite mihi portas iustitiae. Introibo in domum tuam, Domine. Aperite mihi portas, quoniam vobiscum Deus. Nello stesso tempo tre cardinali legati a latere procedono all'apertura delle altre P. S. Nella vigilia del Natale successivo le quattro P. S. vengono chiuse con cerimonia inversa.

Tali porte vengono dette sante, non solo perché con la loro apertura e chiusura ha inizio e si conclude l'anno del Giubileo, detto comunemente Anno Santo, ma principalmente perché, come osserva il Ricci, «dal Sommo Pontefice e dai cardinali suoi legati de latere, sono benedette le pietre, la calce e i cementi, con i quali si serrano, invocandosi il Nome del Nostro S. M. Redentore.» (O. Ricci,

De' Giubilei universali celebrati negli Anni Santi, Roma 1675, p. 17). L'apertura della P. S. nella celebrazione degli Anni Santi ha indubbio riferimento a molteplici avvenimenti che secondo la legge antica si dicono verificati dinanzi alle porte del tempio ed al fatto che, come afferma s. Cipriano, le porte delle chiese erano chiuse ai peccatori (Ep., 31). Si ha notizia certa dell'apertura della P. S. e del relativo rito nella vigilia di Natale del 1449 (anno giubilare 1450), sotto il pontificato di Niccolò V (cf. Pastor, I, p. 429).

Per acquistare l'indulgenza del Giubileo non è necessario entrare o uscire per la P. S. (S. Penitenz. Apost., Monita del 17 sett. 1949, in AAS, 41 [1949], p. 516, XII, 4°).

Bibl.: R. Sindone-A. Martinetti, Della sacrosanta basilica di S. Pietro in Vaticano, II, Roma 1750, p. 45 seg.; G. C. Tomasi, Il Giubileo, ivi 1899, p. 34 seg.; P. Paschini, Giubilei del sec. XV, in Gli anni santi (Ist. Studi Romani), Torino-Roma 1934, p. 55; G. Turcio, Le funzioni religiose in Vaticano, Firenze 1946, pp. 276-85.

Per ottenere il giubileo, si consiglia di visitare la Chiesa di S. Pietro in Vaticano, ivi 1899, p. 34 seg.; P. Paschini, Giubilei del sec. XV, in Gli anni santi (Ist. Studi Romani), Torino-Roma 1934, p. 55; G. Turcio, Le funzioni religiose in Vaticano, Firenze 1946, pp. 276-85.

assai comunemente, specialmente come ingresso alle numerose rotonde. Maurizio Calvesi