PORTO e SANTA RUFINA, DIOCESI di. - Nel
Lazio, in prov. di Roma, è una delle sette sedi subur-
bicarie occupate da un cardinale dell'Ordine dei vesco-
VI. Misura una superficie di kmq. 2000, che si estende
a nord-ovest della diocesi di Roma, compresa tra le
Vie nazionali Flaminia (fino a Castelnuovo di Porto),
Cassia (fino a La Storta) e Aurelia (fino a S. Mari-
nella). La popolazione di 48.937 ab. è ripartita in
24 parrocchie, con 28 sacerdoti secolari e 4 regolari,
con 2 congregazioni maschili e 19 femminili. Ha la
Curia vescovile in Roma e il tribunale ordinario
d'appello presso il vicariato di Roma (Ann. Pont.,
1952, p. 325).
P. situata alla foce del Tevere sulla riva destra, an-
ticamente fu il porto di Ostia e formò con essa una cosa
sola, poi divenne il porto di Roma e città a sé.
È indubitato che il cristianesimo sia penetrato a P.
nell'età precostantiniana. Il nome di P. s'incontra nella
Deposito martyrum del Cronografo del 354, dove al 5
sett. si legge: «Acconti, in Porto, et Nonni et Herculani
et Taurini»: più volte ricorre nel Martir, geronimiano.
Nel chiostro di S. Paolo nel sarcofago di Nevio Zarista
e Costanza sono nominati i martiri portuensi Taurino
ed Ercolano. Il martire Canzio aveva una chiesa in
P., ricordata da un documento del sec. x; Taurino e
Ercolano appaiono insieme con il titolo di martiri in
un'iscrizione d'un antico sarcofago di P.; Nonno deve
essere lo stesso che il martire Ippolito, il quale nel Mar-
tir, geronimiano appare al 20 ag. e al 22 dello stesso mese,
nel codice di Berna, è chiaramente identificato con
Nonno: «Et in Portu Urbis Romae Ippoliti qui dicitur
Nonnus». L'antico Calendario di P. conteneva parecchi
anniversari, ma i martiri più sicuri sarebbero Eutropio,
Zosima, Bonosa, Canzio, Ercolano, Taurino, Aristo. Le
iscrizioni e le altre antichità cristiane di P. fino ad ora
non hanno dato molta luce per i primi tre secoli. G. B.
De Rossi pensò che la diocesi di P. Ostia (v.) ed è certamente probabile che una
comunità cristiana si sia formata prima al porto che nella
città di Ostia. Nel 398 il nobile romano Pammachio
fondò a P. un ospedale per stranieri che giungevano via
mare, per i poveri e per i malati. È questo l'ospedale più
antico che si conosca.
1813 PORTO E SANTA RUFINA - PORTO VECCHIO 1814
Non possedendo i dittici, il Catalogo dei vescovi di P. rimane incompleto e dubbio. La chiesa eretta tra Ostia e P. in onore di s. Ippolito, e distrutta poi dai Vandali, a quanto sembra, nel 455, non autorizza a porre il celebre scrittore ecclesiastico tra i vescovi di P., aprendone la serie, ma con certezza dice solamente il culto liturgico a lui dovuto, attestato del resto, come si è detto, dalla Deposito martyrum. Il primo vescovo di P. certamente noto è Gregorio nel 314.
Nel Liber Pontificalis, oltre alla chiesa cattedrale di S. Ippolito (Vita di Leone III), è ricordata una chiesa di S. Ninfa e un'altra di S. Maria (Vita di Leone IV); al tempo di Adriano I esisteva a P. un monastero dedicato a S. Lorenzo e un'iscrizione (CIL, XIV, n. 1937) attesta l'erezione compiuta dal vescovo Donato di una basilica in onore dei s. Eutropio, Bonosa e Zosima. Nel medioevo i vescovi di P., per benigna concessione dei romani pontefici, estesero la loro giurisdizione anche al Trastevere di Roma, compresa l'Isola Tiberina, e nella chiesa di S. Giovanni Calibita stabilirono il loro episcopio. Nel 1120, Callisto II, per le mutate condizioni dei tempi, che avevano spopolato la vicina diocesi di S. R., un'opera della diocesi di P. e il vescovo si chiamò d'allora in poi di P. e S. R. Non si sa quando sia scomparso l'Archivio della diocesi unita, dal quale Gregorio IX nel 1236 fece estrarre ed inserire nei suoi Registri i privilegi delle sue diocesi. Un codice membranace (2ª, 292), della Biblioteca dell'Università di Monaco, conserva un inventario di libri della diocesi di P. del sec. XI.
A dodici miglia da Roma, sull'Aurelia, era una villa imperiale detta Lorium, tra la Bottaccia e Castel di Guido. Nel suo territorio erano tre santuari di martiri: il primo delle SS. Rufina e Seconda, il secondo dei SS. Mario, Marta, Audiface e Abacuc, e il terzo di S. Basilide. Presso il santuario delle SS. Rufina e Seconda risiedettero i vescovi di Lorium, detti poi di S. Sylva Candida o di S. R. (v. LORIUM).
Oltre ai predetti santuari, il Liber Pontificalis (Vita di Leone IV) ricorda in S. R. anche un'altra chiesa dedicata ai s. Cosma e Damiano. Nel sec. XI l'accordi-scendenza dei romani pontefici allargò la giurisdizione dei vescovi di S. R. sulle chiese di Roma: S. Martina al Foro Romano e SS. Adalberto e Paolino all'Isola Tiberina (oggi S. Bartolomeo), sui monasteri compresi dentro la Città Leonina; sull'oratorio delle SS. Rufina e Seconda del Battistero Lateranense. In S. Bartolomeo all'Isola, seguendo l'esempio dei vescovi di P. per S. Giovanni Calibita, stabilirono il loro episcopio. Di più il vescovo di S. R. aveva il privilegio di consacrare l'imperatore e di celebrare tutte le altre funzioni in S. Pietro, quando il Papa era impedito. Benedetto IX aveva stabilito che il vescovo di S. R. fosse anche bibliotecario di S. Romana Chiesa, nel quale ufficio sono da ricordare i card. Umberto e Mainardo. Ma quasi subito il privilegio benedettino decadde. Avevuta l'unione di S. R. con P. il Cardinale vescovo riuniva in sé quelle che oggi sono le prerogative del cardinal vicario e del cardinale arciprete di S. Pietro. Tali prerogative vennero cessando nel sec. XIV con l'abitazione che i papi stabilirono in Vaticano.
Nel territorio odierno di P. e S. R. esisteva l'antica sede di Caere (v. CERVETERI).
Tra i vescovi di P. e S. R. primeggiano le figure di due cardinali francescani Matteo d'Acquasparta e Giovanni Minio, rispettivamente nel 1291 e nel 1302. Non mancarono coloro che asserirono il pontificato romano, come Giovanni XXII, Alessandro VI, Paolo III, Paolo IV, Alessandro VIII e Benedetto XIII.
Il 20 dic. 1825 Leone XII con la bolla De dominici gregis salute erigeva in cattedrale la collegiatà di S. Francesco in Civitavecchia e, con alcune parrocchie della diocesi di Viterbo, l'uni a P. e S. R.; deputando, il 3 luglio del 1826, un vescovo suffragano per la medesima. Allora il cardinale vescovo, al titolo di P. e S. R., aggiunse quello di Civitavecchia. Ma nel 1854 TARQUINI, CAMILLO (v.). Nel 1950 il card. vescovo Eugenio Tisserant portava a compimento la chiesa de La Storta, iniziata nel 1922, e la consacrava chiesa cattedrale della diocesi di P. e S. R. - Vedi tav. CXXIII.
ARCHEOLOGIA. - Oltre le vestigia dell'antico porto di Traiano con tutto il suo complesso edilizio, nel 1840 il Melchiorri ritrovò vari sepolcri con resti di costruzioni lungo tutto il canale (fossa Traiana), già visti e commentati dal papa Pio II nel 1461 (Comment., II, 143). Entro l'attuale tenuta Torlonia, inglobata nelle rovine della città antica, gli scavi del 1864-66 hanno messo in luce una basilica cristiana lunga m. 25, con battistero incluso nella costruzione e con due absidi semicircolari sovrapposte, divise da uno stretto corridoio, analoga architettonica-mente alla chiesa di S. Stefano sulla Via Latina. Annesso alla basilica fu ritrovato un grande edificio munito di numerosi piccoli ambienti e un ampio atrio porticato, riconosciuto dal Lanciani e dal De Rossi come lo xenodochio, fondato nel 398 da Pammachio, amico di s. Girolamo e varie volte da lui menzionato (Epist. LXVI, 11; PL 22, 645; LXXVII, 10; ibid., 697). Numerosi e ricchi utensili in argento e in vetro con simboli cristiani, trovati in situ (oggi nella Bibl. Vaticana), confermano il carattere cristiano del luogo. Alcuni sarcofagi interi e frammentari cristiani, ora in gran parte nel Museo Lateranense, furono pubblicati dal Wilpert (Sarcofagi, tavv. LXVII, 3; LXXXVI, 2; LXXXVIII, 3; CLXII, 3; CLXX), altri sono murati nel cortile dell'episcopio portuense. I numerosi ricordi epigrafici sono riuniti in CIL, XIV, e nel supplemento del Wickert. Il testo delle epigrafi si distingue nettamente da quello delle Ostiensi.
La grande necropoli, scoperta dal Calza all'Isola Sacra nel 1925 e nel 1930, fu il luogo di sepoltura per la popolazione di P. La scarsità dei ritrovamenti cristiani (una tomba e tre iscrizioni sicuramente cristiane [cf. riproduzione alla voce CIMITERI CRISTIANI ANTICHI, III, coll. 1617-1637] su oltre 200 ritrovate), fa supporre che per gli abitanti Portuensi, che avevano abbracciato la nuova religione, dovesse invece servire come luogo di sepoltura la zona di Capo due Rami, così ricca di ritrovamenti cristiani. Tra i ritrovamenti dello scavo del Calza un grande sarcofago, scoperto nelle vicinanze immediate della necropoli, è degno di essere segnalato e, sebbene non trovi riscontro immediato con sarcofagi cristiani, si accosta tipologicamente alle figurazioni cristiane della fine del III o principio del IV sec.
La popolazione ebraica, sebbene non riunita forse in una comunità organica, come quella di Ostia, fu tuttavia numerosa ed ebbe una o più sinagoghe; 30 iscrizioni, ritrovate nel 1834 dal Pacca, sono tutte in lingua greca; una grande necropoli ebraica fu scoperta sulla Via Portuense.