PRETESTATO

Image from page 1183
Image from page 1183
PRETESTATO - PRETI MATTIA
PRETESTATO - PRETI MATTIA

(1st. Pont. comm. arch. sacra)

PRETESTATO, CIMITERO di - Iscrizione di una Profutura - che ben riposa nel Signore - Lapide sepolcrale della fine del sec. III Roma, cimitero di Pretestato.

iscrizione del 405 ricorda un tale Superbo, detto così soltanto di nome, che i beati santi hanno conosciuto innocente e mite. Una Aurelia Marula prega i suoi seppellitori un massa calcetur; se lo faranno il Signore esaudirà le loro preghiere. - Vedi tav. CXXXVI.

BIBL.: G. B. De Rossi, Le cripte storiche del c. di P., in Bull. arch. crist., 2a serie, 3 (1872), pp. 45-80 e tavv. 4-5; M. Armellini, Scoperta di un graffito storico nel c. di P., Roma 1874; R. Kanzler, Restituzione architettonica della cripta dei SS. Felicissimo ed Agapito nel c. di P., in N. Bull. arch. crist., 1 (1895), pp. 172-80; Wilpert, Pitture, pp. 502-503; id., Sarcofagi, III, p. 68 (v. indice); R. Kanzler, Scavi ora fatti nel c. di P., in N. Bull. arch. crist., 15 (1909), pp. 121-135, 207-15; E. Josi, Note sul c. di P.: I. Le regioni esplorate nel c. di P. dal sec. XV al 1925, in Riv. arch. crist., 4 (1927), pp. 191-217; II. Le iscriz. damasiane in P., ibid., pp. 218-255; III. La sistema. del materiale epigrafo. nel c. di P., ibid., 12 (1935), pp. 7-18; IV. Le iscriz. datate, ibid., pp. 19-48, 227-45; V. ISCRIZIONI. relative alla gerarchia ecclesiastica. e all'aristocrazia. romana, ibid., 13 (1936), pp. 7-24; VI. C. di P., scavo 1935-36. Recupero di frammenti di iscriz. e di sarcofagi, ibid., pp. 207-19; O. Marucchi, Le catacomi. rom., Roma 1933, pp. 282-99; G. P. Kirsch, Le catacomi. romana, 1933, pp. 168; P. Stryer, Die römischen Katalkomben, Berlin 1933, pp. 146-74; id., Die römischen Märtyrergrüfte, I, 1935, pp. 129-36; II, 1935, tavv. 57-60; A. Ferrara, Attività della Pont. commissione di arch. sacra, in Riv. arch. crist., 25 (1949), pp. 18-19.

PRETESTATO, VETTIO AGORIO (Vettius Agorius Praetextatus). - Caratteristico rappresentante del sincretismo religioso delle classi colte nel sec. IV, fu insieme con Nicomaco Flaviano e Simmaco, uno dei più tenaci difensori del paganesimo in Roma. Proconsule d'Acacia nel 362, prefetto di Roma nel 367 e prefetto del pretorio nel 384, m. in quell'anno, quand'era desigrato console.

Iniziato a parecchi culti misteriosofici, era anche pontefice di Vesta della quale zelò il culto con tanto ardore da meritarsi una statua nell'atrio del tempio della dea. Ottenne da Valentiniano la sospensione del decreto che vietava i sacrifici notturni. Si interessò di critica filologica e della revisione di testi greci e latini. Fu in rapporti con il papa Damaso, il quale cercò invano di convertirlo al cristianesimo, ed intervenne, come prefetto di Roma, nei disordini suscitati da Ursino per l'elezione di quel Pontefice. Si conserva ancora l'epitaffio elogiativo, che la moglie gli dedicò poco dopo la morte.

BIBL.: G. Boisser, La fin du paganisme, II, Parigi 1891, pp. 304-307; U. Benigni, Storia sociale della Chiesa, II, Milano

PRETI MATTIA - PRETI DI SAN BASILIO

1987

(per cortesia della Curia generalizia della PRETI DELLE STIMMATE DI N. S. GESÙ CRISTO. - Istituto Missionario di Ribeirao Prato (S. Paolo)-Brasile.

vita ebbe inizio con gli affreschi raffiguranti scene della peste sulle porte della città, oggi consumati dal tempo e dalle intemperie. Nella Pinacoteca restano i due bozzetti delle Porte Capuana e Nolana, insieme ad altri disegni per gli affreschi della cupola di S. Domenico Soriano, anch'essi scomparsi quasi totalmente. Fra le altre opere napoletane sono il Figliuol prodigo di Palazzo reale, l'Ecco Homo già nella collezione Proto-Albaneta, i Convit di proprietà Gerace e della Pinacoteca. Ma il capolavoro è costituito dalle dieci tele dipinte per il soffitto di S. Pietro a Maiella con storie di s. Pier Celestino e di s. Caterina d'Alessandria. Nel 1660, il P. lasciò la città per recarsi a decorare un salone della villa Pamphily a Valmontone e nel 1661 si trasferì a Malta, ove lasciò opere nella chiesa di S. Giovanni a La Valletta e in altre dell'Isola. Nel 1668 tornò alla nativa Taverna e vi dipinse numerose tele per le maggiori chiese: altre ne inviò ancora da Malta, ove dovrò ritornare, chiamato d'urgenza, verso il 1674. Il Cristo fulminante, la S. Barbara, il S. Sebastiano, il Battesimo di Gesù con in basso l'Autoritratto in veste di cavaliere, sono fra le opere migliori conservate a Taverna. Nel secondo periodo maltese il P. inviò inoltre opere a Napoli, a Siena (una Predicazione di s. Bernardino, 1675) per il Duomo e a Roma.

BIBL.: A. Venturi, M. P. il cavaliere calabrese, in Grandi artisti italiani, Bologna 1925; A. Frangipane, M. P. il Cavaliere calabrese, Milano 1929; V. MARIANO,, M. P. a Malta, Roma 1925; F. Baumgart, s. V. in Thieme-Becker, XXVII, pp. 384-86 (con bibl.); V. MARIANO,, s. V. ENOCH. Ital., XXVIII, pp. 219-21 (con bibl.); E. Carli, Una scheda per M. P., in Le arti, 3 (1940), pp. 42-44; R. Longhi, Ultimi studi sul Caravaggio e la sua cerchia, in Proporzioni, 1 (1943), pp. 59-63; G. Briganti, M. P., i Seicenteschi e gli Snobs, in Paragone, 2 (1951), pp. 45-49.

Giovanni Carandente