RAZIONALE (LITURGIA)

RAZIONALE (LITURGIA). - I. Ornamento liturgico, usato nel medioevo, detto superhumérale, Logion, che si portava dai vescovi sulla pianeta nella Messa, come un pallio ma senza il significato che questo aveva.

I vescovi di Halberstadt ricevettero questo privilegio

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(da J. Sciaza, Die liturpsche Gewandung, Friburgo 1966, fig. III)

dal papa Agapito II (946-55); Adalberone II, vescovo di Metz (984-1005), l'ottenne da Hilduardo di Halberstadt; Poppone, patriarca di Aquileia, lo portò per concessione di papa Giovanni XIX nel 1027; nel medioevo lo portarono parecchi altri vescovi germanici: i vescovi di Minden, Paderborn, Naumburg, Eichstätt, Würzburg, Ratisbona, Spira, Praga, Olmütz, Cracovia, Liegi, Toul. Oggi viene usato soltanto dai vescovi di Paderborn e di Eichstätt in Germania, di Toul e Nancy in Francia, di Cracovia in Polonia, sedi vescovili appartenenti all'Impero germanico. A Roma non fu mai in uso. J. Braun ne distingue i tipi: a) uno a forma del pallio Y, usato in Eichstätt, Ratisbona e Würzburg, fino al sec. XVII; b) uno a forma del pallio circolare, che invece di un'appendice ne aveva due brevi ai due lati del petto e sul dorso (usato a Cracovia, a Toul ed anche a Eichstätt e Ratisbona); c) un collare in stoffa rettangolare, largo quanto le spalle, cadente sul petto e sul dorso per ca. 20 cm. con due bande più lunghe da ambo le parti, usato nel medioevo a Bamberg e Liegi. A differenza del pallio il r. era sempre molto ornato con ricami o con scritte simboliche, e di colore purpureo.

II. Variante del r. era una placca d'argento o d'oro (in luogo di quella di stoffa) sul tipo dell'ephed del sommo sacerdote ebraico (Ex. 28, 2-4), con catenelle o fibule, attaccato all'amitto, menzionato nel sec. XII da Ivo di Chartres e Onorio; Cremona (v.) l'anovera fra gli ornamenti pontificali; in uso a Reims (ancora all'inizio del sec. XVI), a Münster e a Magonza. Non ebbe molta diffusione. L'origine del r. si spiega come imitazione dell'ephed ebraico, oppure come succedaneo del pallio per i vescovi non metropoliti (Braun). Perché distinzione della sede, e non della persona, non vien messo nel sepolcro insieme col vescovo.

Bibl.: J. Braun, Die liturg. Gecenandung, Friburgo in Br. 1907, p. 676-700; id., I paramenti sacri, vers. it., Torino 1914, pp. 135-37; L. Eisenhofer, Handbuch der kath. Liturgik. I, ivi 1932, pp. 462-64; M. Righetti, Man. di stor. litur., I, Milano 1950, pp. 530-31.