REGALITÀ DI MARIA S.M.A

REGALITÀ DI MARIA S.M.A. - È il titolo che indica le funzioni sociali della Vergine riguardo al Corpo Mistico e i suoi rapporti con l'universo intero. I Padri, la liturgia, il magistero ordinario e tutta la Chiesa discente attribuiscono questo titolo a Maria (cf. G. Roschini [V. BIBLICA.]).

I. CONCETTO

La r. di M. non può essere concepita che dipendentemente da quella di Cristo, di cui è una partecipazione. Le prerogative messianiche di Maria hanno una vera somiglianza con i poteri di Cristo Salvatore, ma presentano specifiche caratteristiche. Cristo comunica a sua Madre una particolare affinità, che la rende capace di collaborare con lui, di agire in unione a lui, per gli stessi fini, sebbene con una efficacia che, per se stessa, sarebbe insufficiente. All'opera di Cristo Re, come a quella di Cristo Redentore, Maria reca una specie di complemento, che il Padre prevede, volle e si degna di gradire come intimamente congiunto all'azione, che è la sola necessaria, del Salvatore. Quindi, pur partecipando della r. di Cristo, quella di Maria non coincide perfettamente con essa, soprattutto per il carattere di subordinazione, che le è inerente. Sarebbe un alterare il genuino concetto della r. di M. se in essa non si vedesse che un primato di eccellenza, fondato sui doni di natura e di Grazia. Maria è il capolavoro dell'universo e per le sue perfezioni si aderge su tutti gli uomini e gli angeli, e questo primato morale è affermato nelle litanie, dove essa è invocata regina dei Patriarchi, dei Profeti, degli Apostoli e di tutti i santi; ma non costituisce la r. di M. Né si giungerebbe all'essenza di questa r. se ad essa si riconoscesse solo quel dominio universale che s. Paolo attribuisce al cristiano (I Cor. 3, 21-23). L'unione con Cristo introduce i fedeli nei suoi diritti, rendendoli altrettanti figli in colui che è il Figlio eterno. Anche Maria è, con singolare eccellenza, figlia del Padre, ed ha parte, più di chiunque, al dominio universale dei figli adottivi. Ma la r. propria della Madre di Gesù è di un altro ordine, immensamente più alto, in quanto le conferisce un'autorità, che esercita il suo influsso sul destino degli uomini e del mondo.

II. FONDAMENTI E NATURA

Occorre uscire dalla sfera delle realtà; una regina-madre non partecipa alle prerogative reali di suo figlio; da lui non le deriva che un prestigio morale. Totalmente diverso è il caso della Madre di Gesù. La sua dignità di madre del Re dei re la costituisce vera regina, poiché la sua maternità, per volere di Dio, è circondata di particolari privilegi che le innalzano un trono accanto a quello del figlio. La bolla di Pio IX Ineffabilis Deus (v.) afferma che la maternità associa Maria in maniera intima a suo Figlio, rendendola partecipe delle sue funzioni messianiche, che esercita con lui alle sue dipendenze e con alcune restrizioni provviene di una condizione di donna. S. Tommaso (Sum. Theol., 3a, q. 27, a. 5 ad 3) sottolinea questo aspetto: «Non c'è dubbio alcuno che la Beata Vergine abbia ricevuto eccellentemente il dono della sapienza, la grazia dei miracoli e anche il dono della profezia, come li ebbe Cristo. Tuttavia, non le fu concesso di svolgere pienamente l'attività di questi doni o di altri analoghi, come fece Cristo, ma soltanto nella misura che conveniva alla sua condizione... Per questo non fece uso della sua sapienza per insegnare, perché ciò non sarebbe convenuto a una donna». L'insegnamento di Pio IX è fondato nella Rivelazione. Il Protoevangelo (Gen. 3, 14-15), considerato nella luce del Nuovo Testamento e della Tradizione, annunzia il sorgere di una donna che sarà partecipe della messianità di suo Figlio e alla sua dipendenza. Come una novella Eva, dovrà partecipare alle funzioni di un novello Adamo, che nascerà da lei e che creerà a Dio un popolo nuovo, riscattandolo, santificandolo, governandolo secondo i disegni eterni della misericordia. Il Vangelo meglio delineò la fisionomia della donna della promessa e il pensiero vivente della Chiesa prese sempre più chiara coscienza del posto di tale donna nell'economia della salvezza. Ormai la donna della Genesi appare chiaramente nel piano di una intima partecipazione alle prerogative messianiche di suo Figlio.

Questa legge della «communicatio» delle sue attribuzioni di Salvatore fatta da Gesù a sua Madre, per una cooperazione assai stretta, per quanto subordinata, è il principio sul quale poggia la partecipazione della Vergine alla redenzione del genere umano e autorizza a proclamare la r. di M. Con il suo assenso la Vergine, nel giorno dell'Annunciazione, diede nella persona di Cristo un capo,

che doveva guidare tutti gli uomini di buona volontà, in quella compagnia organica che è la Chiesa, al possesso del Bene infinito. In tal modo, un nuovo impulso verso il Padre nacque dal fiat della Vergine. Maria, tuttavia, non rimase solo all'inizio di questo orientamento. Per la sua partecipazione alle prerogative messianiche del Figlio, tutti i redenti sono posti sotto il suo governo. L'Uomo-Dio, nato da Maria, è il re dell'universo per diritto assoluto, inseparabile dalla sua persona (pure nativo) e anche per diritto acquisito (pure quaesito) per il nuovo titolo di Redentore (v. GESÙ CRISTO). Ora poiché è certo che la Vergine ha collaborato con il Redentore alla salvezza del mondo, è da ritenere che partecipa anche di quella r. che suo Figlio acquistò con il sangue. La corredazione è un titolo nuovo alla r. universale di Maria. L'esistenza di Maria si svolse parallela a quella di Gesù, ma modellata su essa e movente nell'orbita dei suoi Misteri. È in cielo, alla destra del Padre, nell'onnipotenza della sua r. glorificata, che Gesù è pienamente Cristo e Signore. Similmente fin dal momento della sua presenza accanto a suo Figlio, nella sua Assunzione, Maria, raccogliendo i frutti della corredazione, esercita la sua r. universale sui redenti e sul mondo, il cui destino è solido e a quello delle anime (Rom. 8, 19-22).

L'opera della redenzione oggettiva è finita. Ma Cristo applica ora la redenzione alle singole anime nella Chiesa (redenzione soggettiva). Il sacerdozio regale di Cristo è in atto perché mediante i singoli impulsi della Grazia e, in maniera particolare, mediante il dono della perseveranza, i fedeli sono condotti verso il loro supremo destino. Per designare questa attività di salvezza, la liturgia adopera il verbo gubernare, che mette in rilievo il carattere regale, cioè l'impulso che dà alle anime affinché possano raggiungere il fine soprannaturale (cf. Hebr. 9, 24; 7, 25; 4, 9). Nella sua dignità di novella Eva, accanto a Cristo, Maria regna dall'alto sui redenti. In unione a suo Figlio, la Corredentrice continua l'opera iniziata presso la Croce; completa la sua mediazione: ottiene che sia distribuito il cumulo di meriti e di grazie acquistato e al quale essa aggiunse l'implorazione della sua preghiera e delle sue lagrime. Certo, la distribuzione di qualsiasi Grazia non si concepisce senza l'intervento della S.ma Trinità e di Cristo; solo questo intervento è indispensabile in maniera assoluta, solo esso è sufficiente. Nessuno tuttavia può negare che Dio abbia voluto che Maria eserciti il suo influsso materno nella distribuzione della Grazia. I sommi pontefici, i teologi, i fedeli sottoscrivono l'affermazione di s. Bernardo: «Tutto ci viene da Maria» (cf. Pio XII, Discorso dell'incoronazione della Madonna di Fatima, in AAS, 38 [1946], p. 266). La Vergine Maria, perché regina, guida i fedeli verso il cielo, e li introduce in esso, in quanto parteciperà alla distribuzione di tutte le Grazie e in modo del tutto particolare di quella della perseveranza finale. Così in ogni istante successivo della loro vita i fedeli sono governati da una tenerezza e da una autorità regale, condotti sicuramente, se assecondano i suoi favori, nell'eterna felicità.

Pio XI, nella sua encicl. Ingravescentibus malis del 29 sett. 1937, invita tutti i fedeli a invocare l'augusta Regina dei cieli contro il comunismo ateo (AAS, 29 [1937], p. 380), che incombe minaccioso sull'Europa. Benedice inoltre e approva l'erezione di una cattedrale a Port-Said e il disegno di dedicarla a Maria «Regina dell'Università», e vi invia per la consacrazione un Legato, offrendo una collana d'oro e diamanti per la statua di Maria Regina. E anche permette che nella diocesi di Port-Said si aggiunga nelle Litanie l'invocazione: «Regina mundi, ora pro nobis» (ibid., p. 373). Pio XII nella formula solenne di consacrazione della Chiesa e del genere umano al Cuore Immacolato di Maria invoca la S.ma Vergine come «Regina del mondo». La liturgia usa continuamente verso Maria il titolo di «Regina»: «Ave, Regina caelorum», «Regina coeli, laetare», «Salve Regina», «Gloriosa regina mundi», ecc.

III. FUNZIONI

È ora ovvio chiedersi quale parte la Vergine possa avere nel potere legislativo o giudiziario o coercitivo di Cristo Re, quale apporto possa recare al-l'esercizio di tali poteri. Si risponde, con s. Tommaso, che Maria può essere investita di questi poteri senza averne l'uso integrale, il quale è condizionato alla posizione di Maria «secundum quod conveniebant conditioni ipsius» (Sum. Theol., 3ª, q. 27, a. 5 ad 3). Cristo Re è il legislatore supremo della Nuova Alleanza; egli è la fonte delle leggi che formano la sostanza del suo Regno spirituale. La Vergine Regina contribuisce a queste leggi, in quanto sono esse destinate a un popolo, che è anche il suo popolo. In realtà le promulghe insieme a suo Figlio, approvandole con la pienezza della sua sapienza, aderendo con tutta la forza del suo spirito. Ottiene ai fedeli le Grazie necessarie per amare efficacemente la legge, applicarla alle condizioni concrete, praticarla senza debolezza. Giustamente, perciò, la liturgia rivolge talora a Maria la preghiera: «Nuntia corda tu dirigas». Del resto s. Tommaso afferma (Sum. Theol., 1ª-2ª, q. 108, a. 1) che la Nuova Legge consiste principalmente nella Grazia dello Spirito Santo e che tutto il resto non è che secondo il relativo, sia per disporre ad accogliere la legge interiore, sia per indicare come occorre piegarsi a tutte le esigenze della stessa legge. Ne segue che, anche se Maria fosse estranea alla promulgazione dei precetti del Nuovo Testamento, il suo elemento essenziale, che è una legge d'amore, la quale agisce influendo internamente, le spetterebbe pienamente, poiché ogni Grazia è di sua spettanza e la legge interiore di amore è la più nobile e necessaria manifestazione del governo che avvia le anime al loro fine. Così si rileva il potere regale della Madonna per la parte che le spetta nel far nascere e sviluppare la dinamica legge interiore, che è l'aspetto caratteristico del Nuovo Testamento. Quanto alle potestà giudiziaria e coattiva, non è indispensabile che esse si trovino nella funzione regale della Madonna. D'altra parte, non sembra esserci motivo alcuno per non attribuirle le nella loro realtà sostanziale. Per quanto riguarda l'esercizio effettivo di esse, è sufficiente, per mettere in salvo il carattere materno della sua r., fare appello al principio enunciato da s. Tommaso, relativo alla restrizione dei doni realmente posseduti dalla Vergine rispetto al loro uso. Difatti la Tradizione, che riconosce in lei la Madre di misericordia, non sembra accordarle parte alcuna nell'esercizio del ministero di giustizia del Figlio. Salutiamo con la Chiesa la Madonna come la Regina di ogni misericordia: «Salve Regina, mater misericordiae». — Vedi tav. XXXI.
BIBL.: L. J. L. M. De Gruyter, De b. Maria Regina, Torino 1934; M. Garenau, La royauté de M., Parigi 1936; B. Moreau, La souveraineté de Notre-Dame, 1937; H. Barré, La royauté de M. pendant les neuf premiers siècles, in Rech. de sc. relig., 20 (1930), pp. 120-62, 303-34; A. Santanicolo, La r. di M., Milano 1938; M. J. Nicolas, La Vierge Reine, in Rev. thom., 30 (1930), pp. 1-2, 207, 208; A. Louis, La reala de M., Madrid 1942; J. M. De Goicochea, Esplicación teol. de la reala de M., in Actas del Congr. Asuncionista Francisco, de Amèr. Iesu, 1949, pp. 259-304; Serapio de Jragui, La reala de la Vierge M. en la liturgia, ibid., pp. 31-65; G. Roschini, Royauté de M., in H. du Manoir, Maria, Parigi 1949, pp. 603-18; id., La Regina dell'universo, Rovigo 1950; L. Jambois, La royauté de la Vierge-Mère, in La Vie Spire., 34 (1932), pp. 115-29.

Leone Jambois