REGIO, ISACCO SAMUELE. - Ebracista, n. a. Gorizia nel 1784, m. ivi nel 1855. Dal 1810 professore di storia e geografia in quel Liceo, dal 1846 rabbino onorario in successione al padre Abramo, R. è un autentico rappresentante dell'illuminismo.
Scrisse in ebraico: Sull'origine divina della Legge (Vienna 1818). Pubblicò un Pentateuco con traduzione italiana e un commento razionalistico (ivi 1821). L'opera principale è La Torah e la filosofia (in ebraico, ivi 1827), in cui tratta dell'utilità di unire la religione alla filosofia. Molte idee furono da lui svolte in forma di lettere e raccolte in un epistolario. Curò l'edizione di opere di Elia Delmedigo e di Leone da Modena. Fu redattore di varie riviste. Fece una versione poetica del libro di Isaia (1831).
La città di R. C., alle falde meridionali dell'Aspromonte, sullo stretto di Messina, più volte distrutta da terremoti, l'ultimo dei quali nel 1908, è stata sempre ricostruita, più grande di prima. A parte le origini favolose e le vicende sotto gli Enotri e gli Ausoni, R. fu certo colonia calcidese fin dalla metà del sec. VIII a. C. e si sviluppò sino ad essere una delle più importanti repubbliche della Magna Grecia. Dopo la seconda guerra punica, passò sotto il dominio dei Romani, che vi dedussero la colonia, col nome di Rhegium Fulii. Ma la sua posizione la fece un ponte tra Occidente e Oriente; le sue iscrizioni latine, scrive P. Orsi, si equivalgono a quelle greche. Alla caduta dell'Impero passò ai Goti e poco dopo ai Bizanni, che vi stettero con alterne vicende fino al 1060, pur tra frequenti scorrierie di saraceni, che nei sec. IX e X varie volte la saccheggiarono e distrussero. I primi Normanni stabilirono a S. Marco e a Mileto le sedi delle loro conte e gli Svevi non ne valutarono la posizione strategica, sicché R. decade fino al sec. XVI, quando comincia la sua rinascita.
Gli storici regionali e locali attribuiscono la sua prima evangelizzazione a S. Paolo che vi rimase però un giorno, secondo Act. 28. 13. Gli atti dei martiri, S. Stefano di Nicea primo vescovo di R., che avrebbe subito il martirio insieme con Suera, presunto vescovo di Locri, e le ss. ver
gini Perpetua, Felicita e Agnese, non sono anteriori al sec. X. Tuttavia R. non tardò ad accogliere la fede di Cristo, si da essere citata anche da S. Girolamo.
Non si conosce alcun nome autentico di vescovi prima del sec. VI. Il Marco «episcopus Calabriae», che prese parte al Concilio di Nicea del 325, non era vescovo di R., perché Calabria era allora la penisola salentina; ed è anacronistico quell'Illario, che nel 439 tenne un sinodo contro il vescovo di Umbriatico. Il Lanzoni rigetta anche l'esistenza di quel Sisinnio, ricordato per il 532 nella vita di S. Placido di Leone Ostiense, tarda e favolosa. Nel Regiastro di S. Gregorio M., si ha finalmente un Lucio, anteriore al 590, un Bonifacio, che ebbe molto da dire con il suo clero, dal 592 al 602, e infine un Paolino, vescovo di Taurian, che ne ebbe provvisoriamente l'amministrazione. Alcuni successori dei sec. VIII-IX figurano nei concili ecumenici di quei tempi e il vescovo Giovanni fu legato del papa Agatone al Concilio di Costantinopoli del 680. Al Concilio Niceno II del 787 si ha ancora il vescovo Costantino, che firma in greco come semplice vescovo. In quel tempo gli imperatori iconoclasti avevano già sottratto a Roma tutti i vescovati della Calabria per sottometterli al patriarcato di Costantinopoli. Per opera loro fu creata la provincia ecclesiastica calabrese, con R. per metropoli di tutte le altre sedi della regione.
Difatti nelle prime Notitiae graecae episcopatum, del tempo di Leone l'Armeno (813-20), la metropolia di R., detta Eparchia della Calabria, comprende tutte le diocesi calabresi, cioè Bivona, Tauriano, Locri, Rossano, Squillace, Tropea, Amantea, Crotone, Cosenza, Nicotera, Bisignano, Nicastro e Cassano. Ma al tempo di Leone VI il Filosofo (886-902) fu creata la nuova metropolia di S. Severina, con cinque minuscole suffragane. Altra variazione si ebbe sotto i Normanni: Mileto subentra a Tauriano e Bivona e diventa immediatamente soggetta; Amantea viene incorporata a Tropea; Nicotera è inserita nel territorio di Mileto per essere ricostituita solo nel 1392; Rossano acquista l'autonomia e Cosenza, suffraganea di R. nei documenti greci, di Salerno in quelli latini, finisce per diventare metropoli con Martiriano, di recente fondazione, per suffraganea. R. ebbe invece aggregate due piccole diocesi greche, fondate in quel tempo, Oppido e Bova, comprese prima nel suo stesso territorio; più tardi fu fondata la diocesi di Catanzaro, a scapito di Squillace, e ugualmente sottomessa a R. I diritti metropolitani su tutte queste diocesi furono confermati da Alessandro III con bolla del 1165 (Ughelli, IX, p. 235; PL 200, 400). Nel 1818, Nicotera fu unita in perpetuum a Tropea, Bisignano a S. Marco e dichiarata immediatamente soggetta alla S. Sede; infine Catanzaro fu dichiarata arcidiocesi nel 1927.
Nel territorio di R. fiorirono molti monasteri greci, celebri fra tutti quelli di S. Nicola Calimizzi, di S. Maria Trapezomata, di S. Aniceto, di S. Salvatore di Castaneto, di S. Antonio de Archi, di S. Maria de Terreti, ecc. che protrassero la loro esistenza fino al sec. XVI. Il monachismo calabro-greco ebbe degni rappresentati nei ss. Cipriano, Cosma, Vitale e Arsenio di R., s. Tommaso di Terreti e soprattutto s. Elia di R., detto lo Speleota, la cui fama raggiunse anche l'Oriente.
R. fu una delle prime diocesi della Calabria ad essere latinizzata dai Normanni; ma in città e nel territorio elementi greci sopravvissero a lungo e numerosi anche nei sec. XVI e XVII, come risulta dalle visite pastorali del tempo, specialmente da quelle di Annibale d'Afflitto verso il 1600. I Francescani vi misero piede fin dal 1221; seguirono i Domenicani, che nel sec. XVI vi aprirono uno studio, i Carmelitani, gli Agostiniani, i Minimi e i Gesuiti che vi ebbero un fiorentissimo collegio. Il movimento cappuccino fu iniziato in Calabria, contemporaneamente a Matteo da Bascia, dai due osservanti reggini i pp. Ludovico Cumi e Bernardino Molizzi, detto il
Giorgio. Ecclesiastici di gran fama furono: Matteo Saraceni, francescano e arcivescovo di Rossano nel sec. XV, inquisitore del Regno di Napoli; Giuseppe Morisani, dottissimo storico e archeologo; il p. De Cara (v.), seguita; Antonio De Lorenzo, storico ecclesiastico e civile.
Monumenti antichi di R. sono stati distrutti dai terremoti: si sono salvati in parte il Castello e il santuario della Consolazione. Sono invece moderne: la bellissima Cattedrale con pulpito originale e statue di Francesco Ierace da Polistena: la chiesa della Vittoria, in stile neoclassico, del Piacentini, al quale si deve anche il Palazzo del Museo nazionale della Magna Grecia; infine il grandioso Seminario regionale, che accoglie quasi tutti i chierici della Calabria, dopo l'incendio di quello di Catanzaro.
R. ha una lunga e gloriosa serie di prelati santi, zelanti e dotti. Da ricordare s. Cirillo, basiliano, la cui fama di santità attirò da Ravenna s. Leone, che poi fu fatto vescovo di Catania. Nel sec. XI in un documento greco l'arcivescovo Nicola di R. vien detto «metropolita della Calabria e della Sicilia» forse perché nella vicina isola la gerarchia ecclesiastica era stata quasi annientata dai Saraceni ed egli avrà avuto da Costantinopoli il compito di vegliare sulle Chiese al di là dallo stretto. Nel sec. XVI fu arcivescovo di R. Gaspare Ricciulli del Fosso di Rogliano, dei Minimi, che fu al Concilio di Trento e morì in concetto di santità. Anche il suo successore, Annibale d'Affitto da Palermo, ebbe fama di santo e riformò il clero e il popolo. Il benedettino Rangero fu il primo cardinale preposto all'arcidiocesi dal 1091 al 1121; Lando o Landone, consigliere di Federico II, utilizzato dai papi in delicate missioni; il francescano fra Gentile; Tommaso Ruffo, figlio di Pietro, conte di Catanzaro, carissimo ad Innocenzo IV; Pietro Filomarini, napoletano; Pietro Isvaes, spagnolo, card. di S. Ciriaco; Ag. Trivulzio, pure card.; Gir. Centeglie; Giov. Andrea Morreale e Gennaro Portanova, ultimo presule reggino insignito della porpora (m. nel 1908); Lanza (v.). - Vedi tav. XXXII.
BML.: Ughelli, IX, coll. 421-56; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 287-95; A. Ferrante, Additamenta ad Ughellium de archiepiscopi Rheninis, 1775; D. Spanò-Balani, Storia di R. C., II, 1787, pp. 233-53; Hierocles Synecdemus et notitiae Graecae episcopatum, Berlino 1866; A. De Lorenzo, Mem. da servire alla storia sacra e civile di R. e di Calabria, Reggio Calabria 1872-79; id., Variazione della topografia religiosa e civile dell'arcidiocesi di R. C., Reggio Calabria 1880; id., Monografie di storia reggina e calabrese, 1888; id., Un terzo manipolo di monografie e memorie reggine e calabresi, Siena 1890; G. Minasi, Le chiese di Calabria, Napoli 1896; id., Regesti pont. per l'arcivescovo di R., in Riv. st. calabrese, 11 (1903), pp. 195-208; C. Guarna-Logoteta, Cronaca dei vescovi e arch. di R. C., ibid., 7 (1898-99); L. Duchesne, Les Evêches d'Italie et l'Invasions lombarde, in Mélanges d'arch. et d'hist., 22 (1902), p. 109; R. Cotroneo, Storia della cattedrale di R. C., Napoli 1903; F. Lanzoni, La prima introduzione dell'episcopato e del cristiano nella Lucania e nei Bruzi, in Arch. stor. calabrese, 5 (1917), pp. 3-25; Lanzoni, I, pp. 209-20; P. De Nava, Conventi di monaci e di monache in R. nei malconce e nell'età moderna, in Bruttium, 19 (1940), p. 3; id., L'antica cattedrale, ibid., 20 (1941), p. 7; id., L'antica cattedrale, ibid., 20 (1941), p. 7; id., L'antika cattedrale, ibid., 20 (1941), p. 7; id., L'antika cattedrale, ibid., p. 7; id., L'antika cattedrale, ibid., p. 7; id., L'antika catteredale, ibid., p. 7; id., L'antika catteredale, ibid., p. 7; id., L'Antika catteredale, ibid., p. 7; id., L'Antika catteredale, ibid., p. 7; L'Antika catteredale, ibid., p. 7; L'Antika catteredale, ibid., p. 7.