RENDITA. - reddito (v.), con in più un accentuato carattere di gratuità, di certezza, o di costanza nella misura, che generalmente il reddito non presenta. Però tra gli studiosi vive tuttora il significato che il termine ebbe nell'economia classica del primo periodo (fisioteratico e smithiano), e che risente dell'origine inglese della parola: rent, affitto dei terreni. In questo senso la r. è specifica della terra (r. fondiaria), e non è da confondere, ma da sommare, con qualsiasi reddito di lavoro o di capitale spesi nel miglioramento o nella coltivazione dei terreni. La r. venne fatta dipendere dalla fecondità naturale del suolo e A. Smith scrisse che «nell'agricoltura la natura lavora insieme con l'uomo»; il suo contributo rappresenta spesso la terza parte, e mai meno della quarta, del prodotto complessivo.
Ciò non poteva accettare il Ricardo, autore della AMORE (v.) essenzialmente dal lavoro e dal costo di produzione; egli, dal fatto che in Inghilterra ai suoi tempi anche terreni incolti trovavano locatari (l'esperienza del Carey in America era del tutto diversa e conduceva a deduzioni opposte), immaginò la sua famosa teoria sulla r. fondiaria, che venne discussa per oltre mezzo secolo tra gli economisti. Secondo questa teoria la r. è un guadagno differenziale che i proprietari terrieri più fortunati (per fertilità del suolo, irrigazione naturale, vicinanza ai mercati di consumo, densità di popolazione agricola, o altro) godono nei confronti dei meno fortunati, a causa dei maggiori costi di produzione che questi incontrano rispetto ai primi, mentre i prezzi di mercato dei prodotti si modellano sui costi più elevati.
Il concetto venne poi esteso dal campo agricolo a tutte le produzioni originarie, e taluno volle applicarlo a ogni specie di produzione: ma la estensione tornò a scapito della esattezza e dell'efficacia. È, infatti, fatale che le situazioni più favorevoli siano generalmente le prime ad essere sfruttate, e poi a mano a mano lo siano quelle meno favorevoli: e che ciò, innalzando via via i costi di produzione per i nuovi impianti (ad es.: idroelettrici), e di conseguenza i prezzi di vendita per tutti, costituisce uno speciale guadagno per le situazioni più favorite dalla natura o dalle qualità personali (inventori). Tale condizione si consolida in una specie di staticità per il fatto che non è facile disinvestire capitali e trasferire mano d'opera dall'industria di minor profitto per fare la concorrenza a quelle che nella medesima epoca consentono un profitto maggiore: onde i concetti di r. positiva, o privilegiata, e di r. negativa o di sfavore.
Nell'industria manufatturiera, però, la r. è un fenomeno più raro e di carattere temporaneo, in quanto i prezzi si modellano generalmente sui costi di produzione più bassi invece che su quelli più alti. È anche da notare che la r. fondiaria aumenta con la popolazione (H. George) e con le misure protezionistiche, mentre viene frenata sia dalla colonizzazione di nuove terre, sia dal perfezionamento dei trasporti, sia dal progresso scientifico e tecnico dell'agricoltura.
La scuola dell'equilibrio generale economico di Walras e di Pareto (ogni fenomeno economico influisce su ciascuno degli altri e ne è influenzato) considera sorpassato il concetto ricardiano: la r. si forma per qualsiasi impiego di lavoro o di capitale, in specie nelle industrie estrattive, e la r. fondiaria fu soltanto quella che si offrì per la prima all'osservazione, e con caratteri di maggiore evidenza. Essa non costituisce, del resto, un elemento del prezzo, ma ne è una conseguenza.
Ai fenomeni sopraccenati di r. oggettiva, la cui causa è da ricercare nelle situazioni reali, si contrappone una r. soggettiva che trae origine dalle persone: si hanno così una r. del consumatore e del risparmiatore, guadagno differenziale che è possibile lucrare acquistando prodotti, servizi o redditi a prezzi inferiori a quelli che si era disposti a pagare; e una r. monopolio (v.), che deriva non tanto dal poter vendere a prezzi più alti, quanto dal produrre, per situazioni particolari, a prezzo più basso della generalità.
La costituzione di r. o la r. vitalizia riguardano contratti nei quali la cessione irrevocabile di beni obbliga il cessionario a corrispondere al cessionante, per un tempo determinato, o vita natural durante, oppure in perpetuo agli eredi, una prestazione annua di denaro, derrate, sussistenza o servizi.
Molto si è discusso e si discute sulla legittimità della r., perché non dipende da lavoro ed è causa di plus-valore. Su questo si basano le scuole avverse al diritto di proprietà per negare che la terra possa appartenere a privati proprietari, preesistendo essa al lavoro: ciò che rende necessario il riconoscimento del diritto del primo occupante o di un usurpatore e l'ammissione di un monopolio, difficile peraltro da giustificare in linea di diritto. Da qui la tendenza alla socializzazione della terra, con antichi e vasti esperimenti che riguardano: a) la soppressione del carattere di perpetuità della proprietà fondiaria (Walras) e l'adozione di contratti di concessione temporanea (v. ENFITEUSI); b) una imposta progressiva con il tempo, destinata ad assorbire il plus-valore (Stuart-Mill, H. George); c) la democratizzazione della proprietà fondiaria attraverso lo smembramento delle proprietà maggiori, facilitando l'accesso alla piccola proprietà del più gran numero di proletari.