SANTA MARIA DI GROTTAFERRATA, BADIA GRECA DI

SANTA MARIA DI GROTTAFERRATA, BADIA GRECA di. - Sorge tra i colli Tuscolani ed Albani ai piedi del Monte Cavo, a ca. 18 km. da Roma sull'antica Via Latina.
SANTA MARIA DI GROTTAFERRATA, BADIA GRECA di. - Sorge tra i colli Tuscolani ed Albani ai piedi del Monte Cavo, a ca. 18 km. da Roma sull'antica Via Latina.

La sua fondazione risale al 1004, per opera di s. Nilo di Rossano, il quale, dopo aver organizzato la vita cenobitica orientale nella sua nativa Calabria, risalì nella Campania e venne poi nel Lazio, accolto dal conte Gregorio di Tuscolo, che gli concesse quella vasta zona di terreni che formavano il Tusculanum di Cicerone. Ivi esistevano, e in parte esistono tuttora, grandiosi avanzi di villa romana dell'epoca repubblicana. Il più importante per la storia della badia è un doppio ambiente in opus qua-dratum, che in origine costituiva una cella sepolcrale della villa. Trasformata in oratorio cristiano fin dal primo medioevo ad uso dei pochi abitanti della zona, come si rileva da tracce di decorazioni e graffiti greci, assunse il nome caratteristico di «Crypto ferrata» per le finestre romane a doppia inferriata, tuttora esistenti, su ogni parete. Il documento più antico che riporta questo nome è una bolla di Benedetto IX del 1037. Intorno a quel modesto oratorio campestre, e utilizzando i resti di altre costruzioni romane, sorse il cenobio e la chiesa, che venne portata a compimento da s. Bartolomeo, terzo successore di s. Nilo, e consacrata dal papa Giovanni XIX dei Conti di Tuscolo il 17 dic. 1024; è dedicata alla Ver-gine S. ma sotto il titolo di S. M. di G., la cui antica icone troneggia nel tempio, ove richiama numerosi fedeli. I sommi pontefici concessero alla badia privilegi e donazioni, riguardando sempre con benevolenza questa istituzione monastica greca, sorta alle porte di Roma pro-

S. MARIA DI GROTTAFERRATA

SANTA MARIA di GROTTAFERRATA, BADIA GRECA di - Il Salvatore in trono fra la Vergine e s. Giovanni. Ai piedi l'abate di S. M. di G. Musiaco del sec. XIII - Grottaferrata.

Santo Maria di Grottaferrata, Badia Greca di - Il Salvatore in trono fra la Vergine e s. Giovanni. Ai piedi l'abate di S. M. Di Musiaco del sec. XIII - Grottaferrata.

Santo Maria di Grottaferrata, Badia Greca di - Il Salvatore in trono fra la Vergine e s. Giovanni. Ai piedi l'abate di S. M. di Musiaco dell'ordine. Da allora la storia della Badia di S. M. di G. si identifica con quella della Congregazione basiliana d'Italia (v. BASILIANI D'ITALIA (ITALO-GRECI)). Benedetto XIV con la cost. apost. Inter multa del 24 apr. 1747 e Leone XII con la lettera apost. Inter coetera del 12 nov. 1824 avevano già fissato che fosse seguito il rito latino per la cura delle anime da uno dei monaci e da un cooperatore. Il papa Leone XIII, con decreto in data 12 apr. 1882 della S. Congregazione di Propaganda per gli affari di rito orientale, richiamò a nuova vita il rito greco nell'abazia. La stessa S. Congregazione col decreto Iannidutum in pari data stabili che la parrocchia latina venisse affidata a un sacerdote di rito latino. e col decreto Quanta Romanorum del 19 maggio 1929 separò la parrocchia greca da quella latina (AAS, 22 [1930], pp. 134-137). Pio XI con la cost. apost. Perpetuum Cryptaefrorata coenobium del 26 sett. 1937 creò l'abazia nullius distaccandone il territorio dalla diocesi suburbana di Frascati, estabili che l'ordinario fosse l'archimandrita pro tempore della Congregazione d'Italia dei Monaci basiliani (AAS, 30 [1938], pp. 183-85). In questi ultimi decenni, col rinnovamento dell'indirizzo morale della Badia, volto con speciale riguardo agli studi e all'apostolato orientali, si sono effettuati anche importanti restauri al campanile e alla chiesa, ridandole all'esterno tutto lo splendore primitivo, e si è ricostruito il nartecce, ove è stato collocato l'antico fonte battesimale marmoreo, molto ammirato per i bassorilievi e il simbolismo delle sculture del Mille. Oltre che alla chiesa, l'attenzione degli studiosi è stata sempre, come anche al presente, rivolta alla Biblioteca, per la sua preziosa raccolta di manoscritti greci, soprattutto liturgici e di musica bizantina, da cui i monaci traggono i canti per le divine ufficiature. Particolare interesse suscitano inoltre i codici miniati, i manoscritti autografi di s. Nilo con scrittura tachigrafica propria del Santo, che poi venne seguita dal suo discepolo. L'Eudogio si usato dai Padri del Concilio di Firenze, il codice di Manuele Paleologo rilegato in velluto azzurro con l'aquila bicipite bizantina e il monogramma dei Paleologi ricamati in argento, la raccolta delle poesie di Cristoforo Mitileneo, il poema epico Digenis Akritas, ecc. Connesso con la Biblioteca è il laboratorio di restauro del libro antico, istituito nel 1930.

Importante, poi, per la storia antica e medievale della zona sono le raccolte di epigrafi, cippi, sculture, elementi architettonici e decorativi dell'epoca romana e cristiana, disposte nelle sale a pianterreno del Palazzo vorreviano; e per l'origine del cristianesimo nel Tuscolano, le catacombe del IV sec. al decimo miglio dell'antica Via Latina, scavate nel 1922-13 a cura dei monaci e nel 1918-19 dalla Pont. Commissione di archeologia sacra.

BIBL.: A. Rocchi, De coenobio Cryptoferraterni ciuque biblioth. comment., Tuscolo 1893; id., La baia di G., 2a ed., Roma 1904; P. F. Kehr, Italia pont., II, Berlino 1907, pp. 41-45; S. Kambo, G. e il Monte Cavo, Bergamo 1922; A. De Waal, Zur neunten Säkularfeier der Abtei von G., in Röm. Quartalschr., 18 (1904), pp. 225-34; G. F. Tomassetti, La campagna romana, IV, Roma 1926, pp. 279-346; La badia di G., ecc. (numero unico), 1913; Cottineau, I, coll. 13-50; M. De Vita, I resti romani sotto la badia di G., in Bull. della Com. arch. com. di Roma,

1833 S. MARIA DI GROTTAFERRATA - SANT'ANDREA E EDIMBURGO 1834

71 (1943-45). pp. 45-51; C. Cecchelli, L'etimologia criopteralense, Roma 1946. Teodoro Minisci

ARTE. - L'edificio è opera di architettura romanico-romana, permeata di elementi evidenti fra l'altro nella decorazione esterna ad architetti, con motivi di gusto bizantino, come nei bellissimi rilievi della incorniciatura marmorea della Porta Aurea. L'interno, eccettuata l'ossatura, ha subito una completa trasformazione. Il card. Alessandro Farnese costruì il soffitto ligneo a lacunari (1575) e nel 1610 ca. il card. Odoardo Farnese trasformò completamente la Cappella dei SS. Nilo e Bartolomeo. Ma il rifacimento più disastroso avvenne nel 1754, quando il card. Guadagni chiuse le colonne entro pilastri e coprì le antiche pitture con medaglioni ed ornati di stucco. Infine nel 1843 il card. Matti addossava all'atrio la chiesa latina. La torre campanaria, del tipo dei campanili romanici romani, sorge sopra un piccolo ambiente che è forse quell'oratorio dei secc. v-vi, ricordato come il primitivo nucleo del Santuario; innalzata nel sec. XII, essa venne radicalmente restaurata nel 1910-1913. Notevoli opere sono nel nartace: l'urna battesimale con rilievi di scene di pesca (secc. xi-xii); la già ricordata Porta Aurea con imposte lignee (secc. xi-xii) e, sul timpano, il musaico con Cristo in trono, la Vergine, s. Giovanni e un offerente (l'abate Bartolomeo) datato al sec. xi; nell'interno, entro la marmorea cattedra di scuola berniniana (1665), è la Madonna di Grottaferrata, tavola di forme bizantine piuttosto tardo (sec. xiii). Nell'arco trionfale, il musaico della Pentecoste bizantino nello stile e nell'iconografia, probabilmente eseguito da musacisti venuti da Venezia agli inizi del sec. xiii (Toesca). Al di sopra, l'affresco con la Trinità scoperto sotto il soffitto a cassettoni nel 1904, insieme con le poche reliquie delle Storie di Mosè sulle pareti laterali (fine sec. xiii). Infine la Cappella dei SS. Nilo e Bartolomeo con storie della vita dei due santi, condotte a fresco dal giovane Domenico, chino (1610) e restaurate nel 1819 da G. Candida sotto la guida di V. Camuccini. Sull'altare, la Madonna fra i SS. Nilo e Bartolomeo, opera tarda di Annibale Carracci.

La chiesa di S. Maria, nucleo dell'Abbazia di S. Nilo, è al centro di una potente cinta bastionata eretta per conto di Giuliano della Rovere, abate commendatario, si disse dal Bramante, ma più probabilmente dal Sangallo o da Baccio Pontelli. Degli stessi tempi sono il bel chiostro e il Palazzo abbaziale, terminato agli inizi del sec. xvi con affreschi, all'interno, della scuola degli Zuccari. - Vedi tav. CXIX.

BIBL.: A. Rocchi, La Badia di G., Roma 1884; P. Toesca, Natizie della Badia di G., in L'Arte, 1904, fasc. VI-VIII, p. 317; P. Guidi, Come risorge la Badia di G., Roma 1917; S. Kambo, G. e il Monte Cavo, Bergamo 1922; R. van Marle, The development of Italian Schools of Painting, I., L'Aia 1923, pp. 243, 422, 423; H. Voss, Die Malerei der Barock in Rom, Berlino 1924, pp. 194, 195, 202, 208; P. Toesca, Storia dell'Arte, I., Il medioevo, Torino 1927, passim, V. indice; E. B. Gurrison, Italian Romanesque panel painting, Firenze 1949, n. 87, p. 57. Luciana Ferrara