SANTITÀ DELLA CHIESA. - Una delle proprieità della Chiesa, da cui tutte le altre in certo modo promanano. La s. d. C. è una verità di fede, formulata già nel più antico Simbolo di fede, detto Apostolico, tanto nella redazione orientale che in quella latina. Il II Concilio ecumenico (Costantinopoli, a. 381) l'ha solennemente proclamato dogma (Denz-U, 86).
I. DOCUMENTI DELLA RIVELAZIONE
La s. d. C. predetta già dal Vecchio Testamento (Ps. 71, 7; Is. 2, 2; Ier. 31, 31 sqq.; Ez. 11, 27-20) viene riaffermata nel Nuovo.Gesù Cristo. Fondatore e Capo della Chiesa (Io. 10, 36; Act. 13, 33), come Dio, è la s. infinita, la s. sussistente, che coincide con ciò che è il fondamento ultimo di ogni s. : la pienezza dell'Essere divino, l'atto puro. Chi fondò la Chiesa nei suoi elementi essenziali, chi formò gli Apostoli, che sono la gerarchia della Chiesa, chi insegnò le verità dogmatiche e morali, possiede tale insauribile s. che scaturisce dall'Unione Ipostatica e si spande sulla Chiesa, che è opera sua. Santo è il suo Vangelo che non si deve esporre agli impuri (Mt. 7, 6); santa è la sua verità, Santificali nella verità, la tua pa
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sola è verità» (Io. 17, 17); «La grazia e la verità sono venute mediante Gesù Cristo» (ibid. 1, 17). Da Gesù Cristo scaturisce, mediante la gerarchia e il ministero sacerdotale, il «perfezionamento dei santi» (Eph. 4, 12). Cristo-Capo santifica la Chiesa-Corpo (ibid. 5, 26; Hebr. 2, 11). La Chiesa è una «nazione santa» (I Pt. 2, 9). Tale flusso costante delle grazie avviene mediante lo Spirito Santo, anima della Chiesa, il quale distribuisce i tesori della vita soprannaturale, ispira i pastori di anime perché le loro parole e azioni siano santificatrici, custodisce la Chiesa nell’integrità della sua costituzione e della sua dottrina.
I Padri e i Dottori della Chiesa esaltano con eloquenza la s. della Sposa di Cristo, soprattutto s. Cipriano (De unitate Ecclesiae, cap. 6; PL 4, 502): «Adulterari non potest sposa Christi»), s. Agostino («Sanctam Ecclesiam, matrem vestram... honorare, diligite, praedicare», Serm. 214, 11; PL 38, 1071).
II. NATURA DELLA S. D. C. – La s. d. C., per quanto misteriosa nella sua essenza, non è solo lamente una proprietà, ma anche una «nota», che permette di riconoscere fra tutte l’unica vera Chiesa di Cristo. Occorre però distinguere tra la s. dei principi (strumenti e mezzi di santificazione) o s. «attiva» e la s. dei membri della Chiesa o s. «passiva».
Perché la Chiesa possa essere chiamata santa nei suoi membri, non è necessario che la maggior parte dei suoi figli vivano una intensissima vita soprannaturale, è sufficiente che i membri, che vivono seriamente la vita cristiana, costituiscano un numero considerevole e che fioriscano in essa, sempre, anime di una s. eroica. La storia ha registrato sempre accanto ai tiepidi un rilevante numero di cattolici appartenenti a tutte le categorie sociali, insigni per fede e per virtù, anzi un discreto numero di veri santi. Purtroppo il male e i difetti spesso fanno più rumore che il bene e la virtù. Ciò rende meno facile porre sotto gli occhi dei dissidenti la s. d. C. considerata nella vita dei suoi membri. Conviene invece insistere sulla s. dei principi (nel senso largo del termine) che attingono l’essenza stessa del cattolicesimo e ad esso direttamente o indirettamente si riferiscono.
La Chiesa è santa nella sua natura, nella sua costituzione. Cristo ha voluto che il Corpo Mistico sia a lui conforme, e quindi, in tutta la sua estensione, continuare dell’opera di salvezza (Io. 20, 21 e 17, 18). Se nel Capo la divinità abita corporalmente, altrettanto deve avvenire in tutto il corpo; la Chiesa è un solo corpo (umano, sociale, visibile, a tutti accessibile) e un solo spirito (Eph. 4, 4-6). Mediante la conformità al Verbo Incarnato essa raggiunge la massima partecipazione alla vita divina (II Pt. 1, 4). La Chiesa è dunque santa, perché, sempre fedele alla sua costituzione umano-divina, ha sempre suscitato dal suo seno numerosi martiri, «testimoni» di tale costituzione. Fuori della Chiesa, invece, non si trova nulla di simile; tanto le denominazioni protestantiche quanto le comunità dissidenti orientali non formano un corpo, del quale si possa dire che è divino e perfettamente umano, e una sola società perfetta.
La Chiesa è santa nei suoi dogmi che sono tutti «generatori di pietà» (Tanqueray) specialmente quelli respinti dalle confessioni dissidenti. Tale, p. es., è il dogma dell’Immacolata Concezione (v. d) Maria, che è l’espressione di una verità, che da secoli nutre la pietà cattolica; il dogma del Purgatorio (v. c) che santifica i fedeli ispirando loro sentimenti di ammirazione per la sapienza, la giustizia e la misericordia di Dio e mette in evidenza la verità tanto salutare che lo «stato di vita» (status via) finisce con la morte e che dopo non è più possibile né meritare né convertirsi. Altrettanto occorre dire di molti altri punti di dottrina specificamente cattolici, ai quali i dissidenti altro non sanno opporre che negazioni sterili per la santificazione.
Le verità definite del primato (v. e) dell’infallibilità (v. p) pontificia esigono uno spirito di obbedienza generosa, libera da ogni considerazione umana, fondata su una vita intensa di fede. Ora, per testimonianza concorde di tutti i maestri di spirito, anche di quelli separati dalla Chiesa cattolica, l’obbedienza è virtù base, indispensabile, che dà consistenza a tutte le altre, preserva dalle illusioni e conduce direttamente alla santità. L’obbedienza dà origine all’umiltà, altra virtù fondamentale, la quale dispone l’anima all’infusione della Grazia santificante. Presso gli accattoli, niente rimane che possa sostituire l’efficace influsso esercitato dall’obbedienza al romano pontefice. Non rimangono che divisioni sempre più profonde, infiacchimento progressivo dello spirito di carità. Fuori del cattolicesimo, l’esercizio della virtù dell’obbedienza in tutta la sua pienezza evangelica è impossibile, non essendoci un’autorità che abbia il diritto di esigerla.
I Sacramenti (v. s) sono ritiri istituiti dal Salvatore come mezzi di santificazione; possono produrre i loro effetti anche negli cattolici, perché sono sempre Sacramenti della Chiesa; ma è solo la Chiesa cattolica che vigila sul loro carattere sacro, sulla loro inviolabilità; per questo essa non ammette il divorzio (v. c) che è un vero attentato al Sacramento del matrimonio, né permette la violazione del segreto confessionale: ciò, invece, doveva farsi in certi casi nella Chiesa russa fin dall’epoca di Pietro il Grande. La Chiesa cattolica fa tutto quanto sta in suo potere affinché l’azione benefica dei Sacramenti raggiunga il maggior numero di anime sparse in tutto il mondo: la sua cattolicità è un aspetto della sua s. Nella Chiesa cattolica l’Eucaristia, fonte di ogni s., è l’oggetto di un culto intenso e perpetuo; essa è il centro vivente della vita soprannaturale del cattolico fervente. Tutto ciò manca, ordinariamente, ai protestanti. Presso gli Orientali non uniti c’è ancora la vera Comunione, ma fuori della Messa il culto del S. Marco Sacramento quasi scompare per il prevalere del culto delle iconi e delle reliquie, la Comunione frequente è rarissima. La Chiesa è santa, inoltre, perché osserva e fa valere la legge divina naturale; anche perché non si è staccata dalla Chiesa dei primi tempi, ossia per la sua apostolicità.
Per ben comprendere quali sono i fattori vitali della s. d. C., occorre non perdere di vista l’eterna opposizione esistente tra la s. e l’imperia, tra la Chiesa e le «porte dell’inferno». L’imperia cosciente, radicale, formale, odia e combatte tutto ciò che nelle comunità cristiane è voluto da Dio come strumento di santificazione, e favorisce tutto ciò che può nuocere alla vita soprannaturale, alla s. Secondo quanto Gesù Cristo ha predetto (Mt. 16, 18; Lc. 31, 32), le potenze dell’inferno si scagliano principalmente, anzi, unicamente, contro la Chiesa fondata su Pietro; nelle confessioni dissidenti l’imperia non attacca che quanto c’è ancora di santo, di cattolico. In tutti i tempi e in ogni luogo, l’ateismo militante e l’immoralità più varia hanno condotto una guerra senza quartiere contro il papato, alleandosi in pari tempo con tutte le religioni o confessioni cristiane nella lotta contro la S. Sede. Attualmente la guerra contro «il Vaticano» è il punto centrale e dominante di tutta l’azione antireligiosa dell’ateismo che favorisce con tutti i mezzi lo spirito antiromano degli acattolici. La tragedia di certe confessioni cristiane dissidenti consiste nel fatto che, mentre da una parte condividono con il cattolicesimo l’onore di essere perseguitate dall’irreligione, dall’altra, ad essa si uniscono nella lotta contro la Chiesa.
III. OBIEZIONI
I. La Chiesa cattolica non è santa perché tollera grandi peccatori. Si risponde che la Chiesa non è santa soprattutto per le azioni umane dei suoi membri, ma in quanto è istituzione e società perfetta, che con i suoi principi santificatori si oppone al cattivo uso della libertà. In questo modo, la Chiesa è santa nel senso che conduce alla perfezione coloro che le si mostrano docili; assicura le ascensioni spirituali, educa e trasforma coloro che non le fanno opposizione. La Chiesa nascente santificata dalla forza del suo Fondatore ebbe debolezzine e difetti in mezzo agli stessi Apostoli, dai quali uscì persino Giuda. La Chiesa con tutti i suoi mezzi di santificazione è la mano di Dio che si piega verso l’umanità decaduta per rialzarla e salvarla. La Chiesa è una madre infinitamente buona, piena d’amore, la quale fa tutto il possibile per salvare i suoi figli che sono deboli e peccatori.1873 SANTITÀ DELLA CHIESA - SANTITÀ DI CRISTO E DI MARIA 1874
2. Nella Chiesa cattolica tutto scaturisce dal papa; ma molti «papi furono grandi peccatori, incapaci di dare agli altri una santità che essi non possedevano affatto.
Che ci siano stati papi indegni, lo si ammette. Ma negli ambienti anticattolici si esagera assai, sia quanto al numero sia quanto alle loro debolezze; e, quel che più conta, ci si inganna completamente vedendo in certi papi indegni quasi un elemento imputabile al cattolicesimo; la verità sta proprio dalla parte opposta. I cattivi papi erano le creature di un cesaro-papismo principesco o imperiale, il risultato di un indebolimento momentaneo del papato, una infiltrazione di principi opposti ai principi cattolici. Man mano che l'idea cattolica di un papato indipendente si affermò nei conclavi, il livello morale dei papi automaticamente si innalzò. Inoltre, la santità-grazia derivò non dal papa, ma da Cristo-Capo e dal suo Spirito santificatore; il papa non è che uno strumento di cui si serve Dio per manifestare la sua volontà e comunicare la sua Grazia. La santità non viene dai superiori ecclesiastici, ma dall'obbedienza verso Dio, che agisce mediante le loro persone. Numerosi sono i santi che divennero tali con l'obbedienza a superiori imprudenti, di vedute certe e di comune valore morale. L'obbedienza ai papi, anche se imperfetti, dà a coloro che la compiono lumi sopranaturali e suscita in essi slanci di santità.
3. I dissidenti, in particolare gli Orientali, hanno molti santi, persino taumaturghi; perciò la santità non è una nota distintiva della cattolicità.
Si concede volentieri che in mezzo ai dissidenti ci siano stati asceti di intensa vita soprannaturale; ma tali asceti non si nutrivano di dottrine anti-romane, ma di elementi del cattolicesimo ancora rimasti nelle chiese separate (dogmi cattolici, Sacramenti, riti anteriori alla separazione, scritti dei Padri della Chiesa); erano pertanto in buona fede, praticavano la religione nell'impossibilità di conoscere la vera Chiesa; per questo, la Grazia di Cristo-Capo, che è la Grazia della Chiesa cattolica, non li abbandonava; tali santi dissidenti riconosceranno in Cielo che la Chiesa cattolica è la loro madre.