SATIRE MÉNIPPÉE, - Libello politico francese in forma di satira, il cui titolo fu ripreso dall'omonima opera varroniana. Fu pubblicato per la prima volta a Tours nel 1594.
La S. M. non fu opera di un solo, bensì di un gruppo di borghesi parigini, capeggiato da un consigliere ecclesiastico al Parlamento, J. Gillot. Gli appartenenti al gruppo erano tutti aderenti al partito dei moderati, e pertanto oppositori della Lega, ritenuta strumento d'intrusione straniera nelle cose di Francia. Fine politico del libello era la riconciliazione nazionale sotto l'autorità di Enrico IV. Lo spunto satirico era stato tratto dagli Stati Generali del 1593, ove erano emersi l'intrigo spagnolo e lorenese, nonché gli interni dissensi che minavano il partito della Lega. La parte essenziale dell'opera, che è una vivace mescolanza di versi e prosa, è costituita dalle arringhe degli oratori ai detti Stati Generali. Di tali oratori, quelli del 1° e del 2° Stato vi sono tratteggiati quasi comicamente, in una cornice aspramente satirica del costume politico e sociale dell'epoca. Nell'arringa del rappresentante del 3° Stato, M. d'Aubray, si risolve la tesi del libello, attraverso la parola di un uomo intelligente e di buon cuore, che profila un quadro sentitamente vissuto delle miserie di Parigi e lancia un caldo appello alla concordia nazionale.
Tale satira ha superato in successo ogni altra produzione politico-letteraria francese del sec. XVI, pur non senza suscitare aspre critiche di carattere politico e morale.
BBL.: ed. princeps, di J. Mettayer, Tours 1594; ed. di Ch. Labitte, con notizie sugli autori, Parigi 1811; ed. critica a cura di J. Franck, Oppeln 1884; F. Giroux, La composition de la t. m., Laon 1904.