SCHALL VON BELL, JOHANN ADAM

SCHALL VON BELL, JOHANN ADAM. - Gesuita, missionario in Cina ed astronomo, n. a Colonia il 1° maggio 1592, m. a Pechino il 15 ag. 1666. Entrato nella Compagnia di Gesù il 21 ott. 1611 e ordinato sacerdote, partì da Lisbona verso la Cina il 16 apr. 1618. Arrivò a Macao il 15 luglio 1619 e vi restò fino all'autunno 1622, quando, finita la persecuzione, poté recarsi a Pechino dove giunse il 25 genn. 1623.

Appena imparata la lingua, nel 1627 fu mandato come missionario a Sian, nello Shensi, donde nella seconda metà del 1630 venne richiamato a Pechino per la correzione del calendario. Un grosso errore di calcolo dell'eclissi solare del 21 giugno 1629 da parte degli astronomi cinesi aveva spinto l'Imperatore ad affidare la correzione del calendario ai Missionari coadiuvati da due insigni cristiani, il dott. Paolo Siücoamcchi (Hsi Kuang-ch'i) e il dott. Leone Licezao (Li Chih-tsao). Per questo il p. S. fu richiamato dallo Shensi e il p. Giacomo Rho milanese, dallo Shansi e in un quinquennio, aiutati da una dozzina di letterati cristiani, i due missionari pubblicarono una collezione di ca. 150 volumetti di matematica in cinese. Il 28 febbr. 1634 presentarono all'Imperatore il primo calendario corretto secondo i metodi occidentali. Mortì i due colleghi cinesi (1630 e 1633) ed il Rho (1638), lo S. continuò ed ampliò l'opera sua, costruendo strumenti di astronomia, di ottica, di idraulica, di musica e perfino di artiglieria, fondendo cannoni per respingere le incursioni dei Mancesi. Col trionfo di questi nel 1644, S. non perdé il favore di cui aveva goduto sotto l'ultimo imperatore dei Mim o Ming; prima della fine di quell'anno S. fu nominato presidente dell'Ufficio di astronomia malgrado le sue proteste. Alessandro VII il 3 apr. 1664 dichiarò « vivace vocis oraculo » che, date le circostanze, era lecito allo S. di accettare simile onore, nonostante la sua professione di quattro voti e i relativi dubbi dei suoi confratelli. Quanto poi all'inserzione nel calendario dei giorni fausti o infausti e di alcune particolarità superstiziose, lo S. dovette provare che egli non era responsabile che della parte puramente scientifica della compilazione del calendario. In situazione delicata si trovò quando gli fu conferita (1658) la dignità di mandarino di prima classe, per la quale dovevano venir nobilitate tre generazioni prima di lui e tre dopo; perché questo fosse possibile, egli, per volere dell'Imperatore, dovette adottare come figlio il figlio di un suo servo, imprudenza di

la popolazione cattolica dei Paesi Bassi nella vita politica nazionale, dalla quale era stata ributtata in seguito alla Riforma. Senza aver mai fatto parte di nessun ministero, rimase fino alla morte l'incontestato leader ed emancipatore dei suoi correligionari, che riunì in un solo partito politico e come suo capo spirituale iniziò poi (malgrado una forte opposizione interna) la cosiddetta politica di coalizione con i partiti

cui lo S. chiese pubblicamente perdono un anno prima della sua morte. Questa imprudenza nel 1751 verrà calunniosamente sfruttata dall'apostata ex-cappuccino N. Platel.

Pur occupandosi di studi scientifici, lo S. trovò tempo e modo di fare opera di vero missionario alla corte. Egli incominciò a convertire tre eunuchi. Poiché le dame di palazzo non uscivano mai fuori della « città interdetta », e nessuno poteva parlare con loro eccetto gli eunuchi, S. si serviva di questi tre eunuchi cristiani per giungere fino a loro. Una cappella della B. Vergine fu eretta nel recinto del palazzo imperiale ed in essa pregava nel 1642 una singolare comunità quasi religiosa di una cinquantina di ferventi dame cristiane sotto la direzione di una superiore. Attraverso gli eunuchi e le dame cristiane, S. mirò alla conversione dello stesso Imperatore. Scioence (Shuh Chih), primo Imperatore mancese, ebbe grande dimestichezza con lo S., e andava a visitarlo una ventina di volte all'anno trattenendosi familiarmente con lui; lo S. ne approfittava per dare utili consigli al giovane Monarca tanto che si è potuto asserire che, dal 1651 al 1661, S. fu quasi come un reggente di Cina. Istruito delle verità della fede, l'Imperatore avrebbe potuto convertirsi se non fosse morto quasi improvvisamente a 23 anni nel 1661.

Questa morte dette agli avversari dell'astronomia europea l'occasione di abbandonarsi a una campagna di diffamazione che sfociò nella persecuzione del 1664, di cui l'istigatore principale fu un maomettano di nome Iamcoamsien (Yang Kuang-hsien) che si spacciava per astronomo. Questi accusò S. di alto tradimento e di aver introdotto una religione pernicioso e un'astronomia falsa. Dopo un processo e una prigionia di sette mesi, lo S. il 15 apr. 1665 venne condannato ad essere tagliuzzato in minuti pezzi; invece venne finalmente liberato il 18 maggio ma morì un anno dopo, il 15 ag. 1666. Quando l'anno seguente il giovane Camsci (Kanglui) prese in mano il governo, egli ordinò la revisione del processo e approvò la sentenza della piena riabilitazione di S. e della decapitazione del suo rivale, graziato poi a causa della sua vecchiaia.

BIBL.: H. Cordier, Bibliotheca Sinica, II, Parigi 1905; col. 1094; id., Suppl., 1924, col. 3679; L. Pfister, Notices biographiques et bibliographiques sur les jénuites de l'ancienne Mission de Chine, Sciangai 1932-34, pp. 162-82; A. Vath, J. A. S. von Bell, S. J., Colonia 1933; M. Barbera, Il p. G. A. S., in Civ. catt., 1934, IV, pp. 255-63, 358-66; P. Pelliot, in T'oung Pao, 31 (Leida, 1934-35), pp. 178-87. Pasquale D'Elia
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“SCHALL VON BELL, JOHANN ADAM.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 42. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/schall-von-bell-johann-adam.