SECONDIANO, vescovo di SINGIDUNO. - Nel 366 era ancora prete e seguace di Ursacio e Valente, come appare dalla lettera da questi diretta a Germinio vescovo di Sirmio (CSEL, 65, p. 180).
Creato vescovo, fu giudicato e condannato come omoiano nel 378 a Sirmio, ma si appellò all'imperatore Graziano, chiedendo di essere giudicato ed ascoltato in un concilio generale, che si poté adunare solo nel 381 ad Aquileia, sotto la direzione di s. Ambrogio. Nonostante le sue tergiversazioni, S. fu smascherato come eretico e condannato.
Bibliografia4 opereTillemont, X, p. 126 sgg.; Hefele-Leclercq, II, pp. 49-51; Mansi, III, pp. 600-32; Fliche-Martin-Frutz, III, p. 288 sg.
BIBL.: Tillemont, X, p. 126 sgg.; Hefele-Leclercq, II, pp. 49-51; Mansi, III, pp. 600-32; Fliche-Martin-Frutz, III, p. 288 sg.
Amore, Agostino. “Secondiano, vescovo di singiduno.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, col. 218. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/secondiano-vescovo-di-singiduno.
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Amore, Agostino. “Secondiano, vescovo di singiduno.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, col. 218. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/secondiano-vescovo-di-singiduno.
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