SELEUCO I, MONOFALMO NICATORE (312-280 A. C.), CHE SOTTO ALESSANDRO MAGNO (V.) COMANDAVA LA CAVALLERIA, EBBE IL GOVERNO DI BABILONIA

SELEUCO I, Monofalmo Nicatore (312-280 a. C.), Alessandro Magno (v.) comandava la cavalleria, ebbe il governo di Babilonia. Partecipò a gran parte delle molte guerre tra i Diadochi, specialmente contro Antigono Monofalmo, rimanendo sempre alleato di Tolomeo. Dopo la vittoria dell'Isso (estate 301 a. C.) su Antigono, Seleuco ebbe l'Armenia, la Cappadocia e la Siria, in cui era SIRIA (v.) con la Palestina, che, però, restò di fatto sotto la sovranità di Tolomeo figlio di Lago. Eliminato il diadoco Lisimaco con la vittoria di Corupedio (282-281 a. C.), Seleuco ne ottenne gran parte del territorio al di qua del Tauro. Fu assassinato da Tolomeo Cerauno nel 280.

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di Lago. Eliminato il diadoco Lisimaco con la vittoria di Corupedio (282-281 a. C.), Seleuco ne ottenne gran parte del territorio al di qua del Tauro. Fu assassinato da Tolomeo Cerauno nel 280.

Gli successi il figlio Antioco I (v.) Sotere (280-261), che lasciò il potere al suo secondogenito Antioco II (v.). Thes; questi, prima di morire, dichiarò erede il rimogenito Seleuco, che aveva già allontanato con la sua madre Laodike, sposando Berenice, figlia di Tolomeo II.
SELEUCO II, detto Callinico (247-266 a. C.), dovette subire la «terza guerra siria» o di «Laodike dal nome della madre» (246-241). Tolomeo III Evergete I (246-221) ottenne un successo completo, riuscendo a conquistare gran parte del Regno seleucida, compresa la capitale.

Nella pace Seleuco non solo dovette riconoscere il dominio lagida in Palestina ed in Celesiria, ma fu costretto ad abbandonare moltissimi punti strategici lungo la costa, SELEUCIANI (v.). Terminata la guerra siria, Seleuco fu impegnato contro il proprio fratello Antioco Ierace, che con l'aiuto della madre Laodike ambiva la costituzione di un regno indipendente in Babilonia.

A Seleuco II successe il figlio SELEUCO III Cerauno, che regnò neppure tre anni (226-223) senza compiere nulla di notevole. Gli successe il GRADO (v.), che regnò dal 223 al 187; sconfitto dai Romani (191) a Magnesia, lasciò un regno imperviato e ridotto nella sua estensione.

SELEUCO IV Filopatore (187-175) ereditò tali condizioni dal padre e non seppe né poté modificarle. Già s. Girolamo (PL 25, 564 sg.), sulla falsariga del testo greco di Dan. 11, 20, definiva il suo regno insignificante. A lui si deve la missione di Eliodoro per saccheggiare il Tempio di Gerusalemme (II Mach. 3, 7 sgg.). L'iniziativa è spiegata dalle sue difficoltà finanziarie; ma personalmente S. si mostrò piuttosto benevolo verso i Giudei (ibid. 3, 3).

A Seleuco successe il fratello Antioco IV (v.) Epifane, che nel suo regno (175-163) adottò una politica ostile contro gli Ebrei. Contro il figlio di costui, Antioco V Epupatore (163-162), insorse il legittimo DEMETRIO I (v.), figlio di Seleuco IV, soprannominato Sotere (162-150), che morì combattendo contro l'usurpatore Alessandro Bala, proclamato re nel 153 dopo lo sbarco in Tole-

maide. Questi a sua volta fu rovesciato dal figlio di Demetrio I, chiamato DEMETRIO II (v.) Nicatore, il quale regnò due volte (145-138 e 129-125), sempre assillato da rivali e da moti irredentistici in varie parti del Regno; la prima volta dovette dividere il suo dominio con TRIFONE (v.), che regnò dapprima come tutore del piccolo ANTIOCO VI Dioniso (145-141) e poi direttamente a proprio nome (141-38); VIZI (v.). Sidete, fratello di Demetrio II, che in quello l'anno cadde prigioniero dei Parti. Queste continue lottie civili per misero l'affermarsi della ribellione dei Macabei (166-166 sgg.) e al tempo di Simone (141 a. C.) la Giudea consegui la completa indipendenza.

Ad Antioco VII (138-129) seguì il secondo regno di Demetrio II, contro cui insorse per istigazione di Tolomeo VII un presunto figlio di Alessandro Bala, cioè Alessandro Zabina (125-123), mentre Cleopatra Tea ucciseva il proprio secondogenito SELEUCO V, figlio di Demetrio II. Il fratello di costui, ANTIOCO VIII Gripo, sconfisse Alessandro Zabina e si proclamò re insieme alla madre; il suo regno (125-96) fu interrotto da una rivolta del fratellastro ANTIOCO IX Ciciceno, che resistette un paio di anni in Antiochia (113-112) ed anche dopo che fu scacciato dalla capitale esercitò una autorità sovrana (112-96) in Celsiria e Fenicia da Damasco, proclamata centro del nuovo Regno. Fra lottie, intrighi e divisioni continue il Regno andava sempre più indebolendosi. Anche Antioco VIII fu ucciso dal cortigiano Eracleone, che proclamò re il figlio dell'ucciso SELEUCO VI e sconfisse Antioco IX, che credeva di potere unificare il Regno. Sia Seleuco VI Epifane che Antioco IX Ciciceno ebbero successori in continua guerra fra di loro. ANTIOCO X Eusebe (95-83), figlio del Ciciceno, lottò con i vari successori di Seleuco VI, ossia ANTIOCO XI Epifane Filadelfo, FILIPPO I Epifane, DEMETRIO III Eucherio, ANTIOCO XII Dioniso. Questa riddle di pretendenti, sempre pronti a dilaniarsi fra di loro, ma intenti ad opporsi ai successi di stranieri e di signorotti locali, terminò nel 65 a. C., quando Pompeo Magno eliminò l'ultimo seleucio, ossia ANTIOCO XIII Asiatico, figlio di Antioco X, dichiarando la Siria provincia romana.

BIBL.: E. Bevan, The house of Seleucus, Londra 1902; A. Bouché-Leclercq, Histoire des Séleucides (323-64 a. C.), 2 voll., Paris 1913-14; G. Corradi, Studi ellenistici, Torino 1929, pp. 224; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, 3° ed., Torino 1938, pp. 53-67; E. Bickerman, Institutions des Séleucides, Paris 1938; Stähelin, Seleucos, in Pauly-Wissowa, 2° serie, II, coll. 1208-16. Angelo Penna