SHAJH AL-ISLĀM

SHAJH al-ISLĀM. - Uno dei tanti appellativi (alqāḍ) islamici che appaiono verso la metà del sec. IV a. H. (= sec. X. a. D.) e che significa, all'incirca, «principe dell'islam». Dapprima applicato come semplice titolo onorifico a 'ulamā' e a mistici di particolare dottrina, si specializzò sempre più al campo dei giurisperiti e fu attribuito a quei mufṭī le cui fatwā godessero di particolare autorità. Nell'Impero ottomano S. al-I. fu il titolo dato al mufṭī di Istanbul, che raggiunse un'importanza politico-religiosa sconosciuta in altri Stati islamici.

L'importanza dello S. al-I. si consolidò specialmente al tempo dei sultani Selim I (m. nel 1520) e Solimano I (fot. Enc. Catt.)

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Sfragistica - Punzone per il sigillo plumbeo pontificio (bolla). Vaticano, Palazzo Pontificio.

(m. nel 1566) quando il mufṭī di Istanbul ottenne una supremazia amministrativa su tutti gli 'ulamā' dell'Impero». Alcuni orientalisti hanno attribuito questa organizzazione gerarchica dei giureconsulti religiosi con a capo lo S. al-I. - la quale non corrisponde alla tradizione islamica che non conosce un «clero» specializzato - a influenze dell'organizzazione episcopale cristiana presente nell'Impero ottomano, agli ordini del patriarca ecumenico. Comunque, era il Sultan che aveva il potere di nominare e destituire lo S. al-I. Nel cerimoniale esso veniva subito dopo il Gran Visir e, oltre al titolo suddetto, portava anche altri pomposi appellativi onorifici quali ad es., «il dottissimo fra i dotti», «mare delle scienze», ecc. Vestiva di solito un qafṭān bianco e un turbante ornato di una fascia d'oro. A differenza degli altri alti funzionari ottomani, di solito ex-cristiani convertiti, i mufṭī e di conseguenza lo S. al-I. appartenevano a vecchie famiglie musulmane, e seguivano, prima di arrivare all'alta carica, regolari corsi di studi nelle madrase (scuole religiose) percorrendo, prima di giungere all'autorità suprema, tutti i gradi della magistratura religiosa. Man mano si formò tutta un'organizzazione di scuole, gradi accademici, tribunali canonici, tutto agli ordini dello S. al-I.

Compito degli S. al-I. fu soprattutto quello di emanare fatwā su questioni di interesse pubblico generale: si citano, ad es., le storiche fatwā autorizzanti la guerra contro l'Egitto (1516), la guerra contro Venezia (1570). L'uso del bere caffè (poco tempo innanzi considerato il-lecito per fatwā di un precedente S. al-I.), l'istituzione di tipografie (1727), ecc. Benché gli S. al-I. fossero in generale facilmente obbedienti ai voleri dei loro signori. I sultani, pure non mancarono coraggiosi «non licet» come la fatwā di Abū 's-Su'ūd (m. nel 1574) contro l'idea di convertire a forza tutti i cristiani e quella di Es'ad Effendi contro i massacri di principi ottomani. L'istituzione dello S. al-I., che negli ultimi tempi della sua esistenza era servita di appoggio alla più reazionaria politica dei sultani ottomani, fu abolita nel 1922 dalla Repubblica turca. I modernisti islamici si dimostrarono nettamente contrari all'istituzione dello S. al-I., che ritenevano contraria ai principi dell'islam genuino. Attualmente nei vari Stati islamici le funzioni di S. al-I. sono in parte esercitate dal mufṭī della capitale o, come in Egitto, dagli S. dell'Azhar, ma senza quell'organizzazione gerarchica, tipica dell'Impero ottomano. Nel Pa-

SHAKESPARE, WILLIAM - Ritratto. Incisione di Droeschout. Londra, Galleria nazionale dei ritratti.

PAKISTAN (v.), ad es., il capo dei mufti ha ancora abituatamente il titolo di S. al-I.

BIBL.: M.C. D'Ohsson, Tableau général de l'Empire othomana, V. Parigi 1788-91, p. 495 sgg.; F. M. Pareja, Islamologia, Roma 1951, pp. 196-97; J. H. Kramers, Shaikh al-Islam, in Encyclopédie de l'Islam, IV. Leida 1934, pp. 285-88. Alessandro Bausani.