SONNINO, SIDNEY. - Statista, n. a Pisa l'11 marzo 1874, m. a Roma il 24 nov. 1922.
Dopo un settennio (1867-73) trascorso nella carriera diplomatica, si stabilì a Roma, dove fondò e diresse la Rassegna, prima settimanale e poi quotidiana, che fu l'espressione della Destra, in quegli anni appunto allontanata dal potere. Deputato dal 1880, divenne sottosegretario e ministro delle Finanze con il Crispi: nel 1866 portò il bilancio al pareggio. Fedele al Crispi anche dopo Adua, fu il capo riconosciuto dell'opposizione costituzionale, anche se non volle mai stringere i suoi amici in partito autonomo. Nel 1906 e poi nel 1909, ebbe la presidenza del Consiglio ma per pochi mesi, così che non riuscì ad attuare le riforme che egli auspicava, intese da un lato a migliorare le condizioni delle classi lavoratrici e dall'altro a rafforzare l'autorità dello Stato con una più rigida ed esatta applicazione della Carta costituzionale. Avversato dal Giolitti, discaro ai più per il carattere chiuso e sdegnoso, nel 1914 - morto il San Giuliano - fu chiamato dal Salandra al portafoglio degli Esteri, che tenne sino al 1918. Israelita di nascita e protestante di religione, fece inserire nel Patto di Londra da lui concluso la clausola che escludeva la Santa Sede dal partecipare alla futura conferenza della pace e stipulò le conclusioni degli incontri di S. Giovanni di Moriana e Rapallo. Ministro degli Esteri anche nei gabinetti Boselli e Orlando, fu il maggiore fra i delegati italiani a Versailles; ma i suoi utili con il Clemenceau e soprattutto con il Wilson gli impedirono di assicurare all'Italia i benefici che si riprometteva. Alla caduta del ministero Orlando, si ritirò dalla vita pubblica, né partecipò ai lavori del Senato, pur avendo ottenuto il laticlavio nel 1920. Ultima sua manifestazione politica, il manifesto contro l'introduzione del sistema proporzionale nelle elezioni generali, che egli considerava eversivo del costume parlamentare.