SOLARO DELLA MARGARITA, CLEMENTE

SOLARO DELLA MARGARITA, CLEMENTE. - Uomo politico e diplomatico piemontese, n. il 21 nov. 1792 a Cuneo, m. il 12 nov. 1869 a Torino. Dall'ott. 1803 al 1806 stette nel Collegio Tolomei di Siena, retto allora dagli Scolopi.

Le vicende di quegli anni, culminate nell'occupazione francese del Piemonte e quindi nella deportazione di Pio VII, gli ispirarono un profondo e sentito attaccamento verso la propria dinastia ed un vivo sentimento religioso, e contribuirono a quella avversione decisa alle nuove idee, cui contrappose, fino alla morte, con programmatica costanza, l'unione del trono e dell'altare. Continuò i suoi studi a Torino e vi si laureò in ambo le leggi nel 1812. Addetto alla Procura generale della corte imperiale di Torino, non tralasciò occasione di manifestare la sua contrarietà al regime napoleonico ed in quello stesso anno si fece promotore di quella Società italiana, centro di riunione di tutti coloro, giovani in gran parte, che volevano reagire all'infranciosamento della cultura. A norma dello statuto dell'Associazione i soci assumevano, all'atto della loro ammissione, i nomi di italiani illustri nel campo delle lettere e delle arti, escluso qualsiasi nome romano, non solo perché età classica della « libertà della patria » era considerata dallo statuto quelle successive alla caduta del Regno longobardo, ma anche probabilmente per una naturale reazione alla consuetudine della Rivoluzione e dell'Impero di abusare dei nomi della romanità. L'art. 4 dello stesso statuto disponeva che « il fine della Società è la cultura italiana; ogni altra lingua che non l'italiana è esclusa ». Questa attività, per così dire nazionale, era un'opposizione netta e decisa contro l'usurpazione ed il dominio francese, una professione di legittimismo verso la dinastia sabauda. Dopo la restaurazione nel 1816 fu segretario presso la legazione di Napoli, retta dal marchese di S. Saturnino, di cui

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(da C. Lavero - I. Rinieri, Cl. S. della M., I. Torino 1931, tom. tra pp. 18 e 19) SOLARO DELLA MARGARITA, CLEMENTE - Ritratto.
sposò nel 1825 la figlia Carolina, assai religiosa. Durante la Rivoluzione del 1820-21, ebbe l'incarico di reggere la legazione durante un temporaneo congedo del Ministro. Ritornato a Torino nel 1825 per il suo matrimonio, ebbe nel 1826 la nomina a ministro plenipotenziario a Madrid. Convinto della necessità che solo una lotta a fondo contro il liberalismo potesse arginare quel pericolo per i governi assoluti, si avvicinò durante la missione madrilenna ai carlisti, e ne divenne fervido sostenitore presso la propria corte e presso la S. Sede, con la cui Segreteria di Stato fu in corrispondenza, da quando il pro-nunzio card. Giustiniani, nel 1827, gli affidò l'incarico di curare temporaneamente gli interessi pontifici. Legato d'amicizia con il vescovo di León, una delle figure più rappresentative del carlismo, S. si trovò in contrasto con il nuovo nunzio Tiberi, la cui azione gli pareva pregiudizievole ai fini di una energica lotta contro i liberali, e rimase molto contrariato del mancato ripristino dell'Inquisizione di Spagna. Nello stesso tempo se la prendeva anche con la politica del Metternich, considerata blanda e titubante, e si doleva del contegno ambiguo di tutta l'Europa monarchica, che non sosteneva con sufficiente energia l'assolutismo contro il costituzionalismo. Il suo appoggio alla causa dei carlisti si intensificò dopo la morte di Ferdinando VII e quando, con il febbr. 1835, il S. divenne ministro degli Esteri, esso condizionò tutta la politica sarda verso le potenze straniere. In pieno accordo con il pensiero e la volontà di re Carlo Alberto, difese il legittimismo contro il liberalismo in ogni parte d'Europa, dove la monarchia di « diritto divino » fosse minacciata dagli usurpatori. Perciò aiutò i carlisti della Spagna, i Miguelisti del Portogallo ed i Borboni di Francia, privati del trono nel 1830. Anche le lotte tra i Cantoni radicali e quelli cattolici della vicina Svizzera attirarono la sua attenzione con particolare riguardo al finitimo Vallese, non senza intenzione di trarne un particolare tornaconto

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SOLESMES, ABBAZIA DI SAN PIETRO - Testa di una delle pie donne, particolare del Sepolcro di Nostro Signore (scultura in pietra locale della fine del sec. XV) - Solesmes, chiesa abbaziale.
(fot. Abbazia di Solesmes)
con l'estendere la sovranità del re su quella regione. Verso l'Austria i rapporti furono improntati, se non a freddezza, a diffidenza, sia perché non poteva perdonare al Metternich il suo modo troppo «diplomatico» nelle questioni legittimiste europee, sia perché mal tollerava la larvata tutela che l'Austria talora tendeva ad assumere verso il Piemonte. Il S. però comprendeva assai bene che l'Austria era l'unico alleato sul quale il Piemonte potesse fare sicuro affidamento in caso di pericolo. Nelle relazioni con la S. Sede, S. si fece promotore nel 1839 del ristabilimento della nunziatura a Torino, sospesa sino dal 1753. Pur non riuscendo ad ottenere la formale promessa del conferimento della porpora ai nunzi al termine del loro ufficio, il S. ebbe tuttavia assicurazioni in proposito. Lasciato il Ministero nell'ott. 1847, per reagire agli attacchi ed alle critiche mossegli, il S. pose mano ad un'opera, in cui espose i principi seguiti durante il suo ministero, descrivendo analiticamente gli avvenimenti dal 1835 al 1847, e la pubblicò nel 1851 con il titolo di Memorandum storico-politico. Negli Avvedimenti politici del 1853 ritornò più estesamente sui presupposti che avevano guidata la sua azione, con l'intento di dimostrare «come si mantengono (le sorti felici) in qualunque Stato, quando seguansi i principi della sana politica», come aveva posto «la religione per base della politica», perché «tutto deriva da Dio... Fuori della sua legge non vi è che menzogna ed errore; fuori della sua volontà non si trova che scompiglio e disordine»; tesi che ribadì nelle Questioni di Stato del 1854. Non riuscì eletto nei comizi per la V legislatura dell'8 dic. 1853 nei collegi di Borgomanero e di Pontestura. Entrò nella Camera nel febbr. 1854 per il collegio di S. Quirico, rimasto vacante, e gli fu confermato il mandato anche per la VI legislatura nel nov. 1857. Alla Camera prese la parola diverse volte, osteggiando la politica antieccclesiastica ed estera del Cavour. Rimasto soccombente nelle elezioni del 1860 nel collegio di Dogliani, non cessò dall'attività di pubblicista, e diede alle stampe la Risposta del conte C. S. d. M. all'opuscolo «Il Papa e il Congresso» (1860); contro la cessione di Nizza e della Savoia: Sulla annessione di

alcuni Stati alla Monarchia e sulla cessione della Savoia e di Nizza alla Francia (1860); contro la Convenzione di sett.: Sguardo politico del conte C. S. d. M. sulla Convenzione italo-franca del 15 sett. 1864 (1864). Infine nei quattro libri de L'Uomo di Stato indirizzato al governo della cosa pubblica (Torino 1863-64) intese dimostrare la possibilità di un governo cattolico nei tempi moderni.

BIBL.: F. Boffi, Un retrogrado, Il conte C. S. d. M., in Ross. naz., 2ª serie, 15 (1918), pp. 270-82; A. C. Jemolo, Il «partito cattolico» piemontese nel 1855 e la legge tarda soppressiva delle comunità religiose, in Il Risorgim. ital., 11-12 (1918-19), pp. 1-52; F. Lemmi, La politica estera di Carlo Alberto nei suoi primi anni di regno, Firenze 1928, passim; L. Madaro, S. d. M. e il ristabilimento della nunziatura a Torino nel 1839, in Il Risorgim. ital., 23 (1930), pp. 515-26; C. Lovera-I. Rinieri, Cl. S. d. M., 3 voll., Torino 1931; L. Salvatorelli, Il pensiero politico ital. dal 1700 al 1870, 2ª ed., ivi 1941, pp. 201-205; A. C. Jemolo, Il mancato ripristino della Inquisit. di Spagna e il conte S. d. M., in Atti dell'Acad. della scienze di Torino, Sc. morali, 76 (1940-41), pp. 443-58; id., Il conte S. d. M. ed il nunzio Tiberi, ibid., 77 (1941-42), pp. 119-43. Silvio Furlani.
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“SOLARO DELLA MARGARITA, CLEMENTE.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 561. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/solaro-della-margarita-clemente.