SPAGNA

SPAGNA - Giarra iberica, proveniente dalla necropoli del Cabecio del Tesoro.

Muria, Museo provinciale.

Barcellona, Raimondo Berengario IV. Così si operò l'unione dell'Aragona e della Catalogna si da costituire una potenza iberica mediterranea.

Ad occidente invece il Regno di Castiglia-Léon subì un Portogallo (v.). Alfonso Enrico nel 1139 arbitrariamente si proclamò re, poi nel 1143 vassallo del Papa; riconciliatosi con il re di Castiglia, lo riconobbe suo signore, ma nel 1179 si fece prosciogliere da ogni legame.

Dopo la morte di Alfonso VI di Castiglia, la figlia ed erede Urraca, rimasta vedova di Raimondo di Barcellona, sposò Alfonso I re di Aragona. Così per un momento si ebbe, al principio del sec. XII, l'unione di Aragona e di Castiglia; ma il matrimonio fu dichiarato nullo dal Papa ed i due Regni ritornarono divisi. Il figlio di Urraca, Alfonso VII, nell'ambizione di dominare tutta la S., nel 1135 assunse a León il titolo di imperatore di S., imponendo ai vari principi l'omaggio feudale. Non di- menticava però la lotta contro l'islam: nel 1146 occupò Cordova. Nel 1147 comparve in S. il capo degli Almohadi, nuovo movimento islamico sviluppatosi nel Magrib. La nuova ondata ritolse ai cristiani molte città conquistate: la difesa di Castiglia e di Aragona era im- peccata dai contrasti tra i due re. Solo dopo il 1147 si ebbe l'intesa tra castigliani ed aragonesi e nel 1179 stava bilitata la Alfonso II di Aragona ed Alfonso VIII di Castiglia la divisione delle future conquiste. Il calificato almohade an-Nāṣir fu vinto nella grande battaglia di Las Navas di Tolosa (1212) da Alfonso VIII di Castiglia e Pietro II di Aragona. Sebbene la vittoria non fosse subito sfruttata, era evidente che con la caduta degli Almohadi, anche l'islamismo spagnolo avesse perduto tutta la sua vivacità e capacità offensiva.

4. L'equilibrio tra le monarchie spagnole nei secc. XIII-XV. - Se durante il sec. XII tra i vari Stati iberici aveva tenuto la supremazia la Castiglia, nel sec. XIII lo Stato aragonese-catalano, accresciuto ancora delle contee di Montpellier e di Urgel, fu in grado di rivaleggiare vittorio- samente con quello castigliano. Pietro II nel 1204 visò l'isola appa Innocenzo III ed ottenne da lui la corona regia. Dopo la battaglia di Las Navas la lotta contro gli arabi posò; solo Giacomo I nel 1229 riprese l'avanzata: sfuggì i musulmani da Maiorca e da Minorca, poi occupò il Regno di Valencia sino al capo de La Nao. Contempora- neamente Ferdinando III di Castiglia occupava l'Andalu- sia, faceva vassallo il Re di Murcia ed imponeva la sua alleanza al Re di Granata. I due Re cristiani ora conchi- sero un accordo per spartire le conquiste: il punto di confine sarebbe stato Biar presso Alicante; i paesi conqui- stati a sud sarebbero spettati alla Castiglia. Castiglia ed Aragona ora avevano una vita indipendente. A Ferdi- nando III successe in Castiglia Alfonso X il Saggio (1252-84). Alla lotta contro i Mori di Granata dedicò una spedizione contro Cadice ed una contro Cartagena.

Article illustration
(da Ars Hispanius, 1. Modrid 155).
Spagna - Giarra iberica, proveniente dalla necropoli del Cabecio del Tesoro. Murcia, Museo provinciale.

dal re. Le borghesie spagnole potevano organizzare delle
hermandades per difendersi contro le violenze dei nobili
e dei principi; nel sec. XIV avevano statuti, assemblee,
ufficiali; si riunivano in armi per punire delitti gravi
(somaten). Nello Stato catalano importanza eccezionale
aveva Barcellona dove comandava una ricca borghesia
di commercianti ed armatori. Le Cortes erano assemblee
generali derivate dallo sviluppo della Curia del re e
comprendevano: i ricos hombres, gli ecclesiastici, i pro-
curatori delle città. Si riunivano per ordine del re, per
ascoltare la proclamazione di ordini regi e l'imposizione
di tributi; giuravano fedeltà al nuovo re; partecipavano
alla formazione delle reggienze; esprimevano petizioni, e
nel sec. XIV esercitavano un certo controllo sulle entrate
e sulle spese. Le Cortes di Castiglia furono dominate da
un senso di lealtà monarchica, di devozione e di collabo-
razione con i re. In Aragona non si ebbero Cortes generali,
ma quelle particolari di Aragona, di Catalogna, di Va-
lencia, e si occupavano degli affari di ogni singolo regno.
Nonostante le varietà locali, Castiglia ed Aragona offri-
vano una unità tipica di istituzioni, di razza e perciò
stesso erano paesi destinati ad unirsi.

6. L'unificazione castigliano-aragonese

Il sec. XV vide nella penisola iberica la conclusione della storia politica medievale con la unificazione dei principali regni cristiani e la distruzione definitiva della dominazione musulmana. I due Stati dominanti erano ormai la Ca- stiglia e l'Aragona. La Navarra tra l'influsso di Castiglia e quello di Francia perdette ogni possibilità di agire atti- vamente nella penisola. In Castiglia il re Giovanni II sposando nel 1418 la cugina Maria di Aragona stabilì già un legame di grande importanza tra i due Regni. La debolezza del Re permise una ripresa di lotte civili, male dominante dal connotabile Alvaro de Luna nei suoi ten- tativi di piegare la nobiltà prepotente. Fiacco e pieno di agitazioni fu il governo di re Enrico IV (dal 1454): le lotte ora riguardavano la successione; il Re, costretto a ri-

conoscer

Article illustration
(da Ars Hispanics, II, Medrid 187, 89. 186). Spagna - La e cella memoriae e palcocristiana di Ampurias (sec. IV-v).

conoscere la legittimità della figlia, riconobbe come erede la sorella Isabella che si impegnò a sposare il cugino Ferdinando di Aragona ( 1468 ). In Aragona, spentasi la vecchia dina
e la legittimità della figlia, riconobbe come erede
la sorella Isabella
che si impegnò a
sposare il cugino
Ferdinando di Ara-
gona (1468). In Ara-
gona, spettasi la vec-
chia dinastia con
Martino I (1410), le
Cortes tra i vari pre-
tendenti elessero re
Ferdinando di An-
ticura, castigliano,
che dovette però
combattere contro il
rivale, il conte di
Urgel. Alfonso V,
succeduto al padre
nel 1416, presto si
gettò nelle lotte
d'Italia per la con-
quista del Regno di
Napoli e fu re più
italiano che spagno-
lo; dei 42 anni di
regno, ne passò 29
in Italia. In Aragona
governò per lui la
consorte Maria e poi il fratello Giovanni, re consorte di
Navarra, che gli successe nel 1458. Ora l'Aragona entrò
in un lungo periodo di lotte per il contrasto tra il Re ed il
figlio di prime nozze Carlo di Viana. Solo nel 1472 l'Ara-
gona ritrovò la pace; a Giovanni nel 1479 successe il
figlio Ferdinando II che aveva sposato Isabella, dal 1474
regina di Castiglia.

L'organizzazione del doppio Regno Castiglia-Aragona
fu regolata dai patti stabiliti nel contratto di matrimonio
(capitulaciones) e dall'arbitrato pronunciato tra i due
monarchi nel 1474 dal card. Ximenes: la giustizia era
esercitata da ambedue e da ciascuno separatamente; i do-
cumenti regi erano firmati da ambedue; le monete ave-
vano l'effigie dei due re; il sigillo, gli stemmi dei due Regni.
Il principio di uguaglianza assoluta risulta dalla famosa
formola: «tanto monta, monta tanto Isabel come Fer-
dinando». L'unione castigliano-aragonese determinò la
ripresa della lotta contro i musulmani di Granada che
riposava dal 1431 quando Alvaro de Luna aveva vinto
i mori a La Higuera ed imposto un tributo; riprese nel
1482 con l'avanzata dei castigliani sotto Granata. Le lotte
scoppiate nella famiglia del re Abú l-Hasan facilitarono
l'occupazione di tutti i castelli attorno a Granada: nel
1487 cadde Malaga, nel 1489 anche Almeria e la stessa
capitale, Granada, fu assediata e costretta a capitolare il
2 giugno 1492; gli abitanti musulmani ebbero salva la
vita ed i beni e la facoltà di partirsene.

7. L'etta dei Re Cattolici

Il Regno di Ferdinando e i Isabella rappresenta per la S. un'epoca di grandi glo- rie. Nello stesso anno in cui si compiva la riconquista cristiana, Cristoforo Colombo in base al contratto pat- tuito con la regina a Santa Fe (17 apr. 1491) partiva da Palos con le tre caravelle che il 12 ott. toccavano l'i- sola Guanahami nelle Bahamas (S. Salvador, Watling). Così incominciava quella serie di scoperte geografiche che dovevano fare della S. in pochi decenni il più im- portante Stato coloniale europeo sino al sec. XIX. I con- trasti con il Portogallo, che attendeva anch'esso a viaggi di esplorazione e di colonizzazione verso l'Oriente, furono composti dalla bolla di Alessandro VI che stabilì una linea di demarcazione (4 maggio 1493) e dal Trattato di Torde- sillas (7 giugno 1494). Liberi da ogni preoccupazione interna, i due Re seguivano con il maggiore interesse le vicende politiche europee. Con il Trattato di Barcellona (1493) Ferdinando riebbe dalla Francia la Cerdagne ed il Roussillon perduti da Giovanni II; poi la conquista di Napoli da parte di Carlo VIII riaprì il conflitto. Parte- cipando alla coalizione antifrancese, Ferdinando ricacciò

(da Aris Hispaniae, II, Madrid 1977, fig. 186)

SPAGNA - La «cella memoria» palocristiana di Ampurias
(sec. IV-V).

SPAGNA

Article illustration
(da J. Puig y Cadafalch, op. cit., tav. i)

SPAGNA - Interno del battistero di S. Michele rinnovato
sec. IX - Tarassa.

da Napoli Carlo VIII e stabili il suo predominio sugli
Aragonesi di Napoli; la nuova invasione di Luigi XII
determinò l'intesa franco-spagnola per la divisione del Re-
gno napoletano (Trattato di Granata 1500); ma da ultimo
i Francesi furono cacciati e Ferdinando fu padrone di
tutto il Regno (1503). La S. diventò ora una delle
colonne fondamentali del sistema politico europeo parte-
cipando alla Lega di Cambrai contro Venezia (1508),
alla Lega Santa di Giulio II contro la Francia (1511),
e rese definitivo il predominio nella penisola italiana.
Nella politica interna, sotto i Re Cattolici il potere monar-
chico guadagnò in forza. Le agitazioni dell'aristocrazia
non ebbero più possibilità di imporsi. La centralizzazione
del governo fece progresso: furono creati funzionari
regi per fare inchieste. La nobiltà si trovò ad avere
perduto gran parte della sua autorità politica, ma con-
servò i suoi privilegi sociali e si avviò a diventare nobili
di corte. Anche l'autorità delle Cortes si indebolì assai:
in Castiglia la regina le convocò nove volte; in Aragona,
Ferdinando solo sette, sei in Catalogna, una a Valencia.
Grandi le riforme nel campo delle finanze, riorganizzate,
creando nuovi tributi, così nella giustizia. Fu organizzato
un esercito permanente, ad imitazione delle compagnie
svizzere, per opera di Consalvo di Cordova. Isabela
morì nel 1504 ed il governo sentì assai la perdita nella
compattezza e nell'indirizzo politico. L'unica figlia che
potesse succedere era Giovanna detta la Pazza (perché
mentalmente incapace): Isabela nominò reggente il con-
sorte Ferdinando. Questi cercò di tenere con energia
la direzione degli affari. Fece una serie di spedizioni
contro gli Stati barbareschi (1508-11); nel 1512 tentò l'an-
nessione della Navarra. Ferdinando m. il 23 genn. 1516.

8. La monarchia degli Asburgo

Gli Asburgo regna- rono in S. dal 1516 al 1700: essi crearono realmente l'unità dello Stato spagnolo. Carlo I, figlio di Giovanna la Pazza, moglie di Filippo d'Asburgo, nel 1516 assume la reggenza per la madre, ma si considerò presto ve- ramente re. Egli non conosceva la S. né la lingua castigliana, essendo nato a Gand (1500). Si circondò, venuto in S., di consiglieri fiamminghi e quando nel 1519 fu eletto imperatore, vide gli interessi spagnoli solo nel complesso degli interessi dei suoi vari domini: i Paesi Bassi ereditati dal padre, l'Impero, gli Stati di S. e di Italia, ereditati dagli avi materni. Il governo di Carlo I in S. iniziò un politica finanziaria rigidissima e destò presto malcontento; molte città si ribellarono: Toledo, Se- govia, Avila, Burgos, Zamoras ed il movimento dei comu- neros borghesi fu diretto da persone nobili, tra le quali si distinse Juan de Padilla. Il governatore del Regno, il card. Adriano di Utrecht, fallì nel tentativo di domare la sollevazione con la spedizione contro Segovia. I deputati di 15 città il 29 luglio 1520 crearono la S. Junta, giurando di vivere e morire al servizio del Re e della Comunidad.

I ribelli protestavano la loro devozione al Re, ma
chiedevano riforme nelle finanze e nella giustizia; ma
poi il movimento assunse carattere antinobiliare e per-
dette di forza. Già nel 1521 le milizie della S. Junta
vennero sconfitte; i capi Juan de Padilla, Maldonado,
Bravo vennero decapitati. Carlo V, ritornato in S. nel
1523, annunciò un perdono generale, ma con la riserva
di molte eccezioni che mascherarono una dura repres-
sione. Dopo la crisi l'autorità regia apparve fortificata
ancor di più; le Cortes però conservarono il diritto di
lagnarsi e di votare i servizi. Agitazioni di carattere so-
ciale si ebbero anche a Valencia ed a Majorca, ma furono
soffocate duramente. La guerra scoppiata tra Francia
e S. nel 1521 ebbe una fase bellica anche al confine,
specie in Navarra. I comuneros pare tentassero di strin-
gere accordi con Francesco I contro Carlo V: questi
per la crisi interna era in una condizione di inferiorità
rispetto alla Francia compatta. Dalla Navarra la guerra
franco-spagnola fu trasportata in Italia: a Pavia le forze
spagnole vinsero, il 24 febbr. 1525. Francesco I che fu
fatto prigioniero e portato a Madrid dove il 15 genn.
1526 firmò il Trattato con cui rinunciava alle sue aspira-
zioni sull'Italia e sui Paesi Bassi. Dopo la liberazione, il
re di Francia organizzò una lega contro Carlo V per to-
gliergli Napoli e Milano. Per punire Clemente VII di
avere aderito a tale lega, Carlo V organizzò la spedizione
che terminò con il sacco di Roma. La notizia del terribile
avvenimento fece molta impressione in S. ed imbarazzò
Carlo V.
Dopo la Pace di Cambrai con la Francia (1529), il
re di S. si riconcilì con il Papa che lo incoronò im-
peratore a Bologna. Nel 1535, morto Francesco II
Sforza, le forze spagnole occuparono Milano, sebbene
giuridicamente appartenesse all'Impero. Ora riprese la
lotta tra S. e Francia per il predominio in Italia: nel
1544 si ebbe una breve pace (Créspy) per ricominciare
e durare sino alla Pace di Cateau-Cambrésis (1559).
Costretto ad occuparsi dei gravi problemi della Ger-
mania, Carlo V poco curò dopo il 1530 le cose di S.
Provvide a difendere il prestigio nel Mediterraneo con
la spedizione a Tunisi nel 1535 per reprimere la pirateria.
Un completo insuccesso ebbe una seconda spedizione
sulle coste africane nel 1541. Truppe spagnole si reca-
rono in seguito in Austria per sostenere Ferdinando
d'Austria, fratello di re Carlo, contro i Turchi. Mentre
il Re usava senza risparmio le forze finanziarie e mili-
tari della S. per stabilire in Europa il primato della
sua Casa, oltre Oceano gli ufficiali spagnoli esploravano
il continente americano e creavano i grandi possedimenti
dell'America centrale e meridionale: la scoperta delle
miniere d'argento del Potosi servì notevolmente a raf-
forzare la politica europea di Carlo V. Nel 1556 il Re,
stanco (sebbene non vecchio) di una vita politica così
tumultuosa che durava da quaranta anni, abdicò al trono
di S. a favore del figlio Filippo che ebbe anche i Paesi
Bassi, i domini d'Italia, i possessi d'America; nel 1558
abbandonò l'Impero ed i domini asburgici al fratello.

Filippo II regnò sulla S. dal 1556 al 1598. Il pro-
gramma del suo governo di 42 anni fu di stabilire sul-
l'Europa il predominio della S. che per lui si confon-
deva con il trionfo della fede cattolica sopra l'eresia.
Chiusa la guerra dopo la battaglia di S. Quintino (10
ag. 1557) con il Trattato di Cateau-Cambrésis che
segnò l'umiliante resa della Francia, Filippo II dovette
dirigere la sua attività in varie direzioni. Le minacce
dei Turchi su Malta e su Cipro determinarono la Lega

\[ \text{1. 设} \]