SPALATO (SPLIT), DIOCESI di. - Città e diocesi della Croazia (Jugoslavia). La diocesi ha una superficie di 3668 kmq. con una popolazione di 306.340 ab. dei quali 285.400 cattolici; è divisa in 7 decanati comprendenti 146 parrocchie e 6 cappellanie indipendenti servite da 153 sacerdoti diocesani e 94 regolari; ha un seminario, 14 comunità religiose maschili e 31 femminili (*Ann. Pont. 1952*, p. 385).
S. sorse, come l'erede dell'antica Salona (v.), non lontano da questa, ed i primordi di S. vanno cercati nella vita municipale svoltasi entro il perimetro del Palazzo di Diocleziano, il quale dopo la morte dell'Imperatore divenne bene pubblico e abitato da una popolazione venuta in gran parte dalla vicina Salona. Entro le sue mura visse l'Imperatore detronizzato Giulio Nepote. I fuggiaschi di S. si salvarono in parte, passando nel vicino
Province Illiriche (1809-13). Una seconda occupazione austriaca finì ca. un intero secolo dopo (1813-1918); allora la città entrò a far parte del nuovo Stato degli Slavi del sud (Jugoslavia).
La Chiesa di S. è l'erede di Salona, che prima della distruzione di quella città era metropolitana per tutta la Dalmazia. Organizzata da Giovanni da Ravenna, che fu il primo arcivescovo di S., nel corso del sec. VII, essa ereditò e mantenne il primato fra le altre diocesi della Dalmazia sino al 1828, quando, con la bolla di Leone XII Locum Beati Petri, divenne semplice diocesi suffraganea di Zara.
La Chiesa di S. dovette avere considerato parte nella conversione della popolazione slava della Dalmazia, grazie ai rapporti con i primi principi. Dopo i due Concili tenuti a S. (nel 925 e nel 928), che avevano all'ordine del giorno la questione di primato sul territorio croato, in competizione col vescovo croato di Nona, l'arcivescovo di S. si assicurò la giurisdizione metropolitana e cominciò a chiamarsi Primas Dalmatiae et Croatae. Il territorio dipendente dall'arcidiocesi di S. a poco a poco diminuì con la creazione di alcune nuove diocesi (Antivari e Ragusa, nel sec. XI) o con la formazione di altre arcidiocesi (Zara), sotto la giurisdizione delle quali passarono alcuni suffraganei dell'arcivescovo di S. (Veglia, Ossero e Arbe). Infine, la creazione di una nuova diocesi a Lesina (nel 1147) diminuì ancor più la stessa diocesi di S., con la perdita delle due isole dalmatie, Lesina e Brazza. Una nuova diminuzione ebbe luogo durante le incursioni dei Turchi sul territorio dalmatio; quando esse cessarono, S. riacquistò i territori perduti.
Mediante la bolla citata del 1828, fu abolita la diocesi di Traù, il territorio della quale venne in massima parte annesso alla diocesi di S. La diocesi di Macarsa invece, in base alla stessa bolla, fu associata alla diocesi di S., si che da quel tempo il vescovo di S. è nello stesso tempo anche vescovo di Macarsa (episcopus Spalatensis et Macarensis, olim Salonitanus).
Il mausoleo di Diocleziano (v. SALONA) convertito in chiesa cristiana già nel sec. VII, subito dopo l'organizzazione della Chiesa di S., è oggi la Cattedrale dedicata alla B. Vergine Assunta. Il patrono della diocesi e della città di S. è s. Doimo, vescovo e martire, la cui festa cade il 7 marzo. Le più importanti chiese e conventi della città di S.: sono la chiesa e il convento di S. Franco, cessa alla marina (la cui fondazione è nella tradizione attribuita allo stesso Santo), la chiesa della Madonna delle Grazie a Paludi, con il convento dei Francescani, la chiesa della Madonna della Salute, con il convento dei Francescani (parrocchiale), la chiesa della Madonna del Carmine, con il convento dei Cappuccini (parrocchiale), la chiesa di S. Domenico, con il convento dei Domenicani, la chiesa di S. Croce (parrocchiale); altre chiese di alto interesse storico ed artistico. Infine, il Seminario vescovile e il Seminario teologico completano la serie delle istituzioni ecclesiastiche della città.
Fra i più importanti e noti arcivescovi di S. si ricordano: Giovanni da Ravenna, organizzatore della Chiesa di S., Lorenzo il Dalmatia, amico e persona di fiducia del re croato Zvonimir (sec. XI), Lorenzo Zane, nipote di papa Eugenio IV e patriarca titolare di Antiochia, Marcantonio de Dominis, fisico, poi eretico (sec. XVII), Stefano Cupilli, che Innocenzo XII definì un altro s. Francesco di Sales, P. Bizza, noto collaboratore del Riepenti (Illyricum sacrum).
I più notevoli artisti di S. sono: lo scultore A. Buvina, autore dei battenti del Duomo, T. Arcidiacono, cronista medievale, autore della Historia Salomitana (sec. XIII), Marco Marulić (Marulo), umanista filosofo e poeta. A S. hanno lavorato molti artisti dalmati e stranieri, i quali hanno lasciato vivissime tracce della loro attività.
S. possiede numerosi monumenti e opere d'arte di varie epoche e stili, oltre il Palazzo di Diocleziano, primo

Palazzo, che non aveva subito la sorte della metropoli dalmata, altri invece cercarono un rifugio provvisorio su alcune isole dalmate adiacenti. Passato il pericolo imminente, rientrarono anche questi sulla terra ferma, e fecero