STILITA (DAL GRECO ΣΤΎΛΟΣ «COLONNA»)

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STILITA (dal greco στύλος «colonna»). - Anacoreta che viveva sulla sommità di una colonna. Quasi del tutto ignorati nell'Occidente, gli s. furono abbastanza numerosi nell'Oriente, specialmente in Siria e Mesopotamia; né mancano esempi di s. in Egitto, Anatolia, Palestina e Grecia. Il bizzarro ed eroico inventore di questo genere di ascesi fu s. SIMONE (v.) detto appunto s., nel sec. V, e fra i principali imitatori vanno menzionati s. Daniele, s. Luca, s. Alipio. Gli s. fiorirono nuovamente verso il sec. X, poi piano piano scompaiono.

Non è da attribuirsi al sistema di penitenza un'origine pagana; ma storicamente consta che s. Simeone escogitò il metodo, indotto da circostanze personali. Del resto nella Siria, in contrasto con la maniera dei cenobiti egiziani, gli anacoreti trovavano modi molto strani di penitenza. Gli s. non erano né pazzoidi né orgogliosi, benché il loro metodo sia stato censurato dagli egiziani come ostentazione. Erano severissimi con se stessi, ma moderati nei consigli dati ai discepoli. Non rappresentano quindi una deviazione del monachismo, bensì un ramo caratteristico dell'anacoretismo orientale.

Tante volte la colonna degli s. era un rudere antico, qualche volta fu alzata apposta, come nel caso di s. Simeone. La sua colonna, di cui si conserva ancora la base, era alta 16-18 m. Alcuni s. avevano a disposizione diverse colonne. La colonna-tipo era composta di gradini per accedere alla base, di base, di fusto, di capitello, di balaustra o parapetto e anche di una celletta a modo di nido, ma alcuni, per maggiore penitenza, non vollero tale ricovero. Alla cima della colonna si saliva con una scala mobile o con una fune. Spesso intorno alle colonne si formavano monasteri; frequente era il concorso di pellegrini pagani e cristiani, e fra essi alcuni imperatori attratti dalla santità degli s., la cui penitenza era straordinaria. Moltissimi infatti non scendevano quasi mai dalla colonna, sulla quale morivano. Gli s. si tenevano ordinariamente in piedi praticando la «stasis», sicché erano frequenti le ulcere ai piedi; qualche volta soccombevano per assideramento. A questa severa penitenza aggiungevano austerissimi digiuni e riducevano al minimo il sonno verso mentre si appoggiavano sulla balaustra o si sedevano su uno sgabello. Simeone, p. es., vegliava in preghiera tutta la notte e fino all'ora non, poi conferiva con i devoti accorsi alla colonna, e verso il tramonto si rimetteva in preghiera. La vita liturgica per gli s. era ridotta al minimo. Qualche volta ricevevano l'Eucaristia sollevata per mezzo di una fune o portata dal diacono mediante la scala. Non mancarono alcune ordinazioni sacerdotali di s., verificatisi talvolta con l'estensione delle mani da parte del vescovo sottostante.

Qualche rassomiglianza con gli s. ebbero gli anacoreti che vissero arrampicati su qualche albero, detti perciò «dendriti» (v.); furono sempre più scarsi degli s. e non formarono come questi una vera categoria.

BIBL.: H. Delehaye, *Les saints stylites*, Bruxelles 1923; B. Kötting, *Peregrinatio religiosa*, Münster in V. 1950. Ignazio Ortiz de Urbina