Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Storia, storici e biografie varie Storici, biografie varie

STILICONE, FLAVIO

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STILICONE, FLAVIO - Base di statua equestre, ritrovata nel 1880, con iscrizione riferentesi alla vittoria su Radagasso (405); il nome di S. è stato abroso in seguito alla «damnatio memoriae» del 408 (cf. CIL, VI, 4 Addenda II, n. 31987) - R
STILICONE, FLAVIO - Base di statua equestre, ritrovata nel 1880, con iscrizione riferentesi alla vittoria su Radagasso (405); il nome di S. è stato abroso in seguito alla «damnatio memoriae» del 408 (cf. CIL, VI, 4 Addenda II, n. 31987) - R

STILICONE, FLAVIO. - Figlio di un vandalo che aveva militato con molto onore sotto l'imperatore Valente, era entrato nella milizia e non aveva mancato di distinguersi e di ottenere comandi e missioni politiche di molta importanza. In particolar modo in una ambasceria al Gran Re di Persia aveva dimostrato abilità e fermezza, riuscendo a far rispettare gli interessi romani, senza impegnare l'Impero in una guerra. Per tali meriti ebbe finalmente il supremo comando dell'esercito («magister utriusque militiae») ed in sposa Serena nipote dell'imperatore Teodosio.

Segui l'Imperatore in Italia nella spedizione vittoriosa contro l'usurpatore Eugenio. Perciò alla morte di Teodosio (397) ricadeva su S. la protezione dei suoi giovani figli Arcadio di 17 anni, Onorio di 11, ai quali aveva già fatto riconoscere la dignità di Augusti; ma risiedendo S. in Occidente presso Onorio, non fu difficile a gelosi cortigiani persuadere Arcadio, reggente a Costantinopoli, ad assumere posizione di indipendenza rispetto al tutore. Il dissidio si manifestò subito, quando masse di Goti già da tempo ammesse entro i confini dell'Impero, e adoperate in guerra, di ritorno dalla spedizione in Italia si indugiarono a saccheggiare le regioni dell'Illirico. S. portò le sue truppe a Tessalonica, ma a Costantinopoli si voleva che la prefettura dell'Illirico non dipendesse dell'Occidente, e Flavio Rufino, prefetto del pretorio a Costantinopoli, ottenne da Arcadio l'ordine a S. di rientrare in Italia. S. volle evitare una guerra intestina, e obbedì. A S. del resto non mancavano preoccupazioni grosse anche in Occidente: ribellione del mauro Gildone comes della diocesi d'Africa, grave per la cessazione di invio di frumento a Roma, già rimasta priva del tributo d'Egitto passato a Costantinopoli. Adoperando alla repressione forze africane comandate dal fratello di Gildone, l'usurpatore fu vinto ed ucciso. I meriti che S. si era acquistato, celebrati in un poema di Claudiano, furono riconosciuti con un più intimo legame di parentela con la famiglia imperiale per le nozze del quattordicenne Onorio con la figlia di S., Maria. S. fu pertanto arbitro dell'Impero, e l'opera sua anche nel governo civile fu saggia ed utile. Poco fortunato fu invece un altro intervento di S. in Oriente, invocato questa volta per combattere il capo dei Goti, Alarico, che saccheggiava feroce mente la Grecia, e ciò accrebbe i sospetti e le ostilità contro S. fino al punto che la Corte di Costantinopoli offrì ad Alarico il grado di magister militum per l'Illirico, scaricando il pericolo gotico sull'Italia che si presentava più appetibile della più volte saccheggiata Grecia. Presa dai Goti Aquileia e minacciata Milano da dove Onorio fuggì, S., raccolte truppe dalla Gallia e dalla Britannia, riuscì a sconfiggere Alarico a Pollenzo e a Verona (anno 402) e a riportare altra vittoria a Fiesole su altre orde di barbari penetrate in Italia sotto la guida di un Radagasio (anno 405). Ma sembrò, che sia l'una che l'altra vittoria non fossero sfruttate in pieno, e si insinuò che S. mirasse addirittura a preparare la successione al trono al proprio figlio Eucherio, fidanzato con la sorella di Onorio, Galla Placidia.

Non pare si possa dubitare della lealtà di S. verso la casa del suo grande imperatore Teodosio. E ne diede un'ultima prova quando, sorti conflitti tra le truppe romane, egli invece di accogliere le offerte dei suoi soldati pronti a seguirlo ovunque, preferì presentarsi, solo, a Ravenna all'imperatore Onorio. Accolto ostilmente, tratto con inganno fuori di una chiesa dove si era rifugiato, S. fu condannato a morte come traditore (apr. 408). Due anni dopo i Goti di Alarico percorrevano liberamente l'Italia, e saccheggiavano Roma.

Bibliografia6 opere
BIBL.: Th. Mommsen, Stilicho und Alarich, in Gesammelte Schriften, IV, Berlino 1906, p. 516; E. Stein, Geschichte des spötrömischen Reiches, I, Vienna 1928, p. 146; A. Solari, La crisi dell'Impero romano, Milano 1935, p. 81; id., Il rinnovamento dell'Impero romano, ivi 1938, p. 225; R. Paribeni, Da Diocleziano alla caduta dell'Impero d'Occidente, Bologna 1941, p. 232; S. Mazzarino, S., Roma 1942.

Roberto Paribeni

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 1336–1337.

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Paribeni, Roberto. “Stilicone, flavio.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 1336–1337. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/stilicone-flavio.

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Paribeni, Roberto. “Stilicone, flavio.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1336–1337. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/stilicone-flavio.

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