TESSALONICA (oggi SALONICO). - Città sul mare Egeo, porto tuttora frequentato e città popolosa. Anticamente ebbe il nome di Terma, onde l'ermaco era detto in passato il golfo in fondo al quale essa giace.
Cassandro la ricostruì e ingrandì (316 a. C.) dandole il nome della moglie Tessalonica, figlia di Filippo II re di Macedonia. Dopo la battaglia di Pidna (168 a. C.) cadde in potere dei Romani e divenne capoluogo della seconda delle quattro
divisioni della Macedonia. La città aveva un retroterra di campagne fertilissime, irrigate da alcuni fiumi tra cui il Vardar; ma le sue caratteristiche erano quelle di una città portuale. Il porto fu oggetto di particolari cure da parte dei sovrani macedoni, e poi dei Romani che vi avevano dei docks (navalia: Livio, XLIV, 10. 32) e lo portarono a notevole prosperità. Fu quartiere generale dei Pompeiani prima della battaglia di Farsalo (48 a. C.). Durante la seconda guerra civile, stette per i triumviri Ottavio e Antonio; e questi, dopo la vittoria di Filippi (42 a. C.), le diedero il riconoscimento di città libera, governata da sei πολιτάρχαι, titolo usato in Act. 17, 6.8. Per la sua posizione geografica, fra la Tracia, la Macedonia e l'Acaia, T. attirò s. Paolo, che dovette considerarla un centro di diffusione della fede, quale effettivamente essa divenne (I Thess. 1, 6 sgg.).
Da T. si snodava un'importante rete stradale, il cui filo principale era la via Egnatia, che proveniva da Durazzo ed era considerata il prolungamento oltremarino della via Appia. Era un punto d'incontro di religioni e razze, alimentato dal traffico di tre e il bacino del Mediterraneo orientale e dalle varie industrie che vi prosperavano, specialmente quella della tessitura. S. Paolo (ca. 50 d. C.) vi trovò una importante colonia di giudei.
EVANGELIZZAZIONE. - Il cristianesimo penetrò in T. nell'età apostolica. Nel 50-51, durante il suo secondo viaggio, s. Paolo venendo da Filippi per Anfipoli, accompagnato da Silvano (Sila) e da Timoteo, predicò nella Sinagoga per tre sabati consecutivi (Act. 17, 2); ivi egli fondò la seconda comunità cristiana europea, reclutata specialmente nell'elemento greco. Gli Ebrei fomentarono tumulti e costrinsero il missionario a rifugiarsi prima a Berea e poi ad Atene dove Paolo si fece raggiungere da Sila e da Timoteo (Act. 17, 15; 18,5) che poi rinviò a T. (I Thess. 3, 1).


Il vescovo Alessandro appare nel Concilio di Nicea del 325 e nella consacrazione della chiesa del S. Sepolcro a Gerusalemme nel 335. Eusebio lo indica quale metropolitano (Vita Constantini, 4, 43, 3). Nel 378 Teodosio si convertì al cattolicesimo a T. donde emanò nel 380 il severo Editto contro gli Ariani. Dopo il 379 la Macedonia è unita all'Impero d'Oriente ma resta nel patriarcato di Roma. I metropoliti di T. sono i vicari apostolici dell'Illiria orientale, dal 382 al 389. Nel 518 si tenne a T. un Concilio; nel 649 scoppiò il conflitto con Roma (Hefele-Leclercq, III, p. 208); nel 732 l'imperatore Leone III separò definitivamente da Roma l'Illiria per unirla a Constantinopoli. T. si orienta così verso lo scisma preparato dall'inizio del sec. VI dalle mene separatiste di Andrea e di Doroteo; mentre per l'azione dei ss. Cirillo e Metodio,
nati a T., questa città diviene dall'860 un centro missionario per l'evangelizzazione degli Slavi. Nel 904 T. fu devastata da un'incursione di Saraceni e nel 1185 fu presa dai Normanni. Nel 1204 fu creato per Bonifacio di Monferrato il Regno di T. (v. CROCIATE), che ebbe vita effimera; difatti nel 1246 T. tornò a far parte dell'Impero greco di Nicea. Ceduta a Venezia nel 1423, fu presa dai Turchi nel 1430 che la occuparono fino al 1912, anno in cui passò alla Grecia.
MONUMENTI PALEOCRISTIANI. - La chiesa di S. Giorgio è costruita su una rotonda romana, contemporanea all'arco di Galerio (a. 297); fu trasformata in chiesa nel sec. V, aggiungendo ad oriente un'abside. Nella cupola e nelle nicchie ricavate nei muri i mosaici imitano modelli ellenistici, mentre le figure dei santi sono di arte orientale. Notevole soprattutto il fregio col calendario della metà del sec. VI importante specialmente per le iscrizioni relative al culto dei santi (E. Weigand, in Byzantinische Zeitschrift, 39 [1939], pp. 116-45). La chiesa di S. Demetrio, eretta sul luogo del supplizio del martire, fu costruita nel 412 sotto Leonzio eparco d'Illiria. Venne rifatta nel sec. VII in forma di croce e più volte restaurata in seguito; nel 1917 fu molto rovinata da un incendio. L'edificio primitivo fu una basilica ellenistica con atrio, nartece, prima a tre e poi a cinque navate separate da colonne e matroneo. Dopo l'incendio si sono recuperati alcuni mosaici dal sec. IV al IX (s. Demetrio, la B. Vergine orante, s. Sergio) e alcuni affreschi databili dal sec. VI al IX. La chiesa di S. Parasceve (o Vergine Acheropoietos), del sec. V, offre il tipo della basilica cristiana ellenistica a tre navate, di perfetta simmetria, con colonne ed archi e capitelli teodosiani. La chiesa metropolitana di S. Sofia è l'ultima chiesa costruita in età giustiniana; si tratta di una basilica a cupola con mosaici del sec. VIII-IX (Madonna orante, G. Cristo, Ascensione). Posteriori sono la chiesa di S. Davide con mosaici del secc. IX-X rappresentanti G. Cristo imberbe con i simboli dei quattro Evangelisti; la chiesa della Theotokos del 1028; la chiesa degli Apostoli a cinque cupole, con pianta cruciforme, eretta nel sec. XIV sotto il patriarca Nifone su un edificio preesistente; da ultimo la chiesa della Trasfigurazione del sec. XIV-XV.
IL CIMITERO CRISTIANO DI T. - Rinvenuto nel 1899, si sviluppò dietro la necropoli pagana che era situata lungo la via Egnatia fuori delle porte dei Calamari e di Telli-Capon. Era formato di una serie di formae disposte su più file rivestite internamente in stucco spesso, più raramente in marmo bianco; alcune lastricate con grandi mattoni; erano chiuse con grosse lastre di marmo o di schisto e poi ricoperte di terra; l'iscrizione veniva incisa su una piccola lastra di marmo bianco. Si è trovata una grande tomba a volta a cui si accedeva da una scaletta; essa era decorata ai lati con riquadri; nel centro una croce tra due palme e un uccello; nella volta una grande croce. Tra le epigrafi si ricorda quella in latino con «Depositio Barbationis notarii v(iri) c(larissimi)»; una altra in greco di un Doroteo, d'un villaggio probabilmente della Siria, e di una Teodora (P. Perdrizet, Le cimetière chrétien de Thessalonique, in Mél. d'arch. et d'hist., 19 [1899], pp. 541-48). Nel Museo Reale di Bruxelles sono conservate alcune iscrizioni cristiane di T., una in greco appartenente ad un militare di nome Massimiano del corpo degli Ascarii minores; una latina ricorda un tale «Domesticus positus ad do(mnum) Ioan(nem)» che pagò 3 soldi e mezzo per la sua tomba (P. Perdrizet, Inscriptions de Salonique, in Mél. d'arch. et d'hist., 25 [1905], pp. 81-95 e tav. 1). Nota è l'iscrizione greca di Calocero a Macedonia e Sosigenia suoi genitori carissimi con l'augurio di: «sono fino alla resurrezione», e il pesce (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1890, pp. 54-60 e tav. 5, 2); ivi la parola καυμητήριον è in senso individuale, come in altre pure di T. (P. Perdrizet, Inscriptions de Thessalonique, in Mél. d'arch. et d'hist., cit.) caratteristica quella di un Flavio Callisto preposto all'amministrazione dei domini dell'imperatore nella regione, in cui si ripete anche l'augurio per dormirvi fino al giorno della resurrezione (P. Perdrizet, Inscriptions de Thessalonique, in Mélang. d'arch. et d'hist., 20 [1900], p. 229); altre ancora con l'espressione καυμητήριον in senso individuale (ibid., 25
[1905], pp. 86-88; Ch. Azen e Ch. Picard, La nécropole de Thess., ibid., 32 [1912], p. 351). Nella chiesa di S. Sofia fu trovato un frammento epigrafico greco menzionante una giovane Ioanna morta il 21 nov. 535 (I. Pargoire, Le soi-disant épitaphe de la fille de Bélisaire, in Échos d'Orient, 5 [1901-1902], pp. 302-303; ibid., 6 [1903], pp. 62-63). A ca. 30 km. ad est di T. sui monti è una chiesa cruciforme di S. Andrea de Péristerai del sec. IX (A. Orlandos, Τὸ καθολικὸν τῆς παρὰ τὴν Θεσσαλονίκην μονῆς περιστερῶν, in Ἀρχείον τῶν βυζαντινῶν μνημείων τῆς Ἑλλάδος, 7 [1951], pp. 146-47). Recentemente Ch. I. Makaronas ha illustrato la scoperta di un edificio ottagono in muratura, conservato fino a 7 m. al di sopra del suolo primitivo, lastricato di marmo, con decorazione a mattoni rappresentante una croce tra due cipresi. Vi si è trovato un frammento di statua virile nuda e una parte d'un pulpito paleocristiano (Τὸ ὑκτάγωνον τῆς Θεσσαλονίκης, in Πρακτικά Ἀρχαιολογικῆς Ἑταιρείας, 1950, pp. 303-21).