THEGLATHPHALASAR III

THEGLATHPHALASAR III. - Re assiro da 745 al 727 a. C. (assiro Tukkulti-apil-Ešarra «La mia fiducia è il figlio erede dell’Ešarra» o dio guerriero Ninurta, di cui è padre Enlil [v.] sotto il nome dell’Ešarra; ebr. Tiglath-Pelšer [II Reg. 16, 7] o Tilgath-Pilnēšer [I Par. 5, 6; II Par. 28, 20] o Tilgath-Pilnēšer [I Par. 5, 26]). Vero fondatore dell’Impero neoassiro, «potrebbe considerarsi la figura più notevole della storia assira» (S. Smith).

Relativamente scarse sono le iscrizioni cuneiformi al suo riguardo (versioni: Luckenbill, Oppenheim), così che si è all’oscuro di molte particolarità del suo geniale operato. Sull’anno 1131 (jijār del 745 a. C., in occasione delle rivolte di Kalab. Eredito dai predecessori «una lunga serie di disastri» e la debolezza interna dell’Assiria. Nel nord-est e nel nord-ovest si stabilì l’egemonia dell’Urartu; Sarduris II venne riconosciuto «re della Siria» da parte dei vassalli; tribù aramaiche e caldaiche s’infiltravano nel sud e nella Babilonide. L’Assiria era miracolata di rovina; nelle città si susseguivano le rivolte della popolazione in notevole parte disoccupata. T., geniale politico, amministratore e anche condottiero, nel 745 sedò le sommosse all’interno. Fece una spedizione lampo fino alla «Terra del Mare» (sul Golfo Persico), castigando e parzialmente trasferendo le tribù aramaiche e caldei; ritornando quale «re di Sumer e Akkad», si garantì la fedeltà di Nabonassar re di Babilonia (748-734). Assicurato così il sud, sgretolò tenacemente e sistematicamente la strapotenza urartea. Nel 744 fece una spedizione nel nord-est, dove MEDINA (v.); una colonna giunse persino al Caspio; pensò a fornirsi specialmente di buoni cavalli da guerra. In altra spedizione nell’ovest (743-740), Mati’ilu di Agusi, che si

Article illustration
(do E. Unger, Die Reliefs T. a III, aus Nimrud, Costantinopoli (86).
(av. 1)

era fortificato in Arpad, fu accerchiato (743); Sarduris accorse in aiuto con una grande armata e molti vassalli alleati; tutti furono battuti da T. nella regione di Kummub (Commagene dei classici), ciò che costrinse i re di Damasco, Tiro, Kummub, Quê (Cilicia), Gurgum e Carcamis a pagare tributo. Arpad assediata cadde nel 740, e la città, il re, il popolo, e gli dèi furono severamente puniti, così che più tardi il Rabasce (v.) Sennacherib (v.) si servì di questo esempio per incutere terrore (Is. 36, 19). Nel 739 T. preparò il colpo contro l’Urartu; prese le regioni di Ulubu e di Kirbi in diretta amministrazione assira. Nel 738 aveva da fare con Azri’â usurpatore del regno di Ja’udi o Sam’al, che capeggiò una coalizione di altre 19 città ribelli nella Siria e nella Fenicia. Si discute se tale Azri’â sia identico con Azaria (o Ozia [v.]) re di Giuda; è però più probabile che siano diversi. Azri’â fu vinto e Panamu II, fedele servo di T., che «correva (vicino) alla ruota del carro del suo signore... in mezzo a grandi re» (iscrizione di Bar-Rekub, cf. B. Landsberger, Sam’al, Ankara 1948, pp. 68-72) rientrò in possesso di Sam’al. Allora anche Rasin (o Razon [v.]) Manahem (v.) di Samaria mandarono tributi, come anche Zabibija, regina dell’Arabia. Nel 737 T. fece un’altra incursione nella Media per rifornirsi di cavalli, e si spinse fino alla regione di Teherân e al Demavend («monte di lapislazuli»). Seguì nel 735 la marcia verso la capitale dell’Urartu. Sarduris fu sconfitto alle porte di Turušpaš (o Tušpaš), sul Lago di Van; ma T. non ebbe successo definitivo: le rocce, sulle quali la città era costruita, erano impraticabili per le macchine di guerra, e i difensori furono approvvigionati di viveri per via d’acqua.

Il duro colpo dato all’Urartu permise a T. di occuparsi del sud-ovest: nel 734 marciò su Gaza; prese Gezer (rilievi), dopo di che Hanno di Gaza fuggì in Egitto. Occupando la regione, isolò le potenze palestinesi e celesiriane dagli aiuti egiziani. Allora approfittò della situazione rispecchiatà in Is. 7 e della chiamata ACAZ (v.) re di Giuda riferita in II Reg. 16, 7: PHARES (v.) o Pêqah d’Israele l’avevano messo alle strette assediando Gerusalemme, per costringerlo ad assocciarsi alla loro coalizione. Non tardò il Re assiro ad invadere la Samaria, conquistando gran numero di città (II Reg. 15, 27-30). Osea (v.) contro Phacee, il quale fuggì solo, ma dopo ritornò a Samaria, dove fu trucidato da Osea. Osea venne confermato re da T., ma la Galilea, la pianura di Esdrelon, il Galaad furono tolti al Regno d'Israele, per formare le province assise di Magidu (Mageddo) e Gal'aza (Galaad). Con devastazioni incredibili della regione vicina si compì l'anno seguente (732) la sorte di Razon e di Damasco, presa da T.: era la fine dell'indipendenza degli Aramei. L'impressione fu tale che alla notizia Mititii di Ascalon impazzì e suo figlio si affrettò a sottomettersi quale vassallo. Mentre T. teneva corte in Damasco vinta, arrivarono i messi di Tiro e di Samsi, regina degli Arabi, dopo che ebbe subito un'incursione. Anche Achaz (Fau-hazi), pieno di zelo per il suo padrone e signore, gli recò tanti tributi che dovette fondere gli ultimi ornamenti metallici del mobilio del tempio e del palazzo; aprì persino la Giudea all'influsso religioso dell'Assiria, come mostra l'affare dell'altare (II Reg. 16).

Nella Babilonide però andava creandosi una situazione confusa dopo la morte di Nabonassar (734). Suo figlio Nabu-nidân-zer fu ucciso nel 732, 2° anno del suo regno, dal ribelle Nabu-šum-ukin (regnante nel 731), il quale a sua volta fu rimosso (730) da Marduk-mukin-zer (assiro Ukîn-zer) capo dei Bit-Amukkani, tribù caldea. T. accorse nel 729 e assediò Ukîn-zer a Sapia, sua capitale fortificatissima, che non si sa se riuscisse a prendere. Ma davanti alle sue porte ricevette la Merodach-Baladan (v.). A capodanno in Babilonia condusse Bel in processione, diventando con tale rito re di questa città con il nome di Phul (v.).

T., per molti aspetti, fu innovatore e riformatore. Preparò con metodo sistematico le sue imprese. Migliorò l'armamento delle sue truppe rendendolo più leggero e pratico; ebbe speciale cura della tecnica dei carri. L'arte dei rilievi a partire da lui mostra un maggior reale-ismo e dà più indicazioni di paesaggio. Per unificare il suo impero, trasferiva sistematicamente gran parte della popolazione dei paesi sottomessi; non è stato però il primo ad usare un tal metodo, che non parve così strano nell'Antico Oriente quanto sembra a noi (S. Smith): aveva lo scopo di dare occupazione alla popolazione e di bonificare il paese, oltre a quello di amalgamare i vari popoli. L'amministrazione di T., dura nel punire ma avveduta nelle opere di pace, procurò il rifiorire dell'industria e dell'agricoltura, si curò della sorte delle popolazioni trasferite. I popoli venivano trasferiti, possibilmente, in paesi di lingua simile, ad es., gli Aramei di Damasco presso gli Aramei a est del Tigri. Si bonificarono regioni desertiche mediante l'irrigazione, che permetteva un certo benessere ai trasferiti. Rifiorivano inoltre il commercio e l'industria nelle città di Assiria, e fra le varie regioni tra loro. Non sembra che il patriottismo ne soffrisse molto: la presa di Ninive nel 612 non avvenne per tradimenti di quella popolazione poco organica, la quale, ad eccezione della Babilonide che si fece indipendente, combatté fino all'ultimo uomo. - Vedi tav. II.

BIBL.: P. Rost, Die Keilschrifttexte T.-P.s III, Lipsia 1893; A. S. Anspacher, T.-P. III, Nuova York 1912; E. G. H. Kraeling, Aram and Israel, 1918; E. Forrer, Die Provinzenleitung des asyr. Reiches, Lipsia 1921; S. Smith, Cambridge ancient history, Cambridge 1925, pp. 32-42; A. Jirku, Der Kampf um Syrien und Palästina... (Der Alte Orient, 25, IV), Lipsia 1926; D. D. Luckenbill, Ancient records of Assyria and Babylonia, Chicago 1926, pp. 260-96; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1932, pp. 450-54; G. Furlani, Sam'al, in Enc. Ital., XXX (1936), p. 591 sq.; P. Naster, L'Asie Mineure et l'Asyrie aux VIIIe et VIIe siècles a

v. J

C., Lovanio 1938, pp. 11-27; A. Jepsen, Israel und Aram, in Archiv. f. Orient., 14 (1941-44), pp. 153-72; J. Lewy, in Hebrew union college annual, 18 (1943), pp. 66-72; A. L. Oppenheim, in Ancient near eastern texts..., Princeton 1950, pp. 282-98 (testi scelti in inglese); E. R. Thiele, The mysterious numbers of Hebrew kings, Chicago 1951, pp. 75-98; I. M. D'iakonov, in Vestnik Drevnej Istorii, Mosca 1951, fasc. II-III (testi assirobabiolesi sull'Urartu, in russo).