THERAPHIM

THERAPHIM. - Trascrizione latina (Volgata) del­
l’ebr. téráphim in Iudc. 17, 5; 18, 14.17; Os. 3, 4, che
ricorre, variamente tradotto, in altri 10 passi.
Probabilmente non indicò sempre la stessa cosa; le
versioni antiche impiegano vari termini e anche oggi
i pareri sono diversi. Non si conosce l’etimologia del
nome (grammaticalmente può essere un semplice nome
seguolo téréph, o una formazione a prefisso ta-: si è
accostato réphá-im, Volg. Gigantes, p. es., Is. 14, 9). I nomi
T., ’Urím e Tumím, Sanuérím sembrano non plurali,
ma singolari con mimazione: la presenza di questo feno­
meno nelle lingue semitiche nord-occidentali intorno al
2100-1800 a. C. sarebbe provata anche da nomi propri
in cui la forma più antica termina in -m (nella Bibbia
stessa: Lésem di Ios. 19, 47 e Lajis).
In Gen. 31, 19.34.35 i t. sono asportati di nascosto
da Rachele, al momento di partire con Giacobbe dalla
casa di Laban: dovevano essere oggetti di piccole dimen­
sioni, perché facilmente occultabili: comunemente s’in­
tende « idoli » (Volg. idola); i terahiti (v. THARE) caldei
erano infatti in qualche modo idolatrici (Jos. 24,2; Judt. 5,
5 sg.), benché un vero culto prestato ai t. non risulti mai.
In Iudc. 17,5; 18, 14.17.18.20 i t., insieme con l’ephod (v.)
e un « simulacro di getto », sono « fatti » da un tal Micha,
che fonda un « santuario » tra gli Ephraimiti: il « si­
mulacro » doveva rappresentare probabilmente Jahweh;
l’accostamento di t. a ephod lascia intendere che più che
di idoli (Volg. tre volte trascrive l’ebr., due volte idola)
si tratta di un oggetto a scopo mantico. In un detto sen­