STIMMATE (STIGMATE)

STIMMATE (STIGMATE). - Dal greco στίγμα con significato di « marchio, segno », nell'agiografia e mistica cristiana, sono segni delle piaghe di Gesù impressi nel corpo di un servo di Dio.

1. NOZIONI

Στίγματα erano i marchi soliti ad imprimersi con il ferro rovente, presso i Greci e i Romani,

sugli schiavi fuggitivi, ed in Oriente su tutti gli schiavi, qualche volta sui soldati (e in tutti i paesi sul bestiame), per indicare il loro padrone o capo. Nel Nuovo Testamento il termine ricorre solo in Gal. 6, 17 (stigmata Domini Iesu in corpore meo porto): s. Paolo, con evidente riferimento all'uso orientale, chiama « s. di Gesù » le tracce sul suo corpo dei patimenti subiti per il nome di Gesù, nel senso che queste lo assomigliano al suo Maestro crocifisso e lo fanno riconoscere per suo vero schiavo e soldato.

Le s. sono per lo più esterne e visibili (qualche volta sono invisibili, ma il loro effetto doloroso non è meno sensibile: il più celebre caso fra queste è quello di s. Caterina da Siena, riferito dal b. Raimondo da Capua [cf. Benedetto XIV, De Servorum Dei beatificatione, lib. V, parte 2ª, cap. 8, nn. 4-8]). Il fenomeno si verifica per lo più nelle mani e nel costato; ma possono essere interessate anche le altre parti del corpo (p. es., la fronte sull'esempio della coronazione di spine, gli omeri per l'analogia del carico della Croce, il dorso per riflesso della flagellazione di Gesù, ecc.). La stigmatizzazione visibile è ordinariamente accompagnata da versamento di sangue alla superficie o nella regione subcutanea, da ferite sanguinolenti, e, quando è profonda, da lacerazione dei tessuti. Nel caso di semplici erosioni superficiali, o di altri dubbi segni, probabilmente non trattasi di s. Il fenomeno può essere permanente e continuo, o intermittente, limitato cioè a determinati percorsi. Le piaghe ed il sanguinamento possono essere costanti riguardo alla forma e alla parte anatomica, o variare di forma, intensità ed estensione, e spostarsi da una parte all'altra del corpo. La stigmatizzazione può essere accompagnata da fenomeni preternaturali o semplicemente misteriosi, che però sono accessori e indipendenti (p. es., estasi, chiaroveggenza, dono delle lingue, penetrazione dei cuori, scomparsa totale o parziale dell'appetenza o del sonno, ecc.). Qualora alla stigmatizzazione, vera o apparente, si aggiungano fenomeni di natura psicopatica, come non di rado avviene specialmente in soggetti femminili, tocca allo psichiatra preventivamente giudicarne.

II. LE S. DI S. FRANCESCO. — Nella storia sono ricordati ca. 330-350 casi di persone stigmatizzate (una ottantina già elevate agli onori degli altari), tra cui solo una cinquantina di sesso maschile (cf. A. Imbert-Gourbeyre, La stigmatisation, Clermont-Ferrand 1894, dove sono elencati 321 casi). La cifra secondo alcuni sarebbe suscettibile di aumento, secondo altri invece è esagerata (cf. P. Debonne, in Etudes carmél., 20 [1936, 11], pp. 22-59), essendovi non pochi casi dubbi o di scarsa attendibilità. Il primo e il più importante caso di stigmatizzazione è quello di s. Francesco d'Assisi, avvenuto sulla Verna nel 1224, due anni prima della sua morte. Il fatto delle s. di s. Francesco è concordemente narrato e descritto nei minuti particolari dai primi e più autorevoli biografi: Tommaso da Celano (teste oculare, cf. De miraculis, II, 5), Giuliano da Spira (ca. 1232, cf. Anal. Francisc., t. X, 1, pp. 363 sgg.; e vi accenna anche nell'Ufficio rimato, capp. 12-30, cf. 385), s. Bonaventura. La notizia fu pubblicata subito dopo la morte del Santo dal suo vicario e successore frate Elia nella Lettera enciclica ai frati: documento Eliano (Anal. Francisc., t. X, 1, pp. 525-28). Nella cosiddetta pergamena d'Assisi figurano i nomi di 16 testimoni oculari che videro le s. sul corpo di s. Francesco dopo la morte (cf. Misc. Francesc., 15 [1913], p. 131 sgg.). Vi accenna anche frate Leone, che accompagnò il Santo sulla Verna, nella pergamena della benedizione autografa di s. Francesco che si conserva nel S. Convento (Tommaso d'Eccleston fa sapere che questo discepolo amava raccontare ai frati le circostanze che accompagnarono l'avvenimento, cf. Anal. Francisc., I (1885), p. 245). Si aggiungono le testimonianze autorevoli di Gregorio IX, amico del Santo (5 apr. 1237, cf. G. G. Sbaralea, in Bull. Franc., I, Roma 1759, pp. 214 e 211), e di Alessandro IV (29 ott. 1255; ibid., II, ivi 1762, p. 86), il quale si appella ai testi oculari, tra i quali, come informa s. Bonaventura, era lo stesso Pontefice da cardinale (Legenda Maior, cap. 13, 8).

Secondo queste testimonianze, un mattino intorno alla festa dell'Esaltazione della Croce, nell'eremo della Verna il Santo, assorto in preghiera nella contemplazione

della Passione di Gesù, vide scendere un Serafino con sei ali, tra le quali appariva l'effigie di un uomo avente le mani e i piedi confitti a forma di croce; scomparsa la visione, si manifestarono nelle sue mani e nei suoi piedi i segni dei chiodi come nell'immagine del Serafino, e nel lato destro del costato una larga ferita, dalla quale spesso usciva sangue, che inzuppava le vesti. Nelle mani e nei piedi si vedevano prominenze carne nere e rotonde a forma di chiodi, quasi ritorti e ribattuti, nella parte interna delle mani e sulla parte superiore dei piedi, mentre le loro punte uscivano dalle parti opposte (Celano, Vita I, parte 2ª, cap. 3, n. 95 e cap. 9, n. 112; De miraculis, cap. 2, nn. 4-5; s. Bonaventura, Legenda maior, XIII, 3; XV, 2). I segni delle s., sebbene gelosamente celati dal Santo, furono visti, lui vivente, da un buon numero di frati e da altre persone degne di fede, compresi alcuni cardinali, e alla sua morte da una cinquantina di religiosi, da s. Chiara con le sue consorelle e da molti laici (Celano, De miraculis, II, 5).

La verità del fatto non può essere perciò messa in dubbio, e nemmeno il suo carattere prodigioso; la stessa vanità degli sforzi per darne una spiegazione puramente naturale ne è la controprova. Per le circostanze specialissime che lo accompagnarono, fra le quali l'imponenza dei segni, con profonda lacerazione dei tessuti, e la loro inalterata continuità per più di due anni (larga trafittura del costato con frequente emissione di sangue, mani e piedi traforati da trafiggenti chiodi di carne formati da tendini e nervi attorcigliati insieme): esso è un fatto unico nell'agiografia.

La Chiesa si è ripetutamente pronunciata per la verità ed il carattere soprannaturale delle s. di s. Francesco, come si deduce dalle testimonianze dei papi da Gregorio IX e Innocenzo IV a Pio XI (cf. AAS, 16 [1924], pp. 362-65) e dalla festa che se ne celebra il 17 sett. nella Chiesa universale: l'Ordine Francescano la celebrò fin dalla prima metà del sec. XIV per indulto di Benedetto XII (1334-42) o già di Benedetto XI (1303-1304); Paolo V nel 1615, per istanza di s. Roberto Bellarmino, estese la concessione a tutta la Chiesa: la festa fu poi resa obbligatoria da Clemente IX ed elevata a rito doppio da Clemente XIV.

L'iconografia delle s. di s. Francesco occupa un posto importante nella storia dell'arte: la prima rappresentazione con data certa è la tavola di B. Berlingheri in S. Francesco di Pescia del 1235, che servì di esempio ai pittori per tutto il '200. Ma la vera fioritura artistica sul soggetto incominciò nel '500, sia per la crescente popolarità del prodigio, sia per l'influsso della perfetta rappresentazione giottesca negli affreschi della basilica di Assisi.

Nella liturgia dell'Ordine Domenicano è commemorata al 1º apr., per concessione di Benedetto XIII (1727), la stigmatizzazione di s. Caterina da Siena (sulla cui realtà storica si fecero, massime nel sec. XV, molte animate discussioni), come nell'Ordine Carmelitano si fa analoga festa della trasverberazione di s. Teresa. Per alcuni altri santi e beati stigmatizzati (p. es., s. Caterina de' Ricci e b. Lucia da Narni O. P.) se ne fa un cenno semplice nelle lezioni storiche approvate per i rispettivi istituti o diocesi. Ma nella maggior parte dei casi la Chiesa non si è pronunciata, anzi, come nel caso di s. Gemma Galgani, ha detto espressamente di non esprimere alcun giudizio circa la sua stigmatizzazione che sarebbe avvenuta nel 1899 (cf. AAS, 24 [1932], p. 57). In genere si riconosce che le s. sono un fenomeno assai complesso e perciò vanno diligentemente esaminate caso per caso; non è sempre facile stabilire se debbano attribuirsi a intervento soprannaturale. — Vedi tsv. XCII.

BIBL.: per le s. di s. Francesco, oltre le biografie, V. Jean de Cognin, Etude crit. sur les stigmates de si François, in Etudes Francisc., 2 (1899), pp. 337-50, 517-22; René de Nantes, Les Stigm. de si François et la crit. moderne, ibid., 16 (1906), pp. 341-662; K. Hampe, Die Wundmale der hl. Franz von A., in Hist. Zeitschr., 96 (Monaco-Berlino 1906), pp. 385-402; L. Le Monnier, Le s. di s. Francesco, in Misc. Franc., 11 (1909), pp. 3-10; B. Sderci, Le s. di s. Francesco, in Studi star.: l'Apostolato di s. Francesco e dei Francesc., I, Quaracchi 1909, pp. 153-99; J. Merkt, Die Wundmale des h. Franziskus von A., Lipsia-Berlino 1910; M. Bihl, De stigmatibus s. Franc. Ass., in

Arch. Franc. hist., 3 (1910), pp. 393-432 (a confutazione delle conclusioni di J. Merkt); S. Mencherini, Cod. diplom. della Verna e delle sacre s. di s. Franc., Firenze 1924; V. Facchinetti, Le s. di s. Franc. d'A., Milano 1924 (con 75 illustraz. artist. delle s.; M. Faloci Pulignani, Le più antiche testimon. sulla verità delle s. di s. Franc., in S. Franc. d'A., 4 (1924), pp. 192-96; A. Gemelli, Le affermata, della scienza intorno alle s. di s. Franc., in Studi francese., nuova serie, 10 (1924), pp. 368-404; W. Lampen, La liturgia delle sacre s., ibid., pp. 323-343; P. Nesi, Iconogr. delle s. di s. Franc. nel sec. XIII, ibid., pp. 289-322; J. Felder, Trois témoignages inconnus sur les Stigmates de St François, in Etud. Francisc., 34 (1924), pp. 121-25. Gaetano Stano

III. STUDIO MEDICO

Tra i fenomeni prodigiosi che hanno per oggetto il sangue (lacrime di sangue, ematidrosi, cruentazione su cadaveri e su oggetti, persistente fluidità del sangue, ecc.) il più importante è la stimmaticizzazione.

Le s. esteriori o visibili sono vere lesioni dei tessuti molli, non prodotte da agenti esterni o da malattie, che si manifestano in modo imprevedibile in determinate zone fisse, all'improvviso e che sono precedute o accompagnate da vivissimi dolori fisici o morali. Talvolta il dolore appare invece quando incomprensibilmente scompare la s. Sono ulcere sui generis, circoscritte, di vario aspetto, forma e dimensione: rotondeggianti, ovali; superficiali, profonde, perforanti; il diametro in queste ultime può essere uguale tanto sul dorso quanto nella palma delle mani o nella pianta dei piedi, oppure, e quasi sempre, da una parte è di più centimetri, mentre dall'altro lato è puntiforme. Dalle s. fuoriesce semplice gemizio di sangue o vera emorragia; il sangue è rosso, rutilante, comitato a sierosità; l'emorragia, per rexim, può essere continua, intermittente, periodica, specie in alcune ricorrenze religiose e specie durante la Settimana di Passione.

Le s. non devono essere considerate come ferite o come piaghe, in quanto queste entità tendono alla cicatrizzazione in virtù dei normali poteri riparatori del tessuto colpito, ma sono ulcere speciali, senza quindi tendenza alla guarigione. Tutte le medicazioni e le cure più adatte non riescono a cicatrizzarle; non subiscono processi di infezione né di decomposizione, non cadono in necrosi, non emanano cattivo odore; permangono stazionarie e inalterate per anni e anni contro ogni legge di natura. Sono coperte da croste rosso bruno, date dalla coagulazione del sangue.

Le s. non sono la riproduzione esatta, specie per ciò che riguarda la sede, delle piaghe di Gesù, che oggi si conosce con certezza assoluta dagli studi della S. Sindone (v.); infatti in alcuni stimmaticizzati si vede nel dorso della mano un foro maggiore, mentre nella palma si scorge appena una lesione puntiforme. Inoltre non si manifestano (e questo rilievo è importante per controbattere la teoria di coloro che le ritengono determinate dalla suggestione) nella sede delle piaghe del Crocifisso dinanzi al quale l'individuo prega; infatti fino al sec. XVII i Crocifissi avevano la piaga del costato a destra mentre le s. si producevano a sinistra.

In questi fenomeni la Chiesa è giustamente molto severa e, solo dopo rigorosi studi e controlli di medici e teologi, si è pronunciata per un numero assai limitato di casi che presentavano tutte le sei caratteristiche delle s., cioè: istantaneità di apparizione, importante modifica dei tessuti, persistenza e inalterabilità malgrado tutte le terapie, emorragie, assenza di fatti suppurativi e cicatrizzazione istantanea e perfetta. Occorre inoltre ricordare che le vere s. si manifestano in soggetti sani che praticano le più eroiche virtù e che di solito hanno doni speciali, come l'estasi, la levitazione, la premonizione, ecc.

Molteplici sono le teorie ammesse da diverse scuole che tentano togliere il carattere soprannaturale alle s. cercando darne una spiegazione scientifica, portando in causa l'isterismo, la suggestione, i fenomeni psicopatici, metapsichici, ecc. Ma nessuna di queste sintesi regge ad una critica obiettiva, rigorosamente scientifica. Charcot sosteneva che negli isterici la suggestione può provocare fenomeni vasomotori abbastanza importanti fino a giungere all'edema; i neuropsichiatri della scuola della Sal-

pêtrière parlavano perfino di fatti emorragici. Tutto ciò era più facile, dicevano, a presentarsi e diveniva più appariscente durante l'ipnosi o nello stato di sonno sotto l'influenza del pensiero onirico. Il dott. Abadir riporta il caso del dott. Osty, già direttore dell'Istituto di Metapsichica di Parigi, il quale sarebbe riuscito a far apparire segni grafici e perfino lettere rilevate di color rosso su un braccio di un soggetto che egli stesso aveva suggestionato. Platonoff diceva di aver ottenuto in un suggestionato, per un complesso di riflessi condizionati, ecchimosi e perfino vescicole simili a quelle che si hanno nelle ustioni. Ancora altri autori hanno pensato che le s. potessero essere spiegate naturalmente con l'autosuggestione, come prodotto cioè della forte impressione suscitata dal pensare e dalla viva raffigurazione delle piaghe in genere o dalla paura stessa di un trauma. Ma anche ciò non risponde al vero; come l'esperienza delle guerre insegna, non si sono mai vedute tali lesioni in soldati che erano stati scossi fortemente dalla visione diretta di ferite nei loro commilitoni; né in soldati che, gettati a terra per lo spostamento d'aria per scoppio di proietto, ritenevano di esser stati colpiti; né in combattenti che, toccati da una pallottola «morta» che li aveva appena liberati, senza neppur aver il coraggio di guardare la parte supposta lesa, si gettavano a terra ritenendosi gravemente feriti; né si è mai visto, neppure, il ritardo della cicatrizzazione in feriti che per paura di esser subito rinviati al fronte desideravano non guarire (quando naturalmente tale ritardo non fosse da loro stessi mantenuto).

Nel 1890 Babinski e successivamente Virchow, pur ammettendo la possibilità di qualche suffusione emorragica dovuta a suggestione, si opposero con seri argomenti a questa teoria e controbatterono la letteratura in proposito, che in verità ha più valore storico che scientifico, tanto i fatti sono incerti, mal studiati, spesso inverosimili; infatti tutti gli autori che hanno voluto controllare i vari fenomeni su esperienze basate sulla concentrazione del pensiero e sulla suggestione non hanno potuto dimostrare altro che modificazioni riguardanti solo lo stato funzionale e non hanno mai constatato una vera lesione dei tessuti. Qualche autore ha scritto che le s. dipendono dalla nevrosi mistica, in quanto questi malati considerano come realtà ciò che è il risultato invece delle allucinazioni del loro cervello malato, attribuendo a fenomeni soprannaturali fatti che sono puramente patologici. Le differenze che intercorrono tra le vere s. e queste manifestazioni banali e soggettive sono troppo evidenti. Altri autori hanno tentato di sostenere che le s. possono dipendere dal vivo desiderio del martirio, dalla bramosia di voler soffrire come il Redentore; ma se così fosse si dovrebbero avere numerose descrizioni di tali fenomeni fra i neofiti del cristianesimo e fra i fanatici flagellanti del medioevo, cosa che invece manca assolutamente. Infine altri autori tentavano di trovare una relazione patogenetica e una certa somiglianza tra le s. e alcune manifestazioni che talvolta si possono osservare in particolari malattie. Nella tabe dorsale, durante le crisi dei dolori folgoranti, si può constatare, se pur molto di rado, la formazione di piccole emorragie cutanee, di piccole eruzioni petecchiali localizzate agli arti dove è la sede delle sensazioni fortemente dolorose; nell'herpes zoster («fuoco di s. Antonio») appaiono, dopo forti dolori nevralgici, gruppi di vescichette rosso scure che si formano lungo il decorso di un tronco nervoso; nella cancrena nevropatica disseminata si ha la brusca comparsa di placche cancrenose in diverse parti del corpo. Sperimentalmente, poi, Tind ha ottenuto, provocando una eccitazione violenta e prolungata su un nervo sensitivo, una cospicua vasodilatazione (più evidente nelle mucose del distretto, rara e appena accennata sulla cute), che poteva anche esser sede di piccole emorragie.

Tutte queste manifestazioni, che in verità nulla hanno da vedere con le vere s., sono ormai spiegate dalla fisiopatologia: questa reazione vasodilatatrice non è conseguenza di un semplice riflesso (infatti si può averla anche senza l'intervento dei centri nervosi, eccitando semplicemente il segmento periferico di un nervo sensitivo, sezionato sopra il punto eccitato), ma è data da quel feno-

meno che si chiama: «conduzione vasodilatatrice antidrova delle fibre sensitive» (Bayliss) ed è provocata dalla istamina che dal dolore viene messa in libertà a livello delle terminazioni sensitive.

È a tutti noto che stati fortemente passionali possono, per varie ragioni e in soggetti con alterazioni vasali o con discrasie sanguigne, produrre epistassi, emotivi, emorragie cerebrali, ecc. Si conosce anche la patogenesi delle mestruazioni vicarianti, si sa infine come certi sudori di color rosso siano dovuti a microbi cromogeni o a processi chimici. Tutto ciò però è ben lungi da quello che si è detto circa le s. Il prof. Wunderle termina infatti un suo studio molto accurato concludendo che si può, a rigore, ammettere che in talune forme morbose, in alcuni psicopatici, e anche nei laboratori di psicofisiologia appaiono vescichette, arrossamenti, turbe vasomotorie, piccole emorragie, ecc., tuttavia mai e in nessun caso si sono potute realizzare lesioni che possono essere simili alle vere s. Ancora, se le s. dipendessero da forze naturali esse sarebbero apparse in ogni tempo, e se ne dovrebbe trovare la descrizione (fenomeni così appariscenti e meravigliosi non possono sfuggire all'osservazione) nella letteratura medica, mentre fino al sec. XII non si è mai parlato di s.; inoltre, anche a nostri giorni, date certe circostanze, si dovrebbero osservare costantemente, ciò che, in verità, non è.

Le «s. invisibili» consistono in trafiture e dolori localizzati là dove di solito apparirebbero le manifestazioni visibili; esse possono precedere o seguire le manifestazioni esterne; talvolta si rendono visibili solo dopo la morte. Le «false s.» alimentano una vasta letteratura in proposito; particolarmente tra gli isterici si trovano moltissimi pseudo-stimmatizzati. Qui occorre grande prudenza e accortezza, perché ogni isterico è portato alla simulazione, alla soperchieria, alla bugia, alla frode, alla messa in scena ed è abilissimo in questi atteggiamenti; esistono molti casi documentati in cui questi nevropatici con pezzi di vetro, con le unghie, con chiodi si producevano piaghe, che presentavano, però, caratteristiche ben differenti dalle vere s. Inoltre sono stati descritti soggetti che presentavano ecchimosi senza che alcuni trauma le avesse provocate; sono queste le cosiddette macchie psicopatiche, che però, oltre le altre divergenze con le s., sono disseminate su tutta la superficie del corpo; solo in qualche raro caso (vedi soggetto di Du Prel e di Brown-Sequard) assumono disposizione simbolica.

In conclusione, si ha ragione di ritenere che le s. quali manifestazioni naturali non sono mai state né osservate né sperimentalmente ottenute; al contrario, quelle che appaiono nei mistici, nella pienezza dei loro caratteri distintivi, si presentano, per le loro note estrinseche e intrinseche, al di fuori di tutte le leggi che regolano la fisiopatologia e vanno quindi considerate come fenomeni di ordine preternaturale. - Vedi tav. XCII.

BIBL.: A. Imbert Goubeyre, La stigmatisation, l'extase divine et les miracles de Lourdes, 2 voll., Clermont-Ferrand 1894-1895, 2e ed., ivi 1908; H. Thurston, Stigmatisation, in The Month, 134 (1919), V. indice; 152 (1927), p. 315 agg.; L. Guarnieri, Alter Christus, Roma 1929; A. Abadir, Sur quelques stigmatisées anciennes et modernes. Etude historique et critique, Parigi 1932; G. Testa, Tra i misteri della scienza e della Fede, Roma 1933; autor: vari, Doulour et stigmatisation, in Etudes carmélitaines, 21 (1936, II); J. Lhermitte, Marie-T. Noblet, considérée du point du vue neurologique, ibid., 23 (1938, II), pp. 201-209; G. Tinel, Tentative di interpretazione fisiologica delle s., in Perifer Mimus, 16 (1941), pp. 300-334; J. Lhermitte, Problema medica delle s., ibid., pp. 114, 179, 226; R. Garrigou Lagrange, Le s. e la suggestione, ibid., 17 (1942), p. 130; 18 (1943), p. 139; 19 (1944), p. 43; E. Bon, Medicina e religione, 4e ed., Torino 1951, pp. 180-211, con ampie b bl.; J. M. Höcht, Träger der Wundmale Christi, 2 voll., Wiesbaden 1952, Alberto Alliney
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“STIMMATE (STIGMATE).” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 809. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/stimmate-stigmate.