SVEZIA CIVILE ED ECCLESIASTICA. - Lo storico romano Tacito, dopo aver trattato dei popoli della Germania settentrionale, parla dei Suiones, genti assai abili nel maneggio delle armi e provetti marinai. Dal termine Suiones deriva svear e l'odierno Sverige (S.). Secondo Tacito, inoltre, questi Suiones costituivano varie civitates sotto un unico capo. Ca.

ridionale della S., facevano parte della Danimarca) dagli arcivescovi di Amburgo-Brema, sudditi e feudatari dell'Impero. Intorno al 1120 si ha notizia di sei sedi episcopali in S. dipendenti dalla sede metropolitana di Lund: Skara, Linköping, Eskilstuna, Strängnäs, Sigtuna e Västerås. Eskilstuna fu ben presto unita a Strängnäs, mentre Sigtuna intorno al 1140 si mutò nel vescovato di Uppsala. Nel frattempo, dopo lottò tra pretendenti, salì al trono il re Sverker ed intorno al 1130 la S. si trovò unita sotto un solo sovrano. Durante il suo regno si diffuse nel paese l'Ordinic cistercense. Erik il Santo (1157-60), suo successore, è legato alla cosiddetta prima crociata in Finlandia, la cui storicità è tuttora assai controversa. Carlo VII (1161-67), figlio di Sverker, approfittando della lotta tra Alessandro III ed il Barbarossa, e del fatto che il re di Danimarca, Valdemaro il Grande, aveva riconosciuto l'antipapa Vittore IV, si rivolse al Pontefice per la costituzione di una metropoli svedese, e la richiesta fu accolta da Alessandro III nel 1164 con la costituzione dell'arcivescovo di Uppsala e dei vescovati dipendenti di Skara (con giurisdizione sulle regioni di Västergötland e Värmland), Linköping (Öster-götland, Öland), Strängnäs (Södermanland, Närke) e Västerås (Västmanland, Dalarna), cui più tardi si aggiunsero i due di Växjö (Tröhörad) e di Abo (Finlandia). Primo arcivescovo fu Stefano, monaco di origine inglese che appunto nel 1164 era stato a capo della ambasceirea inviata da Carlo VII e governò l'arcivescovato di Uppsala fino alla morte (1185). Egli si era trovato in gravi lottò con il successore di Carlo, Knut Eriksson, che pretendeva sottomettere i chierici al giudizio dei tribunali laici.
Agli inizi del sec. XIII di fronte all'attiva politica espansionistica danese di re Valdemaro Sejr, e del suo valido consigliere Anders Suneson, arcivescovo di Lund, i re di S. si sforzarono di impedire sia una eccessiva influenza di quell'arcivescovo sulle questioni ecclesiastiche della metropoli di Uppsala, sia un'estensione del dominio danese sulla Finlandia, che avrebbe compromesso gravemente la libertà del loro Regno. Nel 1216 Innocenzo III indirizzò infatti a re Erik Knutsson una lettera, con cui gli riconosceva la sovranità sulla Finlandia ed autorizzava l'arcivescovo di Uppsala a provvedere alla istituzione di uno o due vescovi in quella regione. Il timore dell'egemonia danese sul Baltico favorì pertanto la conquista della Finlandia e la sua cristianizzazione da parte della S. Le terre al di là del golfo di Botnia furono conquistate mediante le spedizioni di Birger Jarl nel 1240-1250 e di Torgils Knutsson, che fondò il castello di Viberg (Viipuri) nell'ultimo decennio dello stesso secolo. Dal sec. XIII in poi le condizioni sociali della S. subirono una profonda trasformazione. Il rafforzamento dell'autorità regia sotto Magnus Ladulås (1275-90) contribuì alla formazione di una nuova aristocrazia, che ben presto divenne arbitra del paese, soprattutto nel corso del secolo successivo, quando si cominciò a disporre liberamente della dignità reale, conferendola a chi le garantisse i maggiori privilegi. Anche la posizione politica della Chiesa si rinsaldò sensibilmente. Inoltre la predicazione degli Ordini di S. Francesco e di S. Domenico, che particolarmente nel sec. XIV si diffusero con celerità nel paese, diede vita ad una intensa fioritura spirituale e mistica, di cui fu luminoso esempio la figura di s. Brigida (v.). I nobili, scontenti del re Alberto di Mecklemburgo, che essi stessi avevano chiamato nel paese per liberarsi di Magnus Eriksson che si era dimostrato troppo autocratico, si rivolsero nel 1388 per aiuto a Margherita, regina di Danimarca e di Norvegia, e costei con le armi cacciò Alberto dal paese. Nel 1397, i rappresentanti della Danimarca, della Norvegia e della S. stabilirono l'unione dei tre Regni (unione di Kalmar).
Tale unione, il cui vero carattere giuridico e politico è tuttora materia di interpretazione varia e oggetto di controversia fra gli studiosi, durò fino al 1523, quando Gustavo Vasa fu proclamato re di S. La partecipazione della S. all'Unione fu tuttavia assai incerta e non sempre i re di Danimarca ebbero riconosciuta la loro sovranità anche sulla S., tanto è vero che vi furono anche sovrani indigeni, come, p. es., Carlo VIII Knutsson intorno alla metà del sec. XV, oppure reggenti, come Sten Sture il Vecchio ed il Giovane. Quest'ultimo soprattutto contribuì in modo determinante alla diffusione di un vivo sentimento antidanese e lottò contro l'arcivescovo di Uppsala, G. Trolle. Di quella lotta intestina approfittò Cristiano II di Danimarca per occupare Stoccolma e per costringere nel 1520 la S. a riconoscere la sua sovranità sul paese e

| Regioni (e Länner) | Superficie in kmq. | Città principale (popol. in 1000 ab) |
| Norrland (Norbotten, Västerbotten, Jämtland, Västerbotten, Gävle-borg) | 261.815 | 1.180 | 5 | Sävle (46), Lulea (21) |
| Svealand (Kopparberg, Uppsala, Västmanland, Örebro, Stoccolma, Vormland, Södermanland) | 85.404 | 2.437 | 29 | Stoccolma Örebro (66) |
| Götaland (Skaraborg, Östergötland, Göteborg e Bohus, Älvsborg, Jönköping, Kalmar, Gotland, Halland, Kronoberg, Kristianstad, Blekinge, Malmöhus) | 92.869 | 3.369 | 36 | Göteborg (349), Malmö (190) |
| Area dei grandi laghi | 9.078 | — | — | |
| Svezia | 449.166 | 6.986 | 16 | Stoccolma (715) |
l'unione di Kalmar. La politica tirannica di Cristiano scatenò di lì a qualche mese una sollevazione generale, capeggiata da Gustavo Vasa, che con le armi liberò la S. dal vincolo dell'unione. Egli introdusse anche la riforma luterana nel paese, spintò la motivi non tanto religiosi quanto politici. I beni ecclesiastici furono confiscati a beneficio della corona e della nobiltà. Nel 1544 la dignità regia fu dichiarata ereditaria nella famiglia dei Vasa. Il secondo successore di Gustavo, Giovanni III, ammogliato con Caterina Jagellonica, fu propenso a ripristinare in S. il cattolicesimo, ma tale suo tentativo si esaurì nella pubblicazione di una liturgia uniforme nel 1577. Il suo successore Sigismondo III, che fu anche re di Polonia, cercò decisamente di ricondurre la S. in grembo al cattolicesimo, ma incontrò la decisa ostilità degli Svedesi, capeggiati da suo zio Carlo, il quale nel Sinodo di Uppsala del 1593 fece abolire la riforma liturgica di Giovanni III ed accogliere invece integralmente la confessione di Augusta. Ma Sigismondo insistette nel suo programma religioso servendosi anche delle armi finché, battuto in battaglia, dovette lasciare precipitosamente la S. Carlo, fatto deporre il nipote nel 1598, si fece egli stesso incoronare re con il nome di Carlo IX. Il figlio di Carlo, Gustavo Adolfo, succedutogli sul trono nel 1611, non solo elevò grandemente il prestigio e la forza politica della S., e ne fece la maggiore potenza baltica, ma estese il dominio sulla Germania con il suo intervento nella guerra dei Trent'anni a fianco dei protestanti. Si adoperò anche per il riordinamento della Chiesa luterana nel paese, mantenendo una specie di gerarchia ecclesiastica e diversi elementi della liturgia cattolica, ed impedì rigorosamente ogni influsso cattolico o inquinamento di altre scelte. Solo agli stranieri fu consentito di partecipare alla Messa nel recinto delle cappelle delle rappresentanze diplomatiche. L'improvvisa morte di Gustavo Adolfo in battaglia a Lützen (5 nov. 1632) non rallentò l'ascesa politica della S. grazie all'abilità diplomatica di Axel Oxenstierna, che ne tenne le redini del governo durante la minore età di Cristina, unica figlia del grande sovrano ed unica erede al trono. Nella Pace di Vestfalia (1648) la S. ottenne infatti vantaggi territoriali tali che ne garantirono, insieme a quanto aveva conseguito dalla Danimarca con la Pace di Brömsebro del 1645, l'egemonia sul Baltico. Conseguì infatti la sovranità sulle isole di Gotland e di Ösel e su regioni della S. centrale e meridionale (Jämtland, Härjedalen, Halland) già danno-norvegesi; acquistò gran parte della Pomerania (con le isole di Rügen, Usedom, Wollin e le città di Stettino e di Wismar), del Ducato di Brema (esclusa la città stessa) e di Verden, insieme con l'esenzione dai diritti doganali per il passaggio del Sund. L'abdizazione di Cristina nel 1654 e la sua conversione alla fede cattolica non ebbero influenza alcuna sulle condizioni religiose del paese, né ostacolarono sotto il Regno del successore Carlo X Gustavo, il raf- forzamento della potenza svedese. Con l'attraversare il Piccolo e il Grande Belt, in pieno inverno con l'esercito, Carlo X costrinse la Danimarca, che covava propositi di rivincita, a riconoscere l'egemonia svedese. Con la Pace di Roskilde del 1658 infatti la sovranità dei Vasa si allargò sulle regioni della odierna S. meridionale ancora sotto il dominio danese: Scania, Blekinge, Bohuslän. Morto Carlo X nel 1660, nell'ancor giovane età di 38 anni, il figlio e successore Carlo XI era ancora minorenne, ma raggiunta la maggiore età nel 1672, riformò organicamente la Chiesa luterana, emanò nel 1686 una nuova legge ecclesiastica che annullò qualsiasi indipendenza dei vescovi e rese la Chiesa strettamente dipendente dal sovrano che ne divenne praticamente «summus episcopus»; fece adottare un catechismo comune per tutto il Regno (1689) ed un nuovo salterio (1695). Carlo XII (1697-1718), in una lunga guerra contro la Russia di Pietro il Grande, esaurì gravemente la capacità militare ed economica del paese, con la conseguenza del declino della S. nel Baltico e nella politica europea e del prevalere della Russia. La morte di Carlo diede principio a quello che gli storici chiamano il periodo della libertà (Frihets-tid), in cui gli affari politici divennero prerogativa dei quattro stati (Nobiltà, Clero, Borghesia, Contadini) alla mercè dei due partiti dei Cappelli (Hattar) e dei Berretti (Mössor) che per i loro particolari finì politici interni non esitarono a richiedere il benevolo appoggio della Francia, dell'Inghilterra, della Russia, della Prussia, che tutte volentieri l'accordarono nell'intento di diminuire la potenza svedese. Ma nel 1772, il nuovo sovrano Gustavo III con un colpo di Stato ristabili l'autorità reale. Figlio del secolo dei lumi, Gustavo III abbandonò in materia religiosa la politica dei predecessori ed emanò nel 1781 un Editto di tolleranza, che diede anche ai cattolici la facoltà di esercitare liberamente la loro religione. In seguito a ciò Pio VI istituì un vicariato apostolico per i cattolici svedesi nel 1783. Nell'autunno dello stesso anno il re di S. venne a Roma, amichevolmente accolto dal Pontefice, e vi si trattenne fino alla Pasqua del 1784. In quella stessa Settimana Santa i cattolici svedesi poterono nuovamente assistere, dopo quasi due secoli di persecuzioni, a Stoccolma ad una celebrazione pubblica del servizio divino. Le vicende dell'età rivoluzionaria e napoleonica ebbero successivamente gravi ripercussioni politiche in S. I tentativi di Gustavo IV Adolfo di mantenere la neutra-lità tra la Russia e la Gran Bretagna in funzione anti-napoleonica si dimostrarono vani in seguito all'altezza franco-russa: nel 1808 lo zar Alessandro I invase la Finlandia, che con la Pace di Fredrikshamn (1809) entrò a far parte dell'Impero russo quale granducato autonomo. Gustavo IV fu costretto ad abdicare cedendo il passo ad un regime basato sulla divisione dei poteri, fissato nella Costituzione del 1809 che, rimaneggiata in seguito, è tuttora in vigore. L'elezione del maresciallo francese Bernadotte ad erede del trono nel 1810 (egli fu poi re Carlo XIV Giovanni dal 1819 al 1844) portò sul trono una nuova dinastia, che ancora dura. Allorché il nuovo principe vide la stella di Napoleone sul tramonto, promosse l'altezza con la Russia e con la coalizione antifrancese e fece dichiarare guerra alla Danimarca che, sconfitta, dovette rinunciare alla propria sovranità sulla Norvegia, che rimase poi fino al 1905 unita alla S. La diffusione delle idee di nazionalità diedero vita ad un movimento pascandinavo, con un'unica monarchia nordica, disegno questo non discaro a re Oskar I (1844-59), che sperava di potere in tal modo riunire sotto il proprio scettro anche la Danimarca. L'avvento del liberalismo portò invece nel 1865 ad una riforma della Dieta dei quattro Stati ed all'adozione del regime rappresentativo.

con un parlamento di due Camere. La S., che al Congresso di Vienna aveva rinunciato a tutti i territori a sud del Baltico, improntò la sua politica a criteri puramente difensivi ed accentuò, soprattutto dopo il 1864, il suo disinteresse per gli affari europei. Questo neutralismo le risparmiò di essere coinvolta nelle due guerre mondiali della prima metà del sec. XX, e favorì un suo ordinato sviluppo economico e sociale con un progressivo inserimento della classe operaia (rappresentata dal partito socialdemocratico) nella vita politica del paese.
III. SITUAZIONE ATTUALE DELLA CHIESA CATTOLICA
IN S. - Il 24 genn. 1781 il re Gustavo aveva concesso ai cattolici di S. (che dal 4 maggio 1688 dipendeva dal vicario apostolico delle missioni nordiche) alcune libertà, e con rescritto del 15 sett. 1783 aveva permesso il vicario apostolico. Nicola Oster, inviato dal Papa, l'esercizio del governo e della sorveglianza sui cattolici. I primi vicari apostolici ebbero successi assai scarsi. Solo sotto mons. Lorenzo Stabach (1833) la situazione migliorò e furono erette chiese a Stoccolma (1837), Göteborg (1865) e Malmö (1872). Nel 1860 fu abrogata la legge, che proibiva agli Svedesi nativi d'abbracciare la religione cattolica sotto pena di confida dei beni e di esilio. I decreti del 1870 e 1873 portarono nuove facilitazioni. Il 19 maggio 1951 la Camera accettò la legge di libertà religiosa per la prima volta in tutta la storia del paese. Così fu tolta pure la proibizione di costruire conventi. La nuova legge, entrata in vigore il 1° gen. 1952, permette queste costruzioni, previo però il consenso del re o del governo dello Stato. Anche dopo la nuova legge i cattolici sono costretti a contribuire in favore della Chiesa di Stato protestante, essendo i parroci protestanti incaricati dello stato civile della popolazione. La Chiesa cattolica invece non riceve nessun contributo da parte del governo.
Il vicariato apost. della S. ha attualmente 46 sacerdoti e 2 seminaristi. Il numero delle suore è di 149, quello dei cattolici di ca. 18.700, di cui 6000 svedesi; 27 tra i sacerdoti e 140 tra le suore sono esteri: ciò prova con evidenza che la Chiesa in S. ha ancora bisogno dell'aiuto della Chiesa universale.
IV. LETTERATURA
Una letteratura scritta sorge in S. solo dopo che il cristianesimo introduce nel paese l'alfabeto latino. Della più antica poesia epica, fiorita all'epoca dei Vichinghi e tramandata oralmente, non restano dirette testimonianze, ma di essa si trovano chi non solo nell'*Edda* e nelle saghe islandesi e norvegesi, ma nelle *Gesta Danorum* di Saxo Grammaticus, nel *Kalevala* e persino in alcuni canti popolari russi. Dell'epoca pagana rimangono solo numerose iscrizioni runiche, ma per la loro brevità e la loro non sempre facile interpretazione esse non possono considerarsi vere testimonianze letterarie. Alla
epoca pagana risalgono nella loro formulazione, anche se redatte nei secc. XIII e XIV, le varie leggi provinciali, fissate in brevi versi mnemonici.
Della cultura cristiana, che si venne sviluppando dopo il Mille intorno alle chiese ed ai conventi, testimonianze numerose vite di santi, leggende, cronache e poesie di argomento religioso, composte generalmente in latino. Varrà ricordare i quattro Uffici e la sequenza *De spinea corona* di Brynolphus, vescovo di Scara (m. nel 1317), il canto *Rosa rorans bonitatem* di Nicolaus Hermanni in onore di s. Brigida, e gli Uffici di Birgerus Gregori. Tra le opere di prosa, notevole la biografia della mistica Kristina di Stommelm, scritta dal domenicano Petrus de Dacia (m. nel 1298). L'unica grande opera di poesia del medioevo svedese sono però le *Revelationes* di s. Brigida (1303-73), raccolta in otto libri delle visioni della Santa. Lo stile efficace ed immaginoso di queste *Revelationes*, aderenti alla realtà ed aperte nello stesso tempo ai più arditi voli mistici, ne fa ancor oggi una lettura interessante, anche a voler prescindere dal valore storico e religioso di esse. S. Brigida si rese anche benemerita della cultura svedese per aver fatto tradurre opere religiose latine, per aver fondato il convento di Vadstena, ove monaci e religiosi dell'Ordine di lei creato si occuparono sino, all'avvento della Riforma, di trascrizioni di testi latini e di traduzioni in svedese. Se le opere di Petrus de Dacia e di s. Brigida sono nella linea delle correnti neoplatoniche che allora serpeggiavano per tutta l'Europa, l'autore della *Konungastyrlele* (*Direzione di re*), rielaborazione del *De regimine principum* di Egidio Romano, si ispirò invece alle dottrine tomistiche, dominanti nell'Europa medievale.
Per tutto il medioevo, ogni iniziativa culturale è in S. opera della Chiesa, o sorge all'ombra di essa: la prima Università svedese, quella di Uppsala, verrà fondata con bolla papale nel 1477, ed il primo libro verrà stampato,
1613
SVEZIA
1614
nel 1483, in un convento francescano di Stoccolma. A un francescano è anche dovuto il primo tentativo, non troppo felice in verità, di storia della S. (Prosaiska krčnikan [« Cronaca in prosa »]), e agli Ordini religiosi appartiene anche Enricus Olai, autore della Chronica Gothorum, la prima importante opera storica svedese. Verso la metà del sec. XIII si diffuse anche in S. la cavalleria con i suoi ideali religiosi-profani ed il suo comune patrimonio di racconti e di leggende. L'unica testimonianza diretta della diffusione dei racconti cavallereschi sono però le tre cosiddette Canzoni di Eufemia (Eufemia visorna). All'inizio del 1400 verranno poi tradotte le leggende di Alessandro Magno, di Carlomagno e di Teodoro. Caratteristiche del mondo nordico, anche se nate sotto altro cielo e spesso ispirate a motivi leggendari non autoctoni, sono le canzoni a ballo, anonime. Diffuse con varianti minime in tutta la Scandinavia e trascritte nei secoli seguenti secondo criteri tutt'altro che scientifici, esse non offrono ora elementi per poter giudicare se vi sia stato in questo campo un apporto particolare svedese.
Mentre per tutto il medioevo la S. è partecipe della comune cultura europea, con l'avvento della Riforma protestante essa viene a trovarsi staccata non solo da Roma, ma dalla cultura dei paesi latini, prima ancora che le correnti umanistiche, postulanti una maggiore libertà e indipendenza del pensiero, fossero giunte sino ad essa. Modesta figura di umanista quella di Conrad Rugge, laureato in legge a Perugia nella seconda metà del sec. XV e poi vescovo di Strängnäs. Indubbiamente più grandi le figure di Olaus Magnus (m. nel 1544), ultimo arcivescovo cattolico della S., e del fratello Johannes. Esuli entrambi a Roma, cercarono uno sfogo alla loro nostalgia della patria ed ai loro sogni umanistici di un più grande passato nella composizione di fantastiche opere storiche. Sia la Historia de omnibus Gothorum Suenumque regibus di Olaus, pubblicata a Roma, postuma, nel 1560, che la Historia de gentibus septentrionalibus di Johannes, pubblicata a Roma nel 1554, furono conosciute in tutta Europa (alla prima si ispirò anche il Tasso per il suo Torrismondo). Maggior senso critico, ma non maggiore obiettività scientifica, si trova nella Svenska Krönika (« Cronaca svedese ») di Olaus Petri (m. nel 1552). Già discepolo di Lutero a Wittenberg, egli fu tra i primi a diffondere in S. il protestantesimo e si occupò, insieme al fratello Laurentius Petri, della traduzione svedese della Bibbia voluta da Gustavo Vasa. Sempre sull'esempio di Lutero, egli tradusse e compose anche numerosi salmi, e a lui è anche stata attribuita la Tobiae comedia, il primo tentativo drammatico svedese degno di nota. Se la Riforma protestante venne indirettamente a favorire il consolidarsi di una lingua nazionale (i problemi affrontati e risolti da Olaus Petri nella sua traduzione biblica sono alla base dello svedese moderno) e promosse il diffondersi della cultura fra i laici, pure essa venne a segnare nel complesso una battuta di arresto nel campo culturale e scientifico, occupando esclusivamente gli animi - per decenni - in polemiche religiose ed in dispute teologiche. Oltre al già ricordato arcivescovo Laurentius Petri basterà citare i nomi di Abraham Angermannus, di Petrus Ioannis Gothus e di Laurentius Paolinus Gothus. La biografia di Gustavo Vasa scritta nel 1533 da Petrus Swart e le poesie in suo onore composte in latino dal poeta di corte Henricus Mollerus valgono ad indicare i gusti del tempo, mentre le incertezze lasciate negli animi dai rivolgimenti religiosi e politici ben appaiono nella Scandia illustrata di Johannes Messenius (1579-1639). Durante il Regno di Gustavo Adolfo (1611-32) si ha un maggior interesse per le scienze e per la letteratura, ormai svincolati dalla teologia: sorgono l'Archivio di Stato, nuove università e biblioteche: la S., assunta ormai al rango di grande potenza europea, non vuol più esser seconda a nessuno, nemmeno nel campo scientifico e letterario. Tipico esponente della molteplicità di interessi, dell'ardore di ricerca e degli entusiasmi nazionalistici dell'epoca è Olaus Rudbeck (1630-1702), professore di anatomia, studioso di botanica e di filologia ed autore della immaginosa Atland (1679), nella quale, superando le fantasie di Johannes Magnus, giunge a identificare nella S. la leggendaria Atlantide di Platone. Maggior valore scientifico ha la prima storia del diritto svedese (De jure Sveonum et Gothorum vetusto) di Johan Stiernhöök. Dando inizio al primo dizionario della lingua svedese (Gambla Svea och Götha males fätebur) e pubblicando il Codex argentus di Ulfia, Georg Stjerhjelm (1598-1672) persegue un fine nazionalistico, ed è l'amor di patria che lo spinge a far cantare per la prima volta le muse in svedese nel suo poema epico in esempi Hercules (1658), opera non ispirata liricamente, ma fondamentale per il successivo sviluppo della letteratura. Dimenticate sono ora le opere dei numerosi imitatori di Stjerhjelm, come dimenticato è anche Samuel Columbus (1642-79), ma vive sono ancora le poesie di Lars Wivallius (1605-69) e di Lars Johansson (1638-74) conosciuto sotto il nome di Lucidor l'infelice. Specie di Villon nordico, ribelle e vagabondo, Lars Wivallius compose i suoi canti migliori in carcere. Come Wivallius, anche Lucidor campò la vita cantando a nozze e funerali: la gioia dell'ebrezza è da lui sentita con un pesante sensualismo nordico, che si ritroverà poi in molti poeti svedesi. Verso la fine del secolo lo spirito classicheggiante del Trissino e dello Opitz, ammirati ed imitati dallo Stjerhjelm e dai suoi seguaci, è soffocato dall'influsso del marinismo italiano e della seconda scuola slesiana. Più che Johan Lillienstedt (1655-1732), traduttore del Guarini, e di Christofer Leyoncrona (1662-1710) varrà ricordare Ganno Eurelius Dahlstierna, imitatore del Marino. Alla Francia guardano invece Israel Holmström, imitatore di Scarron, e Johan Runius (1679-1713). Ma la sconfitta della Poltava (1709) soffoca qualsiasi sogno nazionalistico, riportando i poeti verso la realtà o verso un più complesso atteggiamento religioso. Se i fermenti religiosi dell'epoca trovano sfogo nel misticismo allucinato di Swedenborg (1707-78), autore di molte opere scientifiche e filosofiche, non meno rappresentativa del Settecento svedese è la limpida semplicità della prosa di Linneo (1707-78), specialmente avvincente nella descrizione dei viaggi in Lapponia ed in Olanda. Più che sotto il segno della speculazione religiosa, il secolo è, anche in S., sotto quello della scienza e della corte, ed in onore della prima e sotto la protezione della seconda sorgono a Stoccolma numerose accademiche e società scientifiche e letterarie: ultima in ordine di tempo ma non di importanza l'Accademia svedese, fondata nel 1786 da Gustavo III, e tuttora viva e operante nella vita culturale del paese. Nello stesso anno del viaggio in Lapponia di Linneo (1732) viene pubblicato a Stoccolma, su modello dello Spectator dello Addison, il primo importante settimanale svedese, Then swanska Argus (« L'Argo svedese »), a cura di Olof Dalin. Poeta di corte, storico ufficiale della nazione e precettore del principe ereditario, Olof Dalin (1708-63) è la figura più notevole dell'epoca gustaviana. Più che un poeta ispirato o un pensatore originale, egli fu un animatore ed un volgarizzatore; si ricordi la sua Storia della S. (Svea rikes Historia), la Storia del cavallo (Saga om hästen) e alcune canzoni in onore della natura. Dimenticate sono ora la sua commedia Den afwandsjuke (« Il geloso ») e la sua tragedia Brynilde. Alle idee del razionalismo voltairiano, di cui Dalin si era fatto diffusore, si comincia a opporre, dopo la metà del secolo, un sentimentalismo di tipo rousseauniano, ed il mutar del gusto favorisce il successo dei poeti dell'ordine dei costruttori del pensiero» (Tankebyggarorden) aperti sia alle esigenze del sentimento che a quelle della ragione. Al centro del gruppo è la poetessa H. C. Nordenflycht (1718-63), autrice della sentimentale raccolta Den sorgande Turturdufwan (« La tortora addolorata») ancora valida per la sincera ricerca della verità da parte dell'autrice, eternamente in lotta con se stessa nel tentativo di conciliare razionalismo e sentimentalismo, religione tradizionale e filosofia illuministica. Più grandi come poeti G. F. Gyllenborg (1731-1808) e G. P. Creutz, autore dell'elegante poema pastorale Atis och Camilla (« Atis e Camilla »). Con la morte di Dalin e della Nordenflycht, con la partenza di Creutz per l'estero e con il ritirarsi di Gyllenborg dal campo della letteratura militante si fa un vuoto nel
SVEZIA - Cripta della cattedrale di Lund (sec. XII).
mondo ufficiale delle lettere svedesi, né vale a colmarlo la fondazione (1766) della società letteraria *Utile dulci*, cui pure è legato il nome del poeta Oxenstierna (1750-1818). Ma al di fuori di ogni accademia e movimento letterario si fanno ora sentire voci di vera poesia: Jacob Wallenberg (1746-78) compone *Min son på galéian* (*Mio figlio sulla galea*) negli stessi anni in cui C. M. Bellman (1740-95) diviene l'idolo delle allegre compagnie della capitale. Melodia e testo sono indissolubilmente legate nella sua opera, che fa rivivere la gala Stoccolma dell'epoca gustaviana. Idolo delle bettole, e nello stesso tempo gradito alla cosiddetta buona società, Bellmann venne ben presto anche ammesso alla Corte di Gustavo III e poté pubblicare le sue raccolte di poesie (*Fredmans Epistlar* [*Le epistole di Fredman*]) e *Fredmans Sånger* [*I canti di Fredman*]) per diretto interessamento di Kellgren, da tutti riconosciuto come arbitro letterario. Traduttore Young e di Ossian in gioventù, bibliotecario di Gustavo III e suo collaboratore nella stesura di drammi storici, J. Kellgren (1751-95) passa insensibilmente nella sua poesia da un raffinato sensualismo di gusto francese e settecentesco ad un più profondo panteismo cosmico (*Den nya skapelse* [*La nuova creazione*]) di gusto preromantico. Contro le sue convinzioni illuministiche di specialmente diretta la polemica di Thorild. Specie di cavaliere errante senza principessa - come egli stesso si definì - T. Thorild si era fatto in quegli anni propugnatore dei diritti della natura e del sentimento nello spirito del Werther geothiano, ma in fondo era anch'egli molto meno lontano dall'illuminismo di quanto credesse, nonostante il suo elogio delle passioni (*Passionerna*, 1780) ed il suo culto del genio. Ottimo epigono dell'illuminismo svedese K. G. av Leopold (1750-1829) autore di eleganti poesie e irriducibile avversario di Thorild. Liricamente ispirato fu invece B. Lidner (1757-93), simile a Thorild per temperamento e acceso dagli stessi entusiasmi. Grande la potenza espressiva da lui raggiunta nel poema tragico *Spataras död* (*La morte di Spatara*), e veramente profondo il sentimento religioso nel poema *Yttersta domen* (*Il Giudizio universale*) ove a echi di Milton e di Young si aggiungono reminiscenze dantesche. Minore profondità ma maggiore equilibrio si trovano nelle opere di Anna Maria Lenngren (1755-1817) popolarissima tra i contemporanei; tra i suoi ammiratori è da annoverare il poeta F. M. Franzén (1772-1847), la cui mistica religiosa ed i cui interessi filosofici già preludono al romanismo: famoso il suo poema *Människans anlete* (*Il viso dell'uomo*); più oscura e mistica *Det nya Eden* (*Il nuovo Eden*). Anche in S. si ha, alla fine del secolo, un risorgente interesse per il mondo classico; ne sono rappresentanti, nei campi rispettivi della filosofia estetica e della poesia, C. A. Ehrensvärd (1745-1800) e G. G. Adlerbeth (1751-1818). Del primo si ricorderà *Resa till Italien* (*Viaggio in Italia*); del secondo di-verse rielaborazioni di tragedie classiche e traduzioni di Virgilio, Orazio, Ovidio e Racine. La S., già dominata dalla cultura classicistica francese, si volge ora dimostrativamente verso la filosofia e la poesia tedesche, mentre l'avvento al trono del francese Bernadotte chiude il tragico ed agitato periodo napoleonico, e la perdita della Finlandia, non compensata né politicamente né sentimentalmente dall'annessione della Norvegia, fa sorgere una nuova forma di accesso nazionalismo.
Mentre il classicismo francese aveva regnato sovrano specialmente nella capitale, il pensiero tedesco trova i suoi primi cultori in provincia, specialmente tra gli studenti dell'Università di Uppsala. Sono essi a fondare la prima società romantica, *Musis amici*, ben presto (1807) tramutata nell'Aurora *förbundet* (*Legua Aurora*). Anima del gruppo dei «fosforisti», come questi giovani vennero chiamati dalla loro rivista *Phosphorus*, è il giovane P. D. A. Atterbom (1790-1855), e suo è il prologo premesso al primo numero della rivista per scoprire il programma estetico filosofico del movimento, ispirato alla metafisica romantica ed alla dottrina schillingiana di unità di natura e spirito. Meno oscuro il romantico simbolismo del suo ciclo poetico *Blommorna* (*I fiori*). Per sfuggire all'insoddisfazione del presente, si sognavano paesi lontani e favolosi, quale l'Oriente biblico, o semplicemente più favoriti dal clima, come l'Italia, ma solo pochi di questi giovani, e fra questi Atterbom, poterono realizzare il loro sogno. L'esperienza italiana, preceduta da un contatto diretto con i maggiori rappresentanti del romanticismo tedesco, portò Atterbom ad una maggiore chiarezza concettuale, o almeno ad una maggiore plasticità e ricchezza formale. A questa esperienza sono direttamente legati i due poemi allegorico-lirici *Lycksaligheten* (*L'isola della beatitudine*): *Fagel Blå* (*L'uccello azzurro*), nei quali il nostalgico desiderio di bellezza di tutto il romanticismo svedese è superato in nome di una più alta istanza etica. Nominato professore di estetica all'Università di Uppsala, Atterbom si occupò con entusiasmo di critica letteraria; la sua opera *Svenska siare och skalder* (*Poeti e veggenti svedesi*), viene considerata come il primo tentativo di storia letteraria svedese.
Negli stessi anni viveva anche a Uppsala, al di fuori di ogni gruppo e polemica letteraria, E. J. Stagnelius (1711-95). Tragicamente consapevole del dualismo tra materia e spirito, egli compone poesie musicalissime di allucinata sensualità e di intenso misticismo, che sono tra le più alte espressioni liriche della letteratura svedese. Oltre al vasto ciclo poetico *Liljot i Saron* (*I gigli di Saron*), da ricordare il suo poema *Vladimir den store* (*Vladimir o il grande*), e la tragedia *Bacchanterna* (*Le Baccanti*). Ad un platonico misticismo è anche ispirata la severa lirica di Eric Sjöberg (1794-1828), più conosciuto sotto lo pseudonimo di Vitalis, vissuto anche egli a Uppsala, in aperta polemica con i fosforisti. Le lotte di fine Settecento tra i fautori del classicismo ed i preromantici sembrano riaccendersi ora tra i rappresentanti delle due correnti romantiche dei fosforisti e dei goticisti. I membri della lega gotica (*Götiska Forbundet*), fondata a Stoccolma nel 1811, opponevano i loro ideali eticostorici a quelli puramente estetici dei fosforisti, e alla evasione nello spazio da questi sognata preferivano una evasione nel tempo, nella direzione già indicata secoli prima da Olaus Magno. Capo ufficiale della Lega fu P. H. Ling (1776-1839), più noto per aver creato la ginnastica svedese che per le sue mediocri poesie; ma la personalità più notevole del gruppo fu senza dubbio E. G. Geijer (1783-1847), poeta e storico, filosofo e musicista. Nel primo numero della rivista *Iduna* (1812) furono pubblicate le sue poesie *Odalbonden* (*Il libero contadino*); e *Vikingen* (*Il vichingo*), che lo resero subito famoso in tutta la Scandinavia. Il libero contadino che ricostruisce regni e paesi condotti alla rovina dalle

Svezia - Cripta della cattedrale di Lund (sec. xII).
smaine di guerra dei potenti ed il vichingo spinto da una eterna inquietudine a guerre di conquista in terra straniera sono per Geijer il simbolo delle antiche libertà nordiche e delle caratteristiche eterne della nazione. Agli stessi ideali nazionalistici sono ispirate anche le sue opere storiche Svea rikes häfder (» Annali del Regno di Svezia») e Svenska folkets historia (» Storia del popolo svedese»), capolavori entrambi dello storicismo romantico svedese. L'altro grande poeta legato al movimento gotico fu E. Tegner (1782-1846). Conservatore in politica come Atterbom (Geijer passerà invece nel 1838, in modo drammatico e dimostrativo, al campo liberale) e grande ammiratore di Napoleone in cui vedeva incarnato il genio del secolo, Tegner fu subito conosciuto in tutta la S. per il suo poema patriottico Svea (1811) ispirato alla dolorosa perdita della Finlandia. Lontano sia dallo storicismo di Geijer che dalle metafisiche oscurità dei fosforisti, Tegner è l'erede, in clima romantico, della migliore tradizione gustaviana, e le sue belle odi di pensiero lo mostrano alla ricerca di una chiarezza e di una umanità nello spirito del classicismo di Weimar. Grandissima fortuna ebbe in tutto il Nord il suo breve poema in esempi Frutiofs Saga (» La saga di Frutiof») nel quale gusto neoclassico ed entusiasmo romantico per le antichità nordiche sono fusi con grande eleganza. Ma poco dopo la pubblicazione della Saga di Frutiof, lo spirito del poeta si ottenebbe, e da allora in poi Tegner riuscirà solo di rado a raggiungere nella poesia quell'equilibrio che ormai più non lo sorreggeva nella vita. Tra gli epigoni del romanticismo varrà ricordare K. A. Nicander (1799-1839) melodioso cantore dell'Italia in opere che suscitarono l'entusiasmo dei contemporanei. L'Italia sarà anche il principale motivo di ispirazione di C. V. Böttiger (1807-78) e di C. J. G. Snolsy (1841-1903) continuatori in questo della tradizione romantica. Ma anche se gli epigoni ne faranno ancora per molti anni riecheggiate i motivi, l'epoca d'oro del romanticismo svedese può considerarsi terminata intorno al 1830, quando una concezione più realistica della vita e della letteratura porta ad un prevalere della prosa sulla poesia, della descrizione esatta sulla evocazione e trasfigurazione fantastica, e gli interessi vengono a poco a poco a polarizzarsi, anche nel campo letterario, sui problemi sociali. Tipico rappresentante di questo periodo di trapasso è Jonas Love Almquist (1793-1866), incline al misticismo svedenborghiano ed in contrasto non solo teorico (fu forse omicida, e certamente bigamo) con la tradizionale morale cristiana, romanticamente attirato da tempi e paesi lontani, ma realisticamente teso alla soluzione dei problemi sociali contemporanei. Tra la sua vastissima produzione, di valore molto disuguale, si trovano alcune delle opere più interessanti della letteratura svedese: la fantastica e geniale storia di Tintomara, quella di Araminta May ed il racconto Signora Luna, compresi tutti nella enorme raccolta di drammi, romanzi e racconti Tönvrosens bok (» Il libro di Rosaspina»). Grandissimo fu lo scandalo suscitato dal suo bel racconto Det går an (» Può andare»). Mentre Almquist pone così il problema della donna lavoratrice e del suo diritto all'amore, anche fuori del vincolo matrimoniale, Federica Bremer (1801-65) lotta perché vengano concessi alla donna pari diritti sia nel campo dell'istruzione che in quello dell'amministrazione del patrimonio familiare; grande fu il successo sia dei suoi romanzi d'ambiente borghese (da ricordare Presidentens döttrar [» Le figlie del presidente»], Gramarna [» I vicini»]) che delle sue descrizioni di viaggio in America (Hemmen i den nya verlden [» A casa nel nuovo mondo»]) ed in Europa (Livet i gamla verlden [» La vita nel vecchio mondo»]). Mentre Almquist e Federica Bremer sembrano preludere alla letteratura avvenire, Gunnar Wennerberg (1817-1901) si ispira invece alla tradizione bellmaniana di una poesia cantata per i suoi Gluntarna (» I ragazzi»), gioiosi e sentimentali dialoghi di vita studentesca. Al tradizionale nazionalismo svedese si ispirano - negli stessi anni - sia C. W. Strandberg (pseud. Talis Qualis; 1818-77) che O. P. Sturzen-Becker (pseud. Orvar Odd; 1811-69), appassionati fautori dello scandinavismo. La nota patriottica nazionale predomina nella letteratura in lingua svedese della Finlandia, oramai sotto il dominio russo, ove ad un romantico interesse per il popolo si aggiunge la nostalgia per le antichità nordiche, sentite come nazionali. Il maggior rappresentante di questo romanticismo è J. L. Runeberg (1804-77), cantore della misera vita dei contadini della sua terra nel poema Elgskytter (» I cacciatori di elei»), evocatore di un mitico mondo nordico in Kung Fjalar (» Re Fjalar») e creatore della poetica epopea nazionale Fänrik Stål sägner (» Racconti del portabandiera Stål») ispirati alla guerra russo-svedese del 1808-1809. Sempre in Finlandia, la storia nazionale viene anche rievocata in tono di leggenda da Z. Topelius (1818-98), noto specialmente per le sue fiabe. Ad Almquist ed al naturalismo francese si ispira intanto, in S., A. V. Rydberg (1828-95): si ricordano la romantica novella Singoalla ed i due romanzi storici Den siste athena-ren (» L'ultimo ateniese») e Vapenusmeden (» L'armaiuolo»), ispirati il primo al contrasto tra mondo classico e cristianesimo nel periodo ellenistico, ed al contrasto tra cattolicesimo e protestantesimo il secondo, ambientato nell'età della Riforma protestante. Analoghe aspirazioni ad una libertà religiosa cristiana al di fuori di ogni dogma si trova nella sua opera Bibelns lära om Kristus (» L'insegnamento della Bibbia su Cristo»). Minor sforzo concettuale e maggior equilibrio artistico è nelle Romerska sägner om apostlarne Paulus och Petrus (» Racconti romani sugli apostoli Paolo e Pietro») e in Romerske kejsare i marmor (» Imperatori romani nel marmo»). Un uguale idealismo, ma un maggiore interesse per i problemi sociali, si trova nelle opere di Carl Snolsky (1841-1903), del quale si sono già menzionate le poesie di argomento italiano e che può considerarsi un discepolo dei parnassiani. Egli è il principale rappresentante degli » Pseudo-nimi » (Signaturer), membri tutti della » Società dei senza nome» fondata ad Uppsala nel 1860. Ormai l'epoca dell'idealismo romantico è definitivamente tramontata anche in S., dove, come in Danimarca con Brandes ed in Norvegia con Ibsen e con Bjornson, la letteratura affronta i problemi sociali e politici del giorno. La figura più rilevante e più discussa di questo periodo è quella di A.

1619
SVEZIA
1620
in collaborazione con O. Levertin. La contrapposizione di due mondi è anche il motivo principale di Hans Alicnus, ed il temporaneo ritorno del protagonista Hans alla sua patria del nord prelude al definitivo ritorno del poeta alla natura del suo paese. La terra di S. ed il popolo svedese, «troppo piccolo per creare un grande regno ma abbastanza grande per generare grandi uomini», sono d'ora in poi i motivi preferiti del poeta che aspira a divenire vate della nazione. Si ricordano le raccolte di poesie Ett folk («Un popolo») e Nya Dikter («Nuove poesie»), i romanzi Karolinerna («I soldati di Carlo XII»), Heliga Birgittas pilgrimsfärd («Il pellegrinaggio di S. Brigida»), Folke Filbyter e Bjälboarvet («L'eredità di Bjälbo»), i saggi storici Svenskarna och deras hövdingar («Gli Sve- desi ed i loro capi») e l'autobiografia När kastanjerna blommade («Quando fiorivano i castagni») pubblicata postuma nel 1941.
Di Levertin, ben presto affiancatosi ad Heidenstam nella lotta contro il naturalismo, sono da ricordare le belle liriche di Legender och visor («Leggende e canzoni»), di Nya Dikter («Nuove poesie») e di Dikter («Poesie»), le raffinate Rococonoveller («Novelle del rococo»), gli acuti saggi Diktare och drömmare («Poeti e sognatori») e Svenska gestalter («Figure svedesi»). Il suo capolavoro è però indubbiamente il poema Kung Salomo och Morolf («Re Salomone e Morolf»).
Stridberg (1849-1912). Sensibilissimo e spietato, libero pensatore e mistico, liberale e socialista, anarchico e nietzschiano, egli fu sempre fanaticamente attaccato alla sua convinzione del momento; egocentrico in maniera parossistica e patologica, fu in ogni modo dotato di vera genialità e di potente forza creativa. Grande fu lo scandalo da lui suscitato nel 1879 con Röda runnet («La sala rossa»), che può considerarsi il primo romanzo svedese moderno; più equilibrato ed artisticamente vivace, anche se meno originale, Hensöborna («Gli abitanti di Hemsö»). Diversissimo il tono in I Hafsbandet («Sul mare») ove è annunciata la morale nietzschiana del superuomo. Carattere dichiaratamente autobiografico hanno Tjänstekvinnans son («Il figlio della serva»), Fenro, e lo spaventoso Plaidoyer d'un fou, diretto contro la moglie in particolare ed il sesso femminile in generale. Allo stesso furore misogino sono ispirati i drammi Fadren («Il padre»), Dödsdansen («La danza macabra»), mentre più distaccato e oggettivo, nel suo spietato naturalismo, è l'atto unico Fröken Julie («La signorina Giulia»). I drammi Till Damaskus («Verso Damasco») e Adevent («Avvento») testimoniano una crisi mistica, cattoliche-giante più nella forma che nella sostanza, mentre il simbolismo religioso del dramma espressionista Drömspellet («Il sogno») non ha più molto di cristiano. Delle sue conquiste stilistiche e formali nel campo della narrativa, seppero far tesoro gli scrittori della «Giovane S.» direttamente influenzati dal naturalismo danese e dalla contemporanea letteratura norvegese. Tra essi si ricor-dano G. af Gejerstam (1858-1909), Anne Charlotte Edgren (1849-1922), Ola Hanson (1860-1925), poi seguace di Nietzsche e infine convertito al cattolicesimo, e Victoria Benedictson (1850-1888); pseud. di Ernst Ahlren. Ormai il naturalismo che ha combattuto, ed in parte vinto, la sua battaglia, non ha più niente di nuovo da dire, e contro il «realismo da ciabattini» degli scrittori della «Giovane S.» si leva verso il 1890 la voce di V. von Heidenstam (1859-1940), di O. Levertin (1862-1906) e degli altri neoromantici. Come il naturalismo si era opposto al romantico culto degli ideali, ci si oppone ora ad esso in nome di un aristocratico ideale di bellezza. Se la muta dimostrazione di dolore delle masse proletarie alla morte di Strindberg sancisce la portata sociale del suo successo, nel campo letterario trionfa invece l'estetismo aristotelico di Heidenstam. Dopo una gioventù passata in gran parte in Italia ed in Oriente, Heidenstam conosce il successo con la raccolta di poesie Vallfart och Vannringsdär («Pellegrinaggi ed anni di viaggio») e con il romanzo Endymion («Endimione»). Seguono il saggio Renassance («Rinascimento») e Pepitas bröllop («Il ma- trimonio di Pepita»), feroce satira del naturalismo scritta.
Mentre il paesaggio evocato da Heidenstam è spesso generico, la natura della provincia svedese, e specialmente del Värmland e della Dalecarlia, viene cantata con grande immediatesca e senza alcun sospetto di retorica da G. Fröding (1860-1911) e da E. A. Karlfeldt (1864-1931). Comuni ad entrambi un amore esclusivo per la terra natale ed una grande capacità di evocazione umoristica della vita provinciale e paesana. Temperamento complesso e tormentato, Fröding dopo il successo delle prime sue due raccolte di versi Guitarr och Dragharmonica («Chitarra e fisarmonica») e Nya dikter («Nuove poesie») cerca invano di placare nel canto la sua angoscia sempre crescente, sino a che lo scandalo da lui involontariamente suscitato con alcune poesie della raccolta Stänk och fikar («Spruzzi e brandelli») lo spinge definitivamente oltre le soglie della pazzia. Più serena la musa di Karlfeldt, alieno da problemi filosofici e religiosi, pago di abbandonarsi all'ebrezza del canto ed al virtuosismo verbale. Si ricordano le sue raccolte di poesia (spesso musicate, secondo la tradizione svedese) Fridolins visor («I canti di Fridolin»), Fridolins lustgård («Il parco di Fridolin»), Flora och Pomona («Flora e Pomona»), Flora och Bellona («Flora e Bellona») e Hösthorn («Corno di autunno»). Sempre intorno al 1890 il Värmland viene anche evocato in un'atmosfera di leggenda e di poesia nel famoso romanzo Gösta Berlings Saga («La saga di Gösta Berling») di Selma Lagerlöf (v.). Molto fortunata la successiva produzione di questa scrittrice, più sostenuta dall'entusiasmo e dalla fede nel valori dell'ideale che da grandi capacità stilistiche e formali. Fröding, Karlfeldt e Selma Lagerlöf cantano la provincia svedese proprio mentre essa sta per esser definitivamente trovata dal progredire della civiltà industriale: d'ora in poi la realtà quotidiana della vita di provincia verrà esaminata con occhi impassibili, sarà spesso descritta in funzione di una polemica sociale, sarà oggetto di satira o di umorismo, ma non verrà più poeticamente trasfigurata. Già incrinato da preoccupazioni realistiche è il neoromanticismo di Pär Hallstrom. Stoccolma trova invece i suoi poetici cantori, di tono quasi crepuscolare, in H. Söderberg (1869-1947) autore del noto romanzo Martin Birks ungdom («La giovinezza di Martin Birk») ed in Bo Bergman. L'interesse si sposta dalla città ai suoi abitanti con S. Siwertz (1882), attento osservatore della borghesia arricchita del primo dopoguerra, nei suoi romanzi e specialmente in Selambs («I Selamb»). Nulla di poetico avrà più l'immagine della capitale svedese nel crudo romanzo Kungsgatan di Ivar Lo-Johansson, uno dei molti moderni scrittori proletari svedesi.
Difficile tracciare in modo unitario lo svolgersi della letteratura svedese degli ultimi cinquant'anni, successivamente, quando non contemporaneamente, influenzata

Svezia - S. Giorgio e il drago, Affresco del 1451-52 - Vendel, Chiesa.
dai diversi movimenti di pensiero europei nonché dalla narrativa americana, e determinata dalla fusione e dalla coesione di tendenze tra loro diverse, spesso inconciliabili nei paesi d'origine. Tra gli scrittori proletari, diversi provengono dal Norrland. Già alla fine del sec. XIX si era fatta sentire da questa regione la voce di protesta di Pelle Molin (1864-96); seguirono, tra gli altri, Olof Högborg (1885-1932): si ricorda il suo romanzo Stora vrede [«La grande ira»], Gustav Hedendin Eriksson, Eyvind Johnson. Unica voce di consenso al processo di industrializzazione cui era sottoposto il paese quella di L. Nordström (1882-1942). Opera di polemica sociale, sempre ambientata nel Norrland, è il romanzo Timmerdalen di Martin Koch, il primo in ordine di tempo degli scrittori proletari svedesi, mentre la tristezza del paesaggio e la miseria e l'isolamento degli abitanti sono poeticamente rivissuti nell'opera di Dan Anderson (1880-1920) che da quella tristezza e da quella miseria seppe liberarsi solo nella trasfigurazione artistica, creando poesie di intensa musicalità e demonica bellezza (da ricordare la raccolta Svarta ballader [«Ballade nere»]) e artistiche novelle di un forte realismo. Grande era stata l'impressione suscitata dalla prima guerra mondiale, scoppiata mentre il mondo delle lettere svedesi sembrava convertirsi, sotto l'influsso della filosofia bergsoniana, ad una maggiore fede nella vita, ma ancora più forti e decisive furono le conseguenze del caotico dopoguerra europeo: caratteristici i titoli del romanzo di Sivertz, Eldens døtersken («Il riflesso del fuoco»), e delle prime raccolte di poesie di Pär Lagerkvist: Angst («Angoscia») e Kaos. L'esperienza dell'espressionismo tedesco fu decisiva per Harriet Löwenheim (1887-1918), che da un sottile ed intellettuale giuoco lirico giunge a gridare la sua angoscia di fronte al dolore ed alla morte, e per Edith Södergran (1892-1923), ispirata poetessa finlandese di lingua svedese. Che il disorientamento nel campo del pensiero prelude e ad una crisi nel campo sociale ed economico fu specialmente chiaro dopo che il suicidio di Kreuger (1932) pose fine ad un periodo di fittizia prosperità. Una buona testimonianza di questo momento di crisi è data nella raccolta di saggi Ted generationer («Due generazioni») di Sven Stolpe, già agitato da quella crisi religiosa che, dopo averlo avvicinato al movimento di Oxford, ne farà un convinto assertore della fede cattolica. Contemporaneo (1929) è il debutto di «cinque giovani scrittori proletari» (A. Lundkvist, Harry Martinsson, J. Kiellgren, G. Sandgren ed E. Asklund), che esaltarono la vita degli istinti e la moderna civiltà delle macchine in uno stile quasi futurista, che risente tanto della narrativa americana quanto della scrittura automatica surrealista. La realtà politica europea dopo il 1930, che non poteva lasciare a questi giovani molte illusioni sul reale progresso del mondo, li portò poi a scivolare verso un atteggiamento sempre più dichiaratamente di sinistra, almeno sino allo scoprire della seconda guerra mondiale. A. Lundkvist, capo e teorico del movimento, è oggi un autorevole critico letterario di ispirazione marxista (i rappresentanti della critica positivista tradizionale sono H. Schück, M. Lamm, G. Castrén, O. Sylvan e F. Böök).
Una sempre più consapevole tendenza a sinistra si trova anche nelle fortunate opere di Harry Martinsson, marinaio e vagabondo (Kap Farväl; Resor utan mål [«Viaggi senza meta»], Nåslorna blomma [«Fioriscono le ortiche»], e Vägen ut [«Fuori»]). Mentre gli scrittori autodidatti di origine proletaria (tra essi anche R. Värnlund e Moa Martinsson) si disinteressano generalmente ai problemi formali, o sono all'avanguardia dal punto di vista stilistico, gli scrittori provenienti dalle classi borghesi e dal mondo accademico non si staccano per lo più dalla tradizione: così i poeti W. E. Ekelund ed A. Österling, lirici cultori della bellezza in una atmosfera di classica serenità (analoga l'ispirazione del finlandese E. Zilliacus), lo storico dell'arte K. Asplund, il romanziere G. Hellström, Hjalmar Bergman (1883-1931), esteso ed ironico evocatore della provincia svedese nei suoi romanzi e nelle sue commedie. Più sentimentalmente banale l'ironia un po' decadente degli idilli provinciali di Birger Sjöberg (1885-1929); sapido umorismo e gusto della caricatura si trova invece nei racconti di A. Engström (1869-1940). Dal mondo della nobiltà provengono due scrittrici tra loro diversissime per temperamento e destino, Marika Stiernsted, elegante autrice di piacerevoli romanzi, e Agnes von Krusenstjerna (1894-1940), spietata e morbida osservatrice di un mondo patologica-mente anormale, cui essa stessa appartiene, e che trasfigura artisticamente illudendosi di trovarne così una giustificazione anche in sede morale. Una sensibilità ugualmente ammalata ma un minor equilibrio artistico, compensato però da un maggiore engagement di fronte ai problemi della vita e da una più intensa ispirazione lirica, si trova nell'opera di Karin Boye (1900-41), morta tragicamente nei primi anni della guerra, dopo aver messo in guardia, nel suo romanzo Kollokain, contro il soffocamento della libertà umana da parte degli Stati totalitari. Indubbiamente più sana, in tutta la sua produzione, Elin Vågner, continuatrice della lotta di Ellen Key per i diritti della donna, fiduciosa nei valori positivi del cristianesimo e nella vittoria del bene sul male. Un maggiore impegno sociale si può notare nelle opere di Anna Lenah Elgstrom, già conosciuta per le sue tendenze di sinistra e da poco convertita al cattolicesimo. Negatore di ogni trascendenza resta invece Erik Blomberg; tragicamente consapevole della limitatezza umana, egli ha cercato di superarla con una adesione totale al socialismo; la presenza di un essere divino è anche negata da Stellan Arvidson e da Johannes Edfelt, pur fiducioso nella vittoria finale delle forze dello spirito. Una bizzarra nota grottesca assume a volte la disperata angoscia di Nils Ferlin, che invano ha letto, come dice lui stesso, «Freud, Adler ed anche la Bibbia», e che sa entusiasmare i suoi connazionali, e specialmente i giovani, con cantilene (musica e testo sono spesso indissolubili), nelle quali l'umorismo ed il sarcasmo non riescono a nascondere completamente la commozione di fronte alla miseria del mondo. Maggior impegno e più profondo senso religioso della vita, sia pure al di fuori di qualsiasi chiarezza dogmatica e di qualsiasi fede confessionale, si trova nelle opere di H. Gullberg e di Pär Lagerkvist, senza dubbio i due più grandi scrittori svedesi contemporanei. Già scossi dal primo conflitto mondiale e da un dopoguerra nel quale «si onorava la vita e si disprezzava l'uomo», essi sono stati portati dagli eventi bellici e dalle discussioni ideologiche degli ultimi anni ad approfondire sempre più, per vie ed in modi diversi, la loro ricerca dei perché della vita. Incline per natura al misticismo e fedele ai valori tradizionali della poesia (ma la sua ultima raccolta di poesie, del 1932, Dödsmask och lustgård [«Maschera di morte e giardini»], ha stupito per il suo modernismo) Gullberg canta spesso della sua delusione di fronte alla vita e della sua speranza nell'aldilà; si ricordano le sue raccolte di poesie Kärlek i tjugonde seklet (L'amore nel XX sec. A). At overvinna världen («Superare il mondo»), Fem brod och två fiskar («Cinque pani e due pesci»). Più complessa forse la natura di Pär Lagerkvist, premio Nobel 1951. Poeta e saggista, romanziere e drammaturgo, dall'angoscia e dal pessimismo delle prime opere, già ricordate, Lagerkvist è passato prima ad un vago amore per l'umanità (cf. il romanzo Det eviga leendet [«Il sorriso eterno»]), poi ad un'apertà difesa dei valori dello spirito contro la violenza bruta (Bodeln [«Il boia»]) ed è oramai unicamente preoccupato, al di fuori da ogni ricerca formale, dei problemi dell'esistenza e della ricerca dei valori positivi di essa (cf. il dramma De vites sten [«La pietra filosofale»] ed i romanzi Dvärgen [«Il nano»] e Barabbas). Tra le opere letterarie ispirate all'ondata di nazionalismo che corse per quasi tutta la S. durante la guerra, si ricordano i romanzi Sommermatten («Notte d'estate») di Sten Selander, Hemland («Patria») di Gunnar Mascoll Silfverstolpe e l'avvincente romanzo storico Rid i nat («Cavalcà stanotte») di W. Moberg. Ben diverso il carattere dell'umoristico romanzo storico Röde orm («Serpe rosso») di V. B. Bengtsson, vera fuga sulle ali della fantasia e del buon umore dalla realtà quotidiana. Si può dire, in linea di massima, che con la seconda guerra mondiale sia cessato l'interesse per la cosiddetta
letteratura proletaria a sfondo autobiografico, e che si preferisca invece affrontare problemi di più vasta portata ideologica, anche nel campo economico; interessante su saggio di Folke Fridell del 1947, che auspica una nuova letteratura sociale non più di classe, che sappia affrontare i problemi della personalità umana mortificata e soffocata dalla moderna civiltà industriale. Caratteristico, a questo riguardo, l'ultimo romanzo di ispirazione omelica, di Eyvind Johnson (Stranderans svali), già scrittore di ispirazione proletaria.
Se il primo dopoguerra era stato in gran parte sotto il segno dell'espressionismo tedesco, si nota ora invece una chiara influenza della letteratura francese (Sartre, Camus, Malraux) e americana nella prosa, e di Eliot nella poesia. Mentre i problemi della narrativa sono in genere contenutistici (dal punto di vista formale basti notare l'uso sempre più frequente del monologo interno), la poesia viene sentita in funzione del valore lirico della parola, sia essa intesa come simbolo o come entità musicale. Molto discusso un nuovo tipo di ermetismo, sdegnoso di tutto quello che può apparire troppo facile, rappresentanti principali del quale sono Stig Dagerman, Karl Venberg ed Erik Lindegren. Tra gli scrittori moderni da ricordare anche Olle Hedberg, Olov Hartman, Olof Lagerkranz, Iria Browallius, Lars Ahlin e Silvan Arnér.
V. Arte
Il territorio svedese entra relativamente tardi nell'ambito della civiltà artistica europea. Le testimonianze delle culture arcaiche dell'epoca preistorica non sono differenziate da particolari caratteri. Le pitture rupestri dell'età del bronzo (Bohus) appaiono conformi al processo formale scarsamente evolutivo delle culture periferiche. Così, anche più tardi, il labile contatto con la civiltà figurativa romana determina, come spesso avviene ai margini delle zone produttive, una involuzione delle forme d'imprestito e la progressiva risoluzione in un simbolismo araldico e allegorico, da cui è difficile risalire ai dati di cultura originali. Le popolazioni svedesi, come del resto le altre della regione scandinava e in genere le barbariche, riescono ad esiti originali solo nei manufatti d'uso domestico e nell'oreficeria. In questo campo è possibile trovare, a partire dal sec. VI e fino all'XI, oggetti denotanti una tecnica progredita e una scaltrezza formale che raggiunge talvolta l'opera d'arte.Nell'alto medioevo gli scambi che appaiono più evidenti, fino all'epoca delle conquiste vichinghe, interessano l'arte irlandese. Le pietre con figurazioni antropomorfiche dell'isola di Gotland e le formelle decorate ad intrecci vegetali, piatti e fitti, dell'Uppland, denunciano mani aduse all'antaglio ligneo, che traducono, semplificando, i ritmi compositivi delle coève stelle e miniature irlandesi (secc. IX-X). A meno che il processo non sia inverso, come recentemente è stato proposto. Le conquiste vichinghe allargano il campo delle influenze, stabilendo contatti con l'Oriente bizantino ed arabo. Comincia allora, per il tramite della Russia (875-975), l'importazione di oggetti d'orificeria, di cui rimangono notevoli testimonianze sepolcrali (Isola di Björkö, necropoli di Polom nella provincia di Viatka). È questo il periodo critico della civiltà vichingha, in bilico fra l'Oriente e l'Occidente, come acutamente ha visto il Dawson, prima di sterzare decisamente ad Occidente con la conversione al cattolicesimo. Fino a questa data fondamentale non è possibile parlare di architettura: le pochissime costruzioni lignee superstiti, che del resto sono assai tarde (sec. XI), non hanno nulla di singolare, se si toglie qualche pregevole decorazione ad intaglio.
L'uso della pietra come materiale da costruzione incomincia dopo la conversione. È il momento del romanico, nelle forme dell'architettura lombarda. Tale contatto è spiegato storicamente dal pellegrinaggio di re Erik Ejedog a S. Nicola di Bari, nel 1098. Nel viaggio di ritorno egli ottenne dal Papa l'erezione della sede arcivescovile di Lund (1104), e molto probabilmente assolto in tale circostanza maestranze italiane (di cui faceva parte il comando Donatus nominato nel Necrologium Lundense), alle quali affidò il compito di erigere gli edifici necessari alla crescente comunità religiosa svedese. L'affinità stilistica degli spartiti decorativi del duomo di Lund (v. XII) con quelli delle chiese di Lombardia e particolarmente con S. Ambrogio di Milano, S. Michele di Pavia, il duomo di Modena è stato ampiamente dimostrato dallo Anderson. Le forme del romanico italiano non riuscirono tuttavia a determinare un orientamento stilistico generale, e ripetute stancamente qua a là, finirono assai presto per essere sommerse senza rimpianti dai moduli più audaci del romanico e del gotico francesi e spagnoli. A tale influenza, cui si assegnano i monumenti architettonici più importanti del sec. XIII, si sovrappone ben presto quella delle forme gotiche tedesche, presenti negli stessi rifacimenti del duomo di Lund, ed anche a Kinköping nell'Ostergötland e nel duomo di Uppsala (ca. 1290), il tempio storicamente più importante della regione, oggi sfigurato all'esterno da un infausto restauro ottocentesco. Queste costruzioni sono caratterizzate dalla costante presenza del deambulatorio. Cappelle raggiate e cupola a doppio bulbo indicano peraltro la matrice cistercense della chiesa di Varnhem nel Västergötland.
Se non si può parlare ancora né di un'arte né di una scuola locale, bisogna però riconoscere che alla fine del sec. XIV l'orientamento stilistico è ormai definitivamente precisato: la cultura figurativa svedese si viene saldando

Svezia - Conferma del Trattato di pace fra S. e Russia, sottoscritto da Carlo XII di S. (febbr. 1699). In alto, al centro della cornice il ritratto del Re, ed intorno gli atenoni di tutte le regioni sv
sempre più intensamente con quella tedesca. La scultura, la pittura e la miniatura indicano chiaramente questo processo. Gli artisti tedeschi intervengono sempre più numerosi in S.: il maggiore fra essi è forse quel Bert Nolte cui si deve la statua di S. Giorgio nel duomo di Stoccolma (1471). A questo periodo appartiene anche un interessante gruppo di affreschi nelle chiese rustiche intorno al Lago Mälér, che attestano finalmente il sorgere di uno stile locale a largo respiro popolare nell'ambito della tradizione gotica lineare, destinato a resistere per tutto il secolo successivo ed oltre (p. es., a Kalknälningar, Mälningar, ecc.). Quando le forme del Rinascimento italiano, per la mediazione del manierismo divulgato dai trattati comparsi nel corso del sec. XVI (Vitruvio, Serlio, Vignola, ecc.), si diffondono in Europa, la S., che già aveva aderito alla riforma protestante, trova nei suoi principi – i quali stanno dando l'avvio all'epoca di maggior splendore del paese – i più validi potenziatori dell'attività artistica. Da questo momento l'edilizia civile acquista la prevalenza. I castelli reali di Vadstena e di Kalmar testimoniano infatti, nel complesso delle loro strutture e della decorazione, la presenza di artisti orientati verso una traduzione nordica dei motivi tardo-riscissimenti italiani. Gli occhi sono rivolti all'Italia soprattutto durante il Regno di Giovanni III (1569-92) che, attesta l'autore della Cronaca di Stoccolma, «avrebbe fatto volentieri della sua città una Roma e una Venezia». Il maggiore architetto di questo periodo, il marmorario Dionisius de Wale, autore del primo progetto della Jakob-kirke (1580), sembra sia stato di origine italiana: oriundi dall'Italia sono anche i Parr, che per tre generazioni lavorarono al servizio della casa reale (G. Battista a Borgholm e Kalmar, Francesco a Güstrow: la loro opera fu continuata da Cristoforo e Domenico, fino al 1602).
Il sec. XVII segna invece il trionfo definitivo della influenza francese, con la supremazia delle famiglie La Vallée (Simon, autore della Ritterhaus di Stoccolma, 1637-39; Jean, 1620-96, architetto della chiesa della Regina Cristina: non immemori l'uno e l'altro delle lezioni del Vignola e del Palladio) e Tessin (Nicodemo il Vecchio, 1615-81, attivo nei castelli di Borgholm, Erikshery, Målsåker, ecc. e nel duomo di Kalmar; Nicodemo il Giovane, 1654-1728, che lasciò l'impronta inconfondibile del suo stile, sostanzato di vasta ed elaborata cultura umanistica, specialmente nel Castello reale di Stoccolma). Intorno a questi architetti gravitò una folla di scolari e d'imitatori, fra cui non mancarono alcuni svedesi degni di memoria, come H. Blume (1638-1666), Güran Josua Törnqvist, detto Aldencrantz (1668-1739), e i membri della famiglia Carlberg, architetti militari. La fortuna dei Tessin richiamò in S. scultori e pittori francesi, che furono impiegati nella decorazione del Castello reale di Stoccolma ed ebbero a profusione commissioni dalla nobiltà svedese. Basterà ricordare per tutti S. Bourdon. Anche altri stranieri si acclimatarono facilmente: anzi, proprio a un tedesco, David Klocker di Amburgo, accolto addirittura fra la nobiltà divenendo von Ehrenstrand, spetta l'onore d'essere considerato il fondatore della scuola pittorica locale.
Superata la grave crisi che minacciò la S. dopo il crollo di Carlo XII e che disperse gli artisti di corte, l'incremento edilizio riprese durante il Regno di Federico I (1720-50). Egli affidò la direzione dei lavori del Castello di Stoccolma a Karl Härleman e favorì altri artisti francesi, come lo scultore Bouchardon e il pittore G. Taraval. Ma l'epoca più feconda di opere d'impegno e più caratteristica della cultura figurativa svedese fu il Regno di Gustavo III, che richiamò a Stoccolma i migliori artisti svedesi educati all'estero (p. es., i pittori L. Pasch, P. Krafft, von Breda, C. G. Pilo, E. Martin). A Roma soggiornò dal 1768 al 1778 lo scultore che si può considerare a buon diritto il più rappresentativo di quanti ne abbia prodotti la S., Johan Tobia Sergel, epigono, tra i primi, del neoclassicismo.
Durante tutto il sec. XIX lo scambio con l'Occidente europeo è continuo. Gli artisti svedesi, che vanno crescendo di numero e fondano cenacoli nazionali e associazioni intese a diffondere nel loro paese d'origine la cul

---
**b
1914; A. Lindblom, *Frank Barok och Rokoko skulptur Iswrige*, Uppsala 1923; E. Lundmark, *Kyrkor i Endre Ting Konsthistoriskt inventarium*, Stoccolma 1931; S. Lindqvist, *L'epoca romana dell'età del ferro in S.*, in *Gli studi romani nel mondo*, III, Bologna 1934, pp. 309-30; M. Rydbeck, *Kalkondhlingar i Adrarum och Gustaf Adolfs Kyrkor*, in *Bull. de la Soc. Royale des lettres de Lund*, 1939-40; H. Arbman, *Verterorie cloisonnée et filigrane*, ibid., 1949-50, pp. 136-72; P. M. Lugli, *Aspetti dell'urbanist. sved.*, in *Rass. crit. di arch.*, 2 (1949, v.), pp. 3-40; W. Holmqvist, *Viking art in the eleventh century*, in *Acta Archaeol.*, 22 (1951), pp. 1-56.
VI. ORDINAMENTO SCOLASTICO
Nell'ordinamento scolastico la S. molto risente delle condizioni geografiche del paese: grande superficie e popolazione relativamente poco numerosa, con abitazioni sparse e separate da grandi distanze, per cui la distribuzione delle scuole subisce una notevole sperequazione e va da un massimo di densità nei grandi centri urbani ad una rarefazione sempre più grande a mano a mano che si passa dai centri minori alle campagne, massime nella Lapponia. Donde un grande decentramento nella direzione, controllo e amministrazione degli istituti di istruzione e un ruolo decisivo in essi da parte dei comuni.L'ordinamento scolastico abbraccia quattro tappe principali:
1. *Istruzione prescolastica.* — Va dai 2 ai 7 anni e viene svolta prevalentemente in famiglia o in istituti dovuti alla iniziativa privata, p. es., dei grandi stabilimenti industriali; quindi i nidi d'infanzia e le scuole materne sono in non grande numero.
2. *Istruzione primaria o *Folkekola*. — Va dai 7 ai 14 anni, è obbligatoria e gratuita e nelle mani dei singoli comuni. Si suddivide in due sezioni: *inferiore* dai 7 ai 9 anni con programma prevalentemente di lettura e scrittura ed insegnanti esclusivamente femminili; *superiore*, dai 9 ai 14 anni, con insegnanti maschili e femminili e con aumento di materie: religione, lingua nazionale, storia, ecc., lavoro manuale, ginnastica e sport.
3. *Istruzione secondaria.* — È prevalentemente statale e abbraccia un periodo di 7-8 anni e quattro tipi: *a) istruzione secondaria teorica*, che apre l'addio alla università ed è suddivisa in due fasi consecutive: *Real school* (4 o 5 anni, che termina con il «realexamen»); *Gymnasium*, di 3 anni, che si conclude con lo «studenteexamen», e si distingue in *Latiumgymnasium* a indirizzo classico e *Realgymnasium* a indirizzo scientifico. Per le ragazze esiste anche una scuola propria di 7 anni, chiamata *Flickskola*. *b) Istruzione secondaria pratica* a indirizzo teorico-pratico per la formazione di esperti tecnici per le carriere commerciale, industriale, amministrativa, agraria, per cui si hanno distinte: scuole industriali, commerciali, tecnologiche, agrarie, navali. Si può aggiungere il *Folkskoleseminarium* per la preparazione dei futuri maestri e vi si accede con il «realexamen». *c) Istruzione secondaria professionale*, con finalità esclusivamente pratiche, organizzata con il concorso dello Stato, dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali degli operai. Generalmente sono scuole serali e gli alunni possono nello stesso tempo svolgere il loro lavoro nelle varie imprese. *d) Istruzione secondaria speciale*, che serve per gli adulti e prende varie forme e organizzazioni.
4. *Istruzione universitaria.* — All'università e agli istituti superiori si accede per mezzo dello «studentexamen». Le università sono le seguenti: Università degli studi di Uppsala, fondata nel 1477 (Facoltà di teologia, legge, medicina, filosofia che comprende anche le altre scienze naturali); Università degli studi di Lund, fondata nel 1668 (con le stesse Facoltà); Università degli studi di Stoccolma fondata nel 1871 (Facoltà di lettere, legge e scienze naturali); Università degli studi di Gothenburg, fondata nel 1889 (Facoltà di filosofia, lettere e scienze naturali). A Stoccolma si hanno pure le tre Accademie: di musica, di belle arti e di arti grafiche; l'Istituto centrale di ginnastica e due Istituti sociali per la formazione degli assistenti sociali. La S. ha pure vari Collegi per la medicina, l'odontoiatria, la farmacia, la veterinaria, l'ingegneria, le scienze economiche, l'agricoltura, le silvicultura, il commercio.
Aumentando sempre più il numero degli aspiranti alla istruzione superiore, per spianare la differenza di possibilità di studio tra la città e il villaggio e creare nello stesso tempo una più ampia unità organizzativa, la commissione scolastica proponeva nel 1946 di creare una seconda scuola unica di 9 anni, con tre cicli di 3 anni ciascuno: elementare, medio, superiore, e l'istituzione di essa possibilmente in tutti i comuni. Altre riforme riguardavano il liceo e la formazione di maestri elementari esperti nell'applicazione dei metodi attivi e degli esperimenti e tests, indicati anche dalla psicologia. Le proposte ebbero attuazione dal 1949: scuola unica di 9 anni; *Enketskola*; liceo di 4 anni; nuova «sezione generale», aggiunta a quella classica (latino e francese) e a quella moderna (matematica e inglese), allo scopo di dare importanti alla storia, alla psicologia e alla sociologia per formare i futuri funzionari dello Stato.
Nel 1945 fu creato a Stoccolma anche l'Istituto svedese per coordinare e sostenere le relazioni culturali con i paesi dell'estero favorendo gli scambi intellettuali. Per parte sua la S. si propone di inviare suoi delegati per aiutare gli Svedesi che cercano contatto con l'estero, di organizzare viaggi di studio e cicli di conferenze per gli Svedesi all'estero e per gli stranieri nella S., distribuire libri, articoli, film e dischi sulla S.; istituire corsi, congressi, esposizioni per far conoscere all'estero le opere letterarie e scientifiche svedesi; soprattutto aiutare gli stranieri a procurarsi una documentazione sui differenti aspetti della vita svedese (organizzazione sociale, igiene pubblica, lavoro, sport, agricoltura). — Vedi tav. CX-CXIII.
Celestino Testore
*SVIZZERA.* — Il più piccolo (41.295 kmq.) degli Stati confinanti con l'Italia, compreso in quel lembo dell'Europa centrale che è riservato fra il Giura e l'arco alpino.
I. GEOGRAFIA
È paese di montagna, dove dalle alte cime dell'arco alpino (Punta Dufour, 4623 m.) che forma più della metà del suo territorio, si trapassa, attraverso una specie di piano inclinato (*Mittelland*) cosparso di laghi, al lembo del Giura disteso lungo il confine francese. Della superficie territoriale poco meno di 1/4 è improduttiva, occupata com'è da rocce, ghiacciai e laghi; ed appena 1/8 arriva, mentre i pascoli e i prati artificiali coprono più di 2/5 del totale. Risorse minerarie mancano quasi del tutto (sale in misura cospicua, ferro in quantità minime), mentre abbondano quelle idroelettriche; d'altra parte, l'isolamento dal mare è aggravato dall'ostacolo delle barriere montane che d'ogni parte recingono il territorio, anche se delle grandi valli che lo attraversano ve ne sono che permettono più o meno agevole passaggio dall'uno all'altro settore (Rodano, Reno, Aar), accentuando così la funzione che alla S. compete per la sua posizione intermedia fra l'Europa occidentale e l'Europa centrale, fra il Mediterraneo e le regioni atlantiche dall'altro.Ciò spiega perché l'economia svizzera, pur non trascurando le modeste possibilità agricole di cui il paese dispone (valorizzate soprattutto sotto la spinta delle difficoltà di approvvigionamento che hanno accompagnato le recenti crisi internazionali), faccia perno essenzialmente sopra un allevamento sempre più razionale ed intenso (bovini e suini), ed un'industria altamente specializzata, volta ad articoli di valore e di precisione (meccanici, chimici e tessili), sui quali meno incidono le forti spese di trasporto imposte dall'importazione di quasi tutte le materie prime.
La S. è una confederazione di 22 Cantoni (di cui 2 doppi), retta da un'assemblea federale che ha funzioni legislative ed esprime dal suo seno un consiglio di 7 membri investito del potere esecutivo. L'Assemblea consta a
\[\begin{align*}
& \text{Fig. 1. Schematic diagram of the experimental setup.} \\
& \text{Fig. 2. The experimental results of the 3D shape reconstruction.} \\
& \
sua volta di un consiglio nazionale e di un consiglio degli Stati, ambedue elettivi. Il presidente è rinnovato ogni anno. La popolazione svizzera (4, 6 milioni di ab.) è costituita per il 72% da Tedeschi, per il 20,4% da Francesi, per il 6% da Italiani (Canton Ticino e adiacenti valli dei Grigioni) e per l'1% da Ladini; la distinzione, fondata sull'uso delle rispettive lingue, è riconosciuta dallo Stato.
Oltre la capitale, Berna (130 mila ab.), oltrepassano i 100 mila ab. Zurigo (336 mila), che è il massimo centro del paese, Basilea (170) e Ginevra (124).
II. STORIA CIVILE
La storia della S. incomincia con la sottomissione del paese a Roma. La popolazione celtica degli Elvezi che lo abitava venne costretta a rimanere nelle sue sedi da Giulio Cesare per impedire che vi si stanziassero tribù germaniche. Il paese venne completamente conquistato sotto Augusto: gli ultimi ad arrendersi furono i Reti dell'alto Reno ed i Leponzi dell'alto Ticino.L'importanza della regione stava nelle vie che dalle Alpi e dalla Valle del Rodano raggiungevano per essa la linea del Reno. Durante l'età imperiale il paese degli Elvezi fu profondamente romanizzato: i principali centri erano «Augusta Rauricorum» (August), «Aventicum» (Avenches), «Geneva» (Ginevra), «Noviodunum» (Nyon) e «Lausanna» (Losanna). La regione però non formava una unità amministrativa: essa era spartita tra la Gallia Narbonense, la Gallia Cisalpina, la Gallia Belgica, la Rezia. Questa divisione non facilitava la difesa contro gli attacchi dei Germani: il punto più pericoloso per una rottura era il passaggio del Reno a Coblenza, perciò sul piano tra Königsfelden e Windisch era stata costruita la grande fortezza di Vindonissa. Il limes ricevette poi nel sec. IV una seconda linea di resistenza appoggiata a numerosi castelli. Gli attacchi delle tribù germaniche incominciarono verso la metà del sec. III; nel 260 gli Alamanni riuscirono a distruggere Aventicum. Nuove scorrerie sono segnalate sotto Diocleziano e poi ancora sotto Graziano. Quando poi, al principio del sec. V, Roma ritirò i presidi dal Reno per difendere l'Italia invasa dai Visigoti, le tribù dei Burgundi e degli Alamanni si gettarono senza difficoltà nelle Valli del Reno e del Rodano e vi si stabilirono con il consenso del governo imperiale. Nella seconda metà del sec. V i Burgundi dalla Sa-baudia (Savoia) avanzarono nel Vallese occupando Sion, a nord del Lago Lemano raggiunsero Avenches e Basilea. Così gli Alamanni dell'Elvezia settentrionale avanzarono verso sud occupando la Rezia. I Burgundi si romanizzarono, adottando lingua e costumi della popolazione romana locale; gli Alamanni invece soprafacere la scarsa popolazione romana, rispettando forse solo i centri principali; la lingua dominante fu la germanica. Dopo una breve occupazione ostrogota i Franchi riuscirono ad occupare tutta la regione elvetica che seguì definitivamente le sorti dello Stato merovignico.
Nell'età carolingia si incominciò a profilare una distinzione tra i paesi elvetici. I paesi ad occidente dell'Aar, di civiltà burgundica, fecero parte della Neustria franca, i paesi ad oriente dell'Aar, di civiltà prevalentemente ala-mannica, fecero parte dell'Austria o Germania: tale divisione, apparsa nel Trattato di Verdun (843), diventò più salda nel Trattato di Mersen (870). Nei paesi burgundi tra Reno e Rodano, alla fine del sec. IX, si formarono i due Regni della Bassa Borgogna, a sud-ovest del Lago di Gi-nevra (879) e dell'Alta Borgogna da Ginevra al Vallese, all'Oberland bernese (888). Invece nella regione alamanica continuò a sussistere la vecchia organizzazione politica sotto i due regni di Alamannia o di Svevia; non sempre i re di Germania riuscivano a tenerli sottomessi. Durante il sec. X la regione elvetica subì gravi danni per le scorrerie degli Ungari da oriente e per quelle dei Saraceni da occidente, e non poche città furono distrutte. Nel 1033, l'imperatore Corrado II raccolse l'eredità dell'ultimo re

di Borgogna, Rodolfo III, e riunì i paesi burgundici al Regno di Germania, pur rispettandone la tradizione giuridica particolare; per mezzo della consorte Gisela ebbe anche l'eredità dei duechi di Svevia e assegnò Borgogna e Svevia al figlio Enrico. Durante il suo regno, Enrico III fece centro della sua potenza la regione burgundo-sveva. Dopo la sua morte, l'Imperatrice reggente per Enrico IV diede questo complesso di territori al genero Rodolfo di Rheinfeilden; però questi si ribellò ed i paesi elvetici furono testati di lotte fra i due partiti. Enrico IV tolse a Rodolfo l'Alamannia-Svevia e la diede a Federico conte di Staufer; Rodolfo diede il Ducato al figlio Berchtold dal quale i diritti passarono nel 1092 ai congiunti conti di Zähringen. Venuti ad accordo, stabilirono che il Ducato rimanesse agli Staufen e gli Zähringen avessero i territori a sud del Danubio, cioè i paesi elvetici attorno a Zurigo. Gli Zähringen pretesero chiamarsi ancora duechi, non però di Svevia, ma del loro castello Zähringen.
Una profonda feudalizzazione tra il sec. X ed il sec. XI favorì la ulteriore disgregazione politica del paese. Nume-rose dinastie di conti compaiono con autorità quasi assoluta nella loro circoscrizione. Chiese ed abbazie diventano conti di vasti patrimoni ed una nuova feudalità ecclesiastica si formò con propri visconti, visdomini, avvocati. I grandi baroni si contesero la signoria delle chiese e dei piccoli vassalli. Gli Staufen conservarono il Ducato di Svevia sino alla loro scomparsa (1268). Gli Zähringen, avuto nel 1127 da Corrado IV l'ufficio di rettori di Borgogna, cercarono di creare un grande Stato territoriale tra le Alpi, il Giura ed il Reno. Nel 1172 raccolsero la successione dei potenti conti di Lenzburg; Federico Barbarossa diede loro l'avvocazia dei tre vescovati di Ginevra, Losanna e Sion. La dinastia era già spenta nel 1218. Se ne avvantaggiarono tre dinastie feudali, Nella zona occidentale intorno al Lago di Ginevra si innalzarono a potenza i conti di Savoia; il loro influsso si allargò nel Vallese e nel Vaud. Nella S. nord-occidentale erano sorti i conti Kyburg con domini nei cantoni di Zurigo e di Aargau; possedevano la contea di Thurgau e dalla eredità degli Zähringen ebbero Freiburg, Burgdorf, Thun. Ma anche questi si spensero dopo la metà del sec. XIII. Sulla loro eredità si gettarono gli Asburgo.
alpine che avevano da tempo conquistato, spesso di fatto soltanto, autonomie giudiziarie e finanziarie. La reazione apparve vivace nelle vallate di Uri, Schwyz, Unterwald. Tali regioni erano uscite dal loro silenzio nel sec. XIII quando il commercio internazionale aveva messo in evidenza la via dal Gottardo alla Valle del Reno.
Rodolfo era deciso ad appoggiare le sue pretese feudali locali con il peso ben maggiore dell'autorità regia. Il contrasto con le popolazioni era già aperto dunque nel periodo 1273-91. Quando Rodolfo morì, il 15 luglio 1291, il figlio Alberto non aveva ancora potuto ottenere dai principi di essere riconosciuto come re dei Romani, mentre il figlio minore, Rodolfo duca di Svevia, era scomparso poco prima. Le tre vallate alpine, nei primi d'ago, 1291, decisero di assicurarsi contro ogni eventualità futura, collegandosi ed impegnandosi per una azione concorde. La famosa Lettera di lega, che ancora si conserva, stabiliva l'impegno di aiuto reciproco contro tutti, di non accettare giudici stranieri alle valli, di risolvere le vertenze arbitralmente, di intendersi contro gli atti di violenza, le uccisioni, gli incendi, ecc. L'atto del 1291 si collega con un altro atto analogo di alleanza, anteriore di qualche anno, a noi non giunto. Delineatosi il conflitto per l'Impero tra Alberto d'Asburgo ed Adolfo di Nassau, si formò nel 1291 nella Germania del sud una lega antiasburgica: i tre cantoni forestali vi aderirono. Il duca d'Austria, deluso dal trionfo del suo competitore, si affrettò ad intervenire nella regione elvetica, sottomettendo Lucerna, assediando Zurigo, ma i tre Cantoni di Uri, Schwyz, Unterwald rimasero fermi nella devozione al re Adolfo. Però quando questi cadde a Gollheim ed Alberto d'Asburgo trionfò, i cantoni ritornarono a trovarsi nella situazione dell'età di Rodolfo: il loro signore era il re ed essi non potevano ricorrere al re contro il loro signore. Questi sono gli inizi della Confederazione svizzera fuori dai veli delle leggende del tiranno Gessler e dell'eroe Tell, sorte da tarde cronache del sec. XV per spiegare una conquista d'indipendenza che pareva miracolosa.
Alberto d'Austria, impegnato nelle lotte germaniche, lasciò le cose in sospeso, così come il problema della ricostruzione del Ducato di Savoja reclamato dal nipote Giovanni, e questa fu la causa del suo assassinio nel 1308. Dal nuovo re, Arrigo VII di Lussemburgo, già nel 1309, i Cantoni ottennero la conferma del decreto di re Adolfo che poneva le tre vallate sotto la protezione regia ed inoltre il privilegio ai loro abitanti di essere chiamati in giudizio solo entro i loro confini e essere citati solo davanti alla corte Regia. Le tre valli però si impegnavano a stare dentro i loro confini davanti ad un giudice regio. Era un passo verso la completa separazione dalla giurisdizione asburgica. I figli di Alberto d'Asburgo, con il leale servizio feudale prestato all'Imperatore in Italia, cercarono di ottenere da Arrigo il ritiro del terribile documento. L'Imperatore, da Brescia, nel 1311, promise loro che avrebbe fatto verificare i diritti assurgici nelle vallate ed eventualmente li avrebbe ristabiliti nel legittimo possesso. Morto Arrigo VII, nel duello per la successione tra Ludovico il Bavaro e Federico d'Asburgo, i Cantoni svizzeri presero posizione contro gli Asburgo. Nella loro guerra del 1314 contro l'abbazia di Einsiedeln, intervenne energicamente Leopoldo d'Asburgo; il conflitto si chiuse con la sconfitta di Leopoldo a Morgarten (15 nov. 1315). Dopo la vittoria i tre Cantoni si strinsero a Brunnen il 9 dic. 1315 con patti più solenni; nessuno dei collegati avrebbe riconosciuto un signore senza intesa comune. Ludovico il Bavaro, in odio agli Asburgo, il 29 marzo 1316 confermò privilegi ed evocò all'Impero tutti i possessi ed i diritti fiscali degli Asburgo nelle vallate stesse nelle quali l'autorità regia doveva essere rappresentata da un balivo (Reichsvogt). Più tardi parve che Ludovico e Federico si riconciliassero: pieni di timore i collegati strinsero una lega perpetua con la città asburgica di Lucerna (13 nov. 1332). Il pericolo ricomparve nel 1347 quando il successore di Ludovico il Bavaro, Carlo IV di Lussemburgo, per assicurarsi l'appoggio degli Asburgo, riconfermò loro tutti i vecchi diritti e feudi, dichiarando nulli gli atti del Bavaro. I
Signori dell'alta Alsazia, questi erano diventati nel sec. XI i signori di Habichtsburg (Castello dell'Avvoltoio), da essi costruito tra Reuss ed Aar su una groppa del Giura, dominante le vie commerciali che da Basilea e dalla S. occidentale si dirigevano verso la S. orientale. Asburgo avevano possessi e diritti feudali di varia natura nell'Elvezia centrale; l'avvocazia del monastero di Murbach nelle sue corti dell'Aargau e nel Zürichgau attorno a Lucerna, diritti signorili tra Reuss e Limmat, l'avvocazia sul chiostro di Sackingen, beni a Villisau e a Sempach, l'autorità ballivale (Vogtei) sul Lago dei Quattro Cantoni, nei distretti di Schwyz e di Unterwald. Dalla eredità degli Zähringen ebbero l'autorità ballivale nel paese di Uri. Possessi e diritti svariati dispersi in una vasta regione, ma per essi gli Asburgo, nell'età di Federico II, apparivano i più potenti signori feudali tra Reno e Danubio. La divisione della famiglia in due linee non danneggiò lo sviluppo che fu curato in modo speciale dal ramo primogenito. Alla metà del sec. XIII questo era rappresentato da Rodolfo, figlio di Alberto IV (1239-91). La politica degli Asburgo acquistò per opera sua una maggiore precisione; ora si trattava di creare uno Stato territoriale unito, collegando i diversi elementi. Rodolfo d'Asburgo seppe mantenersi costantemente fedele a Federico II ottenendo concessioni varie. Ad un certo momento trovò di fronte l'opposizione di Pietro II di Savoia che pretendeva anch'egli di partecipare all'eredità dei Kyburg, ma quando, nel 1279, Rodolfo diventò re di Germania ed affermò il suo prestigio abbattendo la potenza del re di Boemia, vide allora più che mai la necessità di dare unità a tutti i possessi della famiglia, da quelli aviti di Alsazia a quelli nuovissimi di Austria. Questa l'assegnò al figlio maggiore Alberto al cadetto Rodolfo pensò di dare il Ducato di Alamannia-Svevia. Il programma di riunire i domini della regione elvetica però urtava contro le popolazioni delle vallate

Svizzera - Il santuario di S. Nicola della Flue - Ranft (Unterwalden).
1633
confederati riuscirono allora ad assicurarsi l'alleanza perpetua della potente città asburgica di Zurigo (10 maggio 1351): poco dopo una lega perpetua conclusero pure con Glarus, terra di proprietà dell'abbazia di Sackingen (4 giugno 1352), e subito dopo con Zug (27 luglio 1352). I confederati ora erano sette. Il duca d'Austria dopo aver inutilmente assediato Zurigo e cercato di rompere la lega, scese a trattative con la mediazione del margravi di Brandeburgo. Nel Trattato del 1352 la sovranità degli Asburgo su Schwyz ed Unterwalden passò sotto silenzio, mentre venivano riconosciuti i diritti patrimoniali e di protezione su chiese e monasteri; Zurigo conservò la sua alleanza con i Cantoni, ma con l'impegno di non fare accordi con altri sudditi d'Asburgo senza il consenso di questi; Lucerna, Glarus, Zug, pur conservando i loro trattati riconobbero la sovranità d'Asburgo. La pace non fu mantenuta; intervenne Carlo IV; nel 1346 si ebbe un accordo tra Zurigo ed i duchi, ed ora i Cantoni, stanchi, finirono per aderire. Durante questa fase di trattative i Cantoni riuscirono a procurarsi l'alleanza perpetua di Berna che però considerava l'alleanza solo come garanzia di pace e non come vincolo nella sua attività politica (6 marzo 1353).
La pace durò sul Lago dei Quattro Cantoni per ca. tre decenni. Nel 1385 un contrasto tra Lucerna e gli Asburgo riaprì la lotta: il duca Leopoldo fu sconfitto a Sempach (19 luglio 1385) e poi a Nafels (9 apr. 1388), la pace si ristabilì nel 1394 per vent'anni; dei diritti degli Asburgo sui Cantoni non si parlò più; Lucerna, Glarus, Zug ebbero riconosciuta la loro indipendenza; le conquiste dei confederati furono convalidate. La Confederazione (Eidgenossenschaft) comprendeva ora cinque paesi e tre città: Uri, Schwyz, Unterwalden, Glarus, Zug, Lucerna, Zurigo, Berna. Erano Stati autonomi legati da particolari trattati che nell'ambito del diritto imperiale si accordavano per difendere le loro autonomie tradizionali. Poiché non vi era un trattato unico, ma trattati diversi, né vi era uguaglianza tra i contraenti (Glarus era in realtà un protettore dei tre Cantoni) non mancavano dissidi: si provvede ad eliminare con la cosiddetta «Lettera dei Preti» (Pfaffenbrief) del 7 ott. 1370, riguardante le giurisdizioni ecclesiastiche e poi con la «Lettera di Sempach» nel 1375 (Sempacherbrief), per la disciplina delle milizie nelle spedizioni militari.
La Confederazione pretendeva l'immediata dipendenza dal Reich (Reichsfreiheit) senza la mediazione feudale. Quando gli imperatori erano d'accordo con gli Asburgo, combattivano la Lega, quando erano in uno con essi la proteggevano. Roberto nel 1401 si schierò con gli Asburgo; Sigismondo invece nel 1415 riconobbe i privilegi dei confederati, dando loro il diritto di eleggere quel balivo regio che finora aveva rappresentato presso di loro il Reich (Reichsvogt) e di amministrare direttamente l'alta giustizia. La Confederazione, nel sec. XV, agiva come predominante nelle Alpi centrali. Nel 1411 Appenzell e S. Gallo furono ricevuti come membri protetti della Lega. Basilea, stringendo nel 1400 alleanza con Berna, si legò in qualche modo alla Confederazione. Dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti, la disgregazione dello Stato milanese diede pretesto ad Uri ed Unterwalden di intervenire a sud del Gottardo: nel 1419 occuparono Bellinzona, ma nel 1422 furono sconfitti ad Arbedo e respinti a nord. Nell'alta Rezia, le lotte tra i vescovi e i baroni e le borghesi portarono in quei decenni alla creazione della «Lega Grigia» che si alleò con Glarus. Nel 1474 si venne tra la Confederazione e gli Asburgo ad una pace definitiva, perpetua, con il Trattato di Senlis concluso sotto gli auspici di Luigi XI (11 giugno 1474). La conciliazione era dovuta al programma di espansione di Carlo il Ternario. Luigi XI impedì agli Svizzeri di conservare le loro conquiste della Franca Contea borgognona, del Vaud sabaudo e del Canton Ticino milanese, sebbene a Giornico

vincossero l'esercito dello Sforza (28 dic. 1478). Le vittorie militari determinarono gravi contrasti interni tra le vecchie aristocrazie cittadine e gli elementi popolari. La crisi cessò quando scoppiarono le grandi guerre d'egemonia tra Francia, Spagna ed Austria. Le potenze andarono a gara nell'arruolare mercenari svizzeri: i Cantoni a loro volta si divisero secondo le simpatie politiche. Basilea entrò a far parte della Confederazione il 9 giugno 1501 e Sciaffusa il 10 ag. Più tardi, il 17 dic. 1513, anche Appenzell. La Confederazione rimase così sino alla Rivoluzione Francese.
Nelle guerre di Lombardia per il Ducato di Milano, milizie mercenarie svizzere combatterono da ambo le parti. Ludovico il Moro, cacciato dai Francesi, ricuperò il Ducato con l'aiuto degli Svizzeri che poi lo tradirono con gli Svizzeri dell'esercito francese (1500). Del trionfo francese approfittarono i cantoni di Uri e Unterwalden per occupare Bellinzona ed il Ticinese che Luigi XII cedette loro con il Trattato di Arona (1503). Gli Svizzeri negli anni seguenti stettero con Giulio II; nel 1512 ricondussero a Milano gli Sforza e costituirono un vero protettore su Milano. La sconfitta loro inflitta a Marignano nel 1515 il costrinese a ritirarsi. Una grave crisi apparve con la diffusione della Riforma luterana e la predicazione religiosa nazionale di Ulrico Zwingli. La guerra tra cantoni cattolici e protestanti (guerra di Kappel) si chiuse con il Trattato del 20 nov. 1531 che riconobbe la libertà religiosa per ambo le parti e la Confederazione riuscì a salvarsi. La questione religiosa accostò ai confederati la città di Ginevra ribellatasi al Duca di Savoia e diventata centro del calvinismo; nel 1558 Ginevra si alleò con Berna. Durante il sec. XVI la Confederazione si procurò l'alleanza di città e principi distinguendoli secondo la vicinanza e l'importanza in alleati di primo ordine (Zugecandte) e di secondo ordine (Verwandte) con lo scopo di assicurarsi una barriera contro le minacce delle grandi potenze. Di fronte alle guerre europee la Confederazione incominciò ad affermare il principio di neutralità. Garanzie non sufficienti apparivano ora il trattato di unione con l'Austria (1511) e la pace perpetua con la Francia (1516). La neutralità però era minacciata dal consenso dato ai cantoni per gli arruolamenti all'estero. Durante la guerra dei Trent'anni la Confederazione riuscì ad impedire lo scoppio della lotta tra i partiti e creò un sistema militare per la difesa dei confini (Defensional).
Nella pace del 1648 i rappresentanti della Confederazione, con l'appoggio della Francia, ottennero il riconoscimento della sovranità e l'abolizione di ogni dipendenza feudale dall'Impero germanico. Così la Confederazione (era detta «Corpo Elvetico») dopo il 1648 fu un ente di diritto pubblico con piena indipendenza. Nell'età seguente essa subì una lunga crisi di carattere economico.
Le vecchie aristocratici mercantili delle città e fondare dei Cantoni provocarono con la loro oppressione la ribellione delle classi operaie e rurali. Si ebbero nuove lotte tra Cantoni cattolici e protestanti: sconfitti questi nel 1656, poi vincitori nel 1712 (Pace di Aarau). I cattolici si misero sotto la protezione di Luigi XIV.
Nel sec. XVIII la S. venne ad occupare un posto rilevante nel movimento culturale europeo: Zurigo, Basilea, Ginevra erano centri importanti di studi letterari e scientifici. L'influsso delle teorie politiche ed economiche europee rese più esasperato quello che era il persistente squilibrio interno della Confederazione, dovuto all'antiqua organizzazione. I paesi sudditi aspiravano all'uguaglianza con i cantoni dominanti e le popolazioni volevano liberarsi dal predominio dei patriziati cittadini. Nella seconda metà del sec. XVIII si hanno insistenti movimenti di ribellione che precedono lo scoppio della Rivoluzione Francese.
Dopo il 1789 alle agitazioni democratiche segnano le repressioni aristocratiche. La S. diventa campo di osservazione tra gli agenti rivoluzionari francesi e quelli monarchici francesi ed europei. A Parigi i democratici svizzeri fanno appello per la liberazione della salute oligarchica cantonali. Dopo la spedizione di Bonaparte in Italia, il possesso della S. acquistò grande importanza come via di comunicazione tra Italia e Francia, e nel 1798 le divisioni francesi entrarono in S.: nell'aprile, ad Aarau, sotto gli auspici francesi, un'assemblea proclamò la Repubblica Elvetica unitaria e democratica invece della vecchia Confederazione di Stati sovrani aristocratici. Alle decisioni di Aarau risposero i cantoni rurali ribellandosi, ma furono domati con la forza. Recuperarono i contribuzioni forzose colpirono allora le popolazioni. Il direttore di Aarau concluse con il governo di Parigi un'alleanza difensiva ed offensiva; la Francia si assicurò il libero passaggio per i suoi eserciti (19 e 1798). I tradizionalisti riempirono il paese di controversie e di lotte. Per troncare il Primo Console impose una nuova Costituzione (Atto di Malmaison) che stabiliva una Confederazione di 17 Cantoni con autonomia e costituzione censitaria (29 apr. 1801). La Dieta respinse tale costituzione e ne stabilì un'altra che i Francesi respinsero a loro volta. Ne derivò una nuova occupazione militare del paese. Nella Consulta Elvetica di Parigi del 1803 il Primo Console diede una nuova Costituzione (Atto di mediazione). Si ebbero allora 19 Cantoni con larga autonomia; ad unirsi restò solo l'uguaglianza dei cantoni che formavano la Dieta. Napoleone si proclamò protettore della Repubblica Elvetica e le impone la sua alleanza. Caduto Napoleone, nel 1814, i partigiani del vecchio regime si sollevarono ed organizzarono un governo a Lucerna. Le potenze europee però rifiutarono il consenso e decisero che ai 19 Cantoni napoleonici venissero aggiunti tre nuovi Cantoni: Neuchâtel, Vallese, Ginevra; poi il 20 nov. 1815 firmarono la «Dichiarazione della neutralità perpetua della S. e della inviolabilità del suo territorio». Il Patto federale del 7 ag. 1815 stabilì che la S. fosse una Confederazione perpetua di 22 Stati sovrani. Ogni Cantone regolava da sovrano la propria Costituzione, istituzioni comuni furono solo quelle della diplomazia e della guerra. La Dieta federale doveva sedere alternativamente nelle tre città di Berna, Zurigo, Lucerna, sotto la direzione del Consiglio centrale del luogo. Dopo un periodo di tranquillità incominciò verso il 1830 quello che gli Svizzeri chiamarono periodo di rigenerazione. Il trionfo del sistema oligarchico del 1815 aveva, infatti, determinato nuove agitazioni, rivoluzioni, guerre civili.
Si formò un partito detto «radicale» che voleva la revisione costituzionale, intesa a stabilire la sovranità del popolo, il suffragio universale, l'uguaglianza, le libertà di stampa, di associazione, di credenza. Sette Cantoni riformatori crearono una «Lega per la difesa delle riforme»; a Sarmen si formò la «Lega dei Cantoni tradizionalisti». Le discussioni dopo il 1840 si trasformarono in lotta tra Cantoni cattolici e protestanti. Nel 1845 Sette Cantoni cattolici, Uri, Schwyz, Unterwalden, Zug, Lucerna, Friburgo, Vallese crearono una «Lega separata» (il Sonderbund) per difendere i loro diritti tradizionali contro il radicalismo protestante che voleva l'espulsione dei Gesuiti. La Costituzione del 1848 riorganizzò la Confederazione secondo il programma radicale. Alla federazione di Stati (Staatenbund) del 1815 venne sostituito uno Stato federale (Bundesstaat) con un diritto pubblico federale superiore a quello cantonale. Berna diventò capitale federale con la presidenza e l'assemblea formata dal Consiglio nazionale e dal Consiglio dei Cantoni. La Confederazione ebbe piena competenza per la diplomazia, esercito, dogana, moneta, finanza, poste, ferrovie. I cittadini divennero allora cittadini della S. e non più dei Cantoni e ne nacque veramente la concezione della nazione svizzera (12 sett. 1848). Cessarono, così, le lotte interne: i Cantoni cattolici lentamente si adattarono sfruttando i vantaggi di libertà assicurati dal programma radicale moderato. Più tardi si ebbero revisioni della Costituzione, come nel 1874, in modo da rafforzare il potere centrale. Nuove riforme democratiche furono introdotte, quali quella della iniziativa popolare per certe leggi e quella della sanzione popolare per certi provvedimenti governativi. Dopo il 1891 si stabilì che riforme costituzionali potessero essere proposte da 500.000 cittadini e sottoposte al voto popolare (referendum). La neutralità della Confederazione attraversò felicemente le due grandi crisi delle guerre del 1914-18 e del 1939-45: le potenze europee hanno considerato la Confederazione Svizzera come una felice oasi di pace adatta per le trattazioni e le discussioni internazionali. Gli Svizzeri però poco fidanzati delle potenze hanno creato un esercito piccolo ma agguerrito per difendere la loro civiltà.
III. LA GUERRA DEL SONDERBUND
Combattuta nel 1847 in S. tra i Cantoni liberali e protestanti e quelli conservatori e cattolici.Al conflitto portarono ragioni politiche e religiose. I radicali-liberali, che trovarono un ostacolo al trionfo delle loro idee nel sistema statale confederale, sorti nel 1814, il quale accordava un'autonomia di governo assai ampia ai singoli Cantoni, miravano ad una revisione del Patto federale; si opposero con successo i conservatori ed i cattolici di altri Cantoni negli anni successivi al 1830. Il conflitto assunse ben presto anche un aspetto religioso, quando i liberali dell'Argovia secolarizzarono sette conventi (4 maschili e 3 femminili) con il pretesto che i frati e le monache avevano aizzato la popolazione contro le autorità costituite. Le autorità federali, alle quali le due parti si erano rivolte, proclamarono l'illegalità di tale atto ma il governo dell'Argovia non si conformò a tale deliberato. Allora i Cantoni cattolici e conservatori, di fronte alle infrazioni altrui, iniziarono più stretti contatti tra loro; i loro avversari assunsero posizioni estreme. Alla soppressione dei conventi nell'Argovia fu replicato con la chiamata dei Gesuiti nel Cantone di Lucerna. Un
tentativo liberale di impadronirsi con corpi franchi di Lucerna e l'assassinio di Joseph Leu, il capo del conservatorio cattolico di quel Cantone, portò i Cantoni conservatori alla difesa, contro radicali e liberali, dei propri diritti mediante un'alleanza separata (Sonderbund) considerata indispensabile a causa dell'infeccienza delle autorità federali. L'Alleanza fu conclusa segretamente l'11 dic. 1845 tra Uri, Schwyz, Unterwalden, Lucerna, Zug, Friburgo e Vallese, con l'impegno di respingere qualsiasi attacco con ogni mezzo a loro disposizione. Per procurarsi un adeguato armamento i sette Cantoni si rivolsero all'Austria ed alla Francia. Fallita la mediazione di alcuni conservatori protestanti, guidati da Bluntschli, il Sonderbund riuscì di piegarsi all'ordine di scioglimento approvato dalla maggioranza della Dieta federale, e scoppiò la guerra. Il generale Dufour, nominato comandante supremo delle forze federali il 24 ott. 1847, ebbe sotto di sé ca. 100.000 uomini con 172 bocche da fuoco, mentre il Sonderbund poté opporre ca. 80.000 armati con 88 cannoni; inoltre la situazione strategica era sfavorevole al Sonderbund, stretto tutt'attorno da Cantoni nemici e per di più diviso in due parti. Dufour si gettò anzitutto contro Friburgo, separata dal Sonderbund dal Cantone di Vaud, e se ne impadronì il 14 nov. Rivolte quindi le proprie forze contro Lucerna, vi entrò dieci giorni dopo. L'esercito del Sonderbund in piena rotta cessò di esistere. Zug si era già arreso senza lotta il 21 nov. Il 25 capitolo Unterwalden, il 26 Schwyz, il 27 Uri ed il 28 il Vallese. In tutti i Cantoni conquistati salirono al potere governi radicali, che si affrettarono ad emanare leggi contro i Gesuiti ed a secolarizzare i monasteri. La sconfitta del Sonderbund fu dovuta alla fiducia riposta in un intervento militare dell'Austria e della Francia al proprio fianco, che determinò la rinuncia a qualsiasi piano d'offensiva da parte del generale Salis-Soglio, comandante supremo delle forze del Sonderbund.
Silvio Furlani
IV. STORIA ECCLESIASTICA
I. Origini
Le prime origini cristiane della S. risalgono al sec. III-IV e il cristianesimo vi è penetrato, per mezzo di oscuri missionari, mercanti o militari, attraverso le due grandi arterie di comunicazione tra l'Italia settentrionale e le regioni d'altra parte: la prima valicava le Alpi Pennine e conduceva nel Vallese e in S., donde poi si biferava verso la Gallia e la Germania; l'altra attraversò le Alpi Retiche, sboccava a Coira e di là seguiva il Reno verso il nord.Una schiera di soldati cristiani (tiebei [v.]) probabilmente destinata a reprimere la rivolta dei Bagaudi, fu messa a morte, sotto il regno di Diocleziano e Massimiano (285-292), ad Agauno (v.) nel Vallese, che divenne uno dei santuari più popolari dell'alto medioevo. Le rovine di una cappella nelle isole di Brissago (Ticino); due lampade d'argilla trovate a Ginevra, recanti una il pesce e l'altra la palma; un vetro scoperto ad Avenches con l'iscrizione Vivas in Deo, possono risalire al sec. IV o anche alla fine del III.
Racconti tardivi e infondati pretendono che S. Barnaba abbia evangelizzato alcune regioni del Vallese e del Canton Ticino, che lo stesso apostolo s. Pietro abbia valicato le Alpi e sia passato nel Basso Vallese e a Ginevra, che un eremita già venerato sulle rive del lago di Thoune, s. Beato, sia stato un discepolo di s. Pietro. Si è anche preteso che Ginevra abbia avuto vescovi dalla fine del sec. I. Sin dall'alto medioevo, Coira venerava s. Lucio che, verso la fine del sec. II, sarebbe venuto dalla Gran Bretagna (dove era re) nella Rezia e vi avrebbe predicato la fede cristiana.
2. I primi vescovati
a) La parte del territorio svizzero attuale compreso tra le Alpi e il Giura formava la Civitas Helvetiorum. La capitale, Avenches, conobbe una brillante prosperità fino al giorno in cui, verso il 265, gli Alemanni la saccheggiarono; una seconda invasione sembra averla ancora colpita verso la metà del sec. IV. Nondimeno, nel medioevo, Avenches conservava il ricordo di essere stata sede episcopale e pretendeva persino d'aver avuto una serie assai lunga di vescovi (7, secondo una supplica del 1447 al Papa, o 22, secondo una tradizione riferita nel 1228). Comunque sia, nessun nome si conosce prima del sec. VI. Anzi all'inizio di questo secolo sembra che la sede da Avenches sia passata nella città di Windisch, già antico castrum che si trovava in un punto geografico importante, presso la congiunzione di tre fiumi, l'Aar, il Reuss e il Limmat. Tuttavia quando, nel 561, l'antica Civitas Helvetiorum rimase spartita fra l'Austrasia (regno di Sigerberto) e la Borgogna (regno di Gontranno) e il confine dei due regni portato sino al fiume Aar, la sede episcopale fu nuovamente da Windisch riportata ad Avenches. E il vescovo più celebre di questa sede nel sec. VI fu s. Mario (574-94), originario di Autun e sepolto a Losanna: il che fa pensare che egli trasferì la sua sede in quest'ultima città.
b) Alla periferia della Civitas Helvetiorum, quattro altre città avevano la loro capitale nel territorio attuale della S.: la Civitas Vallensium (Vallese) a sud, la Civitas Genavensium (Ginevra) a ovest, la Civitas Rauricorum (Augusta) a nord-ovest e la Civitas Raetorum (Coira) a est. Il territorio di queste tre ultime città furono infamati dalle frontiere svizzere di oggi: la sola Civitas Vallensium, abbracciando il Vallese, era interamente compresa nella S. attuale.
S. Teodoro è il primo vescovo certo del Vallese; egli figura al Concilio di Aquileia, nel 381, con il titolo di Octoduro (oggi Martigny) che era allora la capitale di questa civitas. L'ordine della sua firma lo pone tra i vescovi in carica da lungo tempo, ciò che permette di ri
scritto nel sec. XI, comincia con il vescovo Walaus, contemporaneo del papa Gregorio III (731-41). Tuttavia, si rileva il nome di Giustiniano, vescovo dei Raurichi, in una lista di vescovi che avrebbero partecipato ad un Concilio di Colonia nel 346; la realtà di questo Concilio è controversa, ma l'elenco dei vescovi sarebbe stato compilato con nomi reali. Al sec. VII il monaco Giona cita, nella sua biografia di s. Eustazio, Ragnarico, vescovo d'Augusta e di Basilea, Augustanae et Basiliae. Così, tra il 600 e il 650, la sede episcopale sembra stabilita a Basilea. Non si sa quando si sia fatto il trasferimento, ma senza dubbio questo avvenne in seguito all'espansione degli Alemanni nel sec. V e VI.
e) COREA (v.), ha un vescovo certo alla metà del sec. V; Asinio, che si fece rappresentare nel 451 a un Sinodo milanese da Abbondanzio, vescovo di Como. Il vescovato di Coira esiste ancora e la città omonima è la più antica residenza episcopale che tuttora trovasi sul territorio della S.
f) Inoltre, i vescovati di Milano e di Como, già costituiti nel sec. IV, abbracciavano nel medioevo le vallate italiane della S. attuale, ma si ignora a quale epoca rimonti questa ripartizione. Hider pensa che la diocesi di Novara avrebbe all'origine, e durante più secoli, esteso la sua giurisdizione su tutto l'attuale Canton Ticino.
g) Non si è bene informati sulla fondazione del vescovato di Costanza. Si credeva nel passato che fosse la continuazione dell'antico vescovato di Windisch, il cui vescovo Grammazio aveva preso parte al Concilio di Orléans del 549. Ora, mons. Besson ha dimostrato che Grammazio era a capo del vescovato degli Elvezii, e la sua sede fu riportata ad Avenches dopo la divisione del 561 tra i re merovingi e fissata più tardi a Losanna. Un manoscritto del sec. XII, conservato a Stoccarda, mette in testa al catalogo episcopale di Costanza un vescovo Massimo, che si è collocato nella seconda metà del sec. VI; nulla si sa di lui, osserva M. Besson, e da parte sua L. Duchesne nota che non esiste alcuna menzione di vescovato a Costanza e prima del sec. VII più o meno avanzato. Da notare però al riguardo che la Vita Sancti Galli, scritta verso la fine del sec. VIII, ricorda un Sinodo, tenuto a 615 a Costanza, che clesse Giovanni a vescovo di questa città.
3. Vescovati del medioevo
A partire dalla metà del sec. VIII, la carta ecclesiastica della S. rimane fissata e non varierà più fino al sec. XVI. Cinque città della S. attuale sono centro di diocesi: Ginevra, Coira, Sion, Losanna, Basilea. Tutta la S. orientale appartiene alla diocesi di Costanza, che l'Aar separa, a ovest, dalle diocesi di Basilea (a valle del Sigger, affluente della riva sinistra dell'Aar) e di Losanna (a monte del Sigger). Si noti che Porrentry e la sua regione, a nord-ovest del Giura, facevano parte della diocesi di Besançon, e le vallate meridionali delle Alpi, di lingua italiana, si riallacciano ai vescovati di Novara, Milano e Como. Novara conservò fino al sec. XIX la vallata di Gondo (Vallese); Milano possedette, a partire almeno dal sec. X, tutta la Leventina al di sopra di Bellinzona, con la valle Blenio che ne è un'articolazione, come pure i territori di Bissago, della Capriasca e di Campione. Alla diocesi di Como appartenevano Mendrisiotto, Lugano, Locarno, Bellinzona, come pure Poschiavo e Brusio (Grigioni).4. Metropolitane
La partecipazione dei primi vescovi d'Octoduro (381) e di Coira (451) a concili italiani ha fatto supporre che questi vescovi dipendessero all'origine dalla metropolitana di Milano. Nel sec. VI i vescovi del Vallese, degli Elvezii e di Ginevra si recano invece a concili dell'Impero franco. È arrischiato stabilire in quest'epoca vincoli di dipendenza sicuri; tuttavia il Vallese e Ginevra appaiono nell'irradiazione di Vienne sul Rodano, e può darsi che il vescovato degli Elvezii sia dipeso originariamente da Lione. Quando Besançon si separò dalla provincia di Lione per formare il centro di una nuova provincia, al principio del sec. VII, i vescovati di Losanna e di Basilea divennero suffragane della nuova metropolitana. Alla fine del sec. VIII Tarantasia si libera ugualmente dalla dipendenza di Vienne e costituisce una provincia alpina con Sion e Aosta come suffragane. Infine Coira fu riunita, dopo l'843, alla metropolitana di Magonza. Questi rapporti durarono fino alla fine del medioevo.
Svizzera - Interno della Collegiata di Berna (1421-1575).
Dal 1492 il vescovo di Sion, Jost di Silenen, cercò di sottrarsi dalla dipendenza dell'arcivescovo di Tarantasia, ma senza riuscirvi; il suo secondo successore, Matteo Schiner, ottenne dal papa Giulio II, nel 1510, di esserne dispensato, per la durata del suo episcopato; poco dopo, nel 1513, Leone X l'aboliva definitivamente. Sion fu così il primo vescovato svizzero che dipose immediatamente dalla S. Sede. Gli altri vescovati restarono soggetti ai loro metropolitani fino al principio del sec. XIX.
5. Monachismo
Verso il 450, s. Romano, il fondatore dei « monaci del Giura », creò sul versante occidentale il monastero di Condat (oggi St-Claude) e sul versante orientale quello di Romainmôtier. Nel Vallese, il vescovo Teodoro d'Octoduro costruì nel sec. IV una piccola basilica in onore di s. LIEBER, MAURIZIO (v.) e dei suoi compagni messi a morte ad Agauno (v.); fino dal sec. V questa basilica attirò pellegrini, anche dalla Gallia, come testimonia s. Eucherio, vescovo di Lione (m. ca. il 450). Poco dopo i Burgundi si stabilirono nel bacino del Rodano; s. Sigismondo, figlio del loro re Gondebaudo, fondò nel 515 presso la basilica di Agauno un monastero, che deve dunque essere considerato come un « monasterium basilicae ». Questi sono i più antichi monasteri eretti nel territorio attuale della S. e sono anteriori a s. Benedetto.La dominazione degli Alemanni nella S. settentrionale ritardò l'espansione del cristianesimo e la civilizzazione in questa regione, dove bisogna attendere a. il 600 per trovare costituiti i vescovati di Costanza e di Basilea, e vedervi apparire i primi monasteri. Questi si riallacciano al gruppo dei monaci irlandesi dei quali fu capo e legislatore s. Colombano che, dopo aver fondato il monastero di Luxeuil nei Vosgi, passò a Bregenz, sulle rive del lago di Costanza, e poi a Bobbio dove morì nel 615. Egli fu l'apostolo degli Alemanni. Il suo principale discepolo, s. Gallo, si ritirò in una foresta a sud del lago di Costanza; la tradizione riallaccia ugualmente al gruppo colombaniano due altri cremiti, s. Ursanno, che si stabilì sulla sponda del Doubs, nel Giura, e s. Sigisberto, che si ritirò sulla riva del Reno, nell'alta Rezia. Sulla tomba di questi santi si formarono nei sec. VII-XVII le abbazie di S. Gallo, S. Ursanno e Disentis. Anche ai monaci di Luxeuil fece appello il duca Cramneleno per restaurare l'abbazia di Romainmôtier e fondare il priorato di Baulmes (Vaud) nel corso del sec. VII; s. Vandregisilo fece prolungati soggiorni a S. Ursanno e a Romainmôtier prima di fondare Fontenelle in Normandia (v. ROUEN). I monaci di Luxeuil fondarono pure Moutier-Grandval, dove s. Germano fu il primo abate verso il 666. Nei sec. VIII e IX la Regola di s. Benedetto soppiantò dappertutto le prescrizioni di s. Colombano. Essa fu introdotta nel 748 a S. Gallo, poi a Moutier-Grandval, che, all'epoca carolingia, fu in stretta relazione con S. Gallo. Da Moutier-Grandval dipende, nel sec. IX, un monastero sorto sulla tomba dell'ermita s. Imero, nella vallata della Suze (Giura). Forse la Regola benedettina fu introdotta nel sec. VIII anche a St-Maurice, dove si segnala più tardi una cappella di S. Benedetto. Altre abbazie benedettine dovettero la loro origine a s. Pirmino che fondò nel 724, in un'isola del lago di Costanza, l'abbazia di Reichenau; questa creò in seguito il monastero di Pfäfers (Rheintal); s. Meinrado passò da Reichenau a Einsiedeln dove fu assassinato nel 1861; alla stessa epoca viveva a Rheinau, in un'isola del Reno, il monaco irlandese s. Fintano, morto nell'878. Inoltre nel sec. IX l'abbazia di Murbach in Alsazia fondò il priorato di S. Leodegario a Lucerna. Poco dopo il 1000, si stabilì a Stein am Rhein l'abbazia di S. Giorgio, fondata verso il 966 a Hohentwiel, e i monaci di Einsiedeln andarono a popolare il convento di Muri in Argovia, fondato dagli Asburgo; nel 1052 compare l'abbazia di Allerheiligen a Sciaffusa, alla quale fu unita la nuova abbazia di Wagenhausen nel 1083, ma fino al 1417 anche l'abbazia di Petershausen presso Costanza pretese di dirigere il monastero di Wagenhausen e furono i monaci di Wagenhausen e di Petershausen che fondarono verso il 1135 l'abbazia di Fischingen. Nel corso del sec. X, la dinastia Cluny (v.) l'antica abbazia di Romainmôtier e la nuova abbazia fondata a Payerne alla quale fu unito l'antico monastero di Baulmes; monaci di Payerne si stabilirono a Bevaix nel 998; mentre quelli di Romainmôtier, ebbero un piccolo priorato a Vallorbe dal 1139 al 1321. I Cluniacensi stabilirono pure a Ginevra, verso l'anno 1000, il priorato di S. Vittore, vicino a una basilica fondata verso il 500. Alla fine del sec. XI e al principio del sec. XII, l'Ordine di Cluny si stabilì ancora a Rueggisberg (con una dipendenza a Roethenbach), a Basilea (priorato di S. Albano), Rougemont, Corcelles (Neuchâtel), Villars-les-Moines, Hettiswyl (con dipendenze a Bargenbruck e Leuzigen) e infine Belmund, da dove il monastero si trasportò, verso il 1127, all'Isola St-Pierre. S. Udalrico risiede a Payerne e a Rueggisberg.

mes; monaci di Payerne si stabilirono a Bevaix nel 998; mentre quelli di Romainmôtier, ebbero un piccolo priorato a Vallorbe dal 1139 al 1321. I Cluniacensi stabilirono pure a Ginevra, verso l'anno 1000, il priorato di S. Vittore, vicino a una basilica fondata verso il 500. Alla fine del sec. XI e al principio del sec. XII, l'Ordine di Cluny si stabilì ancora a Rueggisberg (con una dipendenza a Roethenbach), a Basilea (priorato di S. Albano), Rougemont, Corcelles (Neuchâtel), Villars-les-Moines, Hettiswyl (con dipendenze a Bargenbruck e Leuzigen) e infine Belmund, da dove il monastero si trasportò, verso il 1127, all'Isola St-Pierre. S. Udalrico risiede a Payerne e a Rueggisberg.
Oltre Cluny, altre abbazie benedettine straniere alla S. vi fecero fondazioni o vi ebbero dipendenze. Alla fine del sec. XI il vescovo di Basilea, Burcardo di Fenis, fondò l'abbazia di Beinwil (Solothurn) e suo fratello Conone, vescovo di Losanna, quella di St-Jean-de-Cerlier (Bernas); per quest'ultima fondazione Conone fece appello ai monaci di St. Blasien nella Foresta Nera. Pure da St. Blasien vennero i monaci che fondarono le abbazie di Engelberg, nel 1120, e di Trub (Bernas) verso il 1125; Trub a sua volta creò prima del 1152 l'abbazia di Alt Sankt Johann nel Toggenburg, con il priorato di Sankt Peterzell (S. Gallo). Ancora dalla Foresta Nera, ma dall'abbazia di Sankt Peter, vennero i monaci che crearono il priorato di Herzogenbuchsee (Bernas) nel 1108. Nella S. romanza, i priorati di S. Giovanni a Ginevra e di S. Pietro di Clages nel Vallese (questo con piccoli priorati a Granges e Ayent) dipendevano, dal sec. XII al XVI, dall'abbazia di Ainay (Lione). Un'altra abbazia lionese, Savigny, possedeva dopo il 1025 il priorato di Lutry (con priorati secondari a Cossony, Broc, St-Paul-sur-Evian, Vionnaz). I conti di Ginevra donarono infine i priorati di Chamonix e di Port-Valais all'abbazia di S. Michele della Chiusa in Piemonte. Il monachismo benedettino conobbe dunque una larga fioritura sul territorio attuale della S. Tutte le sue fondazioni non ebbero evidentemente lo stesso vigore e non brillarono alla stessa epoca. S. GALLIONE (v.), che all'epoca carolingia era già uno dei principali centri di cultura tedesca con Reichenau e Fulda, occupa la parte più importante nella storia delle abbazie benedettine.
