TARRAGONA, ARCIDIOCESI DI

TARRAGONA, ARCIDIOCESI di. - Metropolitana e città capoluogo della provincia omonima nella Spagna. Ha una superficie di 2394 kmq. con una popolazione di 215.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 151 parrocchie, servite da 220 sacerdoti diocesani e 44 regolari; ha 2 seminari, 12 comunità religiose maschili e 65 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 418).

Ha per suffragance le diocesi di Barcellona, Gerona, Lérida, Solsona, Tortosa, Urgel e Vich. Protettrice della arcidiocesi è la b. Vergine sotto l'invocazione della sua Natività. Festa 18 sett. Centro iberico col nome di Cullipolis, era nel sec. VI a. C. popolato dagli Ilergeti. Nella battaglia di Cissa, Scipione sconfisse il cartaginese Annone; da allora la città fu detta dai romani Tarraco ed elevata nel 16 a. C. da Augusto a colonia (Inlia Victrix Triumphalis) e a capitale della Hispania Tarraconensis. Da allora sede del legato imperiale, la città fiori sempre più, quale centro agricolo e commerciale. Rinomato era il suo vino (Marziale, 13, 118). Imponenti sono le sue rovine romane, l'anfi-

teatro in parte scavato nella roccia, il Palazzo di Augusto o pretorio romano, il teatro romano, l'acquedotto romano, ecc. Subì devastazioni dai Franchi nel 264, poi dai Goti fu distrutta nel 460, occupata dai Mori nel 714, conquistata poi da Luigi d'Aquitania e da Ramon Berengario, fu ripresa ancora dai Mori e saccheggiata; fu definitivamente occupata da Alfonso il Battagliero nel 1220. Si sollevò nel

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TARRAGONA, ARCIDIOCESI di - Mussico tombale di Optimus (sec. IV), proveniente dalla necropoli paleocristiana di S. Fruttuoso - Tarragona, Museo paleocristiano.
1620; passò all'arciduca d'Austria alla morte di Carlo II e tornò sotto Filippo V per il Trattato del 14 marzo 1714. Sostenne un duro assedio dai Francesi nel 1813. Il primo vescovo noto di T. è s. Fruttuoso (v.), martirizzato nel 259 insieme con i suoi diaconi Augurio ed Eulogio (P. Franchi de' Cavalieri, Gli Atti di s. Fruttuoso di T., in Note agiografiche, 8 [Studi e testi, 65], Città del Vaticano 1935, pp. 129-99). Le reliquie di s. Fruttuoso furono poi portate in Italia da s. Prospero di T. nel 711.

La sede di T. fu rappresentata nel 314 al Concilio di Arles dal presbitero Probazio e dal diacono Castorio; poi Imerio al tempo di Damaso e di Siricio; Ascanio nel 465; Giovanni che riunì il primo Sinodo provinciale a T. il 6 nov. 516 e nel 517 a Gerona; Sergio nel 535 fu presente al Concilio di Barcellona e nel 546 a Lérida; poi Tranquillino ca. il 560; Artemio il quale inviò Stefano al III Concilio di Toledo e fu ai Sinodi provinciali di Saragozza nel 599 e di Barcellona; Eusebio (610-32) che fu al Concilio di Egara; Audace (633-38) fu al IV Concilio di Toledo, mentre al sesto e al settimo fu Protasio (637-46) che inviò anche suoi delegati a Toledo ai Concili XIII, XIV e XV; Vero assiste al XVI e al XVII. Si ebbe poi l'invasione musulmana sotto il suo successore Giorgio. Ludovico il Pio riuscì a occupare per poco la città; una parte del territorio passò sotto la diocesi di Barcellona, mentre il rango di metropolitana passò a Narbona, fino al 759. Berengario di Rosanes, vescovo di Vich, ottenne la riconquista di T. nel 1116 per opera di Ramon Berengario III il Grande e il papa Urbano II gli conferì il pallio e la nomina ad arcivescovo di T.; lo stesso onore fu conferito al suo successore s. Oldegario, vescovo di Barcellona; egli intervenne ai Concili del Laterano (1123) e di Clermont (1130) e morì il 6 marzo 1137. Gli successe Gregorio già abate di Cuscane; più tardi si ebbero gli arcivescovi Aspargo Barca, Pedro Zagarriga, Augustin (1576-86), A. Perez (1634-37), F. de Armanya y Font (1785-1803).

La Cattedrale fu costruita tra il 1171 e il 1331 nella collina dove in origine sorse il tempio di Giove Capitolino e più tardi una moschea. Essa costituisce uno dei migliori esempi dell'arte ogivale; la sua robusta abside in stile romanico sembra una fortezza; poi, all'inizio del sec. XIII, sotto la direzione di fratel Bernardo (m. nel 1256) venne continuata in stile ogivale, più tardi vi si inserirono il gotico fiammeggiante, poi gli stili plateresco e churrigueresco come nelle cappelle laterali, aggiunte tra i secc. XVI-XVIII. Misura m. 104 di lunghezza; è larga nelle navate 30 m. con un transetto di m. 45 x 15, sormontato da una cupola ottagonale alta m. 28. Il campanile romanico alla base fu continuato nel sec. XIV e raggiunge, pur incompiuto, m. 65,40 di altezza. Alla facciata, in stile gotico, si perviene mediante un'ampia scalea. Il portale, iniziato nel 1278 da maestro Bartolomeo, detto il Normanno, presenta la Vergine tra gli Apostoli; più tardi vi furono aggiunte altre statue da Giacomo Castalis (1475); gli artistici sportelli sono del 1510. I due bracci del transetto sono illuminati da due rosoni con artistiche vetrate del 1574, molto restaurate.

Nel trascoro è il sepolcro di Giacomo I re di Aragona detto il Conquistatore (m. nel 1276). Gli stalli del coro sono in stile gotico fiorito del sec. XV; i due amboni appartengono al sec. XIII. Sull'altare maggiore è un grande retablo marmoreo scolpito da P. G. de Vallfogona e G. de La Mota nel 1426 con scene della vita di s. Tecla e statue della B. Vergine. Nel transetto a destra sono le artistiche cappelle di S. Tommaso d'Aquino, con l'immagine venerata del Cristo de la Salud (1508) e le statue policrome della Madonna e di S. Giovanni; la cappella di S. Luca e quella di S. Olagario in stile romanico; quella di S. Rocco e di S. Sebastiano in stile barocco. Nel transetto a sinistra la cappella «de los Sastres» (dei tagliatori) eretta dall'arcivescovo Pedro de Clasquer (1358-80) che vi è sepolto; la cappella del S.mo Sacramento eretta da Pietro Blay nel 1586 con cupola; e le cappelle minori di S. Barbara e dei SS. Cosma e Damiano. Nella navata destra è il battistero nella cappella «de las Virgines» in stile ogivale (1341); la tomba del card. Cervantes de Gaeta (m. nel 1575); la cappella

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TARRAGONA, ARCIDIOCESI di - Il sacrificio di Isacco. Particolare del sarcofago di Eleuterio (sec. V), proveniente dalla necropoli paleocristiana di S. Fruttuoso - Tarragona, Museo paleocristiano.
gotica di S. Michele (1360), quelle di S. Tecla patrona di T. (1760-75), di S. Francesco della fine del sec. XVI, come l'altra della S. Famiglia.

Nella navata sinistra la cappella di S. Francesco contiene le tombe degli arcivescovi Teres (m. nel 1603) e Lopez Pelaez (m. nel 1918); la cappella di Monserrato in stile gotico fiorito, eretta dal card. Pedro De Cardona, che vi è sepolto (m. nel 1530); vi è pure la tomba dell'arciv. Costa y Borras (m. nel 1864); nella cappella di S. Tommaso, pure nello stesso stile, è il sepolcro dell'arcivescovo Felix y Solans (m. nel 1870); l'artistico retablo all'altare è opera di M. Ortoneda e proviene da Solivella.

Al chiostro si accede mediante un portale romanico, come i deambulatori con leggere volte ad ogiva, capitelli decorati e scolpiti; alcuni rappresentano la «procesión de las ratas» (i topi che seppelliscono i gatti). Nel lato sud frammenti del tempio di Giove Capitolino e arco arabo con iscrizione dell'anno 349 dell'egira (cioè 960 d. C.) appartenente alla porta del mihrab dell'antica moschea. Più oltre è la cappella detta del Corpus Christi, già del Capitolo, ora sezione del Museo diocesano contenente retabli dei secc. XIV-XV, pitture, orelkeria liturgica, ecc.; nel lato nord del chiostro è la cappella di S. Maria Maddalena; più oltre avanzi dell'orx romana, le cappelle di N. Señora del Claustro, con statua della b. Vergine del sec. XIV molto venerata, di S. Tecla (1535) e di N. Señora de las Nives.

L'antico convento di S. Francesco fu trasformato parte in ufficio governativo e parte in scuola; il Collegio dei Gesuiti fu adibito a caserma, come pure ad uso militare furono ridotti i conventi dei Mercedari e dei Carmelitani. Presso il Museo diocesano sono gli Archivi diocesani e la Sala capitolare con arazzo del sec. XV detto «de la Buena Vida», retabli del Rinascimento, arredi sacri, messali e antifonari, 52 arazzi dei secc. XV-XVII. Sulle rovine

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TARRAGONA, ARCINIOCESI di - Pianta della cattedrale di T., iniziata nel 1171, consacrata nel 1331 (disegno di Rogent e Font-Carreras).
(da Ars Hispaniae, V. Madrid 1918, fig. 165)
del Campidoglio romano si erge il Palazzo arcivescovile, rifatto da Romualdo Mon y Valarde (1815-19). Il Seminario conciliare di S. Paolo e di S. Tecla venne fondato dal cardinale arcivescovo Gaspare de Cervantes nel 1568, quale università pontificia, subito dopo il Concilio di Trento. Il nuovo Seminario presso la Cattedrale venne edificato nel 1886 da Benito Villamitjana sul luogo dove fu l'antica cappella di S. Paolo. La «capilla di S. Pablo» fu eretta nel 1243 in stile romanico-ogivale; il suo ingresso è nel cortile del Seminario conciliare o «Universidad Pontificia», edificio eretto nel 1883 sull'antico convento di S. Pablo. La «capilla de S. Magin» è del 1776. La «capilla de S. Tecla de la Vella» del sec. XIII fu eretta al di sopra di una chiesa romanica che servì per qualche tempo di cattedrale: vi è la tomba dell'arciv. Bernardo De Olivella (m. nel 1287). La chiesa dedicata alla S.ma Trinità è del 1814; quella delle Sangre o di Nazareth è invece della fine del sec. XVI.

In prossimità del mare nell'anfiteatro romano sorse «el Milagro» ad opera dei Cavalieri templari; poi passò ai Trinitari, quindi fu ridotto a penitenziario. Nel quartiere dei pescatori fu eretta nel 1878 la chiesa di S. Pietro. Presso T. è l'«hospital de l'Infante» per i pellegrini, eretto in stile ogivale nel 1341.

Il Museo archeologico provinciale contiene la collezione di antichità romane e medievali più interessante della Spagna, dopo quella di Madrid, tra cui frammenti superstiti del monastero di Poblet e la Biblioteca provinciale in cui sono raccolti volumi, manoscritti e incunaboli provenienti dai Monasteri di Poblet, S. Creus, Scala Dei ed Escornabbón. Vi ha sede la Real Sociedad Arqueológica Tarraconense, istituita nel 1845, che pubblica dal 1901 il suo Bollettino archeologico.

Un grande cimitero cristiano situato a sud della città fu trovato nel 1923 ed era stato in parte frugato da ricercatori di marmi e sarcofagi tra i secc. XII-XIII. Dall'esplorazione metodica compiuta dal rev. J. Serra Vilaró dal 1926 in poi risulta che in detto cimitero vennero usate diciotto forme diverse di sepoltura; alcuni

defunti furono depositi in una fossa nel terreno dentro una cassa di legno, coperta poi con frammenti di anfora e terra. In altri casi la fossa nel terreno veniva rivestita in tegole o lastre, ovvero con pietre e fango, o pietre e calce; alcune volte la copertura era fatta con embrici disposti a due spioventi (a cappuccina); molto frequente era la tumulazione dentro anfore intere a cui si era tolta la parte stretta terminale, o con pezzi di anfora congiunti mediante calce; alcune tombe a fossa furono rivestite nell'interno con intonaco bianco o rosso e coperte o con lastre o tegole disposte a doppio versante o da lastre in pietra o in marmo orizzontale. Molti sono i sarcofagi in pietra o in marmo; alcuni scolpiti con soggetti pagani, altri semplicemente con la fronte strigilata; alcuni sarcofagi vennero ottenuti scavando blocchi provenienti da edifici anteriori; si è rinvenuto anche qualche sarcofago in piombo. Tutti i sarcofagi erano sotterrati; alcuni sepolcri ebbero alla superficie del terreno un piccolo tumulo emergente costituito da una massicciata di m. 2 x 1 con pareti laterali inclinate per evitare le infiltrazioni d'acqua. Superficialmente tale strato era levigato e decorato in bianco o in rosso; in alcuni sepolcri il tumulo raggiunge le dimensioni di m. 3,50 x 3 con un alto gradino di m. 0,35. Presso tali tumuli si raccolsero ossa di animali domestici, ostriche e avanzi di altri alimenti, e anche frammenti di vasi vitrei e fittili. Un sepolcro poi presenta la mensa a tipo di cline come in alcuni sepolcri a Roma e all'Isola Sacra. In alcune tombe era fissata nel tumulo l'iscrizione marmorea, nelle più ricche vi erano decorazioni ed epitafi a musaico; una presenta un personaggio togato, una il Buon Pastore, una un tema floreale e geometrico. Il cadavere era spesso sopra uno strato di calce viva; si sono trovate tracce di indumenti e di filamenti aurei, aghi, bottoni in osso e in metallo. Due celle più ampie furono costruite con grandi blocchi di pietra in forma quadrilatera, con volta a crocera e con tre arcosoli nell'interno. Molta è la suppellettile funebre rinvenuta, come vasi fittili, lampade e anche una bambola articolata in avorio.

La basilica rinvenuta in questo cimitero era a tre navi, con abside semicircolare; sotto il suo pavimento erano disposti sepolcri; nel materiale impiegato per la costruzione si identificarono frammenti di iscrizioni cristiane; una delle pareti laterali fu costruita sopra una fila di sarcofagi. Gli elementi forniti dall'esplorazione fanno riconoscere in detta costruzione la basilica eretta dopo la devastazione del 409 sui sepolcri dei martiri di T. del 259, cioè il vescovo s. Fruttuoso (v.) e i suoi diaconi Augurio ed Eulogio. Intorno alle loro tombe si sviluppò in seguito l'area cimiteriale.

Le sillogi epigrafiche hanno tramandato i carmi sepolcrali dei vescovi Giovanni e Sergio del sec. VI (G. B. De Rossi, Inscriptiones christianae, II, Roma 1888, p. 294). Si conosce inoltre l'epitafio di un Euticius presbitero della «civitas Albitana» presso T. L'iscrizione di una Marturia con 4 e 2 contiene la data dell'anno 393 e l'acclamazione «vivas cum beatos»; quella di una Pientia con la data dell'anno 415 e la croce graffita; quella di un «vir honoratus Aventinus» presenta le date degli anni 421 e 461, altre due offrono rispettivamente le date degli anni 471 e 503. Tra le formole si ricordano quelle: «in sanctorum sede quiescis; sancta Christi in sede quiescis», e «sperana resurrectionem a Domino».

Tra gli antichi monasteri si ricordano quello di S. Creus, fondato da Ramon Berengario IV per i Cistercensi e abbandonato nel 1885; la porta monumentale di accesso immette ad un cortile con la fontana detta di S. Bernardo; a destra è il Palazzo abbaziale ed un piccolo chiostro del 1625. La chiesa, divisa da pilastri in tre navate, fu iniziata nel 1174 in stile romanico e finita in stile gotico nel 1211. Vi furono sepolti molti re della dinastia catalana, fra i quali Pietro II (1285), Giacomo II (1377) e sua moglie Bianca d'Anjou, l'ammiraglio italiano Ruggero di Lauria (1304), ecc. A sud della chiesa è il grande chiostro (1304-41) in stile ogivale dove furono sepolti molti nobili catalani; la sala capitolare è a tre navate e contiene tombe di abati; sopra è il dormitorio dei novizi; a lato i magazzini e il chiostro antico (1153)

in stile romanico ogivale e altri edifici monastici. A S. Creus fu fondato l'Ordine cavalleresco di Montesa nel 1316.

Il monastero di S. Maria di Poblet fu istituito nel 1153 dal conte di Barcellona Ramon Berengario IV che lo donò ai Cistercensi; il suo nome però è dato da un eremita che visse nel luogo ca. il 1120. Il monastero divenne uno dei più sontuosi e ricchi della Spagna per le dotazioni ricevute dai re di Aragona che vi eressero un loro palazzo e vi ebbero sepoltura. Nel 1835 il monastero venne depredato e incendiato, ma venne restaurato e restituito ai Cistercensi nel 1940. Essi occupano ora la parte detta de « las Casas nuevas ». Oltrepassato il « Parco dei Monaci » si giunge ad un cortile dove a destra è la cappella gotica di S. Jorge (1442), poi, attraverso la porta reale, si penetra in un altro cortile con gli avanzi della foresteria, l'ospedale, il palazzo e la chiesa rovinata di S. Catalina. Si giunge poi alla « Puerta dorada » (1480-99): ivi frammenti di affreschi riferentesi alla storia dell'abbazia. La chiesa ha facciata barocca con statue della Vergine, s. Benedetto, s. Bernardo, tra colonne di diaspro e agli angoli torri esagonali. L'interno è a tre navate costruito da Alfonso II d'Aragona nel sec. XII; l'altar maggiore, donato da Carlo V, in alabastro è opera di Daminano Forment (1529). Vi sono mausolei dei re Alfonso II, Giovanni I e II, Giacomo I il Conquistatore, Pietro il Cerimonioso e Ferdinando d'Antequera. Dietro l'abside è il chiostro romanico; inoltre il chiostro di S. Esteban (sec. XIII) immette a una serie di aule a volta.

La biblioteca di Pietro d'Aragona fu in parte trasferita a T. Nella sala capitolare sono le tombe degli abati. Il palazzo, iniziato nel 1397 da re Martino, è rimasto incompiuto.

Vilanova de Esconalbon è un antico monastero degli Agostiniani fondato nel 1162 e costruito sulle rovine di una fortezza romana sulla Mola, a 700 m. di altezza; rovinato nel 1835 fu riscattato nel 1911. Un portale romanico immetto in una chiesa romanica ogivale (1165-1240) con annesso chiostro romanico ed edifici monastici, che contengono anche una collezione artistica e una ricca biblioteca.

Le rovine della celebre certosa Scala Dei sorgono presso Villelas, sulle pendici della sierra de Nonstrant; Scala Dei fu la casa madre di quasi tutte le certose della Spagna e del Portogallo; fu fondata da Alfonso I nel 1163 e Pietro II vi istituì il priorato; vi si ammirano gli avanzi di due chiostri e di celle dei monaci; un triplice portale, l'eremitaggio detto di S. Antonio, la Correria, la Grange dei Bon Repos, la cappella de la Piedad. La Biblioteca superstite è nel Seminario di T. - Vedi tav. CXXVII.

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(fot. Max)

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“TARRAGONA, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 1068. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/tarragona-arcidiocesi-di.