TARRA, GIULIO

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TARRA, GIULIO. - Sacerdote, educatore e scri- tore, n. a Milano il 25 apr. 1832, m. ivi il 10 giugno 1889.
TARRA, GIULIO. - Sacerdote, educatore e scri- tore, n. a Milano il 25 apr. 1832, m. ivi il 10 giugno 1889.

Sacerdote nel 1855, fu lo stesso anno nominato diret- tore dell' Istituto pei sordomuti poveri della provincia di Milano, ai quali dedicò tutta la sua operosità e il suo zelo, cercando di migliorarne la sorte e facilitarne l'istruzione. Per questo, al metodo mimico dell'abate De L'Epée sostituì, e fu il primo in Italia, il metodo orale puro, che consiste nel far apprendere il linguaggio dalla parola e dalle labbra dell'insegnante. Dedicò inoltre il suo gusto e la sua arte popolare e linda di scrittore alla educazione dei fanciulli normali con una serie di opere, degne ancora, in gran parte, di essere lette e gustate per l'aperto intento educativo, anche se talora riveste una eccessiva importanza: Buoni esempi narrati ai fanciulli (Milano 1871); Dialoghi famigliari e scenici ad uso dei fanciulli (Milano 1871); Novelle e canti in famiglia (ivi 1877); Serate liete, novelle e poesie dilettevoli, educa- tive (ivi 1885); Cento e una storiella al focolare di cosa (ivi 1896); ma soprattutto: Letture graduate al fanciullo italiano (3 voll., ivi 1862) e Racconti di una madre ai suoi figli (ivi 1862), dove gli spunti derivati dai fatti del Ri- sorgimento italiano hanno pagine efficaci, che preludono al Cuore del De Amicis. Questo libro fu premiato al V Congresso pedagogico italiano del 1861. Per l'educa- zione dei sordomuti, pregevoli sono: Lettere ad un maestro dei sordomuti, in Dell'educazione dei sordomuti in Italia (Siena 1872), e Cenni storici e compendiosa esposizione del metodo seguito per l'educazione dei sordomuti (Milano 1880).

BIBL.: opere scelte: G. Fanciulli, Scritti pedagogici scelti del T., 2 voll., Brescia 1934, con ampie introd.; id., Le più belle pagine per l'infanzia e la gioventù, ivi 1936. Studi: C. Perini, L'abate G. T. e i suoi avversari, Milano 1894; id., G. T. nella sua vita di studente, di sacerdote, di educatore, ivi 1914; G. Sol- datini, A ricordo e osservanza di G. T., ivi 1914; O. Giacobbe, Manuale di letterat. infantile, 5a ed., Roma 1947, pp. 66-67. Celestino Testore

TARRAGONA, ARCIDIOCESI di. - Musaico tombale di Optimus (sec. IV), proveniente dalla necropoli paleocristiana di S. Frut- tuoso - Tarragona, Museo paleocristiano.

1620; passò all'arciduca d'Austria alla morte di Carlo II e tornò sotto Filippo V per il Trattato del 14 marzo 1714. Sostenne un duro assedio dai Francesi nel 1813. Il primo vescovo noto di T. è s. FRUTTUOSO, SANTO (v.), martirizzato nel 259 insieme con i suoi diaconi Augurio ed Eulogio (P. Franchi de' Cavalieri, Gli Atti di s. Fruttuoso di T., in Note agiografiche, 8 [Studi e testi, 65], Città del Vaticano 1935, pp. 129-99). Le reliquie di s. Fruttuoso furono poi portate in Italia da s. Prospero di T. nel 711.

La sede di T. fu rappresentata nel 314 al Concilio di Arles dal presbitero Probazio e dal diacono Castorio; poi Imerio al tempo di Damaso e di Siricio; Ascanio nel 465; Giovanni che riunì il primo Sinodo provinciale a T. il 6 nov. 516 e nel 517 a Gerona; Sergio nel 535 fu presente al Concilio di Barcellona e nel 546 a Lèrida; poi Tranquillino ca. il 560; Artemio il quale inviò Stefano al III Concilio di Toledo e fu ai Sinodi provinciali di Saragozza nel 599 e di Barcellona; Eusebio (610-32) che fu al Concilio di Egara; Audace (633-38) fu al IV Concilio di Toledo, mentre al sesto e al settimo fu Protasio (637-46) che inviò anche suoi delegati a Toledo ai Concili XIII, XIV e XV; Vero assiste al XVI e al XVII. Si ebbe poi l'invasione musulmana sotto il suo successore Giorgio. Ludovico il Pio riuscì a occupare per poco la città; una parte del territorio passò sotto la diocesi di Barcellona, mentre il rango di metropolitana passò a Narbon, fino al 759. Berengario di Rosanes, vescovo di Vich, ottenne la riconquista di T. nel 1116 per opera di Ramon Berengario III il Grande e il papa Urbano II gli conferì il pallio e la nomina ad arcivescovo di T.; lo stesso onore fu conferito al suo successore s. Oldegario, vescovo di Barcellona; egli intervenne ai Concili del Laterano (1123) e di Clermont (1130) e morì il 6 marzo 1137. Gli successo Gregorio già abate di Cuscane; più tardi si ebbero gli arcivescovi Aspargo Barca, Pedro Zagarriga, Augustin (1576-86), A. Perez (1634-37), F. de Armanay y Font (1785-1803).

La Cattedrale fu costruita tra il 1171 e il 1331 nella collina dove in origine sorse il tempio di Giove Capitolo e più tardi una moschea. Essa costituisce uno dei migliori esempi dell'arte ogivale; la sua robusta abside in stile romanico sembra una fortezza; poi, all'inizio del sec. XIII, sotto la direzione di fratei Bernardo (m. nel 1256) venne continuata in stile ogivale, più tardi vi si inserirono il gotico fammeggiante, poi gli stili plateresco e chirurgicoresco come nelle cappelle laterali, aggiunte tra i secc. XVI-XVIII. Misura m. 104 di lunghezza; è larga nelle navate 30 m. con un transetto di m. 45 x 15, sormentato da una cupola ottagonale alta m. 28. Il campanile romanico alla base fu continuato nel sec. XIV e raggiunge, pur incompiuto, m. 65,40 di altezza. Alla facciata, in stile gotico, si perviene mediante un'ampia scalea. Il portale, iniziato nel 1278 da maestro Bartolomeo, detto il Normanno, presenta la Vergine tra gli Apostoli; più tardi vi furono aggiunte altre statue da Giacomo Castails (1475); gli artistici sportelli sono del 1510. I due bracci del transetto sono illuminati da due rosoni con artistiche vetrate del 1574, molto restaurate.

Nel trascorso è il sepolcro di Giacomo I re di Aragona detto il Conquistatore (m. nel 1276). Gli stalli del coro sono in stile gotico fiorito del sec. XV; i due ambonni appartengono al sec. XIII. Sull'altare maggiore è un grande retablo marmoreo scolpito da P. G. de Valfogona e G. de La Mota nel 1426 con scene della vita di s. Tecla e statue della B. Vergine. Nel transetto a destra sono le artistiche cappelle di S. Tommaso d'Aquino, con l'immagine venerata del Cristo de la Salud (1508) e le statue policrome della Madonna e di S. Giovanni; la cappella di S. Luca e quella di S. Olagario in stile romanico; quella di S. Rocco e di S. Sebastiano in stile barocco. Nel transetto a sinistra la cappella de los Sastres (dei tagliatori) eretta dall'arcivescovo Pedro de Clasquet (1358-80) che vi è sepolto; la cappella del S.mo Sacramento eretta da Pietro Blay nel 1586 con cupola; e le cappelle minori di S. Barbara e dei SS. Cosma e Damiano. Nella navata destra è il battistero nella cappella de las Virgines in stile ogivale (1341); la tomba del card. Cervantes de Gaeta (m. nel 1575); la cappella gotica di S. Michele (1360), quelle di S. Tecla patrona di T. (1760-75), di S. Francesco della fine del sec. XVI, come l'altra della S. Famiglia.

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TARRAGONA, ARCHIOCESI di - Il sacrificio di Isacco, Particolare del sarcofago di Eleuterio (sec. v), proveniente dalla necropoli paleocristiana di S. Fruttuoso - Tarragona, Museo paleocristiano.

gotica di S. Michele (1360), quelle di S. Tecla patrona di T. (1760-75), di S. Francesco della fine del sec. XVI, come l'altra della S. Famiglia.

Nella navata sinistra la cappella di S. Francesco contiene le tombe degli arcivescovi Teres (m. nel 1603) e Lopez Pelaez (m. nel 1918); la cappella di Monserrato in stile gotico fiorito, eretta dal card. Pedro De Cardona, che vi è sepolto (m. nel 1530); vi è pure la tomba dell'arciv. Costa y Borras (m. nel 1864); nella cappella di S. Tommaso, pure nello stesso stile, è il sepolcro dell'arcivescovo Felix y Solans (m. nel 1870); l'artistico retablo all'altare è opera di M. Ortoneda e proviene da Solivella.

Al chiostro si accede mediante un portale romanico, come i deambulatori con leggere volte ad ogiva, capitelli decorati e scolpiti; alcuni rappresentano la procesión de las ratas (i topi che seppelliscono i gatti). Nel lato sud frammenti del tempio di Giove Capitolo e arco arabo con iscrizione dell'anno 349 dell'egira (cioè 960 d. C.) apparteneva alla porta del mihrab dell'antica moschea. Più oltre è la cappella detta del Corpus Christi, già del Capitolo, ora sezione del Museo diocesano contenente retabili dei secc. XIV-XV, pitture, orfèceria liturgica, ecc.; nel lato nord del chiostro è la cappella di S. Maria Maddalena; più oltre avanzi dell'arx romana, le cappelle di N. Señora del Claustro, con statua della b. Vergine del sec. XIV molto venerata, di S. Tecla (1535) e di N. Señora de las Nives.

L'antico convento di S. Francesco fu trasformato parte in ufficio governativo e parte in scuola; il Collegio dei Gesuiti fu adibito a caserma, come pure ad uso militare furono ridotti i conventi dei Mercedari e dei Carmelitani. Presso il Museo diocesano sono gli Archivi diocesani e la Sala capitolare con arazzo del sec. XV detto «de la Buena Vida», retabili del Rinascimento, arredi sacri, messali e antifonari, 52 arazzi dei secc. XV-XVI. Sulle rovine

defunti furono deposti in una fossa nel terreno dentro una cassa di legno, coperta poi con frammenti di anfora e terra. In altri casi la fossa nel terreno veniva rivestita in tegole o lastre, ovvero con pietre e fango, o pietre e calce; alcune volte la copertura era fatta con embriaci disposti a due spioventi (a cappuccina); molto frequente era la tumulazione dentro anfore intere a cui si era tolta la parte stretta terminale, o con pezzi di anfora congiunti mediante calce; alcune tombe a fossa furono rivestite nell'interno con intonaco bianco o rosso e coperte o con lastre o tegole disposte a doppio versante o da lastre in pietra o in marmo oizzontale. Molti sono i sarcofagi in pietra o in marmo; alcuni scolpiti con soggetti pagani, altri semplicemente con la fronte strigliata; alcuni sarcofagi vennero ottenuti scavando blocchi provenienti da edifici anteriori; si è rinvenuto anche qualche sarcofago in piombo. Tutti i sarcofagi erano sotterrati; alcuni sepolcri ebbero alla superficie del terreno un piccolo tumulo emergente costituito da una massicciata di m. 2 x 1 con pareti laterali inclinate per evitare le infiltrazioni d'acqua. Superficialmente tale strato era levigato e decorato in bianco o in rosso; in alcuni sepolcri il tumulo raggiunge le dimensioni di m. 3.50 x 3 con un alto gradino di m. 0.35. Presso tali tumuli si raccolsero ossa di animali domestici, ostriche e avanzi di altri alimenti, e anche frammenti di vasi vitrei e fittili. Un sepolcro poi presenta la mensa a tipo di cline come in alcuni sepolcri a Roma e all'Isola Sacra. In alcune tombe era fissata nel tumulo l'iscrizione marmorea, nelle più ricche vi erano decorazioni ed epitafi a musaico; una presenta un personaggio togato, una il Buon Pastore, una un tema floreale e geometrico. Il cadavere era spesso sopra uno strato di calce viva; si sono trovate tracce di indumenti e di filamenti aurei, aghi, bottoni in osso e in metallo. Due celle più ampie furono costruite con grandi blocchi di pietra in forma quadrilatera, con vòlta a crocora e con tre arcossi nell'interno. Molta è la suppellettile funebre rinvenuta, come vasi fittili, lampade e anche una bambola articolata in avorio.

La basilica rinvenuta in questo cimitero era a tre navi, con abside semicircolare; sotto il suo pavimento erano disposti sepolcri; nel materiale impiegato per la costruzione si identificarono frammenti di iscrizioni cristiane; una delle pareti laterali fu costruita sopra una fila di sarcofagi. Gli elementi forniti dall'esplorazione fanno riconoscere in detta costruzione la basilica eretta dopo la devastazione del 409 sui sepolcri dei martiri di T. del 259, cioè il vescovo s. FRUTTUOSO, SANTO (v.) e i suoi diaconi Augurio ed Eulogio. Intorno alle loro tombe si sviluppò in seguito l'area cimiteriale.

Le sillogi epigrafiche hanno tramandato i carmi sepolcri dei vescovi Giovanni e Sergio del sec. vi (G. B. De Rossi, Inscriptions christianae, II, Roma 1888, p. 294). Si conosce inoltre l'epitafio di un Euticius presbitero della «civitas Albitana» presso T. L'iscrizione di una Marturia con 4 e 6 contiene la data dell'anno 393 e l'acclamazione «vivas cum beatos»; quella di una Pientia con la data dell'anno 415 e la croce graffita; quella di un «vir honoratus Aventinus» presenta le date degli anni 421 e 461, altre due offrono rispettivamente le date degli anni 471 e 503. Tra le formole si ricordano quelle: «in sanctorum sede quiescis; sancta Christi in sede quiescis», e «sperans resurrectionem a Domino».

Tra gli antichi monasteri si ricordano quello di S. Creus, fondato da Ramon Berengario IV per i Cistercensi e abbandonato nel 1885; la porta monumentale di accesso immette ad un cortile con la fontana detta di S. Bernardo; a destra è il Palazzo abbaziale ed un piccolo chiostro del 1625. La chiesa, divisa da pilastri in tre navate, fu iniziata nel 1174 in stile romanico e finita in stile gotico nel 1211. Vi furono sepolti molti re della dinastia catalana, fra i quali Pietro II (1285), Giacomo II (1377) e sua moglie Bianca d'Anjou, l'ammiraglio italiano Ruggero di Lauria (1304), ecc. A sud della chiesa è il grande chiostro (1304-41) in stile ogivale dove furono sepolti molti nobili catalani; la sala capitolare è a tre navate e contiene tombe di abati; sopra è il dormitorio dei novizi; a lato i magazzini e il chiostro antico (1153)

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(da Ars Hispanias, V, Madrid 1918, fig. 162)
Tarragona, arcintocazi di - Pianta della cattedrale di T., iniziata nel 1171, consacrata nel 1331 (disegno di Rogent e Font-Carreras).

in stile romanico ogivale e altri edifici monastici. A S. Creus fu fondato l'Ordine cavalleresco di Montesa nel 1316.

Il monastero di S. Maria di Poblet fu istituito nel 1153 dal conte di Barcellona Ramon Berengario IV che lo donò ai Cistercensi; il suo nome però è dato da un eremita che visse nel luogo ca. il 1120. Il monastero divenne uno dei più sontuosi e ricchi della Spagna per le dotazioni ricevute dai re di Aragona che vi eressero un loro palazzo e vi ebbero sepoltura. Nel 1835 il monastero venne depredato e incendiato, ma venne restaurato e restituito ai Cistercensi nel 1940. Essi occupano ora la parte detta de «las Casas nuevas». Oltrepassato il «Parco dei Monaci» si giunge ad un cortile dove a destra è la cappella gotica di S. Jorge (1442), poi, attraverso la porta reale, si penetra in un altro cortile con gli avanzi della foresteria, l'ospedale, il palazzo e la chiesa rovinata di S. Catalina. Si giunge poi alla «Puerta dorada» (1480-99): ivi frammenti di affreschi riferentesi alla storia dell'abbazia. La chiesa ha facciata barocca con statue della Vergine, s. Benedetto, s. Bernardo, tra colonne di diaspso e agli angoli torri esagonali. L'interno è a tre navate costruito da Alfonso II d'Aragona nel sec. XII; l'altar maggiore, donato da Carlo V, in alabastro è opera di Damiano Forment (1520). Vi sono mausolei dei re Alfonso II, Giovanni I e II, Giacomo I il Conquistatore, Pietro il Cerimonioso e Ferdinando d'Antequera. Dietro l'abside è il chiostro romanico; inoltre il chiostro di S. Esteban (sec. XIII) immette a una serie di aule a volta.

La biblioteca di Pietro d'Aragona fu in parte trasferita a T. Nella sala capitolare sono le tombe degli abati. Il palazzo, iniziato nel 1397 da re Martino, è rimasto incompiuto.

Vilanova de Escanolbon è un antico monastero degli Agostiniani fondato nel 1162 e costruito sulle rovine di una fortezza romana sulla Mola, a 700 m. di altezza; rovinato nel 1835 fu riscattato nel 1911. Un portale romanico immette in una chiesa romanica ogivale (1165-1240) con annesso chiostro romanico ed edifici monastici, che contengono anche una collezione artistica e una ricca biblioteca.

Le rovine della celebre certosa Scala Dei sorgono presso Villelas, sulle pendici della sierra de Nonstrant; Scala Dei fu la casa madre di quasi tutte le cortese della Spagna e del Portogallo; fu fondata da Alfonso I nel 1163 e Pietro II vi istituì il priorato; vi si ammirano gli avanzi di due chiostri e di celle dei monaci; un triplice portale, l'ermitaggio detto di S. Antonio, la Correria, la Grange del Bon Repos, la cappella de la Piedad. La Biblioteca superstite è nel Seminario di T. - Vedi tav. CXXVII.

Bibl.: Eubel, I, pp. 478-79; II, p. 248; III, p. 308; IV, p. 339; V, p. 369; E. Morera, T. crist., 2 voll., Terragona 1898-1901; H. Finke, Acta Arag., 3 voll., Berlino 1908-22; P. Planas, Importancia hist.-arqueol. de T. desde los tiempos prehist. hasta el imperio de Cesar Augusto, Barcellona 1918; S. Capdevita, El temple de S. Maria del Miracle de T., Tarragona 1924; B. Bosch Gimpera, Problemes d'hist. antiga i d'arqueol. tarragonina, 1913; J. Gudiol, Les primeres manifest. de l'art cristià en la prov. eccles. Tarrag., in Anal. Sacra Tarrac., 1 (1925), pp. 309-13; A. Alegret, Taraconenses ilustres, Tarragona 1925; P. Fr. Kehr, Papsturkunden in Spanien, I, Berlino 1926, p. 193 sgr.; B. J. Vives, Scoperta di una importantis. necrop. crist. ant. presso T., in Riv. arch. crist., 4 (1927), pp. 165-67; Tulla, Beltran y Oliva, Excavac. en la Necrop. rom.-crist. de T., in Mem. de la Junta de Excavac. y Antigüed., n. 88, 1927; J. Serra Vilaró, Excavac. en la necrop. rom.-crist. de T., ibid., n. 93, 1928; n. 104, 1929; n. 111, 1930; id., Excavac. en T., Tarragona 1932; id., Las pinturas de la Seu primada de T., 1934; Wilpert, Sarcofagi, tav. 7, 2, pp. 55 sgr., 96; tav. 61, 1, p. 80; 36, 2, p. 41, 3 p. 58; J. Ruiz y Porta, T., 1930; H. Lang, Die Geometricalbasilika von T., in Festschr. von V. Schultze, Berlino 1931, pp. 123-66; E. Junyent, I monum. crist. di Spagna studiati in questi ultimi anni, in Atti del III Congr. inter. di Arch. crist., Roma 1934, pp. 262-85; J. Wincke, in Röm. Quart., 1 (1934), pp. 71-146; R. Sancho Capevila, La Seu de T. Notes historiques, in Bibl. hist. de la Bibl. Balmes, 2ª serie, 13 (1935) (opera postuma); R. Lantier, Les arts chrétiens de la Péninsule Ibérique et de l'Afrique du Nord, in Rivista des archives, Bibl. y Museos, 10 (1935); J. Serra Vilaró, I sepolcri della necropoli di T., in Riv. di arch. crist., 14 (1937), pp. 243-80; P. Battle y Huguet, Fragmentos de sarcofagos paleocristianos ineditos in T., in Analecta Sacra Taraconensia, 13 (1937-40), pp. 61-64; F. Camprubi Alemani, I musicai della cupola di Centcelles nella Spagna, ibid., 19 (1942), pp. 87-110; J. Serra Vilaró, S. Prospero de T. y sus discípulos refugiados en Italia en el año 1711, in Bibl. hist. de la Bibl. Balmes, 2ª serie, 16 (1943); F. Camprubi Alemani, El monumento paleocristiano de Centcelles, Barcellona 1953, Enrico Josi.
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TARSIA - TARSICIO

educati in Venezia alla scuola di fra' Sebastiano da Rovigno. Al primo spettano le magnifiche t. nel coro del cenobio di Monteoliveto (1505) e nella chiesa di S. Maria in Organo a Verona; al secondo, quelle delle porte di S. Pietro a Perugia (1535) e degli stalli di S. Domenico a Bologna (1541-49).

Da notare, fra le risorse decorative di questi maestri, che spinsero al più alto grado il virtuosismo pittoresco, le vedute di edifizi e di strade con intenti panoramici, dove si cerca di obbedire alle leggi della prospettiva aerea oltre che lineare. Singolari, inoltre, per la loro complessità figurativa, le t. eseguite nel coro di S. Maria Maggiore a Bergamo (ca. il 1530), su cartoni del pittore Lorenzo Lotto, da Gian Francesco Capodiferro di Lovere, allievo di fra' Damiano da Bergamo. Con l'avvento del manierismo, alla t. lignea si sostituirono, nei mobili d'uso privato, le incrostazioni in pietre dure, mentre gli arredi sacri si appesantivano di aggetti massicci, non certo compatibili con le lineari policromie del Rinascimento.

Soltanto nel periodo rococò la t. tornò a fiorire, principalmente in Francia, per merito dei grandi mobiliari Andrea Carlo Boulle, Carlo Cressent, Riesener e altri, che seppero utilizzare i legni più preziosi, insieme con i metalli e le scaglie di tartaruga, per incrostazioni superficiali ricche di finezze cromatiche e di capricciosi arabeschi. Ne subirono l'influenza, in Italia, gli esperti mobiliari veneziani. Verso la fine di quel secolo e nei primi decenni dell'Ottocento, dopo le bravure minuziose del piemontese Pietro Pifetti, impressero un'orma originale, con le loro castigate ornamentazioni per mobili a motivi di paesaggi e fiori, i lombardi Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, di fama europea. Nel secolo scorso gli sporadici tarsiatori si limitarono a ricalcare il repertorio figurativo dei tempi passati e una certa ripresa del gusto si registrò negli ultimi decenni insieme con i progressi dell'arte xilografica, come attestano i pannelli a motivi neo-rinascimentali, approntati da Edoardo Del Neri per la Casa Madre dei Mutilati, a Roma. - Vedi tav. CXXVIII.

BIBL.: G. Labarte, Hist. des arts industr. au moyen âge et à l'époque de la Renaissance, I c. III, Parigi 1872-75; D. C. Finocchietti, Della scultura e t. in legno, Firenze 1873; A. Schiapparelli, La casa fiorent. e i suoi arredi, Firenze 1908; F. Schottmüller, I mobili e l'obietto, del Rinascimento, in Ital., Torino 1921; A. Pedrini, L'ambiente, il mobilio e le decorazioni, del Rinascimento, in Ital., Torino 1921