TENTAZIONI DI GESÙ CRISTO

TENTAZIONI DI GESÙ CRISTO. - Gesù fu tentato da Satana nel deserto della Giudea, tra Gerico, Gerusalemme e il Mar Morto. Non si può più esattamente determinare il luogo. Una tradi-

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TENTAZIONI DI GESÙ CRISTO - Monte delle T. (Gebel Garantà) a occidente di Gerico.
(per cortesia del Superiore della Casa degli Esercizi del S. Cuore - Roma)
zione, che risale forse al sec. IV, pone la quadragesima e la tentazione sul monte, chiamato oggi dagli Arabi « della Quarantena » (Gebel Garantà), ad occidente di Gerico. Mc. 1, 12-13 accenna in breve al fatto. Mt. 4, 1-11 e Lc. 4, 1-13 sono più estesi e, con leggere divergenze, riferiscono tre t. di G. C. in particolare; la seconda di s. Matteo è la terza in s. Luca e viceversa: l'ordine del primo sembra sia il primitivo, perché presenta una graduazione più naturale.

La prima tentazione muove dalla fame e cerca di indurre Gesù alla vana manifestazione e all'uso inutile della potenza soprannaturale per il sostentamento. Il ricorso disordinato al miracolo è respinto da Cristo, che mostra fiducia in Dio. Il diavolo ripete l'attacco. Citando a sproposito un versetto biblico (Ps. 90, 11-12) vuole spingere Gesù alla vanagloria e all'ostentazione del suo potere: si getti dall'alto, gli Angeli lo sosterranno e il popolo, vedendolo cadere illeso, lo acclamerà Messia. Con una citazione (Deut. 6, 16) Cristo rettifica il controsenso scritturale di Satana: non è lecito temerariamente, senza necessità, aspettare o provocare un miracolo di Dio. Il tentatore raggiunge il colmo dell'audacia, chiedendo a Gesù l'adorazione con la promessa, in cambio, del dominio sul mondo; ma Cristo gli comanda di ritirarsi, poiché si deve servire solo Dio (Deut. 6, 13). Satana si allontana, ma per ritornare a tempo opportuno (Lc. 4, 13), cioè quando, nella Passione, sferrerà l'ultimo attacco.

La t. di G. C. è letterariamente e storicamente unita al suo Battesimo. I due fatti sono il preambolo del ministero pubblico di Gesù. Gli antichi considerarono le t. di G. C. in senso morale, come esempio nella lotta contro la tentazioni comuni di gola, di vanagloria e di cupidigia. Oggi si ritiene il significato messianico. Il diavolo vide in Gesù un uomo straordinario, e sospettando, per l'episodio del Battesimo, che fosse il Messia, lo tentò per indurlo al messianismo temporale e politico, accompagnato da vuote esibizioni taumaturgiche.

Al di fuori dei cattolici, quasi nessun critico ammette

integralmente la storicità del racconto. G. H. Venturini e Lange scambiarono il tentatore con un fariseo, prima amico e poi nemico, oppure con un inviato del sinedrio. Fr. Schleiermacher considerò le t. di G. C. una parabola per istruire, trasformata in storia dai discepoli. La scuola mitica parlò di un mito, sortì per l'influsso dei testi del Vecchio Testamento riguardanti le prove del popolo d'Israele, figlio collettivo di Dio (Fr. Strauss), oppure per l'influsso del Vecchio e Nuovo Testamento insieme (H. J. Holtzmann). I cultori della storia comparata delle religioni spiegarono l'origine del mito con fatti analoghi di mitologie pagane e babilonesi (R. Seydel, H. Gunkel, W. Bouset, A. Meyer). Si è visto anche nelle t. di G. C. il simbolo delle lotte apostoliche. Per A. Loisy si tratta di visioni, di travaglio psicologico, concretato dalla tradizione in una scena esteriore.

Queste interpretazioni razionaliste, soggettive e arbitrarie, partono dalla aprioristica negazione del soprannaturale, della divinità di Cristo e del valore delle fonti. La critica esterna e interna dimostra l'autenticità e la storicità del fatto. Anche per le t. di G. C. la catechesi primitiva, della quale l'informatore non poté essere che Gesù, ha trasmesso la verità.

A differenza dell'uomo, in Gesù non fu l'inclinazione al male. IPOSTASI (v.) non ebbe, né poté avere, né peccato né concupiscenza. La parte inferiore, senza moti disordinati, era del tutto sottomessa alla ragione. La tentazione quindi poteva venire solo dall'esterno; poté essere anche proposta, oltre che alla vista e all'udito, all'immaginazione, investendo così indirettamente l'intelletto. Non può stabilirsi se la suggestione fu operata da Satana nell'immaginazione direttamente o indirettamente, poiché i testi non precisano. Gli antichi e alcuni più recenti (Maldonato, Knabenbauer) giudicano che le t. di G. C. furono esterne e sensibili. Quasi più nessuno segue integralmente tale posizione. Molti, con E. Le Camus, spiegano le t. di G. C. come suggestioni del demonio reali, ma interne. La presenza del diavolo fu invisibile e i regni del mondo furono mostrati a Cristo in visione. Secondo alcuni, però, corrispondente alla suggestione vi fu una mutazione locale di Gesù, che seguì spontaneamente Satana (Lagrange). La suggestione non poté essere accompagnata, in Gesù, dal difetto istintivo, per la sua natura perfetta, né dal consenso, per la sua impeccabilità, ma provocò l'avversione e l'orrore. Vi fu però lotta e quindi vittoria e merito. S. Paolo mostra la convenienza per gli uomini delle t. di G. C., il quale può così meglio compatire le umane debolezze (Hebr. 2, 18; 4, 15). - Vedi tav. CXXXVII.

BIBL.: s. Tommaso, Sum. Theol., 3, q. 41. Cf. P. Ketter, Die Versuchung Jesu nach dem Berichte der Synoptiker (Neutest. Abhandlungen, 6, III), Münster 1918; L. Fonck, Christus tentatur, in Verbum Domini, 1 (1921), pp. 10-15; J.-M. Vosté, De Bapt., tentation et transfig. Jesu, Roma 1934; P. Donceur, La tentation de Jésus au désert, in Etudes, 239 (1934), pp. 5-17; A. Kadid, Monumentum messianicum tentationum Christi, in Verbum Domini, 18 (1938), pp. 93-96, 126-28, 151-60. Vincenzo Carbone
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“TENTAZIONI DI GESÙ CRISTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 1155. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/tentazioni-di-gesu-cristo.