TIVOLI, DIOCESI di. - Città e diocesi nella provincia di Roma.
La diocesi ha una superficie di 620 kmq. con una popolazione di 70.000 ab., tutti cattolici, in 45 parrocchie servite da 68 sacerdoti diocesani e 20 regolari; ha un seminario, 5 comunità religiose maschili e 34 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 424).
Tibur, antichissima città del Lazio, sorge sulle due rive dell'Aniene, alle falde del Monte Ripoli. Dapprima centro abitato da gente di razza mediterranea (Siculi, Sicani, Aborigeni), fu poi, secondo la tradizione, occupata da una colonia di Greci dell'Arcadia. Suo culto principale fu quello di «Hercules Victor», venerato in un grandioso tempio; vi ebbe uno speciale culto anche
Vesta. Fece parte della Lega latina e si batté strenuamente contro Roma finché, assoggettata nel 337 a. C., divenne municipio romano, ascritto alla tribù Camilia. Nei dintorni ebbero i Romani molte ville; Augusto ne amò il soggiorno e fu preferita dimora di Mecenate e di Orazio; la più splendida fu quella dell'imperatore Adriano. P. Sulpicio Quirino, governatore della Siria all'atto del censimento in Palestina quando vi nacque Gesù Cristo, benché nativo di Lanuvio, ebbe il suo sepolcro nei pressi di T., non lungi da Ponte Lucano. I Plautii Silvani, oriundi di T., vi ebbero vasti possedimenti ed il noto sepolcro presso il Ponte Lucano. In un'iscrizione del sec. III con l'elenco dei membri di un collegio funerario tiburtino di Tenuiores (CIL, XIV, 3649) appaiono nomi cristiani, quali Laurentius, Exuperantius, ed altri. Tra il sec. III ed il sec. IV T. avrebbe avuto un vescovo Quirinus; il primo vescovo certo è Paulus. Un sepolcreto, forse cristiano, a loculi ed arcosoli, fu scoperto presso il ponte dell'Acquoria, nel 1928; non lontano era tornato in luce un anello con corniola recante inciso il noto acrostico ΙΧΘΥΣ. Tracce di cristianesimo si è creduto riconoscere in alcune formae della necropoli imperiale sulla destra dell'Aniene. Il lento sviluppo del cristianesimo in T., ostacolato dal persistente culto di Ercole dal quale si ritraeva gran lucro, si accentuò nel sec. V. Nell'anno 467 un tiburtino, Simplicio, figlio di Castino, fu eletto vescovo di Roma. Sotto il suo impulso il vescovo tiburtino Candido (a. 465-504) fondò la chiesa di S. Pietro (oggi la Carità) e costruì le chiese di S. Eufemia e di S. Eugenia e la basilichetta di S. Sinforosa (v.) nel luogo della sepoltura della martire, al IX miglio della Via Tiburtina. In ossequio a Simplicio, il ricco goto Valila fondò nel 471 in una sua proprietà nei pressi di T. la chiesa di S. Maria in Cornuta, dandole in dotazione la « massa Cornutensis »

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scorcio del sec. XII ed i primi del XIII furono eseguiti il gruppo ligneo della Deposizione, conservato in S. Lorenzo, e gli affreschi della chiesa di S. Silvestro con gli episodi della vita del Santo, nei quali è evidente l'influenza dell'arte nordica. Nel 1216-1217, sotto il vescovo Giovanni Antonio Colonna, s. Domenico fondò in T. uno dei primi ospizi del suo Ordine; Alessandro IV nel 1252, concesse ai Minori la chiesa di S. Maria Maggiore, già dei Benedettini, dedicata anche a s. Francesco; fu allora rinnovata in stile romanico gotico. Una parte dell'annesso convento fu adibita a sede del governo della città. Nel 1224 il card. Ugolino, vescovo di Ostia, poi Gregorio IX, consacrò la cappella sotterranea del Duomo, ove rimase a lungo conservata l'immagine del Salvatore. I Romani assediarono di nuovo T. nel 1253, finché per l'intervento di Innocenzo IV fu firmato nel 1259 un trattato con il quale T., pur mantenendo la sua autonomia, si obbligava a corrispondere ai Romani un censo annuo di 1000 lire e ad accettare un conte mandato da Roma ad amministrare la giustizia; il Comune era retto da un capomilizia ed i vescovi esercitavano anche un potere politico. Nel 1285 Onorio IV concesse la chiesa di S. Biagio ai Domenicani. Alla fine del sec. XIII il francescano Iacopo Torriti dipinse la icone della Madonna conservata in S. Francesco. Dell'anno 1305 è la prima menzione della suggestiva cerimonia dell'Inchinata (v. sotto). Nella stessa età un artista locale eseguì l'immagine veneratissima della ver-
gine della chiesa di Quintiliolo. Durante la dimora dei papi in Avignone, Cola di Rienzo, muovendo contro i Colonna di Palestrina, arringò dall'alto della loggia dei Palloni, presso il Duomo, i Tiburtini per incitarli a seguirlo nell'impresa. Tra il 1370 ed il 1381 T. fu funestata dalle ostilità contro il conte Corrado di Anticoli, che si rifiutava di pagare loro il tributo, terminate con la vittoria dei Tiburtini. Durante il funesto scisma di Occidente, nel 1378, Urbano VI, gravemente malato, trovò rifugio in T.; poco dopo i partigiani dell'antipapa Clemente VII, accampati a Ponte Lucano, furono messi in fuga dai Tiburtini uniti ai Brettoni del condottiero Giovanni Acuto. Nel sec. XV T. prese viva parte al secolare dissidio fra gli Orsini ed i Colonna e, per la sua posizione, alla lotta fra Angioini ed Aragonesi per il possesso del Regno di Napoli. Pio II con la corte nel 1461 dimorò nel convento dei Minori a S. Francesco, vi dettò le pagine dei suoi Commentari, in cui descrive T., i suoi dintorni e la Villa Adriana, e decise pure la erezione della Rocca Pia, affidando l'esecuzione agli allievi del Filarete, Varrone e Niccolò fiorentini. Sisto IV dimorò per qualche tempo in quella Rocca e vi promulgò la cost. Quemadmodum operosa, del 29 ag. 1475, che conferma la celebrazione del Giubileo ogni 25 anni, già decretata da Paolo II. Era vescovo di T. Angelo Lupi (1471-85), il cui sepolcro è nella Cattedrale, che curò l'istituzione della Confraternita ospedaliera presso la chiesa di S. Giovanni Ev. Nel 1522 Adriano VI, nelle nuove controversie fra Tiburtini e Romani, sentenziò appartenere T. alla S. Sede e la fece sede di un governatorato. Nel suo soggiorno nella Rocca Pia, Paolo III nel 1539 approvò la Regola della nascente Compagnia di Gesù presentatagli da s. Ignazio di Loyola. Uno dei primi collegi fondati dai Gesuiti fu quello di T. presso la chiesa di S. Salvatore, già esistente non lungi dall'attuale Palazzo del Comune (1549). Nel Conclave di Giulio III (1549) il card. Ippolito d'Este jun. fu nominato Governatore di T.; per la sua signorile prodigalità ed il raffinato gusto artistico, il vecchio Palazzo del Governo presso la chiesa di S. Francesco e la sottostante Valle Gaudiosa furono trasformati da Pirro Ligorio nella meravigliosa Villa d'Este. In piena
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guerra fra Paolo IV e Filippo II il duca d'Alba, nel 1556, occupò T. e vi svernò con le sue milizie, fortificandola; dopo la stipulazione della pace, nell'anno successivo, Paolo IV vi passò l'ott. Nel 1571, mons. Bandini Piccolomini, arcivescovo di Siena, fondò in T. l'Accademia degli Agevoli, disciolta alla fine del sec. XVII. Per munificenza del card. Matteo Contarelli fu eretta nel 1587, in onore di s. Sinforosa una chiesa, poi detta del Gesù, officina dai Gesuiti, quasi del tutto distrutta nelle incursioni aeree durante la seconda guerra mondiale. Nel 1638 Urbano VIII amputò il territorio della diocesi con l'unire vari castelli Subiaco (v.) creata abazia nullum. Dal 1657 al 1662 fu vescovo di T. il card. Giulio Roma, milanese; tra le altre sue munificenze è la completa ricostruzione della cattedrale di S. Lorenzo e l'erezione del Seminario. Una seconda accademia ebbe T. nel 1716 con la fondazione della Colonia arcadica sibillina, aggregata all'Arcadia di Roma, che ebbe a primo custode il can. Giovanni Carlo Crocchiante, storico delle chiese tiburtine: essa cessò la sua attività nel 1850. S. Clemente M. Hofbauer nel 1771 trascorse sei mesi in eremitaggio a Quintiliolo, presso T., prima di entrare nella Congregazione dei Redentoriati. Nel 1826 una straordinaria alluvione dell'Aniene cagionò gravi danni all'abitato di T. con molte vittime; Gregorio XVI commise all'architetto Clemente Folchi la deviazione del fiume le cui acque esuberanti, immesse in due cunicoli, scavati nelle viscere del Monte Catillo, vanno a precipitare nel versante opposto formando la grande cascata. Le mirabili opere, inaugurate il 7 ott. 1835, furono completate con la costruzione del ponte gregoriano e la creazione della suggestiva Villa Gregoriana.
INCHINATA DI T. - È così chiamata la festa che si svolge a T. per l'Assunzione. Essa non ha più l'importanza che aveva per il passato. Dopo che araldi a cavallo e i paggi delle contrade avevano lanciato il bando della festa, la sera del 14 ag. si ordinava una grandiosa processione; l'aprivano sette serventi della confraternita del Salvatore, recando grossi candelabri, seguivano le università delle varie arti, ciascuna con il proprio « talamo » (piccola macchina trionfale ornata di fiori e recante la statua del Santo protettore), le confraternite e la magistratura che reggeva l'icona del Cristo, i trombettieri, i patrizi, le milizie e il popolo.
La processione al chiarore delle fiaccole giungeva al ponte di Cornuta (ora sostituito dal Ponte Gregoriano), e dopo aver invocato dal Signore la pace, si volgeva alle acque l'immagine del Cristo benedicente, lo si pregava di voler proteggere la città dall'impeto del fiume e si gettava un cero acceso nei gorghi. Al ritorno la processione sostava presso l'ospedale dove si faceva omaggio di un mazzo di fiori al priore. Il cappellano dell'ospedale incensava l'immagine del Salvatore, ripeteva l'invocazione di pace, e, immerso un fascio di erbe aromatiche nell'acqua di rose, gli lavava i piedi tre volte. La processione si dirigeva quindi in Piazza di S. Maria Maggiore, dove aveva luogo « l'inchinata ». La Vergine muoveva incontro al Figlio; per tre volte i due simulacri s'inchina-
vano sotto verdissimi archi trionfali, quindi, seguiti dai talami delle arti entravano in chiesa, dove rimanevano tutta la notte, l'uno di fronte all'altro: il popolo credeva che si scambiassero sommesse parole di amore filiale e materno. Il giorno dopo, 15 ag., l'immagine del Salvatore veniva ricondotta alla Cattedrale. - Vedi tav. XVII.