SUBIACO. - Cittadina in provincia di Roma e abbazia nullius immediatamente soggetta alla S. Sede. S. è situato a 408 m. sul livello del mare nella valle dell'Aniene, alla confluenza del Fosso dell'Acquaviva. L'abbazia nullius ha una superficie di 300 kmq. con una popolazione di 36.672 ab. tutti cattolici, distribuiti in 25 parrocchie, servite da 44 sacerdoti diocesani e
40 regolari, ha un seminario, 5 comunità religiose maschili e 11 femminili (Ani. Pont. 1953, p. 675).
La denominazione di S. deriva da Sublaquium (sotto il lago). Nerone sbarrò il corso dell'Aniene, formando tre laghi artificiali detti «Simbruina stagna», poco dopo ridotti a due, e vi eresse una villa nella quale corse rischiò di essere fulminato durante un banchetto (Tacito, Annales, XIV, 22). Si attribuisce il primo abitato al tempo neroniano, costituito dagli schiavi impiegati nelle costruzioni imperiali. S. è la culla dell'Ordine benedettino. S. Benedetto (v.), venendo da Affile, vi si rifugiò vestendo l'abito monastico e dimorò in solitudine per tre anni nello Speco; poi, dopo essere stato per qualche tempo a Vicovaro, tornò a S. e, venendo a lui numerosi discepoli anche della più alta nobiltà romana, si stabilì alla riva destra del primo lago neroniano, in un fabbricato della villa imperiale. Fu questo il monastero di S. Clemente, detto poi dei SS. Cosma e Damiano, e sotto tale titolo è ricordato nel sec. IX dal Lib. Pont. (II, pp. 122 e 137, n. 42); esso durò fino al sec. XIII quando fu distrutto da un terremoto. Il luogo fu detto in seguito «viene columbaria».
Per i sempre nuovi discepoli s. Benedetto, oltre il monastero di S. Clemente dove egli risiedeva, fondò a poco a poco altri piccoli monasteri. Di essi l'unico superstito è l'attuale S. Scolastica; siccome nel Lib. Pont. (II, pp. 117 e 136, n. 33) tale monastero è detto di S. Silvestro. S. Benedetto e S. Scolastica, si deve presumere che il nome primitivo fosse S. Silvestro (cf. R. Morghen, I primi monasteri sublaoceni, V. BIBLICA.). Degli altri undici monasteri i nomi probabili sono: S. Angelo oltre il lago, S. Maria di Morrabotte (S. Lorenzo), S. Girolamo, S. Giovanni Battista (S. Giovanni «ab aquis», sulla montagna: monache benedettine); S. Clemente al di qua del lago (prima «Columbaria»), S. Biagio (S. Romano), S. Michele arcangelo sotto il Speco, S. Vittorino, ai piedi del monte Porcaro, S. Andrea o S. Donato, Vita Eterna, S. Salvatore di Communacua. S. Benedetto si allontanò da S. nel 529 per recarsi a Cassino.
Dei primi due secoli dopo s. Benedetto non si sa quasi niente. Una tradizione non anteriore alla fine del sec. XVI (Capisacchi e Mirzio) dice che i monasteri sublaoceni furono distrutti dai Longobardi sotto Agilulo nel 601 e che i monaci trovarono rifugio per oltre cent'anni in Roma nel monastero di S. Erasmo al Celio. Ma la doppia invasione dei Longobardi nel Ducato romano sotto Agilulo ebbe luogo nel 591-593 (non nel 601) e i monasteri sublaoceni non furono distrutti, perché s. Gregorio Magno, scrivendo i suoi dialoghi tra la fine del 593 e il 594, dice che Onorato tuttora presiede al monastero sublaocene (Dial., II, proemium); e né lo stesso Gregorio M. in altri
scritti, né il Regesto Sublacense, né alcun'altra fonte parlano mai della distruzione dei Longobardi. D'altra parte il monastero di S. Erasmo fu fondato da monaci greci e da essi abitato nei secc. VII-IX (cf. F. Cambrocco, Il monastero di S. Erasmo sul Celio, in Arch. Soc. R. St. P., 1905, pp. 278-80). Invece è sicuro che i monasteri nel secc. IX a più riprese furono danneggiati dai Saraceni. Il monastero di S. Scolastica e l'antico S. Clemente (SS. Cosma e Damiano) furono ripristinati e dotati da Gregorio IV (827-44) e da Leone IV (847-55) che dedicò nel S. Speco due altari, uno in onore dei ss. Benedetto e Scolastica, l'altro in onore di s. Silvestro (P. Egidi e gli altri, I monasteri di S., cit. in bibl., I, p. 57) e offrì stoffe alle chiese dei due monasteri sopracitati (Lib. Pont., II, pp. 117, 122, 137, n. 42). La badia sublacense ebbe doni da Giovanni X (18 genn. 926), da Leone VII (936-39), per interessamento del principe romano Alberico II, da Giovanni XII (958), da Benedetto VII (979), da Gregorio V (997), da Giovanni XVIII (1005), da Benedetto VIII (1015), da Leone IX (1051) che dichiarò: «Hoc monasterium caput est omnium monasteriorum per Italiam constitutorum». Pasquale II, il 29 ag. 1109, dedicò nel S. Speco l'altare in onore di s. Benedetto e di s. Mauro. L'abbazia fiorì soprattutto dalla metà del secc. XI a quella del secolo successivo. Grandi abati furono Umberto (1051-65) e soprattutto Giovanni V (1065-1117). Nel secc. XIII gli abati Romano (1193-1216), Lando (1227-43) ed Enrico (1245-1273) costruiscono gran parte dei fabbricati tuttora esistenti al S. Speco e a S. Scolastica. L'abbazia ebbe protezione e aiuto dai papi Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV, che era nato a Jenne, villaggio apparteneva all'abbazia. Clemente III (1187-91) prese il monastero sotto la protezione apostolica; esso ebbe privilegiati nel 1252 da Innocenzo IV; Callisto III, nel 1455, dette l'abbazia in commenda; il primo commendatario fu il card. J. Torquemada, a cui, dopo Paolo II che ritenne per sé l'abbazia, successe il card. Rodrigo Borgia, poi Alessandro VI, che rifece il «Castrum Sublacense» ed cresce la residenza del cardinale commendatario. Urbano VIII con la lettera apost. Sacrosanctae militantis Ecclesiae del 15 nov. 1638 stabilì i confini del territorio e dette all'abate o al commendatario la giurisdizione ecclesiastica quasi episcopale; Benedetto XIV con la costituzione del 7 nov. 1753 tolse la giurisdizione temporale, lasciando immutata quella ecclesiastica e spirituale. Abate commendatario fu Pio VI; l'abbazia fu soppressa dal governo francese, ma ripristinata da Pio VII. Nel 1873 il governo italiano dichiarò S. Scolastica monumento nazionale e dal 1897 furono riconosciuti 12 monaci quali canonici. Benedetto XV con la cost. apost. Coenobium Sublacense del 21 marzo 1915 restituì in pristino l'abbazia, con gli stessi regimi, privilegi, onori e facoltà dell'abbazia nullius di Montecassino, con giurisdizione quasi episcopale e con i diritti temporali della mensa abbaziale; stabilì che dall'abate ordinario di S. Scolastica fossero dipendenti il Capitolo secolare della chiesa cattedrale di S. Andrea e il Seminario del clero secolare; inoltre che la chiesa abbaziale di S. Scolastica, con il suo Capitolo regolare, avesse il titolo, i privilegi e gli onori di cattedrale «cum iure potioritatis super ecclesia et canonicis». Andrea», la quale ultima è concattedrale (AAS, 7 [1915], pp. 197-200). Il monastero di S. Scolastica è situato sul pendio in una gola. Il primo chiostro è del 1580, fu bombardato nel 1944, ora è rifatto; il secondo chiostro è del secc. XIII; in un rozzo bassorilievo fu poi incisa un sacristiano che rammenta la consacrazione della chiesa (981); un'altra lapide elenca i possedimenti abbaziali nel 1052. Il terzo è un chiostro cosmatesco a pianta rettangolare: 1: iscrizioni attestano che tre lati sono opera di Cosma e dei suoi figli Luca e Jacopo (1227-43), mentre il lato meridionale fu eseguito da Jacopo padre di Cosma. La chiesa abbaziale fu consacrata da Benedetto VII nel 981; fu rifatta con l'architettura cistercense nel secc. XIII e poi trasformata da G. Quarenghi nel 1769. Il campanile romanico fu eretto nel 1052 dall'abate Umberto sulla base d'una massiccia torre romana (neroniana?). Nei sotterranei è la cappella degli Angeli con affreschi del 1426, rifatti nel 1855. La parte più antica del cenobio è del secc. XIII. Preziosi sono la sua Biblioteca e il suo Archivio ove si trovano una Regola di s. Benedetto del secc. X; un salterio del secc. XI; il Trattato della Trinità di Alcuino (secc. X-XII), il regesto del secc. XI, bolle pontificie, diplomi imperiali e reali.

A m. 640 è situato il monastero di S. Benedetto o S. Speco, con due chiese sovrapposte situate sopra una serie di 9 arcate. Il primo corridoio è in parte scavato nella roccia; vi sono affrescati i ss. Gregorio I, Agatone I, Leone IV e s. Benedetto; sulla porta si legge: «Sit pax intranti sit gratia digna praecanti»; e la firma di Lorenzo col figlio Jacopo. Nel secondo corridoio affreschi con Crocifissione e santi, del sec. XIV, inoltre Cristo con i Evangelisti, Madonna col Bambino, della scuola del Perugino. Un terzo corridoio immette alla chiesa superiore composta di più vani, il primo con vòlta a crocora e scene della Passione e Risurrezione, Ascensione, Penetosc, di scuola senese del sec. XIV; vi è un pulpito della prima metà del sec. XIII; il secondo ambiente è decorato con affreschi della vita di s. Benedetto; nel terzo ambiente sono due cappelle con affresco rappresentante la cena di s. Benedetto e s. Scolastica. Una scala immette nella chiesa inferiore. Sopra un affresco di maestro Concolus della seconda metà del sec. XIII è dipinta la scena di Innocenzo III (v.) che consegna a s. Benedetto una bolla; altri affreschi dello stesso pittore rappresentano episodi della vita di s. Benedetto. Trasformata in cappella la grotta di S. Benedetto che vi è rappresentato orante sopra un masso (scultura di A. Raggi); di fianco una scaletta porta alla cappella di S. Gregorio, dove è un affresco rappresentante s. Francesco (scritta con «Frater Franciscus») che visitò il luogo c. il 1223; vi sono inoltre effigiati s. Gregorio, Giobbe, Cristo tra i principi degli Apostoli, s. Onofrio, Ugolino vescovo di Ostia (poi Gregorio IX) che consacra la cappella; in un'altra scala, detta santa, pittori di scuola senese alla fine del Trecento dipinsero nelle pareti il trionfo e la contemplazione della morte e nella cappella attigua episodi della vita della Madonna. Un frammento di un affresco del sec. IX c. si trovò nella grotta inferiore detta dei pastori. Nel giardinetto un cespo di rose sarebbe sorto in luogo dei rovi nei quali secondo s. Gregorio (Dial., II, 2), si gettò per penitenza s. Benedetto. Il S. Speco è un santuario unico nel suo genere e il Petrarca lo chiamò «Paradisi limen» (De vita solitaria, II, 3, 9). La chiesa di S. Francesco, oltre il ponte medievale omonimo, fu edificata nel 1327 sul primitivo oratorio di S. Pietro nel deserto. È a navata unica, con soffitto in legno scolpito, eseguito nel 1376. Sull'altare maggiore trittico di Antoniazzo Romano con la data 2 marzo 1467, rappresentante la Madonna col Bambino tra s. Francesco e s. Antonio di Padova; in alto un secondo trittico posteriore con la S.ma Trinità; nella predella i ss. Pietro, Paolo, Bonaventura e Luca d'Angiò, s. Francesco che riceve le stimmate, Natività della Madonna, miracolo della mula che si prostra dànzani al S.mo. Il coro ligneo a intagli e tarsie porta la firma di un Rheatinus del 1504. Affreschi attribuiti al Sodoma sono nella terza cappella a sinistra. Campanili romanici sono pure quelli delle chiese di S. Pietro e di S. Giovanni. La concattedrale S. Andrea è a croce latina a tre navate, con facciata neoclassica del 1795.
ARTE DELLA STAMPA. - Nella piccola località di S. fu fondata la prototipografia italiana e si ebbero i primi libri a stampa apparsi in Italia. Ne furono iniziati due chierici renani delle diocesi di Magonza e di Colonia: Corrado Sweinheim (Sweynheim) e Arnoldo Pannartz, probabilmente profughi dal Sacco di Magonza del 1462, venuti in Italia su invito di monaci benedettini loro conterranei dimoranti nel monastero di S., come afferma la tradizione.
Colà giunti i due soci attesero per un tempo non breve ad attrezzare l'offusca e a fondere quegli eleganti e originali caratteri semiotici che non furono poi mai più usati. Quattro sono i libri che secondo prove dirette ed indirette furono sicuramente stampati nel monastero di S., e cioè: 1) Donatus pro puerulis, primo libro a stampa apparso in Italia, «unde imprimendi initium sumpsimus» come attestarono gli stessi tipografi (è l'Ars minor di Elio Donato, divulgatissima nelle scuole medievali); fu stampata in 300 esemplari, presumibilmente nel 1464; nessun esemplare o frammento è pervenuto; 2) Cicero, De oratore, s. n. t., ma stampato antecedentemente al 10 ott. 1465 in 275 esemplari, come conferma una nota manoscritta, con la data suddetta su di un esemplare dell'opera posseduto dal Kunstgewerbemuseum di Lipsia; 3) Lactantius, De divinis institutionibus, stampato il 29 ott. 1465 «in venerabili monasterio Sublicensi», in 275 esemplari; unico libro che reca l'indicazione del luogo, e primo libro con data apparso in Italia; 4) Augustinus, De civitate Dei, stampato il 12 giugno 1467 in 275 esemplari. Tutti sono edizioni principi. Gli esemplari superstiti delle edizioni sublicensi esistenti in Italia sono attualmente 34 e cioè: 3 del De oratore, 16 di Lactantio e 15 di s. Agostino.
In una data da porsi non dopo il sett. 1467, i due soci davano in luce in Roma le Epistolae ad familiars di Cicerone, iniziando con tale libro la loro attività romana. - Vedi tav. CIV.