SUBCOSCIENZA. - Termine messo psicanalisi (v.) modernismo (v.) per indicare la sfera psichica ch'è sottratta attualmente all'attenzione; essa perciò abbraccia quei contenuti latenti, quali possono coscienza (v.) per sé o per l'intervento ATTENZIONE (v.). È controversa, specialmente fra gli psicologi tedeschi, la distinzione fra la s. e l'inconscio che sono spesso confusi: è bene riservare, secondo il De Sanctis, il termine di « inconscio » per indicare il decorso dei fenomeni bio-fisiologici che costituiscono le funzioni vitali e accompagnano l'attività del sistema nervoso periferico e centrale come anche il comportamento della maggior parte dei riflessi elementari. In questo senso i « complessi » e le « strutture profonde » descritti da Freud appartengono propriamente alla s. e non all'inconscio.
L'esistenza della s. è attestata, nella psicologia normale, dall'attività sintetica spontanea dei sensi interni nella percezione del continuo di spazio e tempo (v. SENSAZIONE), fantasia (v.) memoria (v.), dall'attività del sogno, dai presentimenti...; la psicopatologia mostra il prevalere dell'attività della s. sulla coscienza (fobie, fuga d'idee, automatismi, sdoppiamento di personalità...). L'esistenza della s. suppone che i contenuti che si presentano nella zona di attenzione della coscienza non scompaiono del tutto ma si depongono nell'io profondo e continuano in esso il proprio dinamismo. Le stesse subitanee intuizioni del genio nelle arti, nelle scienze e nella vita del pensiero suppongono una « maturazione psichica » che si compie nella s., anche se non è nota la natura precisa e il modo di questo attuarsi. Nella psicologia normale la s. può dirsi a un tempo la condizione e l'effetto dell'attività cosciente in quanto la s. abbraccia il complesso delle disposizioni innate e acquisite che rendono possibile l'attuarsi della coscienza stessa e la struttura dei suoi contenuti: in questo senso l'esistenza della s. è stata giustamente invocata come una prova dell'esistenza dell'io (v.) ANIMA (v.).
Nella filosofia antica la s. è stata intravista da Platone con la teoria della reminiscenza (IV. cf. Resp., 514 A sgg.: mito della caverna) e da Aristotele nella dottrina della fantasia e della memoria (De an., III, 3; De mem.). La reminiscenza platonica è stata ripresa dalla dottrina delle monadi « senza porte e senza finestre » di Leibniz

(fot. Enc. Catt.)
Si può riconoscere alla s. una parte notevole - spesso principale - dal punto di vista funzionale, nella fondazione della «intenzionalità» (v.) dei processi di coscienza (Brentano, Husserl) e perciò nella costituzione del senso stesso di realtà (Wirklichkeitssinn) e nella condotta della persona come tale. A questo modo il dinamismo della s. interessa direttamente il problema stesso della «presenza» dell'essere alla coscienza così ch'essa appartiene alla struttura temporale dello spirito umano e al suo mistero.