SUÁREZ, FRANCISCO. - Teologo e filosofo gesuita, detto il Dottore Esimio, n. a Granada il 5 genn. 1548, m. a Lisbona il 25 sett. 1617.
I. VITA
Discendente dalle nobili famiglie dei S. e Vasquez de Utiel, a 14 anni fu mandato a Salamanca per studiare diritto canonico. Mosso dalle prediche del p. Juan Ramírez, entrò nella Compagnia di Gesù il 16 giugno 1564. Incominciò nello stesso anno il corso di filosofia sotto la guida del p. Andrés Martínez e, dopo mesi di grande ma infruttuosa appli-
(da J. B. Scott, The classics of law, Selection of three works of F. S., Oxford, 1911, anteporta)
Chiamato nel 1580 a insegnare teologia al Collegio Romano (dove nel 1583 fece la professione solenne), dovette ritornare in Spagna (1585) per malferma salute. Continuò l'insegnamento teologico ad Alcalá fino al 1593. Nel 1590 pubblicò il De Incarnatione, e poco dopo chiese di essere esonerato dall'insegnamento per dedicarsi, a Salamanca, alla redazione definitiva delle sue opere. In quel tempo ebbero inizio in Spagna le dispute sulla Grazia efficace (v. BAÑEZ; MOLINA); vicino a Molina si trovò, nei punti sostanziali, il S. e pertanto, quando la decisione sulla controversia fu avocata da Clemente VIII, la parte più importante della pratica inviata dai Gesuiti fu opera sua, pubblicata nei Varia opuscula theologica (Salamanca 1599). Nel 1597 le ripetute richieste dell'Università di Coimbra, appoggiate da Filippo II, lo indussero ad accettare la cattedra del primo anno di teologia. Conseguita la laurea ad Evora il 4 giugno, fino a due anni prima della sua morte (1615) alternò i suoi lavori di scrittore con la cattedra di cui era titolare, benché in questa fosse talvolta sostituito dal p. Cristobal Gil. Durante quegli anni fu richiesto per consultazione dalla Spagna, dal Portogallo e da Roma. Un'opinione del suo trattato De Paenitentia sulla confessione a distanza e sull'assoluzione in assenza, condannata dal S. Uffizio, lo costrinsero a recarsi a Roma (1603-1605) per difendersi, senza riuscire però nell'intento. Durante questa seconda permanenza a Roma, ebbe qualche intervento, segreto ma non inefficace, negli ultimi episodi della controversia de auxiliis, con il suo opuscolo De vera intelligentia auxilii efficaci.
Ritornato a Coimbra, scrisse il De immunitate ecclesiastica, contro la Signoria di Venezia, che si opponeva ai diritti della Chiesa; fu quest'opera che gli valse da Paolo V il breve del 2 ott. 1607, in cui è qualificato «teologo esimio e pio». Pubblicò in quel tempo i due primi volumi del grande trattato De virtute religionis, la cui ultima parte è un magistrale commento delle regole della Compagnia di Gesù. Negli ultimi anni del suo insegnamento, per invito espresso del Papa, intervenne con la Defensio fidei nella polemica suscitata dal re d'Inghilterra Giacomo I. Nel 1615 si ritirò a Lisbona, nel noviziato della Compagnia, ma nel maggio 1617 dovette intervenire nella disputa (denominata «dell'interdetto di Lisbona»), fra il Collettore della Nunziatura e i magistrati civili.
Le testimonianze delle virtù di S. sono molte ed immediate; fra le altre quelle dei suoi superiori e dei numerosi religiosi, alcuni di molta autorità, come Luigi de la Puente e Alonso Rodriguez. Nei documenti che alla fine della vita gli inviarono il papa Paolo V e il card. Borghese, suo segretario, si parla delle sue «eccellenti virtù e meriti»; s. Giovanni Eudes si fece portavoce di questa fama, chiamandolo piissimo teologo. Comprovati sembrano i suoi doni mistici e comunicazioni straordinarie con Dio (testimonianza giurata di Jeronimo de Silva). La sua sentita pietà si riflette in tutta l'opera teologica. Ne è chiara testimonianza il suo volume De mysteriis vitae Christi, dove le 23 prime dispute costituiscono la sua mariologia, e i 4 ampi volumi consacrati alla virtù della religione.
II. OPERE
S. è, a giudizio del Grabmann (Storia della teologia cattolica, trad. it., Milano 1939, p. 241), il più fecondo dei teologi moderni. I trattati pubblicati da lui o che aveva lasciato quasi del tutto pronti per la stampa, formano nell'edizione dell'Opera omnia (Venezia 1747 sgg.; Parigi 1856) un complesso di 23 voll. in fol. Rimangono ancora non pochi scritti, in preparazione per una futura edizione critica.La produzione di S., iniziata a 42 anni, è frutto del suo insegnamento. Le prime opere uscirono ad Alcalá: Commentariorum ac disputationum in tertiam partem divi Thomae tomus... De Verbo Incarnato (Alcalá 1590); De mysteriis vitae Christi (ivi 1592); De Sacramentis (Salamanca 1595); De paenitentia (Coimbra 1602), al quale aggiunse come complemento il De censuris (ivi 1603). Riportato e brevemente spiegato il testo di s. Tommaso, tali opere si estendono in ampie discussioni divise in sezioni. Tra questi commentari apparirono nel 1594 la Quaestio theologica; Utrum opera mortificata per peccata per paenitentiam revisicant, relectio riprodotta nei Varia opuscula e poi in Salamanca nel 1597 i due celebri volumi Disputationum metaphysicarum, scritti come propedeutica alla teologia. Il volume Varia opuscula theologica (Madrid 1599), comprende sei trattatelli: i tre primi, De concursu et efficaci auxilio Dei ad actus liberi arbitrii necessario, De scientia quam Deus habet de futuris contingentiibus, Brevis resolutio quaestionis de concursu, fanno parte della documentazione inviata a Roma dai Gesuiti spagnoli nella controversia de auxiliis; seguono due relazioni: De libertate voluntatis divinae in actionibus suis, De meritis mortificatis, già citata, e la Disputatio de iustitia qua Deus reddit praemia meritis et poenas pro peccatis, opera polemica contro Vázquez. Nel 1606 pubblicò a Lisbona il De Deo Uno et Trino (Lisbona 1606): scritto durante il viaggio a Roma, non in forma di commento a s. Tommaso, ma come opera autonoma; De virtute et statu religionis (2 voll., Coimbra 1608-1609); Tractatus de legibus ac de Deo legislatore (ivi 1612), che gli diede fama di giurista. L'ultima grande opera da lui stesso pubblicata fu la Defensio fidei catholicae et apostolicae adversus anglicanae sectae errores (ivi 1613).
Al momento della morte (1617) aveva già pronti vari volumi, che vennero presto pubblicati dal gesuita portoghese p. Baltasar Alvarez: Tractatus de Gratia Dei seu de Deo Salvatore, iustificatore et liberi arbitrii adiutore per Gratiam suam (ivi 1619). Il secondo volume, che trattava de auxiliis, non poté essere edito allora, ma fu pubblicato invece a Lione nel 1651, contro la volontà dei superiori
della Compagnia, e ivi nel 1655 comparve l'importante De vera intelligentia auxilii efficacis, scritto a Roma verso la fine della controversia, e De angelis (Lione 1620); De triplici virtute theologica (Coimbra 1621); De opere sex dierum con il De anima (Lione 1621) lasciata dall'autore al cap. 12 del l. I; il p. Alvarez la completò con gli appunti del trattato primitivo; comparvero a Lione il III e IV vol. del De religione (ivi 1624-26); Tractatus quinque in primam secundae divi Thomae (ivi 1628), collezione fatta dall'autore degli appunti sugli argomenti di morale generale, De ultimo fine hominis, De voluntario et involuntario, De bonitate et malitia humanorum actuum, De passionibus et habitibus, De vitilis et peccatis.
Alle prime edizioni, quasi tutte pubblicate in Spagna e in Portogallo, seguirono ben presto (talora nello stesso anno), altre edizioni, soprattutto a Lione, Magonza e Venezia; di numerose opere si moltiplicarono le edizioni fino alla metà del sec. XVII. Dopo l'Opera omnia (23 voll., Venezia 1740-51; 28 voll., Parigi 1856-61), mons. Malou pubblicò R. P. Francisci Suárez, opuscola sex inedita (Bruxelles 1859): due sulla confessione a distanza, il terzo contenente una lettera a Clemente VIII contro le accuse di Bafiez, il quinto il l. II del De immunitate ecclesiastica contro i Veneziani; le altre parti del trattato non si sono ancora ritrovate; l'ultimo opuscolo riferisce il parere di S. sulle cosiddette «gesuitine». Nel 1866 la Summa aurea del Bourassé includeva (vol. VIII, pp. 457-82) un trattato del S. sull'Immacolata Concezione. Nel 1948, quarto centenario della nascita del S., l'Università di Coimbra stampò due volumi Doctor Eximius Conselhos e pareceres: sono dissertazioni su questioni di morale e di diritto intorno a cui il S. fu consultato.
Scrisse inoltre commentari ad Aristotele: sul Peri-hermeneias, sugli Analitica, sui Topica, sul De generatione et corruptione ecc., alcuni dei quali forse perduti. L'epistolario ed altri scritti occasionali salgono (nel repertorio bibliografico del Rivière, V. op. cit. in bibl.) a più di 300 schedine, numero in seguito aumentato. L'epistolario è pronto per la pubblicazione. Uno scritto su 15 proposizioni di s. Agostino intorno alla Grazia efficace è stato edito nel 1948 (Estudios eclesiásticos, pp. 495-505) dal p. J. A. de Aldama. Una nuova edizione di S. sta per raccogliere tutte queste reliquie letterarie.
III. PERSONALITÀ SCIENTIFICA
Teologo che meglio rappresenta l'indirizzo dottrinale della Compagnia di Gesù, erede della tradizione di Parigi e Salamanca, partecipò al movimento di ritorno alle fonti. La sua erudizione patristica è imponente, non solo per le citazioni, ma anche per il profondo senso critico. La teologia anteriore è da lui conosciuta più che da ogni altro scrittore del suo tempo, ed è questa una delle sue caratteristiche riconosciute (in S. tota auditur Schola).Profonda e personale è la rielaborazione degli elementi offerti dalla tradizione filosofica e teologica. La ripresa di tutto il pensiero precedente non è fine a sé, ma mezzo per un lavoro più costruttivo, per la formulazione di un valido giudizio sui singoli problemi. Se sotto questi aspetti l'opera del S. risulta eminentemente analitica, occorre aggiungere che non le manca vigore sintetico. S. non pretese elaborare una personale costruzione sistematica. Fu invece un grande organizzatore dei trattati: la mariologia, così come oggi è concepita, fu una sua geniale creazione; altrettanto deve dirsi dei trattati De Gratia, De legibus e De religione; organizzò inoltre la metafisica in una ampia sintesi intorno all'idea di essere.
Se il S. non fu originale nell'insieme della dottrina, né nel metodo, lo fu invece in punti determinati, soprattutto nei problemi più discussi fra gli scolastici. Il suo insegnamento sembrò presentare novità, forse molto più di quanto attualmente si possa pensare, e lo si accusò per questo.
Il noto eclettismo del S. dipende dal suo atteggiamento di fronte ai tre indirizzi sistematici, di diverso valore, ma ancora vigenti nella scolastica del sec. XVI: il tomismo, lo scotismo e il nominalismo; ad essi, così come storicamente si presentavano, non diede preferenza alcuna. E questo l'unico fondamento che ha la qualifica di eclettico dato al suo insegnamento. Ma il S. sottomise a vigile critica gli argomenti e i sistemi dei diversi autori, che «sine ira et studio» demoli in ciò che, alla luce della Rivelazione o della ragione, non sembra avere consistenza; così gli occorse di coincidere a volte, nelle sue conclusioni, con uno o con l'altro sistema.
Il S. utilizzò ampiamente le opere di s. Tommaso (898 citazioni nella sola Metafisica); la sua adesione alla dottrina del maestro non fu servile, ma sincera: lo segui sempre quando non gli si offriva un motivo contrario, a suo giudizio, preponderante. Delle 6000 e più conclusioni contenute nelle opere del S. solo una ventina discordano dal pensiero dell'Angelico. Il suo tomismo sostanziale è riconosciuto dal card. Gonzalez e dal Grabmann.
IV. DOTTRINA
I contributi del S. sono numerosi. A lui si deve la raggiunta sistematicità e precisione, nella qualifica, delle dottrine teologiche. Da rilevare lo sviluppo suareziano della soprannaturalità di tutto l'ordine della Grazia, delle disposizioni positive alla Grazia e della dottrina del merito (basata sulla giustizia commutativa e distributiva di Dio: Opusc., VI: De merito, cap. 33); la delimitazione degli effetti del peccato originale al «gratuito» o giustizia originale, energicamente accentuata, così come l'universalità della volontà salvifica di Dio e la difesa del vero carattere della libertà come indifferenza attiva. Le opinioni proprie del S. in diversi trattati teologici (cf. P. Dumont, S., in DThC, XIV, coll. 2652-89) sono: il carattere delle relazioni divine (De Trinitate, l. III), l'elemento costitutivo dell'unione ipostatica (De Incarnatione, disp. 8), il motivo dell'Incarnazione (ibid., disp. 5), l'essenza della beatitudine e della visione intuitiva di Dio (De Deo, l. II), la natura della Provvidenza, la soprannaturalità dell'oggetto formale degli «att. salutari», la disposizione alla giustificazione (De Gratia habituoli, II, VII-VIII), la spiegazione dell'assimina «facienti quod in se est Deus non denegat Gratiam», l'opposizione fra Grazia e peccato (ibid.), la potenza obbedienziale attiva (De Incarnatione, disp. 31, sect. 5-6), Sacramenti (v.), l'essenza della transustanziazione (v. EUCARISTIA) con il modo della presenza eucaristica (cf. R. Masi, La teoria inarexiana della presenza eucaristica, Roma 1942), la sacrificio della Messa (v.), la sufficienza del pentimento e la volontarietà del peccato originale (De opere sex dierum, l. III). Nella discussione sulla Grazia efficace, il S., che al principio non accettò la scienza media, ne divenne presto il più convinto difensore. Nell'ulteriore discussione sulla predefinizione e predestinazione, difese con il Bellarmino il sistema che impropriamente fu chiamato «congruismo» (v.), in opposizione al puro «molinismo» (v.).La filosofia del S. è frutto di personale rielaborazione; da una parte le dottrine epistemologiche, cosmologiche, antropologiche e metafisiche (che costituiscono il fondo comune della scolastica), furono da lui approfondite ed espresse in nitide formule, dall'altra, nell'ulteriore indagine sui problemi filosofici, giunse a soluzioni parzialmente nuove: applicazione realistica all'essere della teoria atto-potenza, distinzione formale ex natura rei, nominalismo concettualista; pose inoltre come base del sistema l'idea di essere (uno, trascendente e analogo), che esige la pienezza dell'Essere per essenza, dal quale deriva con piena dipendenza ogni altro essere (cf. F. Cayré, Patrologia e storia della teologia, trad. it., II, Roma 1938, pp. 845-49).
La morale di S. benché non sia completa (non trattò i particolari problemi della giustizia e dei contratti, né del Matrimonio), recò precisazioni alla dottrina comune; s. Alfonso considerò il S. come uno degli autori più sicuri; i punti speciali in cui si pronunziò sono: l'elemento costitutivo della moralità, la nozione della legge penale, l'imperfezione positiva come diversa dal peccato veniale, il probabilismo. Il S. è riconosciuto come uno dei più eminenti giuristi, il teorico del diritto in generale e del diritto politico in particolare. Approfondì la filo-
sofia della società e il concetto di diritto, con la sua abituale ampiezza, e con il Bellarmino è ritenuto il rappresentante qualificato della dottrina tradizionale sull'origine immediata della società civile e dell'autorità per il libero consenso dei cittadini, presupposta la loro necessità naturale e quindi il suo fondamento speciale in Dio. Importante è il contributo del S. nella formulazione della teoria del potere indiretto della Chiesa sullo Stato; come canonista eccelle nel De censuris e nel De immunititate ecclesiastica come in molti passi della Defensio fidei e di altri trattati. Il diritto internazionale trovò nel S. (dopo Francesco de Vitoria [v.]) uno dei più distinti cultori. Sostanziali i contributi suareziani al concetto di delimitazione del diritto delle genti, come via di mezzo tra il diritto naturale e quello civile particolare, all'idea della comunità naturale delle nazioni (che sostituì quella più astratta del mondo del de Vitoria). Il problema della guerra giusta fu considerato dal S., con gli antichi teologi, in relazione più con la carità che con la giustizia, che deve senza dubbio presupporsi con certezza, senza che si possa applicare il probabilismo propriamente detto alla determinazione della causa della guerra. Nell'esposizione sistematica delle dottrine morali-gjuridiche, il S. accentuò l'elemento volontario senza però dissociarlo dall'intellettuale (cf. R. Bouillard, S., in DThC, XIV, coll. 2691-2728).
V. INFLUSSO DEL S
Come frutto del suo immenso lavoro il S. ottenne grande autorità nella scienza sacra. Fin dai suoi tempi le lezioni di S. erano avidamente ricercate dagli studenti degli altri centri, e le sue opere ebbero successi editoriali, che oggi difficilmente si possono valutare; quasi tutte ebbero, in meno di mezzo secolo, sette e anche dieci edizioni e la Metafisica, fuori di Spagna, fino a 17 edizioni. L'autorità del S. fu riconosciuta dal Concilio Vaticano, con le frasi di elogio con cui era citato dai Padri e con i frequenti riferimenti al suo pensiero negli schemi e note dei teologi.Dalla qualifica « teologo esimio e pio » data da Paolo V a S. (breve del 2 ott. 1607) deriva il titolo di Dottore « Esimio », con cui presto lo designarono i posteri, avvalorato da Alessandro VII, che lo chiamò il « principe dei teologi moderni », raccolto da Benedetto XIV nell'opera De Synodis e confermato da Pio XII, che ha citato il S. nella Costituzione Apostolica che definisce l'Assunzione di Maria.
BIBLI: 1. Elenchi bibliografici: S. A. Pérez Goyena, Fuentes para el estudio de S., in Razón y Fe, 42 (1917), pp. 442-57; E. Rivière, S. et son oeuvre, Tolosa 1918; E. Elorduy, S., su vida y su obra, in Rev. nacion. de educación, 3 (1943), pp. 16-28; P. Mujica, Bibliogr. suareziana, Granada 1948; F. Solà, Repertorio bibliogr. de las ed. de S., Barcellona 1948; J. Iturrioz, Bibliogr. suareziana, in Pensamiento, 4 (1948), pp. 603-38 e in Razón y Fe, 143 (1948), pp. 479-99; Bibliogr. suareziana dal 1917 al 1947, recensioni critiche in Estudios eclesial, 22 (1948), pp. 603-71; Atti del IV centen. della nascita di F. S., pubbl. dalla Direc. gen. di propaganda dello Stato spagnolo (2 voll., Madrid 1949-50); Congr. internaz. di filosofia, Barcellona 1-10 ott. 1948, in occasione del centen. dei filosofi spagnoli F. S. e G. Balmes, 3 voll., Madrid 1949. - 2. Vita e opere: la biografia definitiva è quella di R. de Scoraille, François S. de la Comp. de Jésus, d'après ses lettres, ses autres écrits inédits et un grand nombre de documents nouveaux, 2 voll., Parigi 1911-1912. Complementi posteriori: P. Monet, s. V. in DThC, XIV, coll. 2638-49; B. Leorca, S. e l'Inquis. spagnola del 1594, in Gregorianum, 17 (1936), pp. 3-52; id., L'inquis. spagnola ed il libro postumo del p. F. S. De vera intelligencia auxilii efficaci, in Arch. Hist. S. J., 7 (1937), pp. 240-56; F. Rodrigues, O Doutor Esimio na Universidade de Coimbra, in Broteria, 24 (1937), pp. 437-51; L. Lopetegui, La Secretaria de Estado de Paulo V y la composición del « Defensio fidei » de S., in Gregorianum, 27 (1946), pp. 584-96; E. Elorduy, Censuras de Enriquez contra S., in Arch. teol. granatino, 13 (1950), pp. 173-252. Per le opere del S. sono stati citati i principali lavori nel testo: inoltre C. Confalonieri, Spicilegio Vatic. di docum. inediti e rari, Roma 1890; V. Beltran da Heredia, Las manuscr. de los teólogos de la escuela salmantina, in Ciencia tomista, 42 (1930), pp. 327-349; A. Zulueta, Manuscritos de F. S. en Portugal, in Rev. portuguesa de filosofia, 3 (1947), pp. 390-99. - 3. Teologia: J. Mar-
tinez Gomez, S. y la sobrenaturalidad del mérito, in Arch. teol. gran., 2 (1939), pp. 71-127; A. Reddington, The act of faith in the theology of S., Roma 1939; L. Gomez Hellin, La libertad divina según los primeros teólogos jesuitas, in Arch. teol. gran., 6 (1943), pp. 217-67; J. Hellin, El principio de identidad comparada según S., in Pensamiento, 6 (1950), pp. 435-63; 7 (1951), pp. 169-92. - 4. Filosofi: M. Grabmann, Die disputationen metaphysicae des F. S. in ihrer method. Eigenart und Fortwirkung, in Gedenblätter (1917), ampliato nel Mittelalterl. Geistesleben, Münster 1926; J. Zaragusta, La filosofia de S. y el pensamiento actual, Granada 1941; H. Gutier, The Metaphysics of F. S., Nuova York 1941; C. Gacon, La seconda scolastica, II, Milano 1946; R. Masi, Il movimento assoluto e la posizione assoluta sec. S., Roma 1947; id., Interno ad una critica alla presenza assoluta di F. S., in Divus Thomas, 54 (Piacenza 1951), pp. 385-500; J. Alejandro, La gnoseologia del Doctor Esimio y la acusación nominalista, Comillas 1948. - 5. Morale e diritto: F. Plappert, S. als Völkerrechtlicher, Würzburg 1914; A. Medina Olmos, La obra jurística de S., Granada 1917; J. Brown Scott, S. and the international Community, Washington 1933; J. de Blic, Le volontarisme juridique chez S., in Rev. de philosophie, 30 (1950), pp. 213-30; C. Barcia Trelles, F. S., Les théologiens espagnols du XVIe siècle et l'école moderne du droit internat., Parigi 1933; R. Bouillard, S. La théol. pratique, in DThC, XIV, coll. 2691-2728; A. Esteban, Concepción suareziana de la Ley, Siviglia 1944; E. Elorduy, Teoria suareziana sobre la justicia de Dios, Granada 1942; id., La moral suareziana, Salamanca 1944. - 6. Infuso: T. M. Bartolomei, Relaz. dottrinale tra la bella Munificentissimus Deus e il pensiero del S. sull'Assunzione corporea di M. V., in Divus Thomas, 54 (Piacenza 1951), pp. 334-358.