SUÁREZ, FRANCISCO

SUÁREZ, FRANCISCO. - Teologo e filosofo gesuita, detto il Dottore Esimio, n. a Granada il 5 genn. 1548, m. a Lisbona il 25 sett. 1617.

I. VITA

Discendente dalle nobili famiglie dei S. e Vasquez de Utiel, a 14 anni fu mandato a Salamanca per studiare diritto canonico. Mosso dalle prediche del p. Juan Ramírez, entrò nella Compagnia di Gesù il 16 giugno 1564. Incominciò nello stesso anno il corso di filosofia sotto la guida del p. Andrés Martínez e, dopo mesi di grande ma infruttuosa appli-

Ritornato a Coimbra, scrisse il *De immunitate ecclesia-statica*, contro la Signoria di Venezia, che si opponeva ai diritti della Chiesa; fu quest'opera che gli valse da Paolo V il breve del 2 ott. 1607, in cui è qualificato «teologo esimio e pio». Pubblicò in quel tempo i due primi volumi del grande trattato *De virtute religionis*, la cui ultima parte è un magistrale commento delle regole della Compagnia di Gesù. Negli ultimi anni del suo insegnamento, per invito espresso del Papa, intervenne con la *Defensio fidei* nella polemica suscitata dal re d'Inghilterra Giacomo I. Nel 1615 si ritirò a Lisbona, nel noviziato della Compagnia, ma nel maggio 1617 dovette intervenire nella disputa (denominata «dell'interdetto di Lisbona»), fra il Collettore della Nunziatura e i magistrati civili.

Le testimonianze delle virtù di S. sono molte ed immediate; fra le altre quelle dei suoi superiori e dei numerosi religiosi, alcuni di molta autorità, come Luigi de la Puente e Alonso Rodriguez. Nei documenti che alla fine della vita gli inviarono il papa Paolo V e il card. Borghese, suo segretario, si parla delle sue «eccellenti virtù e meriti»; S. Giovanni Eudes si fece portavoce di questa fama, chiamandolo piissimo teologo. Comprovati sembrano i suoi doni mistici e comunicazioni straordinarie con Dio (testimonianza giurata di Jeronimo de Silva). La sua sentita pietà si riflette in tutta l'opera teologica. Ne è chiara testimonianza il suo volume *De mysteriis vitae Christi*, dove le 23 prime dispute costituiscono la sua parologia, e i 4 ampi volumi consacrati alla virtù della religione.

Il. OPERE. — S. è, a giudizio del Grabmann (*Storia della teologia cattolica*, trad. it., Milano 1939, p. 241), il più fecondo dei teologi moderni. I trattati pubblicati da lui o che aveva lasciato quasi del tutto pronti per la stampa, formano nell'edizione dell'*Opera omnia* (Venezia 1747 sgg.; Parigi 1856) un complesso di 23 voll. in fol. Rimangono ancora non pochi scritti, in preparazione per una futura edizione critica.

La produzione di S., iniziata a 42 anni, è frutto del suo insegnamento. Le prime opere uscirono ad Alcalá: *Commentariorum ac disputationum in tertiam partem divi Thomae tomus...* De Verbo Incarnato (Alcalá 1590); *De mysteriis vitae Christi* (ivi 1592); *De Sacramentis* (Salomanca 1595); *De paenitentia* (Coimbra 1602), al quale aggiunse come complemento il *De censuris* (ivi 1603). Riportato e brevemente spiegato il testo di S. Tommaso, tali opere si estendono in ampie discussioni divise in sezioni. Tra questi commentari apparirono nel 1594 la *Quaestio theologica*; *Utrum opera mortificata per peccata per paenitentiam reviviscant*, *relectio riprodotta* nei *Varia opuscola* e poi in Salamanca nel 1597 i due celebri volumi *Disputationum metaphysicarum*, scritti come propedeutica alla teologia. Il volume *Varia opuscola theologica* (Madrid 1599), comprende sei trattati: i tre primi, *De concursu et efficaci auxilio Dei ad actus liberi arbitrii cessario*, *De scientia quam Deus habet de futuris contingentibus*, *Brevis resolutio quaestionis de concursu*, fanno parte della documentazione inviata a Roma dai Gesuiti spagnoli nella controversia de *auxiliis*; seguono due relazioni: *De libertate voluntatis divinae in actionibus suis*, *De meritis mortificatis*, già citata, e la *Disputatio de iustitia qua Deus reddit praemia meritis et poenas pro peccatis*, opera polemica contro Vázquez. Nel 1906 pubblicò a Lisbona il *De Deo Uno et Trino* (Lisbona 1606): scritto durante il viaggio a Roma, non in forma di commento a S. Tommaso, ma come opera autonoma; *De virtute et statu religionis* (2 voll., Coimbra 1608-1609); *Tractatus de legibus ac de Deo legislatore* (ivi 1612), che gli diede fama di giurista. L'ultima grande opera da lui stesso pubblicata fu la *Defensio fidei catholicae et apostolicae adversus anglicanae sectae errores* (ivi 1613).

Al momento della morte (1617) aveva già pronti vari volumi, che vennero presto pubblicati dal gesuita portoghese p. Baltasar Alvarez: *Tractatus de Gratia Dei seu de Deo Salvatore, iustificatore et liberi arbitrii adiutore per Gratiam suam* (ivi 1619). Il secondo volume, che trattava de *auxiliis*, non poté essere edito allora, ma fu pubblicato invece a Lione nel 1651, contro la volontà dei superiori

Article illustration
(du J. B. Scott, The classics of law. Situation of three works of F. S., Oxford Bii, enctuorta)
SuÁrez, Francisco - Ritratto, dipinto di Tomis Muñoz Lucena (sec. xx) - Washington, coll. Carnegie.

della Compagnia, e ivi nel 1655 comparve l'importante
De vera intelligentia auxilii efficaci, scritto a Roma verso
la fine della controversia, e De angelis (Lione 1620); De
triplici virtute theologica (Coimbra 1621); De opere sex
dierum con il De anima (Lione 1621) lasciata dall'autore
al cap. 12 del l. I; il p. Alvarez la completò con gli ap-
punti del trattato primitivo; comparvero a Lione il III
e IV vol. del De religione (ivi 1624-26); Tractatus quinque
in primam secundae divi Thomae (ivi 1628), collezione
fatta dall'autore degli appunti sugli argomenti di morale
generale, De ultimo fine hominis, De voluntario et involu-
tario, De bonitate et malitia humanorum actuum, De pas-
sionibus et habitibus, De vitiis et peccatis.

Alle prime edizioni, quasi tutte pubblicate in Spagna
e in Portogallo, seguirono ben presto (talora nello stesso
anno), altre edizioni, soprattutto a Lione, Magonza e Ve-
nezia; di numerose opere si moltiplicarono le edizioni
fino alla metà del sec. XVII. Dopo l'Opera omnia (23 voll.,
Venezia 1740-51; 28 voll., Parigi 1856-61), mons. Malou
pubblicò R. P. Francisci Suárez, opuscola sex indita
(Bruxelles 1859): due sulla confessione a distanza, il
terzo contenente una lettera a Clemente VIII contro le
accuse di Bañez, il quinto il I. II del De immunitate
ecclesiastica contro i Veneziani; le altre parti del trat-
tato non si sono ancora ritrovate; l'ultimo opuscola
riferisce il parere di S. sulle cosiddette «gesuitine». Nel
1866 la Summa aurea del Bourassé includeva (vol. VIII,
pp. 457-82) un trattato del S. sull'Immacolata Conce-
zione. Nel 1948, quarto centenario della nascita del S.,
l'Università di Coimbra stampò due volumi Doctor Exvi-
mius Conselhos e pareceres: sono dissertazioni su que-
stioni di morale e di diritto intorno a cui il S. fu con-
sultato.

Scrisse inoltre commentari ad Aristotele: sul Peri-
hermeneias, sugli Analitica, sui Topica, sul De generatione
et corruptione ecc., alcuni dei quali forse perduti. L'epi-
stolario ed altri scritti occasionali salgono (nel repertorio
bibliografico del Rivière, V. op. cit. in bibl.) a più di 300
schede, numero in seguito aumentato. L'epistolario è
pronto per la pubblicazione. Uno scritto su 15 proposizioni
di s. Agostino intorno alla Grazia efficace è stato edito
nel 1948 (Estudios ecclesiasticos, pp. 495-505) dal p. J. A.
de Aldama. Una nuova edizione di S. sta per raccogliere
tutte queste reliquie letterarie.

III. PERSONALITÀ SCIENTIFICA

Teologo che me- glio rappresenta l'indirizzo dottrinale della Compa- gnia di Gesù, erede della tradizione di Parigi e Sala- manca, partecipò al movimento di ritorno alle fonti. La sua erudizione patristica è imponente, non solo per le citazioni, ma anche per il profondo senso critico. La teologia anteriore è da lui conosciuta più che da ogni altro scrittore del suo tempo, ed è questa una delle sue caratteristiche riconosciute (in S. tota audi- tur Schola).

Profonda e personale è la rielaborazione degli ele-
menti offerti dalla tradizione filosofica e teologica. La
ripresa di tutto il pensiero precedente non è fine
a sé, ma mezzo per un lavoro più costruttivo, per la
formulazione di un valido giudizio sui singoli pro-
blemi. Se sotto questi aspetti l'opera del S. risulta
eminentemente analitica, occorre aggiungere che non
le manca vigore sintetico. S. non pretese elaborare
una personale costruzione sistematica. Fu invece un
grande organizzatore dei trattati: la parologia, così
come oggi è concepita, fu una sua geniale creazione;
altrettanto deve dirsi dei trattati De Gratia, De legibus
e De religione; organizzò inoltre la metafisica in una
ampia sintesi intorno all'idea di essere.

Se il S. non fu originale nell'insieme della dot-
trina, né nel metodo, lo fu invece in punti deter-
minati, soprattutto nei problemi più discussi fra
gli scolastici. Il suo insegnamento sembrò presen-
tare novità, forse molto più di quanto attualmente
si possa pensare, e lo si accusò per questo.

Il noto eclettismo del S. dipende dal suo atteggia-
mento di fronte ai tre indirizzi sistematici, di diverso va-
lore, ma ancora vigenti nella scolastica del sec. XVI: il
tomismo, lo scotismo e il nominalismo; ad essi, così come
storicamente si presentavano, non diede preferenza al-
cuna. È questo l'unico fondamento che ha la qualifica
di eclettico dato al suo insegnamento. Ma il S. sottomise
a vigile critica gli argomenti e i sistemi dei diversi autori,
che «sine ira et studio» demoli in ciò che, alla luce della
Rivelazione o della ragione, non sembra avere consistenza;
così gli occorse di coincidere a volte, nelle sue conclu-
sioni, con uno o con l'altro sistema.

Il S. utilizzò ampiamente le opere di s. Tommaso
(898 citazioni nella sola Metafisica); la sua adesione alla
dottrina del maestro non fu servile, ma sincera: lo seguì
sempre quando non gli si offriva un motivo contrario, a suo
giudizio, preponderante. Delle 6000 e più conclusioni con-
tenute nelle opere del S. solo una ventina discordano dal
pensiero dell'Angelico. Il suo tomismo sostanziale è ri-
conosciuto dal card. Gonzalez e dal Grabmann.

IV. DOTTRINA

I contributi del S. sono numerosi. A lui si deve la raggiunta sistematicità e precisione, nella qualifica, delle dottrine teologiche. Da rilevare lo sviluppo suareziano della soprannaturalità di tutto l'ordine della Grazia, delle disposizioni positive alla Grazia e della dot- trina del merito (basata sulla giustizia commutativa e di- stributiva di Dio: Opusculum, vol. De merito, cap. 33); la deli- mitazione degli effetti del peccato originale al «gratuito» o giustizia originale, energicamente accentuata, così come l'universalità della volontà salvifica di Dio e la difesa del vero carattere della libertà come indifferenza attiva. Le opinioni proprie del S. in diversi trattati: teologici (cf. P. Dumont, S., in DTHC, XIV, coll. 2652-89) sono: il carattere delle relazioni divine (De Trinitate, I. III), l'ele- mento costitutivo dell'unione ipostatica (De Incarnatione, disp. 8), il motivo dell'Incarnazione (ibid., disp. 5), l'es- senza della beatitudine e della visione intuitiva di Dio (De Deo, I. II), la natura della Provvidenza, la sopranna- turalità dell'oggetto formale degli «att. salutari», la di- spossizione alla giustificazione (De Gratia habituali, II. VII- VIII), la spiegazione dell'assoma «facienti quod in se est Deus non denegat Gratiam», l'opposizione fra Grazia e peccato (ibid.), la potenza obbedienziale attiva (De Incarna- tione, disp. 31, sect. 5-6), Sacramenti (v.), l'essenza della transustanziazione (v. EUCARISTIA) con il modo della presenza eucaristica (cf. R. Masi, La teoria suareziana della presenza eucaristica, Roma 1942), la sacrificio della Messa (v.), la sufficienza del pen- timento e la volontarietà del peccato originale (De opere sex dierum, I. III). Nella discussione sulla Grazia efficace, il S., che al principio non accettò la scienza media, ne divenne presto il più convinto d'ignore. Nell'ulteriore discussione sulla predefinizione e predestinazione, difese con il Bel- larmino il sistema che impropriamente fu chiamato «con- grusimo» (v.), in opposizione al puro «molimino» (v.).

La filosofia del S. è frutto di personale rielaborazione;
da una parte le dottrine epistemologiche, cosmologiche,
antropologiche e metafisiche (che costituiscono il fondo
comune della scolastica), furono da lui approfondite ed
espresse in nitide formule, dall'altra, nell'ulteriore inda-
gine sui problemi filosofici, giunse a soluzioni parzial-
mente nuove: applicazione realistica all'essere della teoria
atto-potenza, distinzione formale ex natura rei, nominalismo
concettualista; pose inoltre come base del sistema l'idea di
essere (uno, trascendente e analogo), che esige la pienezza
dell'Essere per essenza, dal quale deriva con piena dipen-
denza ogni altro essere (cf. F. Cayré, Patrologia e storia
della teologia, trad. it., II, Roma 1938, pp. 845-49).

La morale di S. benché non sia completa (non tratto
i particolari problemi della giustizia e dei contratti, né
del Matrimonio), recò precisazioni alla dottrina comune;
s. Alfonso considerò il S. come uno degli autori più si-
curi; i punti speciali in cui si pronunziò sono: l'ele-
mento costitutivo della moralità, la nozione della legge
penale, l'imperfezione positiva come diversa dal peccato
veniale, il probabilismo. Il S. è riconosciuto come uno
dei più eminenti giuristi, il teorico del diritto in generale
e del diritto politico in particolare. Approfondì la filo-

sofa della società e il concetto di diritto, con la sua abituale ampiezza, e con il Bellarmino è ritenuto il rappresentante qualificato della dottrina tradizionale sull'origine immediata della società civile e dell'autorità per il libero consenso dei cittadini, presupposta la loro necessità naturale e quindi il suo fondamento speciale in Dio. Importante è il contributo del S. nella formulazione della teoria del potere indiretto della Chiesa sullo Stato; come canonista eccelle nel De censuris e nel De immunitate ecclesiastica come in molti passi della Defensio fidei e di altri trattati. Il diritto internazionale trovò nel S. (dopo Francesco de Vitoria [v.]) uno dei più distinti cultori. Sostanziali i contributi suerziani al concetto di delimitazione del diritto delle genti, come via di mezzo tra il diritto naturale e quello civile particolare, all'idea della comunità naturale delle nazioni (che sostituì quella più astratta del mondo del de Vitoria). Il problema della guerra giusta fu considerato dal S., con gli antichi teologi, in relazione più con la carità che con la giustizia, che deve senza dubbio presupporsi con certezza, senza che si possa applicare il probabilismo propriamente detto alla determinazione della causa della guerra. Nell'esposizione sistematica delle dottrine morali-giuridiche, il S. accentuò l'elemento volontario senza però dissociarlo dall'intelletto (cf. R. Bouillard, S., in D'Itch, XIV, coll. 2691-2728).

V. INFLUSSO DEL S

Come frutto del suo immenso lavoro il S. ottenne grande autorità nella scienza sacra. Fin dai suoi tempi le lezioni di S. erano avidamente ricercate dagli studenti degli altri centri, e le sue opere ebbero successi editoriali, che oggi difficilmente si possono valutare; quasi tutte ebbero, in meno di mezzo secolo, sette e anche dieci edizioni e la Metafisica, fuori di Spagna, fino a 17 edizioni. L'autorità del S. fu riconosciuta dal Concilio Vaticano, con le frasi di elogio con cui era citato dai Padri e con i frequenti riferimenti al suo pensiero negli schemi e note dei teologi.

Dalla qualifica «teologo esimio e pio» data da Paolo V a S. (breve del 2 ott. 1607) deriva il titolo di Dottore «Esimio», con cui presto lo designarono i posteri, avvalorato da Alessandro VII, che lo chiamò il «principe dei teologi moderni», raccolto da Benedetto XIV nell'opera De Synodis e confermato da Pio XII, che ha citato il S. nella Costituzione Apostolica che definisce l'Assunzione di Maria.

BIBL.: 1. Elenchi bibliografici: S. A. Pérez Goyena, Fuentes para el estudio de S., in Razón y Fe., 47 (1917), pp. 442-577; E. Rivière, S. et son oeuvre, Tolosa 1918; E. Elordy, S., su vida y su obra, in Rev. nacion. de educación, 3 (1943), pp. 16-28; P. Mujica, Bibliogr. suareziana, Granada 1948; F. Solà, Repertorio bibliogr. de las ed. de S., Barcelona 1948; J. Iturrioz, Bibliogr. suareziana, in Pensamiento, 4 (1948), pp. 603-38 e in Razón y Fe., 143 (1948), pp. 479-90; Bibliogr. suareziana dal 1917 al 1947, recensioni critiche in Estudios eclesiásticos, 22 (1948), pp. 603-71; Atti del IV centenario della nascita di F. S., pubb. dalla Direz. gen. di propaganda dello Stato spagnolo (2 voll., Madrid 1949-50); Congr. internas. di filosofia, Barcelona 1910 ott. 1948, in occasione del centen. dei filosofi spagnoli F. S. e G. Balmes, 3 voll., Madrid 1949-50; 2. Vita e opere: la biografia definitiva è quella di R. de Scoraille, François S. de la Comp. de Jésus, d'après ses lettres, ses autres écrits inédits et un grand nombre de documents nouveaux, 2 voll., Parigi 1911-1912. Complementi posteriori: P. Monet, S. V. in D'Itch, XIV, coll. 2638-49; B. Lecca, S. e l'Inquis. spagnola del 1594, in Gregorianum, 17 (1936), pp. 3-52; id., L'inquis. spagnola ed il libro postumo del p. F. S. De vera intelligente auxilii efficaci, in Arch. Hist. S., 7, 7 (1937), pp. 240-56; F. Rodríguez, O. Doutor Eximio na Universidade de Coimbra, in Brev. de la Historia, 2 (1937), pp. 437-51; L. Lopetegui, La Secretaria de Estado de Paulo V y la composición del «Defensio fidei» de S., in Gregorianum, 27 (1946), pp. 584-96; E. Elordy, Censuras de Enriquez contra S., in Arch. teol. gramatino, 13 (1950), pp. 173-252. Per le opere del S. sono stati citati i principali lavori nel testo: inoltre C. Confalonieri, Spicilegio Vatic. di docum. inediti e rari, Roma 1890; V. BERTRANDO DE TURRE, Los manuscritos de los teólogos de la escuela salmantina, in Ciencia tomista, 42 (1936), pp. 327-340; A. Zulueta, Manuscritos de F. S. en Portugal, in Rev. portuguesa de filosofia, 3 (1947), pp. 390-99; 3. Teologia: J. Mar-

SUBIACO - Pianta del monastero di S. Scolastica.

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(v.) secondo il quale bisogna ammettere che il nostro spirito è dotato fin dall'inizio di tutte le forme e i pensieri futuri in modo «ch'esso pensa già in confuso a tutto ciò che penserà poi distintamente» (Discours de métaph., § 26, ed. H. Lestienne, Parigi 1929, p. 72: corsivo di L.). Herbart (v.) ha introdotto il principio leibniziano della s. nella psicologia moderna come fondamento dell'associazione, dissociazione e sintesi strutturale dei contenuti di coscienza. La «teoria dell'inconscio» di E. von Hartmann (v.) deriva dal panvitalismo schopenhaueriano che ritorna nella dottrina di L. Klages. modernismo (v.) la s. indica la sorgente del «senso religioso» che fa affiorare alla coscienza del credente l'esperienza della cosiddetta «indigenza del divino» secondo la quale, nelle circostanze opportune, il soggetto vive la sua commozione religiosa ed esprime la propria interpretazione dei dogmi (cf. encicl. Pascendi: Denz-U, 2074).

Si può riconoscere alla s. una parte notevole — spesso principale — dal punto di vista funzionale, nella fondazione della «intenzionalità» (v.) dei processi di coscienza (Brentano, Husserl) e perciò nella costituzione del senso stesso di realtà (Wirklicheits-sinn) e nella condotta della persona come tale. A questo modo il dinamismo della s. interessa direttamente il problema stesso della «presenza» dell'essere alla coscienza così ch'essa appartiene alla struttura temporale dello spirito umano e al suo mistero.

BIBL.: G. B. Grassi Bertazzi, L'inconscio nella filosofia di Leibniz, Catania 1903; C. Jastrow, La subconscience, Parigi 1908; O. Klemme, Gesch. der Psych., Lipsia 1911, p. 18 sgg.; O. Bumke, Das Unterbewusstsein, Berlino 1921; K. Jaspers, Allgemeine Psychopath., 3ª ed., ivi 1923, pp. 20 sgg.; A. D. Smetana, Die Welt, Lipsia 1923, p. 47 sgg.; S. De Sanctis, Ps. sperimentale, I, Roma 1929, cap. 4, pp. 97-113; L. Klages, Der Geist als Widersacher der Seele, I, Lipsia 1932; C. Fabro, Der Persönliche und der Geist, Milano 1941, pp. 192 sgg.; 219 sgg.; 226 sgg.; H. Wallon, La conscience et la vie subconsciente, in Nouveau traité de psych., VII, I, Parigi 1942; M. Pradines, Traité de psych. générale, I, 3ª ed., ivi 1949, p. 5 sgg.; R. Dalbiez, La méthode psychanalytique et la doctrine freudienne, II, 2ª ed., ivi 1949, p. 5 sgg.; E. G. Boring, A history of experimental psych., 2ª ed., Nuova York 1951, pp. 256 sgg.; 286 sgg.; 409 sgg.