SUDDIACONO. - È il primo, in linea ascendente, degli Ordini sacri e maggiori. Il termine s. (gr. ὑποδιάκονος: subminister) indica l'ufficio di ministro di secondo grado, in tutto subordinato al diacono. Sull'indole sacramentale del suddiaconato, in seguito all'opinione affermativa di s. Tommaso, si svolse un dibattito teologico non ancora del tutto concluso; oggi comunemente si ritiene che non sia un Sacramento.
I. STORIA
Il primo cenno al s. si ha in Occidente all'inizio del sec. III nella Traditio apostolica, 14 (ed. B. Botte, Parigi 1946, p. 4; ed. A. Casamassa, Roma 1947, p. 22 [ad uso privato]), poi nell'epistolario di S. Cipriano (p. es., Ep., 24: PL 4, 294) e nella lettera di s. Cornelio a s. Fabio di Antiochia (s. 251), in cui il Papa ricorda sette s. (quanti erano i diaconi) per la Chiesa romana (Eusebio, Hist. eccl., VI, 43: PG 20, 622). Ulteriori menzioni si trovano nel Concilio di Elvira dell'inizio del sec. IV (can. 30) e più tardi nel I Concilio di Toledo (cann. 2,3, 5, 20). In Oriente il s. è ricordato per la prima volta, alla fine del sec. III, nella Didascalia degli Apostoli (IX, 34, 3), poi nei Canoni degli Apostoli (can. 43 [42]), nel Concilio di Antiochia dell'a. 341 (can. 10).
II. ORDINAZIONE
Secondo la tradizione apostolica 14: « Subdiacono manus non imponatur, sed nominetur, ut sequatur diaconos ». L'imposizione delle mani è esclusa anche dai Canones Hippolyti, cann. 48-49 (ed. L. Duchesne, Origines du culte chrétien, 5ª ed., Parigi 1909, p. 534), da s. Basilio (Ep. 217, 51: PG 22, 706) e dagli Statuta Ecclesiae antiqua: « Subdiaconus cum ordinatur, quia manus impositionem non accipit, patenam de manu episcopi accipiat vacuum et vacuum calicem. De manu vero archidiaconi accipiat urceolum cum aqua et manile et manutergium » (F. Cavallera, Thesaurus doctrinae catholicae, n. 1311, 2ª ed., Parigi 1936, p. 675). Le Constitutiones Apostolicae (VIII, 21, 1-4) invece esigono l'imposizione delle mani. Al sec. V nella Chiesa romana era conferito con una semplice benedizione (cf. A. Michel, Ordre, in DThC, col. 1264). Nel rito gallicano, si trovano quasi tutti gli elementi chesono riprodotti nell'odierno Pontificale Romanum: invito a considerare la gravità degli obblighi annessi all'ordine, canto delle litanie, ammonizione Adepturi sulle funzioni proprie, tradizione del calice con la patena fatta dal vescovo con formole corrispondenti, delle ampolle fatta dall'arcidiacono, due Oremus, tradizione degli indumenti (amitto, manipolo, tunica) e del libro delle epistole con relativa formola (cf. Michel, op. cit. in bibl., coll. 1266, 1268-79).