TIPOGRAFIA. - La scoperta della t., le cui conseguenze dovevano essere incalcolabili, fu favorita dalla circostanza che i copiati non riuscivano più a soddisfare le ordinazioni dei signori, sempre più presi di ammirazione per il mondo classico, e anche dal propagarsi fra il popolo dell'amore per le lettere e del bisogno di libri. Spiriti intrapprosto e ingegnosi rivolsero così i loro interessi e i loro studi per
ovviare alla crisi derivante dallo squilibrio tra richiesta ed offerta e a risolvere il problema concernente la moltiplicazione mediante processi industriali degli esemplari di opero più ricercate dal pubblico di lettori.
La scoperta della stampa non fu quindi la divinazione improvvisa di un genio, ma lo sviluppo tecnico di elementi che già preesistevano. Il processo storico di tale scoperta si è fatto da taluni risalire alla xilografia o incisione in legno, e più tardi ai fogli volanti delle immagini di santi (come il S. Cristoforo della raccolta Spencer, 1423) xilografici (v.) e chiroxilografici (la Bibla pauperum e altre opere di carattere religioso, lo Speculum humanae salvationis, l'Opera nova contemplativa, e profano, come i vari Calendriers e Almanacis e i Mirabilia Urbis): essi però sono indipendenti dai primi documenti di stampa a caratteri mobili o tipi come essi vengono chiamati nella composizione del libro.
L'idea, di un nuovo sistema di riproduzione meccanica del manoscritto, che non fosse quello xilografico, sembra ormai Gutenberg (v.) di Magonza, benché da cronache e documenti dei secc. XV e XVI si sappia che esperimenti in tal senso dovettero compiersi paralleamente anche in Olanda (v. COSTER) e Francia. La tradizione francese si appoggia ad alcuni documenti notarili degli anni 1444-46 scoperti ad Avignone, contratti dell'orefice praghese Procope Waldfoghel, ad Avignone dal 1444, stipulati con studiosi e artigiani per insegnar loro « artem scribendi artificialiter ». Da tali documenti sembra risultare che Waldfoghel abbia costruito una specie di macchina da scrivere primitiva capace di riprodurre una a una le lettere dell'alfabeto latino ed ebraico, ma non di moltiplicare un testo in numerosi esemplari. In ogni caso si trattava di un procedimento affatto differente da quello che immaginò Gutenberg, e solo za anni dopo la t. fu introdotta in Francia. Neppure è mancata all'Italia una sua leggenda, sulla base di una notizia tramandata da una cronaca del Seicento del p. Cambriuzzi autore della Storia di Feltre, per la quale l'invenzione sarebbe Castaldi (v.). Ma documenti e testimonianze di gran lunga più autorevoli accreditano la tradizione gutenberghiana, fra cui la Cronaca di Magonza in lingua tedesca per gli anni 1459-84, dove all'anno 1462 è scritto che Giovanni Gutenberg è stato « der erste Buchdrucker zu Meinze », il primo stampatore di Magonza; la Cronaca di Colonia, e la Cronaca di Eusebio, stampata a Venezia da E. Ratdolt, dove per l'anno 1457 si legge: « A Joanne Gutenberg zum Jungen, equite Maguntiae Rheni, solerti ingenio, librorum imprimendorum ratio 1440 inventa ». Si può anche citare una lettera di Guglielmo Fichet, maestro della Sorbona, diretta nel 1477 a Roberto Gaguin, nella quale si esaltano i grandi servizi resi all'umanità dagli stampatori tedeschi e specialmente da un certo Giovanni Bonomontanus, cioè Gutenberg, cui si doveva l'arte di stampare rapidamente libri con caratteri di metallo.
La nuova scoperta si diffuse rapidamente; fiorente già nel 1470 in 19 centri della Germania, passò in Italia e si stabilì nelle principali città tra il 1465 e il 1473, in Svizzera nel 1468, in Francia e Paesi Bassi nel 1470, in Ungheria, Boemia, Polonia verso il 1473, e verso la stessa epoca nella penisola iberica, nel 1477 in Inghilterra, nel 1482 in Danimarca e in Svezia, nel 1493 nel Montenegro; accanto ad opere a carattere umanistico o popolare o scientifico, furono pubblicate pure largamente leggende di santi, racconti miracolosi, operette morali, a carattere teologico e liturgico e soprattutto Bibbie. In Italia, specialmente, ad opera dei tedeschi Corrado Schweynheim di Magonza e Arnoldo Pannartz di Praga (v. SUBIACO), l'invenzione fu favorita e perfezionata; i caratteri tipografici persero l'asperità dei tipi gotici e acquistarono movenze nuove ed eleganti disegni ad imitazione della scrittura carolina dei secc. X e XI. Il nuovo carattere, rotondo, progredì particolarmente con Vindelino da Spira e poi con Jenson e Ratdolt, su su fino a Giovanni di Reno, Dionigi Paravicino, Lorenzo di Francesco Alopa,
Enrico Scinzenzeler, Aldo Manuzio, cui si deve l'elaborazione del carattere corsivo che da lui fu detto aldino, italico, cancelleresco. Con l'innovazione dei caratteri non si trascurò di dare al libro una propria distinzione, fregi marginali di superba eleganza, decorazioni di tipo architettonico, fiorite iniziali. D'altro canto la produzione tipografica dava alla scienza e alla letteratura un notevole contributo, a poco a poco richiamando gli studiosi alle pure sorgenti della lingua, e quindi dando largo posto a quel fervore di studi e di ricerche che caratterizza l'umanesimo: la dottrina giuridica trovava nella stampa lo strumento più utile del suo progresso e della sua diffusione, e con essa la geografia, l'astronomia, la medicina, la matematica. S'arriverà più tardi ai grandi maestri della t. in Italia: gli Aldi, i Giunta, i Giolito fino allo Zatta, all'Albrizzi, a Lelio della Volpe, a G. B. Bodoni, al Camino; in Francia Sebastiano Griffo, Giovanni Barbou, gli Anisson, Antonio Vitré, il Panckoucke, i Didot; in Svizzera i Froben; nei Paesi Bassi Cristoforo Plantin, gli Elzevier, Guglielmo Blaeuw; in Inghilterra il Roycroft; in Spagna Joachim Ibarra; fino ai tipografi moderni, come oggi Alberto Tallone, cui si deve se la t. ha raggiunto il suo maggior sviluppo e il libro la più alta perfezione tecnica ed estetica.
MACCHINE TIPOGRAFICHE. - La riproduzione multipla delle opere scritte avviene oggi mediante la t. (termine che denota sia l'industria sia l'officina tipografica) ad opera di macchine che possono dividersi in due categorie: compositrici e stampatrici.
La scoperta della stampa meccanica fu dovuta al tedesco Federico Koenig, il quale nel 1810 costruì il primo torchio meccanico che, dopo vari tentativi per sostituire i primi Gutenberg (v.), poté con una serie di perfezionamenti effettuare grandi tirature in brevissimo tempo. Le macchine tipografiche che industrializzarono un'attività fin allora esplicita da artigiani specializzati, sono state per i loro vari sistemi di produzione classificate in piane, piano-cilindriche e rotative, queste ultime con velocità a rotazione continua e ad alto rendimento, per la prima volta costruite nel 1846, e più tardi perfezionate da Ippolito Marinoni e Giulio Derriey, e generalmente adoperate per la stampa simultanea di parecchi fogli di un giornale.
Per quanto riguarda invece le macchine compositrici, il primo che ebbe l'idea di una «macchina a caratteri» fu Roberto Gaubert, il quale nel 1826 sperimentò un rudimentale sistema di spostamento e distribuzione di caratteri, più tardi perfezionato da John Mac Millian (1884). Abbandonato il pregiudizio che si potesse stampare solo con caratteri già pronti, furono realizzate, nel sec. XIX, speciali macchine che nell'industria tipografica si sono poi dimostrate particolarmente utili: le macchine a punzoni, che imprimavano i segni su una sostanza plastica destinata a far da matrice per la fusione dei caratteri; e le macchine a matrice, o a incavo, che fondono i caratteri lettera per lettera o per linee. Sono le cosiddette monotype e linotype, realizzata la prima dopo un faticoso succedersi di tentativi dall'americano Tolbert Lanston (1897) e composta di una tastiera e di una compositrice-fonditrice; creata la seconda dall'orologia tedesco Othmar Mergenthaler (1885), e costruita in modo che in un solo blocco realizza la composizione, la giustezza, la fusione e la scomposizione delle matrici, compiendo tutto il ciclo lavorativo quasi sempre senza l'intervento di mano d'opera: il «linotypista» deve solo battere su una tastiera che con il cosiddetto magazzino delle matrici e l'apparecchio di fonderia costituisce l'or-
(fot. Esc. Catt.)
TIRABOSCHI, GIROLAMO - Ritratto - Roma, Biblioteca Angelica.
gano essenziale della macchina. Il procedimento, tutto meccanico, di collocamento della matrice nel compositio, nella camera di fusione dove si forma la linea di composizione, nel distributore, e quindi nel canalicolo donde essa è partita, consente una produzione di sette-ottomila lettere all'ora. Sullo stesso principio furono poi costruite altre macchine, come la typograph, la barotype (1890), la intertype (1913). Giovandosi della fototecnica, nuovi perfezionamenti sono stati apportati alle macchine tipografiche. Nel 1915 Bawtree e Lee crearono la photoline, che riproduce fotograficamente i caratteri utilizzando, per trasparenza, dischi di vetro di 25 cm. di diametro su cui essi sono disposti concentricamente. L'uniformità della forza di corpo si ottiene avvicinando o allontanando le matrici alla parete sensibile, come avviene con una comune macchina fotografica. A migliori risultati pervenne con la sua macchina il Robertson (1922) adoperando laminette di vetro anziché dischi, con l'immagine della lettera trasparente su fondo nero. Con la teletypesetter (1929) si cercò di applicare alla stampa il sistema di trasmissione a distanza dei telegrammi. Trattasi di un apparecchio centrale trasmittente collegato con altri apparecchi riceventi con sistema telegrafico o senza fili, i cui segnali emessi a distanza perforano un rotolo di carta collegato al ricevitore e applicato a una linotype dotata di un dispositivo a comandi automatici.
Altri sistemi di composizione meccanica sono la orotype di Max Ullman (1935), la typar, la thothmic dell'inglese Hunter, la uhertype del tedesco Uher, il quale ultimo ha aperto nuovi orizzonti alla tecnica libraria. - Vedi tav. XV.
BIBL: H. Fournier, Traité de typographie, Parigi 1925; D. Gianolio, Il libro e l'arte della stampa, Torino 1926; W. Sinclair, Linotypes and intertypes, Cleveland 1926; E. G. Gress, The art and practice of typography, Nuova York 1931; G. Fracchia - B. Rizzo, L'impressore tipografo, Torino 1933; S. Morison, First principles of typography, Cambridge 1936; K. F. Bauer, Handbuch für Schriftsetzer, Francoforte 1938; A. Gallo, Il libro, Roma 1943. - Si V. le illustrazioni della voce: GIONNALISMO CATTOLICO.
