TOMMASO da KEMPIS. - Scrittore ascetico (Thomas Hamerhen [lat. Malleolus] van Kempen), n. a Kempen (vicino Colonia) ca. il 1380, m. a St-Agnienberg il 13 giugno 1471. Dopo aver frequentato la scuola del suo villaggio, a 12 anni si recò a Deventer e vi proseguì gli studi dal 1392-93 al 1399; Florentius (v.) Radevijns che lo protesse materialmente e lo guidò spiritualmente.
Edificato dai suoi maestri e condiscepoli, che vivevano sotto Fratelli della Vita Comune (v.), e incoraggiato dal suo amico Radevijns, entrò, ultimati gli studi, nel monastero dei Canonici Regolari di S. Ago-

(fot. Bibl. Royale)
T. è noto per i molti (39) scritti che ha lasciato e che possono classificarsi in cinque categorie: 1) i sermoni, sia ai fedeli, sulla vita e Passione di Gesù, sia alla sua comunità e ai novizi, sulle virtù e le pratiche della vita religiosa; vi domina il tono affettivo e pratico; 2) le lettere, di cui molte formano veri trattati che espongono una dottrina completa su qualche punto relativo alla vita religiosa e ascetica; 3) gli opuscoli ascetici e mistici, che trattano vari temi in rapporto alla vita religiosa o cristiana in generale, insistendo sull'ascesa dell'anima a Dio per le vie interiori o mistiche; 4) gli opuscoli di devozione, in cui T. primeggia presentando meditazioni piene di fervore sulla Vita e la Passione di Gesù, o componendo preghiere e « soliloqui » traboccanti di pii affetti; 5) le opere storiche (Chronica Montis Sanctae Agnetis), biografiche (Vita Gerardi Magni, ecc.) e agiografiche (Vita Lidewigis virginis; V. LIDWINA (LIDWIGE), BEATA). I più noti trattati ascetici e devozionali di T. sono (oltre i citati sotto): Hortulus rosarum, Vallis liliorum, De disciplina claustralium, Hospitale pauperum, Libellus spiritualis exerciti. L'attribuzione a T. del De imitatione Christi (v. IMITAZIONE DI CRISTO) rimane questione discussa. È conosciuto un unico suo trattato in thioia: Van goeden worden te horen ende die te spreken.
T. presenta il fiore della « Devotio moderna » (v.) nel pieno rigoglio. Aveva l'intelligenza chiara e solida,
una immaginativa feconda, una sensibilità squisita. La sua ascesi è austera, senza compromessi, sincera; non si rinchiude in se stessa, ma conduce diritto all'amore, di cui resta la salvaguardia indispensabile. La spiritualità di T. si mantiene per lo più sul piano della « vita interiore », in cui il Soliloquium animae cum solo Deo è lo sfogo spontaneo di uno spirito e di un cuore penetrati dall'amore e dalla Grazia: vi hanno primordiale importanza i concetti di « devotio », « gratia », « visitatio », ecc. Tale atteggiamento non è per nulla speculativo o astratto, ma affettivo. T. non rigetta l'ascesa dell'anima a Dio mediante le grazie mistiche della contemplazione sovraessenziale (« sine forma corporea, sine luce creata »). Ebbe d'altronde egli stesso grazie paramistiche, quali visioni. Quest'uomo timido, di salute cagionevole, poco adatto al governo dei suoi, e che preferì rimanere « in een huexken met een buexken » (« in agello cum libello »), ebbe sulla sua Congregazione e sui posteri un influsso enorme, testimoniato dalla moltitudine dei manoscritti delle sue opere, dal gran numero delle loro edizioni e traduzioni in varie lingue.