TRADUCIA NISMO

TRADUCIA NISMO. - Teoria, secondo la quale-
TRADUCIA NISMO. - Teoria, secondo la quale-

le anime degli uomini (tranne quella di Adamo ed
Eva) vengono trasfuse ai figli dai genitori. Questa
teoria (t.) si oppone alla dottrina, secondo cui le
singole anime sono immediatamente create da Dio
(creazionismo).

I. STORIA

Il t. ha avuto nella Chiesa occidentale uno sviluppo notevole, di cui i rappresentanti più si- gnificativi furono Tertulliano (De anima, 27) e S. Ago-

stino (De libero arbitrio, III, 20-21; De Genesi ad litteram, X, 11-26; Ep., 166 e 190; De Anima; Retractationes, I, 1, 3; II, 45, 56), sostenitore il primo di un t. materialista, e il secondo incerto di fronte ad un t. spiritualista. Secondo il t. materialista l'anima umana deriverebbe da un seme materiale; secondo il t. spiritualista invece (t. che oggi è chiamato di preferenza «generazionismo») l'anima del figlio deriverebbe dall'anima del genitore. Il modo di spiegare questa derivazione è senza dubbio difficile: s. Agostino si espresse con un'immagine che in seguito divenne classica: «Come una faccenda ne accende un'altra senza che la fiamma comunicante perda nulla della sua luce, così l'anima si trasmette dal padre al figlio» (Ep., 190, 15). Si tratta di una semplice immagine, ed egli sentì che essa non risolveva gli enigmi di questa generazione, infatti si domanda: «Il germe immateriale dell'anima passa forse dal padre alla madre attraverso qualche segreto ed invisibile canale nell'altro del concepimento? Oppure, cosa più difficile ad ammettere, tale principio è latente nel germe materiale del corpo? E che succede del seme spirituale quando dopo un'unione coniugale non segua la generazione?» (Ep., 190, 15). Sono queste le fondamentali difficoltà del t. spiritualista ed emersero in tutti i periodi della storia: J. FROHSCHAMMER, JACOB (v.) per poterle superare eliminò nella sua Difesa del generazionismo (1845) l'idea di ogni seme materiale e spirituale, e attribuì un'efficacia creatrice all'azione dei genitori riguardo all'anima del figlio. Questa l'espressione più aggiornata del t.; tale infatti non può dirsi l'opinione del Rosmini, per il quale il figlio deriva dal genitore solo la sua anima sensitiva, che diventa intellettiva arrivando a conoscere l'essere ideale e unendosi ad essa come alla sua forma intelligibile.

II. MAGISTERO DELLA CHIESA

I documenti del magistero sul t. non sono molti e nessuno è definito. I primi interventi risalgono alla lotta contro i mancini e i priscillianisti; fu condannato l'emanatismo e l'idea di una preesistenza delle anime in uno stato dal quale sono decadute in questo mondo a causa di un loro peccato; invece è affermato il principio che l'anima è creata da Dio (cf. Simbolo di Toledo del 447; Denz-U., 20, 31; II Concilio di Braga del 561; Denz-U., 235-236). Nello stesso senso e più chiara è la lettera XV di s. Leone a Turibio nel 447: «Nec ab alio incorporantur nisi ab opifice Deo qui et ipsarum est creator et corporum» (PL 54, 685). Il documento più esplicito sul t. è una lettera di Anastasio II (del 498) ai vescovi della Gallia, in cui condanna chi ritiene che i genitori come generazioni il corpo per seme materiale, così donino ai loro figli anche l'anima; tale opinione è dichiarata nova haeresis (Denz-U., 170). Tra i documenti successivi è da ricordare la condanna del 1341 contro l'opinione, secondo cui l'anima umana del figlio procede da quella del padre (ibid., 533) e il decreto del Concilio Lateranense V (ibid., 738). Nel sec. XIX il magistero è intervenuto con la condanna (1857) del libro del Frohschammer e della XX proposizione rosminiana; e recentemente con l'enciclo Humani generis, dove trattando dell'evoluzionismo il Papa fa incidentalmente questa dichiarazione: «La fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da Dio» (AAS, 44 [1950], p. 575).

Nessuno di questi documenti è definito, però essi sono sufficienti per concludere che un cattolico non può sostenere nessuna specie di t.: quello materialista perché eretico (esso nega infatti la spiritualità dell'anima), quello spiritualista (sia che faccia derivare l'anima del figlio da un seme spirituale, sia che attribuisca all'azione dei genitori un'attività creatrice) perché erroneo. Il cosiddetto t. di Rosmini è invece solo un'opinione condannata (Denz-U., 1910).

III. CONFUTAZIONE DEL T

Il t. spiritualista (ci si limita a questo, poiché quello materialista risulta eliminato dalla dimostrazione della spiritualità dell'anima) non è sostenibile né con argomenti filosofici né con argomenti desunti dalla Rivelazione, anzi nell'uno e nell'altro campo ci sono prove che ne dimostrano l'inconsistenza. Il maggiore argomento filosofico del t. è questo: se i genitori non trasmettono l'anima ai loro figli, essi non possono dire di averli generati, poiché producono non un essere simile a se stessi, ma solo un corpo: per conseguenza l'attività dell'uomo nella generazione dovrebbe ritenersi inferiore a quella dell'anima, che genera la sua prole quanto al corpo e l'anima sensibile. Tale ragionamento si fonda però su una errata concezione filosofica dell'uomo, che non è un composto accidentale di corpo e di anima, ma un composto sostanziale. Solo nella prima ipotesi i genitori, non producendo l'anima del figlio, non possono dire d'averlo generato; ma non nella seconda ipotesi; infatti perché i genitori possano dirsi causa della nascita di un essere umano è sufficiente che generino un suo elemento sostanziale (il corpo), il quale «esiga» che Dio intervenga a creare l'altro. Un altro argomento a cui facilmente ricorrevano i traducianti del secolo passato, è quello delle ereditarietà: se non si ammette che l'anima dei figli deriva da quella dei genitori, non si potrebbero spiegare le mute somiglianze che non sono solo fisiche e somatiche, ma anche psichiche e spirituali. La risposta è facile: l'intimo legame, che l'esperienza constata e che la filosofia tomista illustra, tra corpo e spirito aiuta già a capire come chi deriva il proprio corpo da un altro gli assomigli anche spiritualmente; non si deve poi dimenticare che genitori e figli appartengono a un medesimo ambiente familiare e storico, il quale ha una grande importanza nella formazione della mentalità e del carattere di un individuo, cioè nella formazione della sua fisionomia spirituale. La confutazione del t. viene completata da argomenti che gli sono direttamente contrari. Si deve escludere un t. materialista perché in questa ipotesi o si nega la spiritualità dell'anima, o si deve dire che una causa (seme materiale) può produrre un effetto che le è superiore (anima spirituale). È necessario escludere anche un t. generazionista perché è difficile immaginare quale potrebbe essere l'azione di un'anima che genererebbe un'altra anima (difficoltà di s. Agostino): in ogni caso trattandosi di generazione, si dovrebbe dire che una parte dell'anima dei genitori passa al figlio; ora ciò non si può verificare perché l'anima dei genitori è indivisibile, essendo semplice (cf. D. Mercier, Psicologie, II, Lovanio 1908, p. 332). L'ipotesi di Frohschammer è da escludersi, perché una creatura non può creare; quanto all'opinione del Rosmini essa è legata a tutto il suo sistema e ne condivide pertanto le debolezze.

Dal punto di vista teologico la confutazione è ancor più facile. Il t. non può infatti vantare in proprio favore nessun argomento di S. Scrittura: i pochi passi citati (p. es., Gen. I, 28; 5, 3, 46, 26) non provano nulla. Non può nemmeno invocare qualche vera contraddizione o anche solo qualche difficoltà derivante da altre dottrine di fede: la trasmissione del peccato originale creazionismo (v.); ritenere Dio creatore delle anime non vuol dire farlo responsabile dell'eventuale illecità di un atto coniugale. Né il t. può richiamarsi alla tradizione dei Padri, poiché l'opinione di Tertulliano e di altri scrittori occidentali che l'hanno più o meno seguito su questo punto (s. Giro-lamo, con evidente esagerazione diceva seguace del t. la maggior parte dei latini: Ep., 125, 2), e le incertezze di s. Agostino non sono sufficienti per trarre un argomento definitivo. La linea di sviluppo della tradizione infatti non è, come possono dimostrare anche i pochi documenti citati, in senso traduciante, ma in senso creazionista.

BIBL.: M. Liberatore, Dell'Uomo, II. Dell'anima umana, 2a ed., Roma 1875, pp. 179-250 (soprattutto per le dottrine del Frohschammer e del Rosmini); T. Zigliara, Summa philosophica, II, 2a ed., Lione 1878, pp. 153-69; G. Morando, Esame critico delle XL proposizioni rosminiane, Milano 1905, pp. 263-328; D. Mercier, Psicologie, II, 2a ed., Lovanio 1908, pp. 330-339; L. Janssens, Summa theol., VII. De hominis natura, Roma 1918, pp. 591-667; A. Zacchi, L'uomo, II, Roma 1921, pp. 105-321; L. Lercher, Instit. theol. dogm., II, Barcellona 1945, pp. 315-320; A. Michel, Traducianisme, in DTHC, XV (1946), coll. 1350-1365. Giulio Oggioni