TRADIZIONI POPOLARI. — Sono anche indicate con il termine folkloro, creato dall'archeologo inglese William J. Thoms (1803-85, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Ambrogio Merton), e comparso nella rivista londinese Athenaeum (22 ag. 1846). Esso si compone di due parole di origine sassone: folk=popolo, e lore=sapere: quindi, letteralmente, sapere del popolo. Esso significa tanto lo studio delle t. p., quanto le tradizioni stesse. Ma il termine non si è diffuso senza contrasto. Così, i Tedeschi adottano Volkskunde e rivendicano alla Germania la priorità del termine che appare la prima volta nel 1808, nella nota opera Il corno magico del fanciullo di Arnim e Brentano. In Francia ha prevalso il termine folkloro, ma è stato ed è ampiamente usato anche quello di traditions populaires e, da alcuni, traditionnisme; in Spagna accanto a folkloro troviamo saber popular, in Grecia λεωγρασία, ecc.
In Italia si sono proposte e sperimentate varie sostituzioni, come demopsicologia (Imbriani, Carducci, e specie Pitrè), etnografia (Loria), letteratura popolare, demologia (Vidossi), popolaresca (Tolomei), laografia, ecc. Ma ha prevalso quello di t. p. per ciò che riguarda il contenuto, e di storia delle t. p. per indicare la scienza che se ne occupa. Naturalmente, l'uso dei diversi termini è collegato con il problema del concetto e dei limiti di questa scienza.
Però, lo studio della vita tradizionale del popolo incomincia, come semplice «scoperta» del mondo degli umili, cui partecipano artisti e letterati dalla seconda metà del '500 e per tutto il secolo successivo, si sviluppa nel '700 come curiosità e ricerca erudita trovando in alcuni precursori le prime grandi linee teoriche, finché con il romanticismo, dall'interesse e dall'ammirazione si passa ai veri studi comparativi di carattere scientifico. È fenomeno europeo, ed in Italia, per restringerci al campo letterario, i segni più significativi della «scoperta» d'interesse artistico sono dati dalle fiabe popolari assunte a materia narrativa da prosatori, come quelle che compaiono nelle Piacvoli notti dello Straparola (prima metà del sec. XVI), o quelle, raccontate con uno stile proprio ma con perfetta aderenza allo spirito delle donnicciole napoletane del Seicento, che compongono il Pentamerone di G. B. Basile (1575-1632), la prima organica raccolta di fiabe apparsa in Europa, e tuttora una delle più importanti nella storia della novellistica popolare. Solo sessant'anni più tardi appariva in Francia la celebre raccolta dei Contes de ma mère l'oye di Charles Perrault (1697): l'interesse per le fiabe trionfo poi a Parigi nel Settecento, sino a divenire moda letteraria.
Fra i diretti precursori e fondatori della scienza delle t. p. può considerarsi il Vico per alcune parti della Scienza nuova, dove sono già in germe molte di quelle idee che, con terminologia diversa o più precisa formulazione, il romanticismo propugnerà intorno al concetto generale di «popolo» e ai molteplici valori ad esso attribuiti. Al-
de Walter Scott, *The minstrelsy of the Scottish Border* (1820-1830).
Ma si deve al romanticismo tedesco, e specialmente al Herder, al Goethe, al Bürger, se la poesia e la letteratura popolare assunsero ai più alti valori e simboli estetici, politici e morali, alimentando raccolte e indagini di carattere sempre più scientifico. Si suole far cominciare lo studio metodologico delle t. p. dall'opera dei fratelli Wilhelm e Jacob Grimm, *Kinder- und Hausmärchen* (I vol. 1812, II vol. 1815, III vol. 1819-22, più volte stampata e tradotta nelle principali lingue), dove, oltre ai testi raccolti, si ha un'indagine comparativa e una teoria interpretativa generale. Non è da meravigliarsi se l'impulso dato dal romanticismo si fece sentire prevalentemente nello studio della letteratura popolare, canti e fiabe: tale impulso si continuò per tutta la prima metà dell'Ottocento e anche oltre, suscitando nelle principali nazioni d'Europa, non escluse quelle di lingua slava, una ricca fioritura di raccolte e di studio, che servirono a mettere in sempre maggior luce l'importanza della vita popolare e delle sue espressioni poetiche.
Per l'Italia, l'opera più significativa si deve al Tommaso con la grande raccolta di *Canti popolari toscani, corsi, illirici, greci* (4 voll., Venezia 1841-42). Lo spirito di nazionalità, che tanto operò nella storia europea dell'Ottocento, vi concorse come elemento animatore, specie in quei paesi in cui mancava un'antica e ricca tradizione letteraria e ravvio anche l'interesse per gli usi e costumi. In Francia, durante il periodo napoleonico fu promossa una inchiesta ufficiale, i cui questionari furono preparati dall'*Académie celtique* di Parigi, specialmente ad opera di J. A. Dulaure (cf. *Mémoires* di tale Accademia, t. I, 1808, pp. 72-86). L'inchiesta, condotta attraverso i prefetti dei vari dipartimenti, fu continuata, anche dopo Napoleone, con una copiosa e preziosa raccolta di materiali folklorici, pubblicata negli annali e nelle statistiche ufficiali. Tale inchiesta fu estesa anche al primo Regno d'Italia negli anni 1809-11 con notevoli risultati. Come effetto di essa deve considerarsi l'opera di Michele Placucci, *Usi e pregiudizi dei contadini della Romagna* (Forlì 1818): una delle prime opere, non soltanto in Italia, che offrì un quadro sistematico e preciso delle t. p. di una determinata regione. Lo studio delle t. p. si sviluppò durante il sec. XIX acquistando un carattere sempre più sistematico, anche perché, per tutta la parte che riguarda la poesia popolare e le fiabe, viene compreso nel quadro di una delle scienze più progredite, la filologia. La tradizione orale viene integrata con testi letterari e si hanno le formulazioni delle teorie sull'origine delle fiabe: quella mitica dei fratelli Grimm e di Max Müller (*Essay on comparative mythology*, Oxford 1856) e quella indianista del Benfey (1809-81), sviluppate entrambe da numerosi seguaci. Dalla fase romantica, di entusiasmo e di teorizzazione un po' fantastica, si passa alla fase positivista e del metodo storico, ove la ricerca delle fonti e dei documenti diventa condizione basilare e serve alla ricostruzione e interpretazione storica. Per l'Italia basti ricordare C. Nigra, D. Comparetti, A. D'Ancona, con numerosi discepoli e collaboratori.
Nella seconda metà dell'Ottocento l'orizzonte delle t. p. si allarga e si fa più intensa, nelle varie nazioni, la raccolta e l'elaborazione dei dati. Si costituiscono le prime società di studiosi (la Folklore Society di Londra nel 1878), si pubblicano le prime riviste specializzate e si ha una sempre più intensa attività di raccolta e di sistemazione di materiali. Rappresentate di questo secondo periodo è, in Italia, Pitrè (v.), la cui multiforme opera rispecchia i principali orientamenti e risultati costruttivi, in una sfera non soltanto italiana, ma europea. Lo studio delle t. p. riceve un impulso, determinante per la sua definitiva affermazione scientifica, dallo sviluppo dell'etnografia, specie per merito della scuola antropologica inglese, che, pur con indirizzo prevalentemente naturalistico, comprende anche le manifestazioni del mondo morale e culturale dei popoli primitivi. Appunto dalla ricerca dei rapporti e delle concordanze fra usi costumi credenze dei primitivi e quelli dei volghi delle nazioni civili, il folklore riceve preziose illuminazioni e rivela in pieno il suo carattere. Fra le più significative opere di questa scuola si ricorderanno: *Primitive culture* (1a ed.

Tradizioni popolari - La Madonna di Monserrato, Stampa popolare del sec. xVI, esposta alla Mostra delle Immagini Tolosane, al Musée national des arts et traditions populaires.
1871) di E. B. Tylor; Myth, ritual and religion (1887) di A. Lang, e The golden bough (Il ramo d'oro) di J. G. Frazer (1a ed. 1890: 3a ed., in 12 voll., 1911-15; trad. it., in 2 voll., 1950). Le concezioni dei primitivi, pur con interpretazioni diverse, a seconda degli autori, vengono spiegate anche con l'apporto delle rispondenze ch'esse trovano nelle t. p. tuttora vive nelle diverse nazioni. L'indagine si estende all'origine delle fiabe e specialmente alla somiglianza di motivi e temi tra fiabe di lontanissimi paesi, rilevando la stretta affinità di concezioni e usanze dei popoli primitivi e la fondamentale identità dello spirito umano manifestantes con le comuni doti di fantasia e inventiva. Lo sviluppo della scuola antropologica inglese, che ha improntato l'attività scientifica in questo campo anche fuori dell'Inghilterra, specialmente in America, fu preparato e affiancato dalle opere di alcuni studiosi tedeschi, quali Mensch in der Geschichte di A. Bastian (1859) e Antike Wald-und Feldkulte (1876) di W. Mannhardt. Le dottrine del Bastian sulle «idee elementari» comuni a tutti i popoli e quelle «etniche» proprie dei singoli hanno condotto ad ammettere che forme identiche di cultura possono nascere ovunque, e sono sbocciate nella tesi evoluzionistica di uno sviluppo quasi fatale delle civiltà primitive al di fuori di ogni nesso storico» (Vidossi). Queste dottrine sono state superate grazie alle indagini obbiettive svolte da numerosi ricercatori appartenenti a diverse correnti scientifiche, prima fra tutte quella che fa capo al p. W. Schmidt, risultante le quali, pur riguardando l'etiologia sono feconde di applicazione anche nel campo delle t. p.
Un apprezzabile impulso è venuto inoltre dallo sviluppo della sociologia, perché la t. p. ha il suo elemento naturale e la sua ragion di essere nella vita delle collettività associate. Il folklore, pertanto, da alcuni studiosi, come il francese A. Van Gennep e il belga A. Marinus, viene compreso in un sistema sociologico. L'aspetto fecondo di questo indirizzo è costituito dal porre la tradizione come elemento unitario ed essenziale del folklore e dal concepire come attività perenne, non come semplice sopravvivenza o rottame di antichità. È del Marinus la formola «le folk-lore est immortel», mentre il Van Gennep, con il suo Manuel de folklore français contemporain (in corso di pubblicazione dal 1937: finora usciti 8 grossi volumi) offre un modello della raccolta sistematica completa e dell'interpretazione comparativa delle t. p. di una grande nazione. Se pure al fondo dei suoi principi teorici si riscontrano residui di ormai superate concezioni naturalistiche, nella realtà dell'attualizzazione, questa monumentale opera sta a dimostrare l'importanza e il valore della scienza folklorica.
Si è così arrivati alle diverse e talora contrastanti correnti che si affrontano o si integrano nel folklore di oggi. Si deve principalmente al tedesco F. Naumann, Grundzüge der deutschen Volkskunde (1921) la revisione del concetto di t. p., la valorizzazione dell'influenza esercitata dalla cultura delle classi elevate, l'affermata necessità di discriminare, nel folklore, la «materia colta decaduta», di origine individuale, da quell'altra che egli considera primitiva e perciò stesso collettiva. In tal modo il Naumann ritiene di conciliare il contrasto tra l'etnologia naturalisticamente intesa e la storia della cultura, contrasto che invece si supera e annulla nella moderna concezione storico-culturale dell'etnologia. Sulla strada da lui aperta si muove lo svizzero E. Hofmann-Krayer, che approfondisce criticamente e quindi modifica alcuni degli aspetti delle teorie del Naumann, mettendo in rilievo l'importanza fondamentale delle creazioni e innovazioni dovute ai singoli individui anche negli strati più umili, e caratterizzando il fenomeno dell'assimilazione di una data forma di vita da parte della collettività.
Anche il recente sviluppo delle teorie linguistiche generali influisce favorevolmente sulla chiarificazione del concetto di t. p. I due studiosi russi P. Bogatyrev e R. Jacobson, nel saggio Die Folklore als eine besondere Form des Schaffens (1929), partendo dalla distinzione stabilita dal De Saussure tra lingua e parola (il primo termine inteso come fatto sociale e il secondo come espressione individuale) mettono in rilievo che le innovazioni o crea
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(1a ed. 1890: 3a ed., in 12 voll., 1911-15; trad. it., in 2 voll., 1950). Le concezioni dei primitivi, pur con interpretazioni diverse, a seconda degli autori, vengono spiegate anche con l'apporto delle rispondenze ch'esse trovano nelle t. p. tuttora vive nelle diverse nazioni. L'indagine si estende all'origine delle fiabe e specialmente alla somiglianza di motivi e temi tra fiabe di lontanissimi paesi, rilevando la stretta affinità di concezioni e usanze dei popoli primitivi e la fondamentale identità dello spirito umano manifestantes con le comuni doti di fantasia e inventiva. Lo sviluppo della scuola antropologica inglese, che ha improntato l'attività scientifica in questo campo anche fuori dell'Inghilterra, specialmente in America, fu preparato e affiancato dalle opere di alcuni studiosi tedeschi, quali Mensch in der Geschichte di A. Bastian (1859) e Antike Wald-und Feldkulte (1876) di W. Mannhardt. Le dottrine del Bastian sulle «idee elementari» comuni a tutti i popoli e quelle «etniche» proprie dei singoli hanno condotto ad ammettere che forme identiche di cultura possono nascere ovunque, e sono sbocciate nella tesi evoluzionistica di uno sviluppo quasi fatale delle civiltà primitive al di fuori di ogni nesso storico» (Vidossi). Queste dottrine sono state superate grazie alle indagini obbiettive svolte da numerosi ricercatori appartenenti a diverse correnti scientifiche, prima fra tutte quella che fa capo al p. W. Schmidt, risultante le quali, pur riguardando l'etiologia sono feconde di applicazione anche nel campo delle t. p.
Un apprezzabile impulso è venuto inoltre dallo sviluppo della sociologia, perché la t. p. ha il suo elemento naturale e la sua ragion di essere nella vita delle collettività associate. Il folklore, pertanto, da alcuni studiosi, come il francese A. Van Gennep e il belga A. Marinus, viene compreso in un sistema sociologico. L'aspetto fecondo di questo indirizzo è costituito dal porre la tradizione come elemento unitario ed essenziale del folklore e dal concepire come attività perenne, non come semplice sopravvivenza o rottame di antichità. È del Marinus la formola «le folk-lore est immortel», mentre il Van Gennep, con il suo Manuel de folklore français contemporain (in corso di pubblicazione dal 1937: finora usciti 8 grossi volumi) offre un modello della raccolta sistematica completa e dell'interpretazione comparativa delle t. p. di una grande nazione. Se pure al fondo dei suoi principi teorici si riscontrano residui di ormai superate concezioni naturalistiche, nella realtà dell'attualizzazione, questa monumentale opera sta a dimostrare l'importanza e il valore della scienza folklorica.
Si è così arrivati alle diverse e talora contrastanti correnti che si affrontano o si integrano nel folklore di oggi. Si deve principalmente al tedesco F. Naumann, Grundzüge der deutschen Volkskunde (1921) la revisione del concetto di t. p., la valorizzazione dell'influenza esercitata dalla cultura delle classi elevate, l'affermata necessità di discriminare, nel folklore, la «materia colta decaduta», di origine individuale, da quell'altra che egli considera primitiva e perciò stesso collettiva. In tal modo il Naumann ritiene di conciliare il contrasto tra l'etnologia naturalisticamente intesa e la storia della cultura, contrasto che invece si supera e annulla nella moderna concezione storico-culturale dell'etnologia. Sulla strada da lui aperta si muove lo svizzero E. Hofmann-Krayer, che approfondisce criticamente e quindi modifica alcuni degli aspetti delle teorie del Naumann, mettendo in rilievo l'importanza fondamentale delle creazioni e innovazioni dovute ai singoli individui anche negli strati più umili, e caratterizzando il fenomeno dell'assimilazione di una data forma di vita da parte della collettività.
Anche il recente sviluppo delle teorie linguistiche generali influisce favorevolmente sulla chiarificazione del concetto di t. p. I due studiosi russi P. Bogatyrev e R. Jacobson, nel saggio Die Folklore als eine besondere Form des Schaffens (1929), partendo dalla distinzione stabilita dal De Saussure tra lingua e parola (il primo termine inteso come fatto sociale e il secondo come espressione individuale) mettono in rilievo che le innovazioni o crea-

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TRADIZIONI POPOLARI
onde la formola del Hoffmann-Krayer « vulgus in populo », e il nome di laografia dato alla scienza, con riferimento a laos = popolino, piuttosto che a demos = popolo. Di conseguenza si ha pure che il folklore viene concepito come un capitolo dell’etnografia, e cioè « etnografia del volgo » (Corso) o come « studio dei volghi nei moderni popoli civili » (Pettazzoni). Ma, specie dagli studiosi tedeschi, è stato rilevato che folklore trovasi in ogni strato sociale, che non è possibile tracciare nette divisioni tra le varie classi e che quindi la formola « vulgus in populo » appare inadeguata, incerta e troppo angusta. Si cerca perciò di usare come principio delimitativo una determinata mentalità definita « associativa » e che trova rispondenza nel concetto crociano di tono psicologico.
Anche sulla base di questo principio, la maggioranza degli studiosi più qualificati, in Francia come in Italia, in Germania come in Svizzera e altrove, ha sempre promesso nel folklore sia la letteratura popolare sia il complesso di usi e costumi, credenze e pregiudizi. Il legame che stringe nella realtà della vita i fatti folklorici, l’elettoratura orale e « tradizioni oggettive », come un tutto insindacabile, è costituito dal carattere funzionale della poesia popolare sempre indissolubilmente congiunta alle forme della vita del volgo, e usata, di regola, per scopi pratici. Questo carattere unitario trova poi la sua ragione prima e profonda nel fatto che tutti gli aspetti delle t. p. sono manifestazioni di un’unica forza spirituale propria della vita umana associata, e necessaria per la conservazione e lo sviluppo della civiltà. Pertanto, considerata nel suo essere, la t. p. si rivela come una perenne forza spirituale dei gruppi associati, la quale, per opera degli individui più adatti, crea, conserva e tramanda quelle forme di vita pratica, estetica e morale, che ai gruppi stessi sono necessarie e congeniali, mentre rinnova o elimina via via quelle che sono morte e superate.
Lo studio delle manifestazioni di queste forze e la ricerca delle norme che le regolano costituiscono l’oggetto della scienza delle t. p. e le conferiscono piena autonomia. Lungi dall’essere un semplice capitolo dell’etnografia, essa si presenta quindi, accanto alla storia della lingua, delle religioni, delle istituzioni giuridiche, ecc., come un ramo della storia della civiltà umana.
Le sue principali manifestazioni si possono poi indicare con queste parole del Pitrè : « Fiabe e favole, racconti e leggende, proverbi e moti, canti e melodie, enimmi e indovinelli, spettacoli e feste, usi e costumi, riti e cerimonie, pratiche, credenze, superstizioni, ubbie, tutto un mondo palese ed occulto di realtà e di immaginazione si muove e si agita, sorride, geme a chi sa accostarvisi e comprenderlo ». Da quanto sopra si è detto appaiono evidenti i rapporti che lo studio delle t. p. ha con altre scienze : con la linguistica, per i problemi d’ordine generale e per quella sezione che considera insieme « parole e cose » ; con la storia delle religioni, in quanto tutta la vita tradizionale e permeata di religiosità ; con la psicologia, per certe manifestazioni della mentalità e del tono psicologico dei volghi ; con la preistoria e l’archeologia, con la storia letteraria, la storia dell’arte e della musica, del diritto, delle scienze naturali, della pedagogia, ecc., per i loro costanti e reciproci influssi.
Quanto al metodo di studio, esso può ricondursi a due momenti principali : il primo di raccolta e di descrizione, il secondo d’interpretazione. Per la raccolta, uno degli strumenti di lavoro che, se ben usato, rende utili servizi, è costituito dai questionari, elenchi di domande predisposte e ordinate in rapporto allo scopo delle ricerche. Se ne sono compilati moltissimi da società e comitati come da singoli studiosi : si citano a modello quelli del Van Gennep. Per documentazione di costumi, feste, scene di vita, ecc. è consigliato l’uso più largo possibile dei moderni mezzi tecnici : fotografia, cinema, registrazione fonografica, fonofilm. Un efficace complemento è costituito dalla raffigurazione cartografica (Van Gennep), che raggiunge la forma più complessa e perfetta con gli atlanti demologici, ove i principali fatti folklorici sono rappresentati con gli stessi metodi degli atlanti linguistici. Quello per il folklore della Germania è già stato realizzato ; quello della Svizzera è in via di compilazione ; per l’Italia
TRADIZIONI POPOLARI - Costruzione di un arcolaio - Saint-Véran (Hautes-Alpes).
canti, novelle, tradizioni delle regioni d’Italia » (14 voll., Milano, ed. Trevisini). Si deve a Benedetto Croce l’introduzione del concetto di tono psicologico per caratterizzare la poesia popolare, concetto fecondo di applicazione per tutte le altre forme di arte popolare e per il folklore in genere. Alcune sue dottrine nel campo storiografico hanno offerto nuove basi teoriche per una concezione storica sticca dell’etnologia e delle t. p. Inoltre si segnalano i suoi studi sul Basile e sulla letteratura popolare.
I principali orientamenti e risultati della scienza folkloristica internazionale sono stati assorbiti, attraverso un vaglio critico, e utilizzati per studi originali da alcuni eminenti studiosi, tra cui Giuseppe Vidossi e Raffaele Corso : questi, con il suo trattato Folklore (1ª ed. 1923 ; 4ª ed. 1953), con la riv. Il Folklore italiano (da 1924), con l’insegnamento universitario di etnografia e con importanti lavori ha dato valido impulso agli studi di t. p. su basi etnografiche. Ma una nuova generazione si sta affermando, favorita nel suo lavoro dalla recente istituzione di cattedre di storia delle t. p. nelle Università di Roma (Toschi), Palermo (Cocchiara), Catania (Naselli). Un corso sulla poesia popolare è tenuto anche, su la scito del Barbi, alla Scuola Normale Superiore di Pisa (Santoli e Vidossi), ove si sta preparando l’edizione della « Raccolta Barbi ».
Quanto al dominio del folklore, oltre alla scuola russa che lo restringe alla « letteratura orale », tengono analogo atteggiamento gli studiosi finnici, la cui attività è pur tanto meritoria ; e si accosta loro l’americano A. Haggerty Krappe (The science of folk-lore, Londra 1930). La scuola inglese concepisce il folklore, secondo le dottrine evoluzionistico-antropologiche, come storia primitiva dell’umanità, risolvendo tale storia in alcuni atteggiamenti psichici primordiali, si che non ne delimita il campo nei confronti dell’etnografia. Una recente scuola sorta in Francia con a capo A. Varagnac ne fa un ramo della nuova scienza chiamata archéocivilisation, inquadrata nella preistoria e nell’archeologia.
D’altra parte, divergenze ci sono anche circa il significato e l’estensione della parola « popolo », riconoscendosi il folklore più proprio delle classi umili, del volgo,
un programma sistematico fu delineato dal Vidossi. Tali
atlanti sono anche validissimo strumento per la compara-
zione e l'interpretazione. Notevoli servigi allo studio della
letteratura popolare ha recato il metodo finnìco, cosiddetto
perché ideato e applicato dagli studiosi finlandesi, tra cui,
primi, Julius e Kaarle Krohn. Basandosi sulla ricerca geo-
grafico-storica, tale metodo si propone di seguire le
faibe (e analogamente le canzoni popolari e gli altri fatti
folklorici) nella loro complicata vicenda, di stabilire le
forme proprie di ciascuna area di diffusione, e, attraverso
le forme proprie di ciascuna area, giungere agli archetipi
supporti come composizioni dovute a un singolo autore.
L'applicazione della geografia folklorica al canto popolare
ha ricevuto nuovo impulso da R. Menéndez Pidal: in
tale ordine di ricerche è da mettere anche il trasferimento
delle norme areali linguistiche, formulate da Matteo
Bartoli, nel campo della poesia popolare e del folklore
in generale. La ricerca interpretativa di un fatto folklorico,
attuata per mezzo della comparazione e della documen-
tazione storica, mira a stabilire il carattere originario,
i campi d'irradiazione, le innovazioni e gli adattamenti
attraverso il tempo e lo spazio, nella forma e nel significato,
per giungere a una piena comprensione che l'inquadri
nelle concezioni generali a cui s'ispira e nella corrente
della vita sociale entro cui si muove.
Di valido aiuto allo sviluppo degli studi delle t. p.
sono i musei folklorici ed etnografici istituiti nei diversi
paesi con carattere nazionale e regionale, specialmente
nel nord dell'Europa. In Svezia il Nordiska Museet sorse
fin dal 1872: caratteristico e di grande importanza cultu-
rale e sociale il Museo all'aperto di Stoccolma, fondato
nel 1908 dall'Azelius. Con gli stessi criteri è sorto il
Norsk Folkemuseum di Oslo per la Norvegia, quello di
Arnhem in Olanda e altri. Notevoli per ricchezza di col-
lezioni il Museo nazionale di Helsinki, il Museum für
Völkerkunde e il Museo di arte industriale a Berlino,
il Deutsches Museum di Monaco, il Museum für Volks-
kunde di Vienna; posseggono musei folklorici di grande
interesse Anversa e Liegi per il Belgio; Basilea per la
Svizzera; Varsavia e Cracovia per la Polonia; Praga,
Luhačovice e Brno per la Cecoslovacchia; Lubiana, Za-
gabria e Spalato per la Jugoslavia; Cluj per la Romania;
Salonicco e Atene per la Grecia; Madrid per la Spagna;
Lisbona per il Portogallo. Per l'Italia il Museo di etno-
grafia italiana, fondata da Lamberto Loria e dai suoi
collaboratori, conta preziose collezioni con oltre 35 mila
oggetti (provvisoriamente collocato alla Villa d'Este di
Tivoli). Tra i musei regionali primeggia a Palermo il
Museo di etnografia siciliana, fondato dal Pitrè e riordinato
dal Cocchiara; altri sono sorti a Forlì, La Spezia, Tol-
mezzo, Bolzano. Importanza capitale hanno poi le riviste
specializzate, di cui le principali sono in Inghilterra:
Folkore (dal 1889); Francia: Mélusine (1877-87, ripresa,
ma per poco, nel 1897), La tradition (1888-98), Revue
des traditions populaires (1886-1923) e Nouvelle revue
des traditions populaires (ripresa recentemente); Germania:
Zeitschrift für Volkskunde (dal 1891); Polonia: Lud
(dal 1895); Austria: Österreichische Zeitschrift für Volks-
kunde; Svizzera: Schweizerisches Archiv für Volkskunde
(Basilea); Spagna: Revista de dialectologia y tradiciones
populares; America: Journal of American Folk-lore (Fi-
ladelfia), Western Folk-lore (Los Angeles), e di carattere
internazionale, Folk-liv (Stoccolma) e Journal of inter-
national Folk-music Council (Londra); per l'Italia: Ar-
chivio per la raccolta e lo studio delle t. p., dir. Pitrè e
S. Salomone-Marino (1882-1907); Rivista delle t. p. ita-
liane, dir. A. De Gubernatis (1893-95); Lares (1ª serie,
dir. Loria e Novati, 1912-15; 2ª serie, dir. P. Toschi,
dal 1930); Il Folklore italiano, dir. R. Corso, dal 1925,
dir. con il tit. Folkore; oltre ad altre minori e regionali:
Il Giambattista Basile, Ce fastu, La Piè, ecc.
Pur con diversità di motivi e differenza, e talora con-
trasto, d'indirizzi, è da riconoscere che gli studi di t. p.
sono ovunque in piena fioritura. Tale attività viene ri-
specchiata nella Volkskundliche Bibliographie che, a cura
di E. Hoffmann-Krayer e P. Geiger, si pubblica periodi-
camente a Berlino dal 1919, ripresa ora dopo l'interru-
zione dovuta alla guerra. - Vedi tav. XLIII.
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TRADIZIONI POPOLARI - Pane sardo confezionato per speciali
ricorrenze.
