ROSA DA VITERBO, SANTA

ROSA da VITERBO, santa. - N. a Viterbo e vi consumò la breve vita, assai probabilmente fra il 1233 ed il 1251.

Visse la maggior parte dei suoi 18 anni nel nascondimento della sua umile famiglia, nel tempo in cui Viterbo era funestata dall'eresia dei Patarini e dalle fazioni politiche. Nell'estate 1250, guarita miracolosamente da grave malattia, in seguito ad una visione della Madonna volle essere vestita dell'abito di terziaria francescana e dopo breve preparazione nella preghiera e nella meditazione della passione di Cristo, prese a percorrere le vie di Viterbo con una immagine sacra in mano lodando pubblicamente i nomi di Gesù e di Maria e invitando tutti a frequentare le chiese. Un tal fatto suscitò le ire degli eretici, alcuni dei quali ottennero dal podestà, che governava la città a nome di Federico II imperatore, che la Santa insieme con i suoi genitori fosse cacciata, il 4 dic. 1250, in pieno inverno. Ella raggiunse allora Soriano al Cimino e, morto in quei giorni (13 dic.) Federico II, passando per Vitorchiano ritornò a Viterbo, donde non si mosse sino alla morte che la colse pochi mesi dopo nella casa paterna, avendo chiesto invano di venir accolta fra le Clarisse. La fama di santità e di miracoli fece sì che il suo corpo fosse trasferito dalla chiesa di S. Maria in quella delle suore e che Innocenzo IV il 25 nov. 1252 da Perugia

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(per cortesia del p. G. Abate, O. F. M. Cene.)
Rosa da Viterbo, santa - Il più antico ritratto di s. R., disegnato nei verso del rotolo membranaceo della Vita I (primi decenni della $2^{a}$ metà del sec. xili) - Viterbo, Archivio del monastero di S. R.

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Rosa da Viterbo, santa - Interno della casa dove nacque, visse e mori S. R. Viterbo.

ordinasse l'apertura del processo di canonizzazione. Questo non fu condotto a termine; e neppure quello aperto nel 1437, per volere di Callisto III, condusse alta desiderata canonizzazione. S. R. fu però venerata

ordinasse l'apertura del processo di canonizzazione. Questo non fu condotto a termine; e neppure quello aperto nel 1457, per volere di Callisto III, condusse alla desiderata canonizzazione. S. R. fu però venerata come santa nella sua città, nell'Ordine francescano e da alcuni papi (cf., ad es., la lettera di Pio XII per il VII centenario di S. R. del 25 febbr. 1952); il suo nome fu inserito nel *Martirologio romano* dal Baronio e in suo onore furono eretti chiese ed altari ed attribuiti pubblici onori. La festa si celebra il 6 marzo e la traslazione del corpo il 4 sett.

BIBL.: Martyr. Romanum, p. 380; G. Abate, *S. R. da Viterbo*, *terziaria francescana* (1233-51). Fonti storiche della vita e loro revisione critica, in *Miscell. franc., 52* (1952), pp. 113-278 (vi si trova elencata e vagliata tutta la letteratura relativa alla Santa).

Pio Paschini

FOLKLORE. - Due feste annuali si celebrano a Viterbo in onore di s. R. protettrice della città: una ha carattere strettamente chiesastico, nel giorno della sua morte (6 marzo); l'altra, popolare e più solenne, il 4 sett., a ricordo della traslazione del suo corpo. La sera del 3 sett., un'immensa macchina a mo' di campanile, con assatura di legno ed esterno di tela o cartone, alta oltre 20 m., variamente decorata e dipinta, in cima alla quale risplende tra fiaccole e ceri la statua della Santa, viene trasportata a spalla per le vie della città da 62 facchini detti «cavalieri di s. R.», vestiti di bianco con fascia rossa ai fianchi e ciuffo bianco in testa; essi, rimasti la mattina in clausura, prima d'iniziare il trionfale trasporto ricevono la benedizione dal vescovo e compiono la visita a 5 chiese pregando perché tutto proceda senza incidenti (la caduta o l'incendio della macchina si ha per segno di sciagura: ciò avvenne, p. es., nel 1801 e nel 1815 con morti e feriti). Giunti sul piazzale del monastero di S. R., la poderosa macchina viene qui poggiata sopra cavalletti, tra gli applausi, gli evviva e la commozione della folla che l'ha devotamente seguita. Orchestre, corse, giostre, luminarie e fuochi d'artifizio ravvivano la festa, la quale si chiude il 5 sett. con una gara poetica organizzata dall'Accademia degli Ardenti per celebrare le lodi di R. L'uso della macchina rimonta al 1656, per voto dei Viterbesi in seguito a una terribile pestilenza e la prima processione ebbe luogo nel 1657; i progetti della costruzione, scelti a concorso, variano ogni anno e sono raccolti nella Pinacoteca municipale (il più antico che si conosca è quello del 1690). Dal punto di vista folkloristico, la macchina è simbolo di forza, protezione e preghiera, al pari di altre manifestazioni popolari, come i gigli di Nola, i ceri di Gubbio, il carro di s. Rosalia a Palermo.

In occasione della festa del 6 marzo si dispensano ai fedeli ricordi della Santa, che sono rose, fiorellini e alberelli, che la tradizione vuole cresciuti sulla sua tomba, o parti della cassa e del vestiario: speciale virtù curativa per la febbre o per il mal di capo si attribuisce all'acqua.

ROSÁ DA VITERBO – ROSA D’ORO

mische Hochzeit Christiani Rosenkreutz. Il primo di questi libri conteneva violenti attacchi contro il papato; si narravano le avventure di un cristiano Rosenkreutz (Rosacroce), n. nel 1388, il quale, durante viaggi in Palestina ed in Egitto, sarebbe stato iniziato alle scienze occulte. Ritornato in patria, avrebbe scelto sette compagni e fondato con essi la Confraternita dei r., i cui membri dovevano fare grandi viaggi, poi riunirsi una volta l’anno. La lega doveva restare segreta durante 100 anni. Aveva per scopo la riforma generale del mondo e si ispirava ai sette sapienti della Grecia e ad alcuni filosofi romani.

Sembra che l’autore di questi romanzi non pensasse che a mettere in ridicolo la mania del tempo per il meraviglioso. Ma tali libri furono presi sul serio; mistici e alchimisti si posero alla ricerca dell’Ordine di R. che risultava introvabile. Dinanzi a tanta credulità, lo stesso Andrea dichiarò che le suddette memorie di Rosenkreutz non erano che favole; ma invano. I luterani accusarono i calvinisti d’aver tentato una manovra contro il luteranesimo.

Nonostante tutte le opposizioni, la Germania fu inondata da pretesi manoscritti di Rosenkreutz; il movimento si diffuse anche in Francia: nel 1623, fu affisso a Parigi un manifesto annunziante l’arrivo dei r., «salvatori del mondo». Il bibliografo francese Gabriel Naudé (1600-53) scrisse contro di essi: *Instruction à la France sur la vérité de l’histoire de la Rose-Croix*, ma non riuscì ad arrestare il movimento.

L’ordine dei r. si sviluppò soprattutto adottando i metodi del Paracelso. Si ricordano come paracelsisti e r. ferventi Henning Scheunemann, medico di Bamberga, il predicatore protestante Giovanni Grabmann, che vendevano un miscuglio di cetriolo e di rose tritate come rimedio per tutti i mali; Giulio Sperber, medico di Anhalt; Enrico Kunrath, medico di Amburgo; Michele Maier, medico dell’imperatore Rodolfo II e del langeravo Maurizio di Hesse-Cassel. Il sec. XVIII fu così inondato di ciarlatani, r. alchimisti, astrologi, «dottori meravigliosi» di qualsiasi specie. L’organizzazione interna della setta dei r. rimase segreta. Si ritiene che i confratelli si occupassero di cabalistica e di alchimia, per cercare l’arte di trasmettere i metalli e di prolungare la vita umana. I r. dicevano che la fine del mondo era vicina, ma che il mondo sarebbe stato rinnovato sotto la loro direzione.

Nel sec. XVIII si diede il nome di r. a tutti gli illuminati che sostenevano di avere segreti rapporti con il mondo invisibile. Si volle includere talvolta in questa categoria gli illuminati del tempo: Saint-Germain, Cagliostro, Mesmer, Saint-Martin; non è però provato che abbiano fatto parte dei r., allora, del resto, decaduti. La massoneria, invece, aveva usurpato il titolo di r. facendone un grado di iniziazione massonica, che è il settimo nel rito francese e il decimottavo in quello scozzese.

Nel sec. XIX il titolo di r. era riservato ai dignitari della massoneria, quando un gruppo di giovani scrittori, Stanislao de Guaita, Barlet, Paolo Adamo Papus, Peldadan, annunziò nel 1888 di voler rinnovare l’ordine cabalistico della R. Poco dopo, Giuseppe Peldadan si separò dai suoi amici per il loro anticlericalismo e fondò il «Salon catholique de la Rose-Croix». Si faceva chiamare il sâr Peldadan: n. a Lione nel 1858, m. a Neuilly-sur-Seine nel 1918. Oltre parecchi romanzi assai sensuali e opere estetiche, pubblicò, come r.: *Comment on devient un mage* (1892); *Comment on devient fée* (1893); *L’occulte catholique* (1898); *La règle de l’Ordre de Rose-Croix* (1903). Si tratta principalmente di ricerche estetiche, idealiste, spesso bizzarre.

BIBL.: H. Kopp, *Die Alchemie in älteren und neuerer Zeit*, 2 voll., Heidelberg 1886; K. Sprengel, *Versuch einer pragmat. Gesch. der Arzneikunde*, III, Halle 1821-28, p. 519 sgg.; J. Jansen, *L’Allemagne et la Réforme*, trad. franc., t. VII, Parigi 1906, p. 353 sgg.; O. Posner, *Internat. Freimaurerlex.*, Vienna 1932, pp. 1331-38. Leone Cristiani