TROPEA, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Catanzaro unita dal 1818 aque principaliter alla diocesi di Nicotera (v. ivi i dati statistici).
Situata nel territorio dei Bruzi, ora Calabria, T. ha dato nell'ultimo secolo numerose lapidi cristiane dei secc. IV-V trovate nella località Torre Lunga ed altrove con elementi caratteristici del luogo; v'è ricordato un prete Morasis ed una Irene «condutrix m(assae) Trapeianae» (cf. Bullett. Archeol. crist., 3ᵃ serie, 2 [1877], pp. 85 e 148; G. B. De Rossi, Roma sotterr., III, Roma 1877, p. 406; Nuovo Bullett. di Archeol. crist., 6 [1900], p. 271 sgg.) che con la massa nicoterana formò certo parte del patrimonio dei Bruzi. Quando vi sia stata introdotta la gerarchia cristiana è ignoto. Un vescovo Lorenzo noto nel 499 come presente al Concilio romano è da assegnarsi a Treba, non a T. Si suppone invece che a T. fosse trasferita la sede di Meria o Myria, già «desolata» al tempo di s. Gregorio I. Questo Pontefice nel 591 fa parola infatti di un «Monasterium sancti Arcangeli quod Tropeis est constitutum» (Reg., II, 3, ed. P. Ewald, in MGH. Epp., I, 1, p. 102). Il vescovo Giovanni sottoscrive al Concilio romano del 649 e Teodoro alla sinodica di papa Agatone del 679. Un secondo Teodoro sottoscrive al Concilio Niceno II del 787; e per lo meno in questo momento è prevalente l'elemento greco e la sede è suffraganea ormai delle metropoli di Reggio, come le altre della Calabria. Durante il sec. IX vi si insediarono i Saraceni che nell'885 furono snidati da Niceforo Foca, ma nel secolo seguente i Bizantini non ne poterono impedire ulteriori ritorni; finché vi si insediarono i Normanni. Nel nov. 1066 è ricordato come vescovo un Calochirio quale successore di un Pietro, evidentemente un greco, ma nel 1094 un Giustino riapre la serie dei vescovi latini. Nel dic. di quest'anno Ruggero il Normanno unì con T. la sede di Amantea. Questo luogo, piazzaforte bizantina sulla fine del sec. VII, era passato sotto i duchi di Benevento, ai quali l'avevano

(fot. Gab. fot. naz.)
La Chiesa cattedrale (già di S. Maria dei Latini e oggi della Madonna di Romania) costituisce il maggior monumento della città. Sorge su area cimiteriale presso la porta marina. Risulta da un allungamento di una chiesa a pianta centrale del sec. vi che assunse nel sec. xi-xii quasi le forme attuali, tranne del transetto che vi fu omesso nei restauri del 1926-29. Vi sono raccolti frammenti artistici dell'alto medioevo. A fianco del Duomo e ad esso addossato sorge l'antico baliaggio dei Cavalieri di S. Giovanni con un arioso porticato gotico della metà del 1200 sovrastante al quale era il salone delle assemblee generali dei patrizi e popolani.
A T., il 6 luglio si venerano le reliquie di una s. Domenica (v.) vergine che si vuole ivi martirizzata, una che deve ritenersi una stessa persona con s. Ciriaca (χυριακή) martire venerata in Oriente lo stesso giorno od il seguente. Si tratta certo di un culto introdotto dai Bizantini. Il vescovo di Locri si chiamava di S. Ciriaca nel 787, quando GERANO (v.). A Gerace invece si venerò, come avvenne ad Acireale ed a Lecce, s. Venera (Lanzoni, p. 339) che in Oriente era venerata col nome di s. Parasceve. A Roma se ne fece un tempo una martire romana. Si tratta anche in questo caso di un culto orientale.
Si conserva memoria in T. dell'Accademia degli Affaticati, sorta nel Rinascimento ed estintasi soltanto con la costituzione del Regno d'Italia. Di essa fece parte il filosofo Pasquale Galluppi nativo del posto (1770) e morto a Napoli nel 1846. Vari insigni monumenti sacri abbelliscono la città, come anche numerosi palazzotti di famiglie patrizie dei secc. XVI e XVIII.