UBALDO, santo. - Restauratore della vita canonica e vescovo di Gubbio, n. ivi da famiglia feudale d'origine germanica tra il 1080 e il 1085, m. ivi il 16 maggio 1160.
Orfano in giovane età, iniziò i suoi studi nella collegiata di S. Secondo e li proseguì a Fano e nuovamente a Gubbio nella canonica della Cattedrale, la cui vita regolare era in piena decadenza; per questo motivo chiese di poter ritornare tra il clero di S. Secondo. Per interessamento del vescovo Giovanni di Lodi, U. rientrò nella canonica della Cattedrale (1105) che riuscì a riformare integralmente fra il 1120 e il 1122: ordinato sacerdote nel 1114 ca., verso il 1117 già ne era priore; nel 1119 si recava a Ravenna per conoscere appieno la Regola Portuense che introdusse poi nella sua canonica. Dopo il grave incendio che nel 1125 distrusse parte di Gubbio, U., trascorso breve tempo a Fonte Avellana, si accinse alla ricostruzione della Cattedrale, della canonica e di un ospedale. Ma, mentre era intento a quest'opera di ricostruzione, i Perugini lo scelsero come loro vescovo: U. vi si oppose e, giunto a Roma, chiese a Onorio II di esonerarlo. Ottenuta la grazia, fece ritorno a Gubbio, ma alla morte del vescovo Stefano (fine 1128-inizio 1129) dovette accettare il vescovato eugubbio, ch'egli governò con fermezza e mitezza per 31 anni. Sono noti i suoi efficaci interventi nel momento della lotta per la creazione del comune (1135-40), dell'assedio della città da parte delle undici città alleate con a capo i Perugini (1153) e presso Federico Barbarossa che minacciava a Gubbio la fine di Spoleto (ag. 1155). Fu sepolto nella Cattedrale di cui divenne presto contitolare; dopo la sua canonizzazione per parte di Celestino III (5 marzo 1192: Cenci, Codice diplomatico, cit. in bibl., pp. 459-60), il suo corpo fu trasportato nella chiesa posta sul Colle Ingino (11 sett. 1194), dove tuttora è venerato incorrotto. S. U. è invocato contro gli spiriti immondi e contro l'idrofobia. Che s. U. sia l'eponimo del celebre santuario (sec. XIII) di Thann in Alsazia

(da P. Cenci, in Archiv. per la Stor. eccl. dell'Umbria, 2 (1919), p. 253)
(fot. Fides)