Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Agiografia Santi

VALENTINO, SANTO, MARTIRE

Festa: 14 febbraio

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Noto anche come: inglese: St. Valentine; San Valentino

VALENTINO, santo, martire. - Il Martirologio geronimiano al 14 febbr. dà soltanto « Interamnes via

Flamminia miliario ab urbe LXIII natale Valentini». Una basilica dedicata a s. V. a Terni figura solo nella biografia di papa Zaccaria (Lib. Pont., I, p. 437).

Alcuni agiografi ritennero che vi fossero un V. vescovo di Terni e un V. presbitero romano, tutti e due martiri al 14 febbr. (BHL, 8460); altri invece che il V. fosse uno solo, il vescovo di Terni; altri infine uno solo, e precisamente il martire romano sepolto a Roma sulla Flaminia. Gli agiografi ricordano un V. prete romano nella Passio dei ss. Mario e Marta (BHL, 8463); Marucchi distinse i due V.; Lanzoni (pp. 406-13) e J.P. Kirsch (Der stadträumische Festhalender, Friburgo in Br. 1924, pp. 206-207) hanno preferito il martire di Terni, escludendo il romano. Secondo Delchaye gli agiografi hanno fatto di un santo unico due omonimi. Sembra più probabile che il V. oriundo di Terni e dimorante a Terni sia divenuto martire romano per essere stato condotto a Roma per il giudizio e ivi abbia subito il martirio, estendendosi l'imperium del praefectus Urbi fino al centesimo miglio dalla città.

IL CIMITERO DI S. V

Il martire fu sepolto a Roma in un cimitero cristiano all'aperto al secondo miglio della Via Flaminia dove in suo onore il papa Giulio I eresse una basilica e dove le iscrizioni rinvenute attestano la venerazione del martire fino dal sec. IV. La memoria ebbe un'abside larga ca. m. 4,40 costruita direttamente contro il terrapieno, recentemente riconosciuta dall'architetto B.M. Apolloni-Ghetti. Tale abside fece parte della primitiva memoria di cui restano inoltre tre muri perimetrali che vennero poi in gran parte demoliti e sostituiti con i colonnati d'una basilica a tre navi, tornata in luce nel 1888 in occasione della nuova strada praticata dal Comune di Roma e illustrata da O. Marucchi. In una terza fase vennero costruiti la cripta e il presbiterio rialzato. Le pareti della cripta vennero rivestite di lastre marmoree e i suoi aditi vennero ottenuti aprendo un varco nei muri perimetrali della memoria e praticando al fondo delle navi minori due scalette. La costruzione della Basilica è assegnata dal Catalogo Liberiano e dal Lib. Pont. (I, p. 205) al papa Giulio I (336-52); la terza fase con la cripta viene attribuita dal Lib. Pont. al papa Teodoro (642-49; I, p. 333) mentre la Notitia ecclesiarum la dà come opera di Onorio I (625-38; R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topogr. della città di Roma, II, Roma 1942, p. 73). Tale Basilica sarebbe poi stata arricchita da Benedetto II (684-85; Lib. Pont., I, p. 473), da Adriano I (772-95; ibid., p. 504), da Leone III (795-816; ibid., II, pp. 9, 20) che ne viene pure il tetto (ibid., II, p. 28) e da Gregorio IV (827-44; ibid., II, p. 78). Nel 1905 tra i ruderi della Basilica si estrassero frammenti in lettere filocaliane di un carme composto da Damaso, sconosciuto alle sillogi epigrafiche (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, n. 49, pp. 197-198). Nel febbr. 1928 venne in luce un frammento su tre righe con: «... ut esset... sepulcr... presb(iter) inst(ans)», i caratteri e il «presbiter instans» della terza riga sono identici all'epigrafe rinvenuta presso i sepolcri dei martiri Proto e Giacinto in Bassilia, posta dal presbitero Teodoro (A. Ferrua, op. cit., n. 49, II, p. 199). Contemporaneamente si recuperò un sarcofago marmoreo con la fronte abbozzata rappresentante Gesù dinanzi a Pilato e la Crux invicta sotto la quale dormono due soldati. Sotto il papa Niccolò II l'abate Teubaldo restaurò la chiesa e il monastero, finendo i lavori il 3 febbr. 1960.

VALENTINO, santo, martire - Frammento di sarcofago con s. Paolo su di una nave chiamata Tecla (sec. IV) - Roma, Museo Capitolino.
VALENTINO, santo, martire - Frammento di sarcofago con s. Paolo su di una nave chiamata Tecla (sec. IV) - Roma, Museo Capitolino.(da Wilpert, Sarcofagi, I, tov. II, 2)

Nella cronaca del monastero di S. Michele «ad Mosam» si ricorda la visita compiuta nel sec. XI da un pellegrino alla basilica di S. V. (J. Mabillon, Vetera analecta, Parigi 1723, pp. 350-56). Fra le abbazie di Roma è ricordata quella di S. V. sia da P. Mallio, che da Giovanni Diacono (Ch. Hülsen, Le Chiese di Roma, Firenze 1927, p. 129), ma nel Catalogo di Torino delle chiese di Roma (ca. 1320), quella di S. V. extra portam è indicata «sine muris» e che «non habet servitorem» (ibid., p. 28, n. 57).

Il corpo del Martire sembra sia stato traslato verso la fine del sec. XIII nella cappella di S. Zenone in S. Prassede. Gli avanzi del cimitero sotterraneo vennero riconosciuti nel 1594 da P. Ugonio e da A. Bosio che ne lasciarono una sommaria descrizione. Essi videro allora intatta l'immagine di Gesù Cristo crocifisso con quattro chiodi, i piedi poggiati su suppedaneo, vestito di colobio, ai lati della croce in alto il sole e la luna, in basso la b. Vergine e l'evangelista Giovanni. In una nicchia nella parete opposta è dipinta la b. Vergine col Bambino Gesù e la iscrizione «sca Dei genetrix» dello stesso tipo di quella distrutta in Panfilo (v.). Nelle altre pareti erano scene riprodotte dal Bosio, con la Visitazione della Vergine, due scene della leggenda dell'ostetrica Salome tolta dal protoevangelo di Giacomo; tre figure di santi, tra cui «Ses Laurentius». Dopo Ugonio e Bosio le gallerie sotterranee furono trasformate in cantina e così fu distrutta parte della pittura della Crocifissione. Nel 1870 il terreno appartenuto fino allora agli Agostiniani fu confiscato e venduto. Nel 1877 O. Marucchi penetrò nel sotterraneo e riconobbe le pitture descritte da P. Ugonio e A. Bosio. Molte furono le iscrizioni rinvenute nel cimitero sopraterra, e non poche consolari, a cominciare dall'anno 318 fino al 523. In un frammento si legge «ad domnum (m) Valentinum... refrigeret) tibi Valentinus; un altro frammento indica: «depositus est ad domnum Valentinum». In un'iscrizione metrica di un «Pastor medicus» si legge «addetur et tibi Valentini gloria (sancti)». Fra i muri della Basilica fu estratto un frammento di sarcofago oggi nel Museo Capitolino, rappresentante una nave dal nome «Thecla», mentre chi governa la nave è «Paulus». Notevoli sono due frammenti epigrafici che si riferiscono a due defunti originari di Interamna, cioè Terni; il primo è di una «Veneriosa que nata est in civitate Interamnatium» nel 355 (O. Marucchi, Le catacombe rom., 2ª ed., Roma 1933, p. 610); il secondo ricorda una «Augurina civis (Interamnen)sis » (ibid., p. 625). Esse, morte in Roma, sarebbero state deposte presso il martire originario di Terni. In basilica è un frammento marmoreo con la scritta: « semper et ubique devoti ». Alcune epigrafi, tra cui quella di un acquisto di sepolcro del fossore Acilinus, sono ora nel Museo cristiano presso il Camposanto Teutonico.

VALENTINO, santo, martire - Pianta della zona presbiteriale della basilica di S. V., eseguita da B. M. Apolloni Ghetti.
VALENTINO, santo, martire - Pianta della zona presbiteriale della basilica di S. V., eseguita da B. M. Apolloni Ghetti.
(da Riv. di arch. crist., 85 (1937), p. 180, fig. 10)
Bibliografia8 opere
BIBL.: O. Marucchi, La cripta sepolcrale di S. V. sulla Via Flaminia rinvenuta e descritta, Roma 1878; id., Il cimitero e la basilica di S. V., ivi 1890; id., Di una sconosciuta iscriz. damasiana in onore del martire s. V., in Nuovo bull. arch. crist., 11 (1905), pp. 103-22; id., Scoperte di antichità crist. nell'area della basilica suburbana di S. V., in Bull. Comm. arch. com. di Roma, 5ª serie, 55 (1927), pp. 261-67; id., Ulteriori osservaz. sulle scoperte al primo miglio della Via Flaminia, ibid., 56 (1928), pp. 119-32; V. Federici, in Arch. Soc. rom. di st. patria, 22 (1899), p. 226 sgg.; P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, Berlino 1906, p. 257; B. M. Apolloni Ghetti, Nuove indagini sulla basilica di S. V., in Riv. di arch. cristiana, 25 (1949), pp. 171-89.

Enrico Josi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 976–979.

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Josi, Enrico. “Valentino, santo, martire.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 976–979. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/valentino-santo-martire.

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Josi, Enrico. “Valentino, santo, martire.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 976–979. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/valentino-santo-martire.

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