VEROLI, DIOCESI di. - Nel Lazio, in provincia di Frosinone, misura una superficie di 451 kmq., compresa tra le diocesi di Ferentino, Alatri, Aquino, Sora e Pontecorvo. La popolazione di 98.700 ab. è ripartita in 45 parrocchie, con 82 sacerdoti secolari e 84 regolari, con 11 congregazioni maschili e 25 femminili. Ha il Seminario maggiore ad Anagni, comune alle altre diocesi del basso Lazio, quello minore in V. È immediatamente soggetta alla S. Sede con il tribunale d'appello presso il vicariato di Roma (Ann. Pont. 1953, p. 445).
V. è l'errina Verulae dei Romani, costruita sul dorso di un'altura che domina la pianura sottostante fino ai Monti Lepini. Fu municipio romano, devastato poi dai barbari, finché papa Zaccaria lo annesse all'incipiente Stato Pontificio.
La religione cristiana a V., particolarmente dagli scrittori di storia locale, fino al sec. XIX, era ritenuta come predicata nell'età apostolica dal Principe degli Apostoli che vi avrebbe ordinato vescovo un certo Mauro. Vi si aggiungeva la presenza di s. Maria Salome, con quella dei pretesi martiri Biagio e Demetrio sotto Nerone. Niente di più fantastico. Le lettere MIV sulla pietra che ricopriva le reliquie dei predetti pretesi martiri erano spiegate per: «Mariam Iacobi Salomem videbis». Sulle reliquie trovate a V. sec. XII, F. Lanzoni ha il sospetto fondato che possano appartenere ai celebri martiri Biagio di Sebaste e Demetrio di Tessalonica. L'iscrizione cristiana più antica rinvenuta nella diocesi di V., in Fabrateria Nova (La Civita, presso S. Giovanni in Carico), è del 392 (CIL, X, 11, 546). Con ciò non si vuole negare la possibilità di una predicazione evangelica a V. in età precostantiniana, soprattutto se si tiene conto della via consolare che attraversa la diocesi. Così pure, non conoscendo alcun vescovo nella sede di V. prima del 743, quando Martino sottoscrisse il Sinodo romano indetto da Zaccaria, non si vuole escludere un'esistenza anteriore della sede. Giustamente perciò L. Duchesne ha giudicò precedente all'invasione longobarda. Un'altra iscrizione trovata nella cattedrale stessa di V., forse anteriore al sec. VI, ricorda un «Marturius presbyter» (CIL, X, 11, 5799) e un'altra ancora, di più recente scoperta, porta la data del 405. Gelasio I poi, in una sua lettera del 494-95, delega i vescovi Rufino e Giusto a trattare una causa tra gli «honorati et primari Verulanee civitatis» e Agnello loro ingiuriatori. Il Papa non specifica le sedi dei vescovi che molto probabilmente dovevano essere del Lazio e non è da escludere che uno di loro fosse stato vescovo di V. Come pure non sarebbe da escludere che «Marturius presbyter» e «Agnellus diaconus» fossero della diocesi di V.
La cattedrale di V. rimonta al sec. VIII ma conserva la struttura del sec. XI-XII, dietro una facciata settecentesca. Ha un interessante Tesoro e un Archivio con oltre 1200 pergamene dal sec. IX in poi. Romanica è pure la chiesa di S. Erasmo che, insieme all'annesso monastero, appartiene prima ai Benedettini e poi passò ai Canonici che vi stabilirono la loro collegiatura. Ha anche un bel Tesoro e pergamene del sec. XI. Alessandro III nel 1170 fondò in V. un ospedale per i lebbrosi con l'annessa chiesa
VERONA, DIOCESI di. - Facciata della Cattedrale (sec. XVIII), con rossone dell'antica costruzione (sec. XI-XII) - Veroli.
più volte abbassata, esplicò grande attività soprattutto come maestra di spirito e come scrittrice mistica. Discepola, anche per tradizione paterna, di s. Caterina da Genova, che le era stata madrina, ne aveva assimilato la dottrina dell'amor puro. Spinta da questa fiamma scrisse, con sorprendente competenza, dei più ardui problemi teologici. Temeva sempre d'ingannarsi, e solo per obbedienza acconsenti che i suoi voluminosi scritti venissero pubblicati. Fu tenuta in grande considerazione dalle persone più eminenti del suo tempo; il P. ARIA (v.) la definì miracolo del suo secolo. La causa di beatificazione fu introdotta nel 1639.
Le opere della V. furono stampate in 5 edd.; le più importanti sono due: Opere Spirituali della vergine di Christo donna Battista da Genova (3 voll., Venezia 1588), completata da un IV vol. (Verona 1602); l'altra (6 voll., Venezia 1588) è arricchita di un'informatissima prefazione e di note. L'ed. del 1588 (princeps) curata da D. Gaspare da Piacenza, contiene utili avvertenze e molte lettere della V.; di importanza particolare quella scritta a s. Andrea Avellino, che aveva interrogato la V. sull'opportunità di continuare o no la sua attività apostolica.
La dottrina di V. non è esposta in modo sistematico. L'idea centrale è l'unione dell'anima con Dio; richiamandosi ad essa, la V. dà un vero compendio di teologia mistica, specialmente nel trattato sul Pater noster.