AAS 15 (1923), p. 354
Nostri sensi e voti paterni presso i Rappresentanti dei popoli raccolti à
consiglio, tutti invitavamo a considerare quanto si aggraverebbe la condizione,
già così misera e minacciosa, dell'Europa, se fossero anche allora
falliti quei tentativi di sincera pacificazione e di duraturo accordo.
Trascorso poco più di un anno, non occorre dire quanto il Nostro timore
siasi, avverato; in questo breve tempo i rapporti internazionali non solamente
non sono migliorati, come si era in diritto di attendere dalla Conferenza
di Genova, ma sono piuttosto peggiorati, così da giustificare nuove e
più gravi preoccupazioni. Con quale pena del Nostro cuore ciò avvenga
Ella sa troppo bene, signor Cardinale, testimone giornaliero e partecipe
delle Nostre sollecitudini. Padre comune e capo di tutta la cristiana famiglia,
Noi non possiamo restare indifferenti alle angustie dei Nostri figli ed
ai pericoli che h minacciano, sull'esempio di san Paolo il quale diceva:
Quis infirmatur et ego non infirmor! quis scandalizatur^ et ego non uror?6 1
Quindi mentre Noi procuriamo, con tutte le Nostre forze e con tutti
quei mezzi che i Nostri figli pongono a questo scopo nelle Nostre mani, di
alleviare le sofferenze così gravi e così generali dell'ora presente, dobbiamo
profittare di ogni occasione che Ci si offre, per cooperare in qualche maniera
all'intento doveroso della sospirata pacificazione dei popoli e degli
individui in Cristo.
Ed è perciò che, mentre fra i Governi delle Potenze più impegnate nel
conflitto si preparano, su nuove proposte, nuove conversazioni diplomatiche
per trovare un'amichevole soluzione alle questioni che agitano il centro
dell'Europa e, per riflesso inevitabile, tutte le nazioni, crediamo Nostro
dovere di levare di nuovo la voce disinteressata, imparziale e per tutti
benevola, quale deve essere quella del Padre comune.
Riflettendo alla grave responsabilità che in questo momento incombe e
à Noi stessi ed a coloro che hanno in mano i destini dei popoli, Noi li scongiuriamo
ancora una volta di esaminare le diverse questioni, ed in particolare
la questione delle riparazioni, con quello spirito cristiano che non
disgiunge le ragioni della giustizia da quelle della carità sociale su cui poggia
la perfezione della convivenza civile. Qualora il debitore, nell'intento
di risarcire i danni gravissimi sofferti da popolazioni e da paesi un dì prosperosi
e fiorenti, dia prova della sua seria volontà di giungere ad un equo
e definitivo accordo, invocando un giudizio imparziale sui limiti della propria
solvibilità ed assumendo l'impegno di somministrare ai giudici ogni
mezzo di vero ed esatto controllo, giustizia e carità sociale, come pure l'interesse
medesimo dei creditori e delle nazioni tutte, stanche di lotte ed
1 II ai Corinti, xi, 29.
consiglio, tutti invitavamo a considerare quanto si aggraverebbe la condizione,
già così misera e minacciosa, dell'Europa, se fossero anche allora
falliti quei tentativi di sincera pacificazione e di duraturo accordo.
Trascorso poco più di un anno, non occorre dire quanto il Nostro timore
siasi, avverato; in questo breve tempo i rapporti internazionali non solamente
non sono migliorati, come si era in diritto di attendere dalla Conferenza
di Genova, ma sono piuttosto peggiorati, così da giustificare nuove e
più gravi preoccupazioni. Con quale pena del Nostro cuore ciò avvenga
Ella sa troppo bene, signor Cardinale, testimone giornaliero e partecipe
delle Nostre sollecitudini. Padre comune e capo di tutta la cristiana famiglia,
Noi non possiamo restare indifferenti alle angustie dei Nostri figli ed
ai pericoli che h minacciano, sull'esempio di san Paolo il quale diceva:
Quis infirmatur et ego non infirmor! quis scandalizatur^ et ego non uror?6 1
Quindi mentre Noi procuriamo, con tutte le Nostre forze e con tutti
quei mezzi che i Nostri figli pongono a questo scopo nelle Nostre mani, di
alleviare le sofferenze così gravi e così generali dell'ora presente, dobbiamo
profittare di ogni occasione che Ci si offre, per cooperare in qualche maniera
all'intento doveroso della sospirata pacificazione dei popoli e degli
individui in Cristo.
Ed è perciò che, mentre fra i Governi delle Potenze più impegnate nel
conflitto si preparano, su nuove proposte, nuove conversazioni diplomatiche
per trovare un'amichevole soluzione alle questioni che agitano il centro
dell'Europa e, per riflesso inevitabile, tutte le nazioni, crediamo Nostro
dovere di levare di nuovo la voce disinteressata, imparziale e per tutti
benevola, quale deve essere quella del Padre comune.
Riflettendo alla grave responsabilità che in questo momento incombe e
à Noi stessi ed a coloro che hanno in mano i destini dei popoli, Noi li scongiuriamo
ancora una volta di esaminare le diverse questioni, ed in particolare
la questione delle riparazioni, con quello spirito cristiano che non
disgiunge le ragioni della giustizia da quelle della carità sociale su cui poggia
la perfezione della convivenza civile. Qualora il debitore, nell'intento
di risarcire i danni gravissimi sofferti da popolazioni e da paesi un dì prosperosi
e fiorenti, dia prova della sua seria volontà di giungere ad un equo
e definitivo accordo, invocando un giudizio imparziale sui limiti della propria
solvibilità ed assumendo l'impegno di somministrare ai giudici ogni
mezzo di vero ed esatto controllo, giustizia e carità sociale, come pure l'interesse
medesimo dei creditori e delle nazioni tutte, stanche di lotte ed
1 II ai Corinti, xi, 29.