AAS 15 (1923), p. 355

anelanti alla tranquillità, sembrano richiedere che non si esiga dal debitore
quello che esso non potrebbe dare senza esaurire interamente le proprie
risorse e la propria produttività con irreparabile danno suo e degli stessi
creditori, con pericolo di perturbazioni sociali che sarebbero estrema iattura
dell'Europa intera e di risentimenti che rimarrebbero minaccia continua di
nuove e più rovinose conflagrazioni. Egualmente, è giusto che i creditori
abbiano garanzie che siano proporzionate all'importanza dei loro crediti e
ne assicurino l'esazione, daUa quale dipendono interessi anche per loro
vitali; lasciamo però loro considerare se sia necessario a tale intento mantenere
in ogni caso occupazioni territoriali che impongono sacrifìci gravosi
ai territori occupati ed alle nazioni occupanti o^non convenga piuttosto
sostituirvi, "sia pur gradatamente, altre non meno idonee e certo meno penose
garanzie.
Ammessi da ambe le parti questi pacifici criteri, cessando per conseguenza
le asprezze dell'occupazione territoriale e riducendo gradatamente
l'occupazione stessa sino a cessare del tutto, sarà dato finalmente raggiungere
quella vera pacificazione dei popoli, che è del pari condizione necessaria
per la restaurazione anche economica da tutti ardentemente desiderata.
Tale pacificazione e tale ricostituzione sono beni così grandi per tutte
le nazioni, vincitrici e vinte, che, pur di ottenerli, non dovrebbe sembrar
troppo grave qualsiasi sacrificio che risultasse necessario.
Ma appunto perchè questi beni sono così grandi, non possono ottenersi
altrimenti che per un singolare favore di Dio, dal quale discende omne
datum optimum ei omne donum perfectum. A Dio pertanto, nelle cui mani1
sono i cuori dei Governanti, JSToi alziamo la preghiera e richiamiamo
insieme tutto il popolo cristiano ad innalzarla sempre più fervorosa e
concorde, affinchè il Signore inspiri a tutti pensieri di pace e non di
afflizione, e, coi pensieri, il proposito magnanimo di attuarli e la forza di
adempierli. Così vedremo felicemente avverato, a comune conforto, quanto
la Chiesa madre invoca sul mondo intero con la preghiera che nella liturgia
pone sulle labbra dei suoi ministri: Da, quaesumus, Domine, ut et mundi
cursus pacifice nobis tuo ordine dirigatur et Ecclesia tua tranquilla devotione
laetetur.
Nel ripetere l'espressione di questi voti e sentimenti più volte manifestati,
signor Cardinale, con tutto il cuore le impartiamo l'apostolica
benedizione.
Dal Vaticano, 24 giugno 1923.

PIUS PP. XI.

1 S. GIACOMO, Leti., I, 17.

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