AAS 22 (1930), p. 533

acattolico anzi anticattolico spiegare in Italia, e più in questa
stessa Roma, un'azione sempre più intensa e sempre più vasta, dove
sùbdola e insidiosa, dove audace e sfrontata, coprendo il pericolo
ed il danno delle coscienze con l'attrattiva di molteplici vantaggi
gratuiti o quasi, approfittando per lo più dell'ignoranza e dell'ingenuità,
congiunte spesso .alla miseria ed alla fame; e tutto ciò
in presenza d'una legge che ammette bensì acattolici all'esercizio
di culti diversi dal cattolico, ma non li dice punto ammessi
al proselitismo, e tanto meno al proselitismo sfrenato, contro la
Religione cattolica, la sola Religione dello Stato (Trattato Lateranense,
art. 1); e tutto ciò come se vi possa essere qualche cosa
di più offensivo e ingiurioso contro la persona del Sommo Pontefice
che appunto un tale proselitismo (Tratt. Lat., art. 8), o più
in contrasto col carattere sacro della Città Eterna, Sede vescovile
del Sommo Pontefice, centro del mondo cattolico e mèta di pellegrinaggi
(Concord. Lat., art. 1). Il tenore della legge e delle solenni
Convenzioni è tanto chiaro e persuasivo, da farci pensare a dimenticanza
di esse o ad ignorazione del lamentato proselitismo,
per spiegarci ciò che avviene: per questo abbiamo creduto necessario
di farne qui chiaro richiamo e chiara segnalazione. E nutriamo
fiducia che non sarà senza buon effetto, non potendo,
d'altra parte, Noi dubitare di quelle buone disposizioni, che anche
l'interesse del Paese reclama, del Paese minacciato nel suo tesoro
più prezioso, la Fede dei padri, e nella sua unità più profonda ed
essenziale, l'unità religiosa. Amiamo vedere un segno ed una
prova di tali buone disposizioni nel decreto, testé da Noi letto,
che riconosce personalità giuridica agli effetti civili in Italia
all'Opera da Noi nuovamente istituita per la preservazione
della Fede.

Ed ora il Nostro augurio a voi, venerabili fratelli e dilettissimi
figli. Ce lo mette nel cuore e sulle labbra la solenne e cara
festività che ancora una volta Ci prepariamo a celebrare: in terra
pax. È l'augurio venuto dal Cielo e primamente cantato dagli
Angeli sopra la culla del neonato Re dei secoli immortale, venuto
a pacificare gli uomini a Dio, gli uomini agli uomini, per tutti

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